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Start up FVG

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Oggi sul quotidiano “Il Piccolo” Christian Benna racconta, con dati e numeri, il mondo delle start up innovative, settore in cui il Friuli Venezia Giulia si attesta a livelli di eccellenza.

MILANO Torna la voglia di fare impresa hi-tech nel Nordest. L’anno scorso, stando a dati Cerved elaborati da Start Up Italia, in Italia sono state fondate 1.256 start up innovative, un balzo in avanti del 36% rispetto all’anno precedente. Si tratta di quelle nuove società con un alto tasso tecnologico di processo e di prodotto che hanno le carte in regola per registrarsi all’albo speciale, a loro riservato, delle Camere di commercio. La regione più tech della Penisola risulta il Trentino Alto Adige, dove il 4,4% delle newco nate nel 2014 ha una ragione sociale di startup innovativa. Al secondo posto si posiziona il Friuli Venezia Giulia a quota 3,2%, davanti all’Emilia Romagna, al 3%. E Trento è la provincia a più alto tasso di innovazione (6,6%), seguita da Trieste (6,4%), Ancona, Ravenna e Ferrara (4,1%). Tutti territori, come sottolineato dallo studio di Start Up Italia, caratterizzati dalla presenza di poli universitari, incubatori o progetti mirati allo sviluppo dell’innovazione. Un trend confermato dall’alta partecipazione alla Start Cup FVG, la competizione dei business plan innovativi, che ha premiato scorsa settimana a Udine 24 progetti d’impresa selezionati su 236 proposte per un totale di 442 utenti iscritti. Malgrado l’entusiasmo da Silicon Valley che percorre buona parte della Penisola, il pianeta startup è ancora una piccola pattuglia di innovatori, che rappresentano lo 0,25% del quasi milione e mezzo di società di capitali italiane e che impiegano appena 3.025 persone. Certo, non tutte le giovani imprese innovative si registrano all’albo delle camere di commercio, magari perché faticano a rispondere a tutti i requisiti richiesti dalla legge o perché per qualcuna di queste le agevolazioni offerte (in termini di sgravi fiscali) non sono sufficientemente allettanti. La maggior parte delle startup, circa l’80% delle startup innovative (2,6 mila) opera nel terziario, con una presenza diffusa soprattutto nella produzione di software e nella consulenza informatica (975), nella ricerca scientifica (478), nelle attività di supporto ai servizi di informazione come ad esempio i portali web (313), e negli studi di architettura e ingegneria (201). Significativi anche i numeri nei settori industriali (516), soprattutto nella fabbricazione di computer (128) e nella meccanica (108). Chi fonda una startup innovativa è tipicamente più giovane di chi ha costituito una nuova società: nell’ultimo anno oltre un terzo degli startupper ha meno di 35 anni (il 28% tra gli imprenditori). Il ritorno all’impresa tech è un fenomeno che sembra continuare anche nel 2015. Lo dimostrano i numeri di un report di Unioncamere-Infocamere che rivela che, nel primo trimestre dell’anno, il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese è 3.711, in aumento di 532 unità rispetto a fine dicembre (+16,7%). Il capitale sociale medio è di circa 52 mila euro a impresa, in crescita del 7,5% rispetto al quarto trimestre 2014. Prendendo in esame il numero di startup per valore assoluto, e non in percentuale sulle imprese create, come nello studio del Cerved, cambia la geografia dei poli innovatori. Tra le regioni a guidare la classifica c’è la Lombardia ospitando il numero maggiore di startup di settore: 808, il 21,8% del totale. Seguono l’Emilia-Romagna con 451 (12,2%), il Lazio 347 (9,4%), il Veneto 274 (7,4%) e il Piemonte 266 (7,2%). In coda alla classifica, Basilicata con 20, Molise con 16 e Valle d’Aosta con 10 startup. Milano è la provincia che vanta la presenza più alta di startup: 533 ( 14,4% del totale). Seguono Roma con 302 (8,1%), Torino 201 (5,4%), Bologna 121 (3,3%) e Napoli 109 (2,9%). Fin qui le note positive. L’aspetto meno esaltante dell’avventura delle startup made in Italy è che faticano a diventare grandi. Nella penisola, secondo Sep Monitor, sono solo 72 le società che valgono oltre un milione di euro. Nel complesso l’ecosistema delle nuove società innovative ha raccolto 400 milioni, pochissimo se confrontato con gli 11 miliardi attirati dalle startup britanniche, 5,5 da quelle tedesche e 3 miliardi per quelle francesi. E senza quattrini anche le migliori idee rischiano di appassire prima di aver dato frutti.

(articolo di Christian Benna pubblicato su “Il Piccolo” del 12 luglio 2015)

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