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Festa della Repubblica

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Oggi, 2 giugno, a Redipuglia (Gorizia) ho partecipato alle celebrazioni per la Festa della Repubblica che si sono tenute presso il Sacrario.
Dobbiamo cogliere seriamente la circostanza di questa Festa, per riprendere nelle nostre mani il destino della Repubblica, strappandolo dalla sfiducia e dal rischio del declino. Risollevare il nostro Paese al rango che merita significa anche poter adempiere la nostra missione di costruttori dell’Europa.

Oggi più che mai siamo tutti obbligati moralmente e civilmente a rendere operanti quei principi che,
inscritti nella nostra Carta costituzionale, fanno dell’Italia una democrazia vera e vitale. Lavoro, equità, merito e onestà siano sempre le luci che guidano a ogni livello coloro che il popolo ha indicato a rappresentarli e a governare.

L’Europa, posta di fronte a un appello che la mette radicalmente in discussione rimane il nostro orizzonte storico e politico. Ma appare sempre più evidente che si devono ritrovare e rafforzare i legami tra i popoli e le istituzioni europee che li rappresentano, pena un ulteriore pericoloso affievolirsi dello spirito federalista che è stato essenziale per la nascita della Ue. La volontà di riformare il nostro Paese, espressa con chiarezza dal Governo, è un’esigenza a livello continentale.

In questo complesso frangente, dai pericoli interni ed esterni ci garantisce la fedele vigilanza delle Forze Armate in armonia con gli altri Corpi di sicurezza dello Stato, e agli uomini e alle donne che quotidianamente in Patria e in terre lontane compiono il loro difficile dovere va la nostra riconoscenza.

Affrontiamo la necessità di una revisione delle spese militari con la consapevolezza che il dispositivo di difesa è razionalizzabile ma non comprimibile indefinitamente.

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