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Le riforme

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Pubblico l’intervista di Tommaso Ciriaco che il quotidiano “La Repubblica” ha pubblicato oggi sul tema delle riforme istituzionali.

Cinquecentoventimila emendamenti. Debora Serracchiani, non rischiate il pantano?

«Forse il numero degli emendamenti è inversamente proporzionale alla credibilità di chi li presenta. La sensazione è che non vogliano fare le riforme».

Di questi, solo 24 sono della minoranza dem. Però di “peso”: lo sgambetto perfetto?

«Discuteremo, ma una cosa è certa: indietro non si torna».

Si riferisce al Senato eelettivo. Nettamente contrari, vero?

«È un “non problema” perché entreranno comunque figure elette direttamente dai cittadini. E poi così si tornerebbe al voto di fiducia e al bicamerismo, stravolgendo il ddl sul quale si è già votato due volte».

Mezzo Parlamento però lo vuole. Non starete sbagliando voi?

«Se modifichiamo quel punto, mettiamo a rischio la riforma. Sarebbe come a Monopoli, quando sei costretto ad andare a vicolo stretto senza passare dal via».

Se la minoranza insiste, si mette fuori dal Pd?

«Occorre senso di responsabilità, non veti. Altrimenti si danneggia non il Pd, ma il Paese. E si rischia di consegnare l’Italia a Grillo e Salvini. Comunque non vedo la volontà di sanzioni disciplinari. Si tratta piuttosto del senso dello stare insieme come comunità politica».

Però se salta il ddl Boschi, cade il governo. Non è così?

«Nessuno di noi lavora su questa ipotesi. Vogliamo continuare fino al 2018, completando le riforme. Certo, questa è una di quelle decisive. Non ci sono alibi. Solo non vorrei che qualcuno strumentalizzasse la riforma per ragionamenti interni al Pd».

La minoranza lavora per affossare Renzi?

«È accaduto spesso in passato che a sinistra si sia lavorato per abbattere la leadership. Stavolta però le riforme sono epocali, come le responsabilità. Di tutti».

Dice Renzi che avete i numeri. Sicuro che è così?

«Con questo mese ci saranno i numeri, sicuramente».

Conferma che incontrerete le altre forze politiche?

«Non è escluso che consulteremo le altre forze».

Lei ha detto: nessun Nazareno 2.0. Però non esclude di rivedere Berlusconi al Nazareno, giusto?

«Dobbiamo parlare con tutti. Intendo proprio con tutti».

E dire che Berlusconi è all’angolo. Lo risolleverete.

«Se è all’angolo sono problemi suoi. Noi non abbiamo bisogno di nulla, né cerchiamo di risollevare qualcuno. FI, comunque ha votato le riforme in passato e non vedo perché non possa rifarlo».

E Verdini? Se decisivo, entrerà in maggioranza?

«Questo lo escludo. E d’altra parte sul resto dei provvedimenti ha sempre votato contro».

Cosa ha provato sentendo evocare il Vietnam?

«Siamo in Parlamento, non in un teatro di guerra. Non fa bene al Pd e al Paese usare quei termini».

Può escludere un patto di governo con FI?

«Avremo i numeri. Se altre forze voteranno le riforme, questo non cambierà la maggioranza parlamentare. Duemila volte questo partito doveva crollare. Siamo qui».

(intervista di Tommaso Ciriaco pubblicata su “La Repubblica” dell’ 8 agosto 2015)

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