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Servono regole precise e tutelare i soggetti terzi

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Debora_serracchiani1-300x200La mia intervista rilasciata a Diodato Pirone e pubblicata oggi su Il Messaggero

«Penso che il Garante della Privacy abbia individuato un tema vero: sulle intercettazioni servono regole precise che demarchino una volte per tutte quelle che sono pubblicabili da quelle che invece devono rimanere riservate. Va fatta una riflessione seria sulle intercettazioni che coinvolgono soggetti terzi che non sono toccati dalle indagini».

Alla cornetta del telefono («A me possono intercettarmi quanto vogliono», scherza) la voce di Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente della Regione Friuli V.G., si sente forte e chiara.

Scusi, presidente, lei condivide le proposte del giudice Gratteri che vorrebbe vietare, nella maggior parte dei casi, la trascrizione testuale delle intercettazioni nei provvedimenti giudiziali?

«A me sembrano buone idee ma, al di la dei tecnicismi, quello che mi preme sottolineare è che nessuno vuole mettere in discussione il diritto di indagine e tanto meno quelli dell’informazione. Va trovato un equilibrio su quello che viene pubblicato a tutela della privacy e di persone che non sono indagate o non c’entrano proprio».

Questo tema è all’attenzione della politica da tempo immemore. Davvero crede che questa volta...

«E’ vero, sia il centrodestra che il centrosinistra quando sono stati al governo non sono riusciti a venirne a capo. Che dire? Ricordo che questo governo ha già presentato un disegno di legge delega che è all’attenzione del Parlamento. Non siamo rimasti fermi».

Le intercettazioni, al di là del problema della violazione della privacy e del loro uso strumentale, mettono però in rilievo i forti intrecci fra aziende e politica. Tant’è che Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, ha chiesto nuove regole anche per le Fondazioni legate alla politica.

«Ma infatti da tempo noi sosteniamo che i temi della corruzione, delle intercettazioni e del finanziamento della politica non vanno lasciati a metà e vanno affrntota nel loro insieme».

Cosa vuol dire?

«Che se, giustamente, eliminiamo il finanziamento pubblico dei partiti devono essere fissate regole molto precise sui meccanismi di finanziamento privato».

Nuove regole?

«Ad esempio, utilizzando l’esperienza del Parlamento Europeo, sarebbe opportuno che anche il parlamento italiano si dotasse di un Albo dei lobbisti. Ancora: noi del Pd siamo favorevolissimi alle primarie. Ma allora perché non rendere obbligatorio l’Albo degli elettori?».

E le Fondazioni?

«Giusto aver posto il tema perché il rapporto fra società civile e politica oltre che inevitabile è fondamentale. Va preservato ma deve essere trasparente. Poi, al di là delle leggi, sta al politico evitare comportamenti inopportuni».

Il Pd è stato pesantemente coinvolto nelle ultime inchieste. Vi sentite assediati?

«Direi proprio di no. Il fatto è che il Pd è un partito molto grande e desidero ribadire che nella stragrande parte i nostri rappresentanti e amministratori sono persone oneste. Se c’è una cosa di cui possiamo vantarci è che, sia pure più lentamente del previsto, in queste settimane abbiamo lanciato al Paese dei messaggi contro la corruzione che gli italiani chiedevano da tempo. Con la nomina di Cantone, l’allungamento dei tempi di prescrizione, l’aumento delle pene per i corrotti, la reintroduzione del falso in bilancio, ma anche con la riforma della dirigenza della pubblica amministrazione che prevede la rotazione, stiamo cercando di lavorare su tutti i fronti per affrontare il fenomeno della corruzione in modo radicale e completo».

Ma non trova eccessivo l’allungamento del termine della prescrizione a 18/20 anni?

«Purtroppo sia per gli attuali tempi della giustizia sia perché mediamente i reati di corruzione vengono scoperti con ritardo la maggioranza dei processi per questi reati si conclude con un nulla di fatto. Quindi l’allungamento della prescrizione è figlia del buon senso. Pronti a riparlarne quando i processi saranno più rapidi».

Lei dice che il governo punta a non lasciare il lavoro a metà. Ma davvero è soddisfatta del ritmo delle riforme?

«Questo Paese si è diviso per troppi anni su tantissimi argomenti senza concludere nulla. A me pare che questo governo cerchi di prendere di petto i dossier con un approccio completo. Il nostro carniere non è vuoto».

Le minoranze del Pd non la pensano così.

«Sono sconcertata. Sulla legge elettorale continuano a spostare l’asticella più in alto invece di apprezzare che molte loro proposte sono state recepite. Comunque, se sull’Italicum non si tocca più nulla, non mancheranno certo gli argomenti sui quali sviluppare un confronto fecondo».

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