abbonati: Post | Commenti | Email

Redipuglia

0 comments

A Redipuglia si è svolta la cerimonia con cui parte la stagione dei restauri conservativi dei sacrari militari italiani nel centenario della Grande Guerra. L’inaugurazione della piazza delle pietre d’Italia, ampio spazio composto da 8.047 piastre chiare e scure, una per ogni Comune d’Italia, ricavate dai bacini estrattivi di tutte le località del Paese, simboleggia l’unità del Paese. Pubblico il discorso che ho svolto in questa occasione.

Ho il grato compito di indirizzarvi, a nome della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il mio saluto e il mio benvenuto a Redipuglia.
Siamo in un luogo di raccoglimento e di memoria che assai impropriamente può essere definito “monumento”, e che richiede uno sforzo per esser percepito nella sua vera natura, quella di enorme sepolcro.

Le dimensioni del Sacrario, l’imponenza della scalinata tendente verso il sacello del Duca d’Aosta e poi ancora su verso le tre croci di un simbolico Golgota, lo rendono più simile a un tempio all’aperto, un’area sacra intrisa di pietà e spirito religioso.

Le Istituzioni e la popolazione del Friuli Venezia Giulia sentono profondamente di appartenere al Sacrario, e lo sentono a loro volta proprio, con la tenace cognizione di affondare le radici nella carne e nel sangue di tutti i caduti custoditi nella collina di pietra.

Questa regione, anche com’è ora, ritrova il suo embrione nella Grande Guerra, quando l’aspirazione al completamento dell’Unità nazionale non trovò altre vie per esprimersi e soddisfarsi, se non lo scontro delle armi.

La musica che abbiamo appena udito ha saputo resuscitare proprio quell’epoca in armi, la dolorosa atmosfera di congedo definitivo dalla vita che si respirò non solo su questo fronte, ma in tutta Italia e vorrei dire in tutta Europa, all’approssimarsi dell’alito della guerra. La sua potenza è stata colta persino dal Santo Padre il quale, già pellegrino a Redipuglia, ha ricordato Il testamento del capitano in una sua recente omelia.

E’ una terra, la nostra, che rilutta a piegarsi alle semplificazioni. Le vicende della storia qui non ebbero il volto univoco con cui si presentarono nel resto del nostro Paese.
Questa complessità, che oggi consideriamo ricchezza, potrebbe essere riassunta ed esemplificata dal nome stesso di Redipuglia, che origina da un toponimo in lingua slovena. O resa icasticamente dal mezzo millennio durante il quale Trieste fu parte integrante dell’Impero Austriaco, con il quale fiorì al punto di maturare la volontà di staccarsene.

Gli orrori che travagliarono questa terra non trovarono requie, quasi non bastassero i centomila Caduti che riposano di fronte a noi. Dopo la fine della Grande Guerra, per altri cinquant’anni fummo sulla linea di un confine vissuto troppo a lungo come frontiera, come “limes” militare. Quel confine lo passammo da invasori imbracciando le armi, e fu un atto che dovemmo ripagare misura per misura, anche dopo che le armi tacquero. Qui crebbe uno dei muri d’Europa, anche se forse meno invalicabile di altri.

Non è facile spiegare cosa significhi per una terra essere, per quasi un secolo, campo di battaglia o comunque campo d’armi. Significa prima di tutto ricordare, ogni cosa. Ricordare il Carso e l’Isonzo, il San Michele e l’Audace. Ricordare che vi fu un tempo in cui Udine per l’Italia fu la “capitale della Guerra” mentre a Trieste e Gorizia le bandiere si abbrunavano per la morte di Francesco Giuseppe. Ricordare che dopo la Vittoria venne un regime che proibì alla popolazione slovena di parlare la propria lingua. Ricordare l’Esodo e Porzus.

Per noi ricordare significa ritrovare le ragioni di un’unità grande e forte, nata sotto il segno della pace, alimentata dal lavoro di uomini di buona volontà e cementata nel nome dell’ideale d’Europa, in cui continuiamo a credere come nostro unico orizzonte. Ecco allora che la Piazza delle pietre d’Italia non solo simbolizza il concorso di tutta l’Italia allo sforzo bellico, ma pure quello dell’unità nella diversità.

Lo diciamo agli autorevoli membri del Governo italiano, per significare quanto l’Italia e i suoi valori fondanti di pace, democrazia e tolleranza siano qui sentiti in modo non retorico. Il tricolore ci emoziona e tocca nel profondo, perché sappiamo a quale prezzo sono state conquistate le libertà che custodisce, i diritti che conferma, la sicurezza che garantisce.
Vi ho offerto accenni e suggestioni, nell’intento di rendere anche emotivamente percepibili le ragioni della nostra riconoscenza per l’intervento, atteso e tangibile, del Governo a salvaguardia e valorizzazione del Sacrario di Redipuglia, primo tra quanti saranno restaurati in occasione del Centenario.

Poiché sono povere le parole cui non seguono gli atti, anche la pietà per i caduti deve trovare il gesto d’attenzione che l’attesti pubblicamente e concretamente. Oggi lo Stato ha compiuto quel gesto doveroso e solenne, che avrà il suo seguito nel tempo.

Da oggi, potremo più onorevolmente continuare a mantenere accesa la fiamma della memoria.

Segnala questo post anche su:

Leave a Reply

Prossimi appuntamenti

Clicca su Agenda per visualizzare il calendario completo