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Al porto di Trieste serve discontinuità

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porto trieste foto di emanuele espositoLa mia lettera al direttore de “Il Piccolo” pubblicata oggi.

Caro direttore, troppo tempo è trascorso senza che al porto di Trieste fosse impresso l’impulso necessario a rendere concrete e attuali le sue potenzialità, da tutti riconosciute.

Siamo ora di fronte all’opportunità di rimettere il nostro porto nelle condizioni di riguadagnare quel tempo perduto.

Il ricambio della gestione dell’Autorità portuale è uno degli elementi che possono contribuire in maniera decisiva a mutare passo. Tale passaggio deve avvenire nella consapevolezza che non si tratta di un fatto locale e isolato, ma di un tassello che coinvolge anche la nomina di tutte le altre Autorità portuali in scadenza.

Il ragionamento dunque deve essere prima di tutto strategico e complessivo, e deve tenere conto delle indicazioni della riforma, che nel suo nucleo ha già identificato l’idea guida di porto-regione. Un soggetto cioè fortemente connesso con il proprio territorio, ovvero le infrastrutture di collegamento già presenti, gli interporti e soprattutto la relazione stretta con il tessuto industriale dell’hinterland che, per me, significa coprire un’area estesa che include le zone industriali di Udine, Pordenone e Gorizia e che ovviamente faccia sinergia con Monfalcone e Porto Nogaro.

In ogni caso, il punto su cui non vi è dubbio è la certezza, alla scadenza, della discontinuità rispetto alla situazione presente.

Infatti, allo scadere dell’attuale presidenza dell’APT chi prenderà quel posto, sia egli commissario o già presidente a tutti gli effetti, avrà il mandato chiaro di affrontare e sciogliere tutti quei nodi che sono ancora sotto gli occhi di tutti: stretto coordinamento con la Regione e gli enti locali in un’ottica di leale collaborazione istituzionale, proiezione intemazionale che accompagni a Trieste nuovi traffici, atteggiamento propositivo per attrarre investimenti finalizzati a risolvere gli storici problemi che affliggono l’area portuale.

Nessuno può prescindere da tre elementi per rilanciare i traffici di Trieste, anche in un’ottica di competizione con la vicina Capodistria. Innanzitutto è ormai diventato vitale l’esercizio di una manovra unica a Trieste-Campo Marzio e nel sedime portuale, e i ritardi di messa a gara di Adriafer non son più tollerabili.

Inoltre è improrogabile la riduzione dei costi della manovra ferroviaria, inaccettabili e fuori mercato rispetto non solo a quanto avviene a Capodistria ma anche in confronto ai prezzi praticati in altri scali italiani.

Infine, ma non meno essenziale, bisogna favorire finalmente gli investimenti, anche quelli di Rete Ferroviaria Italiana, sul sedime ferroviario a beneficio di tutti i terminalisti e operatori. È un’occasione storica per Trieste, che si deve cogliere immediatamente. Consideriamo che a febbraio del prossimo anno scade il bando comunitario sulle TEN-T, che potrebbe coprire il 30% dei costi dell’intervento ferroviario su Trieste.

La Regione, che nell’ultimo forum TEN-T tenutosi la scorsa settimana a Bruxelles con la Commissione europea è stata nominata rapporteur per tutte le Regioni europee, ha favorito l’inclusione dei progetti infrastrutturali proprio su Trieste, che potranno quindi essere finanziati nei prossimi due anni dalla Commissione. Da segnalare che senza questa inclusione gli interventi ferroviari potevano non trovare copertura da parte della Commissione.

Quando sono in gioco gli asset del territorio, l’amministrazione regionale non si è sottratta alla collaborazione. Sempre nell’ottica di un progetto di porto-regione, che rafforzi i collegamenti su terra anche a beneficio del porto di Trieste, la Regione ha ottenuto i finanziamenti sul nodo di Udine che consentiranno di instradare più efficientemente le merci da Trieste alla Baviera, area che, assieme all’Austria, deve tornare a essere il nostro partner di riferimento vero, non solo astratto o auspicato.

La stessa visione strategica l’abbiamo adottata nei collegamenti verso il nord Italia, e anche in questo caso siamo riusciti a portare in regione investimenti per trenta milioni di euro sulla tratta Venezia-Trieste, in cui verranno anche installati impianti tecnologici che permetteranno una maggiore capacità della linea, soprattutto a supporto del trasporto merci.

Di certo, se avessimo trovato coincidenza d’indirizzi, avremmo già avviato anche gli interventi sul nodo di Trieste, incluso Campo Marzio, su cui esistono robuste ipotesi progettuali. Resteremo perciò disponibili a supportare ogni progetto che finalmente sia in grado di portare investimenti immediati sullo scalo. I tempi sono ormai maturi per sfruttare anche un bando comunitario in scadenza a febbraio, e per convogliare su Trieste investimenti produttivi e non, come nel caso di altri scali, a sostegno di megaprogetti dal ritorno economico molto ipotetico.

Anche il traffico crocieristico rappresenta una carta ancora da giocare, in cui la Regione crede e per la quale ha gettato i presupposti del rilancio.

Se Trieste tornerà infatti ad essere “home port”, ovvero porto di imbarco e di sbarco per i crocieristi è grazie al protocollo che abbiamo siglato con Costa Crociere. Questa è davvero un’occasione straordinaria per la città e per il Friuli Venezia Giulia, che l’amministrazione regionale intende sostenere attraverso la promozione del ritrovato ruolo di Trieste in alcuni mercati ritenuti strategici, Benelux, Austria-Vienna e Germania-Baviera.

In questo senso promuoveremo alcuni eventi mirati e concordati diretti agli operatori del settore turistico, sull’offerta che il territorio della regione propone ai numerosi possibili turisti che scaleranno a Trieste.

Per quanto concerne Porto Vecchio, anche qui la Regione è stata da subito chiarissima, indicando che deve essere riconsegnato in toto alla città e ai suoi cittadini, e che quindi il recupero dell’area deve essere complessivo e non scoordinato come appare oggi. Questo non fa che aggravare un’agonia divenuta ormai inaccettabile.

Guardando alla riforma della Legge 84/92, è stato nominato pochi giorni or sono un comitato tecnico scientifico che dovrà predisporre il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica.

Credo che, proprio in coerenza con quanto è già implicito nella missione del comitato, la sinergia non dovrà coinvolgere solamente tutti gli scali della regione ma poggiare anche su una interazione con gli interporti e le esigenze di trasporto delle imprese. Solo cosi, con un plesso ragionato di interventi ad ampio raggio, il porto di Trieste potrà ritrovare il suo ruolo nel Mediterraneo, costituendo al tempo stesso un motore potente per il rilancio dell’intero Friuli Venezia Giulia.

Foto del porto di Trieste di Emanuele Esposito

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