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Responsabilità di governo

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Pubblico l’intervista rilasciata al Corriere Adriatico sui temi dell’attualità politica:

Semplicemente democratica. L’home page di Debora Serracchiani sfida il moto ondoso – continuo e sostenuto – di un partito semplicemente complicato. Colpa delle coordinate: è la più grande forza politica riformista del Paese – recita il sito ufficiale – è la squadra del premier. Per il corollario locale entra in campo lei, doppio ruolo – presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e vicesegretario nazionale Pd – e una sola convinzione. “Abbiamo una grande responsabilità: accompagnare a livello regionale le riforme del Governo, dimostrandoci all’altezza del mandato ricevuto”. Detta la linea, renziana e basta, alla vigilia della Festa di Urbino. Unità soprattutto. Semplicemente democratica, in direzione cambiamento.

Oltre gli slogan?

C’è sempre il Pd che esprime la componente principale della maggioranza di Governo, a livello numerico ma non solo. Renzi è presidente del Consiglio e segretario dem e lo sforzo riformista che l’esecutivo sta attuando è l’esito di un percorso politico elaborato in primo luogo all’interno dello stesso partito.

ln sintesi: o si fanno le riforme o si va tutti a casa.

Sì, ma un punto dev’essere chiarito.

Proceda.

Le riforme non sono una fissazione dei democrat o un vezzo del premier: a prescindere da noi, sono una necessità per la nazione. Vorrei solo ricordare che quando il centrodestra lasciò la guida del Paese avevamo lo spread ben oltre i 500 punti ed eravamo a un passo dal default. Ai demeriti contingenti
della destra si sommava un ritardo ultraventennale nelle riforme. Bisogna cambiare.

Tutto chiaro, ma allora c’è un difetto di metodo.

Del tipo?

Uno dei cardini di queste riforme è lo stop al bicameralismo perfetto e un Senato delle autonomie locali. Ed ecco il paradosso: si fa battaglia politica su un argomento votato per ben due volte, anche dalla minoranza del Pd e da Forza Italia.

Per quanto riguarda il Pd si tratta di un tema approfondito in tutte le sedi competenti, dove si è discusso e si è votato a maggioranza, come accade in tutte le democrazie e nelle comunità politiche avanzate. Eppure sembra che queste regole minime non vadano bene”

E gli azzurri?

E stupefacente: prima accettano un percorso e poi, per calcoli poco limpidi, si rimangiano tutto.

Azzardi pure.

Probabilmente qualcuno ha cercato una maniera per regolare conti interni o ha mirato ad avventure personali.

Torni sul terreno, ardito, di casa. Sembra che nel Partito democratico si sia passati dal ricatto dei piccoli, al tempo delle coalizioni, ai ricatti delle minoranze interne.

Ripeto, si discute, poi si decide e infine è doveroso comportarsi con coerenza. Raramente ho assistito a così tanto dibattere.

Cambia l’angolazione, ma non la sostanza: anche nelle Marche il Pd è in una fase cruciale.

Partiamo dalle certezze: il partito locale ha vinto le ultime elezioni regionali aumentando il proprio consenso. Di più: qui il risultato è stato uno dei migliori d’Italia, anche considerando che il centrosinistra si presentava diviso alle urne.

Lo scatto successivo?

Ribadisco: accompagnare a livello regionale le riforme del Governo, dimostrandoci all’altezza del mandato ricevuto.

La sfida del neo governatore Ceriscioli, incoraggiato da Renzi, passa dal cambiamento del sistema sanità. Audace.

Capisco Ceriscioli, da presidente del Friuli Venezia Giulia, la prima riforma che ho avviato è stata quella della sanità. Bisogna adattare una grande struttura ai nuovi bisogni delle persone, eliminando gli sprechi e impiegando meglio le risorse. Non è facile, ma è inevitabile e giusto farlo.

La priorita resta l’occupazione e l’uscita da una crisi senza fine, con la politica sempre sul banco degli imputati.

Il lavoro e il rilancio del Paese sono stati i primissimi obiettivi del Governo. Stiamo cominciando a raccogliere risultati importanti, come dimostrano i dati Inps dei giorni scorsi.

La prova sul campo?

La riduzione del costo del lavoro per 6,5 miliardi, il Jobs act con l’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, il superamento di una pletora di forme di precarietà avvilenti. E ancora: gli 80 euro al mese per 10 milioni di italiani; il bonus bebè.

Un post per i detrattori.

Ricordo che stiamo assistendo a una crescita convincente delle stabilizzazioni: significa che i lavoratori possono godere del diritto alle ferie, alla malattia e che possono pianificare la loro vita economica.

Il tasto più dolente: le tasse.

Diminuiranno: è la promessa di Renzi. Si tratta di continuare sulla linea seguita dall’inizio della legislatura. La scorsa manovra di stabilità ha tagliato 18 miliardi di tasse: proseguiremo su questa strada con un occhio ai più deboli. E lo faremo approfondendo il lavoro di spending review, di aggressione agli sprechi che sono ancora tanti.

Un tweet per gli scettici.

Questo è il governo che riduce le tasse e che assume. Parlano i fatti: oltre 100 mila insegnanti
nella scuola, dopo che per anni il centrodestra aveva pensato solo a tagliare risorse e a ridurre gli organici.

(Intervista rilasciata a Maria Cristina Benedetti per il Corriere Adriatico del 21 agosto 2015)

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