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Le riforme restano come sono

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downloadIntervista rilasciata a Alessandro Trocino e pubblicata su il Corriere della Sera

«Non mi piace essere chiamata avvocata o presidentessa. Al limite, meglio “la presidente”».

Debora Serracchiani, vicesegretario (o vicesegretaria) pd, non condivide la battaglia lessicale del(la) presidente della Camera Laura Boldrini. Perché?

«Non credo che la questione del linguaggio oggi sia la priorità. Meglio affrontare altri temi, come l’eguaglianza retributiva e la lotta al  femminicidio».

Oggi è l’8 marzo: lo festeggia?

«Mai festeggiato molto. Però è una giornata che può essere usata per affrontare i temi di cui parlavo. E come monito, per ricordare che la strada è ancora  lunga».

Anche quella delle riforme? Nel Pd c’è chi vuoi cambiarle.

«Non c’è motivo di cambiare né la riforma del Senato, né la legge elettorale».

Per Miguel Gotor, «se non cambia la riforma del Senato, non voteremo l’Italicum».

«Legare le due cose mi sembra  un terzo tempo incomprensibile. Abbiamo ampiamente discusso, ora si chiuda il più presto possibile».

Ma i dissidenti dem potrebbero preparare un’imboscata. E se votassero contro?

«Non abbiamo mai espulso nessuno e non lo faremo ora, anzi con il dissenso cerchiamo il dialogo. Ma lascerei le frammentazioni al centrodestra».

Sperate nel soccorso azzurro? Forza Italia, magari la parte verdiniana, potrebbe convergere nel segreto dell’urna.

«Non so se convergerà, ma certo le riforme sono state costruite con l’apporto di tutti e più volte c’è stata una scomposizione e ricomposizione dei gruppi parlamentari».

Cuperlo non vuole stare in un partito di centro che guarda a destra.

«Abbiamo ridotto il costo del contratto a tempo indeterminato, tassato le rendite e detassato il lavoro, dato un bonus di 8o euro ai lavoratori, abbassato le tasse alle imprese. Se non è sinistra questa, fatico a capire cosa lo è. Ma non credo che gli italiani non dormano per questa preoccupazione. Contano le politiche concrete, non le etichette».

Chiedono di usare i soldi risparmiati con lo spread per fare cose di sinistra.

«L’economia ci può aiutare, cí sono dati incredibili. Lo spread sotto go, l’euro debole, il petrolio che cala, una ripresa timida ma visibile, le assunzioni che ripartono. Il tesoretto che si libererà potrà essere usato per abbattere la disoccupazione e aumentare la  formazione  professionale».

Renzi riabilita il «partito delle tessere».

«Non è un ritorno al passato. L’Italicum dà più peso a chi è strutturato sul territorio e noi stiamo già cambiando. Nel Pd la rivoluzione è già in corso».

Il caso Campania vi ha messo in imbarazzo.

«Al di là del caso singolo, io dico che primarie sono irrinunciabili, ma bisogna arrivare a fare chiarezza su alcune regole. La legge Severino non si cambia. Ma bisognerà allineare il codice etico del Pd con la legge».

Ncd vorrebbe anticipare la stretta sulle intercettazioni.

«Non c’è motivo. Ma troveremo una sintesi».

Che effetto le ha fatto leggere le ultime intercettazioni su Berlusconi?

«Lo stesso di quando le vidi la prima volta, negativo. Un ritorno al passato».

Eppure ci fate le riforme. 

«Sì, abbiamo ritenuto necessario farlo, ma restiamo profondamente diversi».

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