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Europa e immigrazione

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Sul Corriere della Sera di oggi Sigmar Gabriel e Frank-Walter Steinmeier, rispettivamente il vice cancelliere e il Ministro federale degli Affari esteri tedesco, propongono un decalogo di azioni concrete da porre in essere per rilanciare una politica europea di governo del fenomeno dell’immigrazione che parta dalla solidarietà. Una riposta seria e di lungo periodo che garantisca il diritto all’asilo per chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni e renda efficiente il meccanismo di rientro nel paese d’origine per chi non ha diritto all’asilo. Di seguito potete leggere l’articolo integralmente.

Un codice comune su immigrazione e asilo politico

L’Europa si trova a dover affrontare una sfida generazionale: mai prima così tante persone erano in fuga dalla persecuzione politica e dalla guerra come oggi. Molte di loro cercano protezione da noi in Europa. Viste le crisi che colpiscono i Paesi nelle nostre vicinanze, è probabile che questa situazione si protragga ancora per anni. Noi europei abbiamo il dovere verso noi stessi e verso il mondo di far fronte alla grande sfida di queste persone in cerca di aiuto. E chiaro che la risposta finora fornita non corrisponde agli standard che l’Europa deve darsi. L’Europa deve smettere di tentennare, adesso l’Ue deve agire. Dobbiamo quindi adottare una politica europea dell’asilo, dei rifugiati e della migrazione basata sul principio della solidarietà e dei nostri comuni valori umanitari. Dieci sono i punti di massima priorità:

Primo: ovunque nell’Ue devono esserci, per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati, condizioni dignitose. A tal fine abbiamo bisogno di standard vigenti e rispettati in ogni Paese Ue.

Secondo: un codice uniforme europeo in materia di asilo deve garantire ai rifugiati bisognosi di protezione uno status di asilo valido in tutta l’Ue. Serve una nuova e molto più ambiziosa integrazione della politica europea dell’asilo.

Terzo: in Europa è necessaria un’equa distribuzione dei rifugiati. Come mai prima, nel nostro Paese le cittadine e i cittadini si adoperano per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati nella nostra società. Questa solidarietà potrà però continuare a esistere nel tempo solo se tutti si rendono conto che in Europa c’è equità in questo senso. Non è sostenibile una situazione in cui – come oggi – solo pochi Paesi membri si assumono tutta la responsabilità, come non lo è un sistema che accolla tutti gli onori a quegli Stati che casualmente costituiscono la frontiera esterna dell’Ue. Dobbiamo pertanto riformare l’attuale sistema di Dublino. Abbiamo bisogno di criteri vincolanti e obiettivamente controllabili perle quote in materia di accoglienza da parte di tutti gli Stati membri, secondo la loro capacità.

Quarto: l’Europa ha bisogno di una comune gestione europea delle frontiere. E non si può trattare solo di tutela. Ci vuole soprattutto una maggiore responsabilità europea in materia di registrazione e assistenza dei rifugiati al loro arrivo.

Quinto: dobbiamo aiutare immediatamente quei Paesi dell’Ue che al momento sono particolarmente sotto pressione. La Germania è stata l’unico Paese dell’Ue che ha fornito aiuti immediati per migliorare la situazione dei rifugiati nelle isole greche. L’Ue e gli Stati membri devono agire con maggiore efficienza per dare rapidamente supporto pratico e finanziario ai Paesi di prima accoglienza. Da noi in Germania dobbiamo fare in modo che soprattutto i Comuni siano in grado di fronteggiare queste enormi sfide. Dobbiamo sostenerli a livello finanziario in maniera costante e sistematica.

Sesto: il Mediterraneo non deve diventare un cimitero per rifugiati in preda alla disperazione. Qui è in gioco l’eredità umanitaria dell’Europa, la concezione che noi europei abbiamo dell’uomo. Per questo motivo in primavera abbiamo intrapreso un notevole sforzo comune per le operazioni di soccorso in mare nel Mediterraneo che nel lungo termine deve essere consolidato a livello europeo e dotato delle rispettive capacità.

Nel lungo periodo, saremo in grado di aiutare i rifugiati bisognosi di protezione solo se coloro che non hanno diritto all’asilo faranno ritorno nei loro Paesi di origine. A tal fine dobbiamo, e questo è il settimo punto, far in modo che la riammissione diventi un elemento centrale nei nostri rapporti con i Paesi di origine. Dobbiamo essere disposti a condizionare gli aiuti tecnici e finanziari destinati a questi Stati a una cooperazione costruttiva. Gli incentivi esistenti, come le agevolazioni sui visti, potrebbero essere potenziati.

Ottavo punto: nell’Ue dobbiamo stabilire quali Stati sono da considerare Paesi di origine sicuri. Tutti i Paesi dei Balcani occidentali aspirano all’ingresso nell’Ue. Giustamente noi prospettiamo loro l’adesione alla comunità. Ciò significa però che non possiamo trattarli allo stesso tempo come Paesi persecutori. In prospettiva, uno Stato che soddisfa i criteri di candidato all’adesione Ue dovrebbe essere considerato in tutta l’Ue come un Paese di origine sicuro.

Nono punto: la Germania ha bisogno di una legge sull’immigrazione. Serve una politica dell’immigrazione saggia e mirata che consenta soggiorni di lavoro legali. Il sistema dell’asilo deve venire sgravato di questo elemento.

Decimo punto: un’ampia politica europea dell’asilo, dei rifugiati e della migrazione deve comprendere anche iniziative politiche per la lotta alle cause di fuga nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. La stabilizzazione dei Paesi in declino, il contenimento della violenza e della guerra civile devono andare di pari passo con sforzi miranti allo sviluppo economico e alla creazione di vere prospettive economiche e sociali nei Paesi di origine, soprattutto per i giovani.

Il quadro politico d’azione ha cessato da tempo di essere nazionale, anche e soprattutto nella politica dei rifugiati e della migrazione. Solo assieme, a livello europeo, possiamo trovare soluzioni ragionevoli. Questo è il principale ambito politico in cui dobbiamo promuovere con slancio e convinzione il progetto dell’integrazione europea. La Germania è pronta a portare avanti con il massimo impegno il progetto comune di una politica peri rifugiati basata sulla solidarietà.

(articolo di Sigmar Gabriel, Vice cancelliere tedesco e ministro federale dell’Economia e dell’energia, e Frank-Walter Steinmeier, Ministro federale degli Affari esteri tedesco, pubblicato sul Corriere della Sera del 27 agosto 2015)

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