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Il destino europeo

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L’accordo raggiunto fra la Grecia e gli altri Stati europei ha salvato l’integrità dell’Unione e della zona Euro. In extremis si è evitato di gettare al vento un patrimonio di fiducia e credibilità accumulato dalle istituzioni europee in oltre 60 anni.

Nei prossimi giorni il Governo e il Parlamento greco saranno chiamati a scelte difficili ma fondamentali per garantire la tenuta dell’accordo. Alle istituzioni europee e a ogni singolo Governo spetterà un compito, se possibile, ancora più complicato: ripartire da questa lunga notte di trattative per chiudere il capitolo di un’Europa divisa in schieramenti e segnata dal calcolo degli interessi nazionali o, peggio, dei partiti.

Sembra quasi stucchevole ripetere che per andare avanti si deve tornare indietro: non al sogno ma al progetto politico concreto di Altiero Spinelli, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi.

Eppure questo rimane il vero traguardo, senza il quale non c’è alternativa al declino dell’Europa. Tra la crescente forza della Cina e degli altri Paesi emergenti, la pressione del continente africano, l’atteggiamento rigido della Russia e l’autosufficienza degli Stati Uniti, ci dovremmo chiedere seriamente quale praticabile spazio politico ed economico rimanga agli Stati europei presi singolarmente.

E allora dovremmo capire – Governi, Parlamenti e anche cittadini – che il nostro destino europeo non è una condanna, ma l’unico strumento per conservare a tutti forza, autorevolezza e, in definitiva, libertà. E questo destino si chiama Stati Uniti d’Europa.

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