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Un governo trasparente

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Corriere-della-Sera-san-francesco Riporto di seguito l’intervista che ho rilasciato ad Alessandro Trocino pubblicata oggi sul Corriere della Sera, sulle dimissioni del Ministro Guidi e la situazione attuale di Governo.

ROMA Vicesegretario Debora Serracchiani, davvero bastano le dimissioni del ministro Federica Guidi per chiudere questa vicenda?
«Intanto chiariamo: non c’è nessun fatto misterioso, qualcuno ha scoperto l’acqua calda. Stiamo parlando di un progetto che risale al 1989, Tempa Rossa, per il quale il governo italiano si è detto da sempre favorevole. Non solo: la Regione Puglia, con Vendola, aveva dato parere favorevole. E lo stesso aveva fatto all’inizio il comune di Taranto. Che poi ha cambiato idea, bocciato dal Tar».

L’iter è stato accidentato: è uscito dallo sblocca Italia e rientrato nella legge di Stabilità
«Sono stati necessari approfondimenti, che nel passaggio finale hanno portato a miglioramenti. È normale che emendamenti complessi abbiano una vita travagliata».

Alla fine, però, è finito dentro il calderone di un maxi emendamento. Votato con la fiducia.«Come tante altre cose utili al Paese. Ma era tutto trasparente e alla luce del sole. Che‎ Renzi e il governo fossero favorevoli è pubblico e testimoniato dai passaggi parlamentari».
Il progetto è criticato dagli ambientalisti e si dice che aumenterà l’inquinamento. «Innanzitutto, creerà posti di lavoro al Sud e noi siamo molto attenti ad avere attività industriali sostenibili. E il via libera della Regione Puglia‎ penso indicasse che vi fossero tutte le condizioni per andare avanti».

Dunque, tutto risolto con‎ le dimissioni della Guidi?
«Il ministro Guidi ha fatto‎ un errore, una cosa inopportuna. La differenza con il passato è che mezz’ora dopo si era dimessa. E questo ha mandato in confusione le opposizioni».

C’è chi vorrebbe le dimissioni del ministro Maria Elena Boschi.
«E perché? Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, per regolamento, è obbligato a visionare ogni singolo emendamento. E nel merito non c’era molto da discutere».

Per l’opposizione è un‎ emendamento «marchetta», che favorisce le lobby.
«Non esiste. A parte che solo in Italia usiamo il termine lobby in modo denigratorio, è normale incontrare società e portatori d’interesse. Accadde‎ anche ai 5 Stelle. Penso a quando Di Maio ha incontrato gli ambasciatori stranieri. O quando si sono confrontati con il Vaticano».

Il conflitto d’interesse rimane un problema.
«Il provvedimento sul conflitto d’interesse è passato alla Camera e ora è al Senato. Siamo noi che stiamo lavorando sull’albo dei lobbisti. Ma parliamoci chiaro: se Coldiretti ti chiede l’obbligo dell’etichettatura, sono lobbisti con cui non‎ possiamo parlare? No, basta che ci sia trasparenza».

I pm sentiranno anche Guidi e Boschi: è normale?
«Siamo molto rispettosi delle decisioni della magistratura». C’è chi evoca la giustizia a orologeria, i complotti. Non siamo né il M5s, e che vede sempre complotti, né Forza Italia o la Lega che vedono nella magistratura qualcuno da combattere».

Per Gianni Cuperlo c’è troppo familismo in zona governo.
«Non credo francamente che ci sia nessun familismo all’orizzonte. Stiamo lavorando per il bene del Paese».

Serve un tagliando?
«La macchina dell’esecutivo sta andando bene. La direzione sarà l’occasione per fare il punto. E per ricordare le cose fatte: più che parlare di noi, farei parlare i dati e i risultati economici. E poi farei un appello a tutti perché, di fronte agli attacchi di Grillo, il partito stia unito: dobbiamo essere una comunità politica, nei momenti belli e meno belli».

Ci sarà un effetto sul referendum delle trivelle?
«Premesso che stiamo parlando di cose diverse, io sono contraria alle trivelle. Nella Stabilità abbiamo posto il divieto assoluto di concessioni nelle dodici miglia marine e nelle aree protette. Motivo per cui la Regione Abruzzo, inizialmente promotrice del referendum, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Qui stiamo parlando di 21 impianti già esistenti, la metà dei quali sta andando a esaurimento. Non li puoi chiudere dall’oggi al domani. Il referendum si occupa di questi impianti, non del tema trivelle sì o trivelle no».

(Intervista pubblicata il 03 aprile 2016 sul Corriere della Sera)

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