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Masterplan per il Sud

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“Ma di quale marginalizzazione parliamo? A Milano, con il seminario sul Sud, noi apriamo solo la prima tappa di una serie di incontri. E da lì cominciamo a predisporre il masterplan per il Mezzogiorno che abbiamo annunciato. Se l’Italia sta per ripartire, come ci dicono i dati buoni dell’Istat, il Sud è centrale per la crescita di tutto il Paese”. Debora Serracchiani, governatore del Friuli Venezia Giulia e vicesegretario Pd, per la prima volta dopo le regionali rompe il silenzio del “giglio magico” su Mezzogiorno, Napoli, porto, Parla anche di De Luca e, soprattutto, del dopo De Magistris. Donna forte della leadership renziana, ma anche un’amministratrice che non disdegna il pensiero fuori dal coro (vedi il suo “Dovremmo scusarci”, dopo il no del Senato all’arresto del parlamentare Ncd, Azzolini), sarà lei a coordinare, alle 10 di sabato al festival dell’Unità di Milano, il “Seminario sul Sud”: sono annunciati “amministratori e personalità istituzionali”. Tavolo senza peso? Lei dice di no. E traccia un programma.

“Per noi è una partenza importante, il seminario di Milano” ribadisce la Serracchiani. Il vicesegretario nazionale del Pd, sabato mattina a Milano, coordina i lavori dell’incontro sul Sud cui sono annunciati Stefania Covello, Domenico Arcuri, Federico Pirro e Alessandro Laterza oltre a “rappresentanti istituzionali”. Ma è ormai sicuro che Vincenzo De Luca non ci sarà. Sembra che il presidente della giunta campana abbia assicurato la sua presenza a un altro incontro, sulle infrastrutture, del ciclo di appuntamenti annunciati dalla Serracchiani. Lei, in compenso, loda “le capacità” del governatore, mentre sulla battaglia delle amministrative afferma per la prima volta la necessità, “per il Pd, di proporre una candidatura che sia all’altezza delle sfide di Napoli”.

Presidente Serracchiani, un tavolo sul Sud inserito verso la fine della Festa, dettaglio che sembra un passo sbagliato. É il solito piagnisteo del Mezzogiorno oppure viene naturale marginalizzare anche il dibattito?

E’ tutto il contrario. Quella posizione e quella data sono il segno di quanta attenzione vuole dedicare il PD al Mezzogiorno, considerandolo centrale per la crescita di tutto il Paese. I dati davvero buoni sul lavoro e sul PIL, diffusi dall’Istat, ci dicono che l’Italia sta ripartendo e il Sud deve essere il protagonista della ripresa.

Eppure è forte la tentazione di raccontare le due Italia: il paese dell’Expo e, lì in fondo, l’altra “Grecia” che annaspa.

Negli ultimi due giorni della festa nazionale sono previsti oltre al seminario sul Sud anche il seminario sul Partito Democratico e il ruolo dei partiti, l’assemblea degli amministratori locali e il comizio di chiusura del segretario Renzi. Quindi di cosa parliamo? Sono i giorni cruciali della festa. Sono quelle tappe che segnano da sempre la ripartenza a pieno regime dell’attività politica, altro che marginalizzazione.

Qual è la vostra strategia?

Nell’ultima direzione nazionale del Pd, ad agosto, abbiamo affrontato i problemi e sottolineato le opportunità di questo territorio. Con quello di Milano, diamo il via ad una serie di incontri per predisporre il masterplan per il Sud che abbiamo annunciato. A Milano parleremo in particolare di piccole e medie imprese, e di imprenditorialità. Negli incontri successivi, invece, affronteremo il tema delle infrastrutture, dei fondi europei e del capitale umano. L’intento è quello di raccogliere esperienze ed eccellenze per creare un sistema di sviluppo omogeneo per il Mezzogiorno.

Chi sarà presente dei governatori del sud, se De Luca non c’è?

Siamo in attesa delle ultime conferme, ma sarà presente la grande maggioranza dei governatori e gli assenti delegheranno un assessore in loro rappresentanza. Il seminario verrà concluso dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti.

Lei, oltre a guidare la Regione Friuli Venezia Giulia, è vice segretario Pd e responsabile delle infrastrutture: si occupa da tempo dei porti su cui avete portato a casa una riforma che lei ha definito un “evento”…

Sì, perché per la prima volta disegna una strategia, offre un piano della portualità e della logistica…

Ma si attendono ancora i decreti attuativi. Possiamo spiegare quale evoluzione e tempi avrà in concreto questa riforma?

Il ministro Delrio sta lavorando alacremente sui decreti attuativi della riforma che sono quasi pronti. Come avvenuto per le altre riforme di questo governo, e a differenza del passato, i decreti seguono le riforme in un periodo relativamente breve. Assieme alle norme della legge Madia sulla Pubblica Amministrazione questo piano metterà nelle condizioni il nostro sistema portuale di intercettare maggiori traffici con una consistente riduzione di burocrazia e lacciuoli.

Sul tema dei lacciuoli e delle promesse ferme ai blocchi di partenza, non può non parlare del porto di Napoli. E’ normale che si debba andare avanti per commissariamenti? Perché la politica non si assume la responsabilità di una nomina e una scelta, visto che i fondi europei, 150 milioni, rischiano di andare perduti?

Nessun rischio sui fondi europei. Il ministro Delrio ha già impegnato 66 milioni di euro per i lavori di modernizzazione nella seconda metà del 2015 e altri 90 milioni per la prima metà del 2016. La scelta del commissariamento è legata all’entrata in vigore del Piano nazionale della portualità e della logistica. Attualmente i commissari sono 8, ma non appena verranno costituite le Authority di sistema individuate dal piano, si procederà con la nomina della governance.

Sembra che lei si sia confrontata più volte su questo tema con il governatore De Luca apprezzandone le sue idee chiare. Cosa costruirete insieme?

E’ vero, De Luca ha idee chiare, lo confermo. E, io credo, la capacità amministrativa per realizzarle. Il porto di Napoli necessita di un rilancio che partirà grazie agli investimenti pubblici che il governo si è impegnato a stanziare nei prossimi mesi. Il raddoppio di Suez e le condizioni economiche più favorevoli sono un’opportunità straordinaria per il nostro sistema portuale che non possiamo lasciarci sfuggire. Per essere all’altezza dobbiamo sviluppare non solo il porto ma soprattutto le infrastrutture retroportuali a partire da quelle ferroviarie come l’Alta Velocità.

Il riscatto del sud passa anche per la selezione di una classe dirigente all’altezza. Le amministrative a Napoli si profilano già, per il Pd, come un altro serio nodo: c’è chi sospetta che, con le divisioni di oggi, non arriviate neanche al ballottaggio. Vi preoccupa? E cosa pensa della liason tra i vostri dissidenti, come Civati, e de Magistris?

Noi ci occuperemo come PD delle comunali di Napoli così come faremo per tutte le grandi città. Partiremo dall’unità interna: consapevoli che sarà necessario un campo più largo per vincere al Comune. Con la convinzione di arrivare a proporre ai napoletani una candidatura all’altezza delle sfide della città e in grado di competere per la vittoria.

(intervista di Conchita Sannino pubblicata su “La Repubblica Napoli” del 2 settembre 2015)

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