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Riforme necessarie

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Pubblico l’intervista che ho rilasciato a “Il Messaggero” sulle riforme necessarie per il rilancio del Paese.

«L’ostruzionismo impedisce modifiche. Se salta tutto bisogna pensare alle urne»

ROMA Le riforme? «Se non si riesce a farle bisogna pensare al voto».
Gli stipendi della Camera? «Giusto tagliarli, ma anche le indennità dei parlamentari». La giustizia?
«Va riformata per restituire competitività al paese». I Beni culturali? «Basta coi piccoli feudi delle soprintendenze». Le infrastrutture? «Sbloccheremo le opere con copertura finanziaria».
Debora Serracchiani, presidente del Friuli-Venezia Giulia, vicesegretario del Pd e fedelissima di Renzi, non ha dubbi: «Faremo la rivoluzione, pacifica ma la faremo. No a aggiustamenti con chi presenta 8mila emendamenti solo per frenare».

Non state forzando i tempi?

«Da trent’anni si discute di superamento del bicameralismo perfetto. Sul testo del Senato si è giunti a un punto d’equilibrio dopo una discussione approfondita. E non c’è nessuna ghigliottina: si è solo stabilita l’ora fino a cui si può discutere. Se il Senato non voterà 1’8 agosto ma qualche giorno dopo, non cambia granché purché la riforma si definisca. Gli emendamenti sono un esercizio di democrazia, ma non quando se ne presentano ottomila anche sul nome Duma o Gilda. Certo le opposizioni non otterranno l’elettività del Senato, questo è un punto fermo su cui il testo è già bilanciato. Non si vogliono nominati dai segretari di partito? Ma qui si mistifica la realtà: nel Senato delle autonomie ci saranno presidenti di Regioni, sindaci e consiglieri regionali: eletti direttamente dal popolo o sottoposti a legittìmazione popolare attraverso le preferenze. Saranno poi le assemblee regionali e i consigli a scegliere chi mandare».

Referendum confermativo in ogni caso?

«Senza gli 8mila emendamenti si sarebbero potuti fare aggiustamenti pure sul referendum. Ma così… Quanto alla legge elettorale, c’è un accordo con altre forze politiche. Ma margini ci sono perché il testo sia condiviso il più possibile».

I dipéndenti della Camera si sono ribellati ai tagli…

«Protestare è legittimo, ma è giusto rivedere i conti della Camera. Spero si intervenga anche sulle indennità e i privilegi dei parlamentari: qualcosa è stato fatto ma bisogna andare in fondo».

I tempi della riforma della giustizia?

«L’Italia è ferma da 20-25 anni. Bisogna dare certezza di regole e tempi a chi investe. Giustizia amministrativa e civile sono le priorità. Anche la riforma dei Beni culturali è importante: le soprintendenze non riescono più neppure a difendere il patrimonio, sono un meccanismo borbonico. Piccoli feudi per cui se vuoi tutelare la tua posizione devi rivolgerti al Tar e avere pazienza. Ci vogliono procedure nuove e partenariati pubblico-privati».

Il crono-programma delle riforme non è rispettato…

«I fronti aperti sono tantissimi, ma le riforme sono tutte impostate. La parte delle infrastrutture nel decreto sulla competitività rimetterà in moto l’economia sbloccando procedure, gare e opere ferme da anni, L’idea è quella di individuare quelle immediatamente cantierabili negli elenchi del ministero delle Infrastrutture, nell’allegato al Def e nelle intese quadro firmate da regioni e governo, e liberarle se hanno la copertura finanziaria. Sulla PA si procede speditamente. Anche giustizia e fisco sono impostate. Tante persone vogliono cambiare, ma tante stanno bene come stanno, il che è plasticamente visibile nei palazzi romani da cui dovrebbe partire il cambiamento. Non stiamo dando una mano di bianco o facendo un piccolo restyling».

Il Quirinale è sotto attacco.

«Il presidente Napolitano aveva accettato il secondo mandato dicendo che restava fino alle riforme istituzionali. Ora dice: andate avanti e chiudete in fretta. Questo asse tra premier e presidente dà stabilità al Paese e spinta democratica verso le riforme».

È possibile il dialogo con M5S?

«Renzi lo chiedeva dall’inizio. Ma è solo Di Maio che lo vuole o tutto il M5S? Glí streaming con Di Maio sono smentiti dal blog di Grillo».

Se fallisce l’accordo con FI si andrà al voto anticipato?

«Renzi parla di 1000 giorni per le riforme e legislatura costituente. Non abbiamo più padri, ma figli costituenti. Matteo lo fa mettendoci la faccia. Le riforme vanno fatte, altrimenti tutti saranno chiamati a riflettere».

(intervista di Marco Ventura pubblicata su “Il Messaggero” di domenica 27 luglio 2014)

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