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Direzione nazionale

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Pubblico l’intervista di Maria Zegarelli rilasciata a L’Unità dopo la direzione nazionale di ieri che ha approvato all’unanimità la relazione del segretario nazionale Matteo Renzi.

Esce da un lungo incontro con il segretario Matteo Renzi, subito dopo la direzione. Si dice ottimista, sulla possibilità di chiudere il cerchio.

Debora Serracchiani, si può dire che l’accordo con la minoranza è cosa fatta?

«Quello che possiamo dire con certezza è che c’è un Pd unanime, un Pd che è con Renzi».

La minoranza non ha partecipato al voto, però.

«Ma non ha votato “no”. La direzione nazionale è l’organo più importante del partito, il luogo nel quale si assumono decisioni e il fatto che esponenti della minoranza, come Gianni Cuperlo e altri, siano intervenuti dando il loro contributo lo reputo un passo in avanti importante. Non siamo più dove eravamo una settimana fa, nel pieno delle polemiche, ora c’è una discussione aperta. Sta alla minoranza trovare quel senso di responsabilità invocata da Renzi pensando alle riforme che abbiamo fatto e su cui in pochi avrebbero scommesso un anno fa».

La minoranza vuole essere certa che siano i cittadini a eleggere i consiglieri senatori. Sarà così o ci sono ancora rischi di contrapposizione?

«Penso che da noi non si vogliano tecnicismi ma riforme e decisioni. Siamo di fronte a un Ddl approvato in doppia lettura, che sancisce due capisaldi su cui siamo tutti d’accordo: il superamento del bicameralismo perfetto e la diminuzione del numero dei parlamentari. E dobbiamo approvarlo entro il 15 ottobre perché ci aspetta un altro impegno importante, la legge di Stabilità. Non si può mettere in discussione l’ineleggibilità perché significherebbe ripartire da zero e non possiamo permettercelo. Un punto di mediazione è possibile, non a caso Renzi ha citato la legge regionale Tatarella».

C’è chi, come Sel, vi accusa di aver minacciato il presidente Grasso.

«In realtà il segretario ha ricordato quello che diciamo da settimane e che ha ribadito anche la presidente della Commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro nella sua relazione: la prassi vuole che non si torni su una doppia lettura conforme. Se così non fosse dovremmo confrontarci con i gruppi di Camera e Senato perché ci troveremmo di fronte ad un inedito. Tutto qui, nessuno mette in discussione l’autonomia del presidente del Senato».

Renzi ha fissato un termine, il 15 ottobre. Calderoli minaccia milioni di emendamenti. Sicuri di riuscire?

«Le opposizioni giocano una partita diversa, non sembrano pensare né al presente né al futuro del Paese. Non hanno capito, o fanno finta di non capire, che se questo Paese è ripartito e ha una autorevolezza in Europa che prima non aveva, è grazie alle riforme che abbiamo fatto. Stiamo parlando delle stesse opposizioni, soprattutto la Lega, che quando stavano al governo non hanno fatto nulla per modernizzare l’Italia, hanno perso un’occasione».

Bersani dice che se raggiungete un accordo nel Pd non c’è bisogno di voti di Verdini . E i verdiniani dicono che se votano “sì“ entrano in maggioranza. Come stanno le cose?

«Siamo partiti da noi, dal Pd, come sempre, come abbiamo confermato anche oggi, ma trattandosi dell’assetto costituzionale del Paese ci siamo rivolti a tutte le forze politiche. Alcune hanno risposto, altre no. Quando Fi ha votato la riforma non mi sembra sia entrata in maggioranza. Le riforme sono una cosa, la maggioranza di governo un’altra. Non è entrata Fi, non entrerà Verdini».

(intervista a Maria Zegarelli pubblicata su L’Unità del 22 settembre 2015)

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