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Il governo non ha mai rinunciato al confronto ma è un governo che decide e fa le cose

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68BS65DI3116La mia intervista rilasciata a Carlo Bertini e pubblicata su La Stampa del 22 novembre

Debora Serracchiani, lei ieri ha visto Renzi per la firma di un accordo sull’acciaio a Trieste. Ma cosa vi siete detti su questo clima di rissa perpetua?
«Quello che ci diciamo da tempo: che dobbiamo andare avanti perché ci sono tantissime cose da fare con determinazione e che ovviamente il cambiamento spaventa chi non è pronto a farlo proprio e ad accettare la sfida culturale».

Assalti alle sedi Pd, il premier contestato, scontri verbali: secondo lei Renzi dovrebbe evitare di attizzare gli incendi?
«Il governo sta facendo concretamente molte cose, dal jobs act a interventi diretti su molte crisi industriali per salvare posti di lavoro. Dopodiché è chiaro che vanno abbassati i toni. E mi auguro che non siano in tanti quelli che si debbano scusare come ha fatto Landini, che si è pentito di aver insultato milioni di lavoratori che votano Pd».

Ma non ritiene sia pericoloso anche per Renzi delegittimare le rappresentanze?
«C’è una crisi di rappresentanza che investe non solo la politica, ma anche il sindacato: il Pd e Renzi se ne sono accorti prima di altri, ma il governo non ha mai rinunciato al confronto quando si parla di lavoro o nei tavoli di crisi. Certo è un governo che decide e fa le cose».

Lui tira dritto senza ascoltare nessuno, è l’accusa che gli viene mossa.
«Non è vero, guardiamo al merito: la crisi è tale che vanno riviste anche regole vecchie di quarant’anni. Noi facciamo per la prima volta, ed è di sinistra, un contratto a tempo indeterminato che costa meno di tutti gli altri. Estendiamo le tutele a chi non le ha mai avute, come la maternità, riformiamo gli ammortizzatori sociali. Il governo cerca anche di rispondere ad alcune richieste pressanti, come i fondi per la famiglia nella legge di stabilità. Sinceramente non capisco fino in fondo perché si convochino le piazze. C’erano più ragioni quando la Fornero ha toccato profondamente l’articolo 18 con il governo Monti. Non hanno fatto lo sciopero generale per la riforma delle pensioni e lo fanno ora con un governo di sinistra».

Ecco, perché secondo lei? Si cerca l’escalation per provare a dare la spallata al governo?
«Se qualcuno ha in mente questo si sbaglia di grosso: la spallata si infrangerebbe tro un muro, il muro di consensi che sostiene l’esigenza di cambiamento».

Quindi sbaglia analisi Landini quando dice che la maggioranza di chi lavora e dei precari non sta dalla parte di Renzi?
«C’è tanta gente che ci chiede di non mollare e apprezza quanto stiamo facendo, magari non condividendo il metodo o i toni: ma onestamente il fatto che si debba andare fino in fondo è un indicazione che ci viene da più parti e la vedremo confermata anche dalle urne domenica prossima. Noi ascoltiamo tutti, ma dobbiamo ascoltare pure i tantissimi che non vanno in piazza e che non hanno avuto risposte dalla politica e dal sindacato. E sono davvero molti».

Anche i vostri elettori si stanno chiedendo che succede. Non temete un forte astensionismo domenica nell’Emilia rossa?
«Quello dell’astensionismo è un problema che viene da lontano e ci stiamo impegnando affinchè la gente si riavvicini alla politica. Mi auguro che domenica prevalga la partecipazione. C’è nelle piazze tanta rabbia, paura ed esasperazione di chi non vede la fine del tunnel. Ma non si deve  politicizzare questo malessere profondo. Renzi è determinato a fare le riforme che servono al paese e non si ferma davanti alla piazza, perché ritiene che se il paese non è cambiato per troppo tempo è  anche perché ha vissuto di compromessi e mediazioni».

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