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Voce ai territori

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“L’accordo sul Senato dimostra quanto abbiamo sempre sostenuto dall’inizio. Oggi abbiamo dato un’altra prova tangibile che il dialogo sulle riforme è aperto a tutti, e che risultati così importanti per il Paese si raggiungono a partire dall’unità del Pd”.
All’indomani dell’accordo raggiunto sull’elettività del Senato, le parole del vicesegretario del Partito Democratico, Debora Serracchiani, lasciano trapelare un certo orgoglio. Dopo giorni di teso confronto sull’articolo 2, le nubi sono state dissipate grazie a un’intesa che “consente al cittadino di esprimere la sua preferenza, e di superare al contempo quel bicameralismo perfetto che rallenta ormai da decenni l’attività parlamentare. Un obiettivo che il centrosinistra è finalmente riuscito a centrare dopo molti anni” chiarisce il presidente del Friuli Venezia Giulia.

Gli emendamenti decisi per il Senato segnano un felice epilogo delle discussioni interne e un successo del dialogo: il Pd esce dalla vicenda ricompattato nella missione di fare riforme indispensabili per il Paese?

Fin dall’inizio abbiamo affermato che il confronto sulle riforme era aperto a tutte le formazioni politiche ma che si partiva dall’unità del Pd. L’accordo raggiunto conferma questa intenzione.

Qualche critica però c’è. I cittadini dovrebbero votare i candidati senatori con un listino. Ma non si conosce ovviamente la composizione dei gruppi regionali legata all’esito delle urne: molti voti di preferenza, dicono, saranno inutili. Obiezione fondata?

Fosse valido questo ragionamento per assurdo dovremmo considerare inutili i voti di preferenza raccolti da tutti i candidati non eletti in qualunque tipo di elezione. Così non è. Gli emendamenti depositati oggi consentono al cittadino, nell’ambito delle elezioni regionali, di esprimere la sua preferenza.

Il nuovo Senato, così come concepito dalla riforma, porta il Paese verso un sostanziale monocameralismo: ne guadagneremo in efficienza e tempestività?

Superare il bicameralismo perfetto era un obiettivo delle forze di centrosinistra da molti anni, se non da decenni. Finalmente lo stiamo per raggiungere. Avere una sola Camera che vota la fiducia al Governo e approva le leggi principali consentirà di dare risposte in maniera più rapida e incisiva.

Qualcuno polemizza sul nuovo Senato e grida allo scandalo: molti sindaci, si dice, avrebbero oggi assicurata con i criteri della riforma l’impunità: pericolo fondato?

Questa riforma riduce il numero dei parlamentari per cui, volendo rispondere per assurdo a questa obiezione, ci sono meno possibilità di impunità. Ma il Parlamento non è un covo di ladri e la politica sta dimostrando, anche con le riforme, di aver ritrovato la sua dignità. La composizione delle liste è il momento in cui garantire la legalità dotandosi di un codice etico come il Pd ha fatto da anni.

In questi mesi alcuni hanno guardato alla riforma Boschi come a un attentato alla costituzione, e addirittura come all’atto costitutivo di una tirannide. Un concetto non nuovo, che attraversa molti momenti della storia repubblicana. Corriamo davvero rischi similari?

Assolutamente no.

Un punto importante della riforma di cui non si è abbastanza discusso è il ritorno in capo allo Stato di alcune competenze come energia, infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto. Una svolta proficua, visti i danni provocati dal federalismo?

La riforma del titolo V ha creato in alcuni ambiti confusione e sovrapposizione di poteri non positive. Oggi si ridefiniscono i confini delle competenze fra Stato e Regioni rendendoli più nitidi e rendendo il sistema di governo più efficiente. Il ruolo di Camera delle autonomie che avrà il nuovo Senato sarà utile per rafforzare collaborazione e confronto fra centro e periferia.

La Costituzione è per alcuni un blocco di granito immutabile, ma già dalla sua nascita la Carta è stata sempre esposta a tensioni e discussioni. Con la riforma cade il mito della sua intangibilità?

La Costituzione, così come tutto il diritto, serve a regolare la vita di una comunità e quindi, necessariamente, è viva e viene modificata per adattarsi ai cambiamenti sociali e culturali mantenendo sempre ben saldi i principi costituzionali contenuti nella prima parte.

Il governo può riprendere spedita la marcia sulle riforme. Quali i prossimi obiettivi nella prosecuzione dell’opera riformatrice?

Continuare l’opera di revisione della spesa e di riduzione della pressione fiscale per dare fiducia a un Paese che sta mostrando chiari segnali di ripresa dopo la crisi economica più pesante degli ultimi decenni.

(intervista di Francesco Lo Dico, pubblicata sul “Giornale di Sicilia” del 24 settembre 2015)

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