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La rivoluzione delle donne

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Posto l’editoriale sul ruolo delle donne che ho scritto assieme al Ministro per le riforme costituzionali, Maria Elena Boschi e che è stato pubblicato oggi dal quotidiano “La Stampa”.

Tenacia e determinazione sono state la chiave di tutte le conquiste dell’unica rivoluzione vincente del secolo che abbiamo alle spalle: quella delle donne. Una rivoluzione che ha cambiato che sta continuando a cambiare, che deve continuare a cambiare la politica e la società. Ovunque nel mondo. In Italia. In modo concreto, e non solo a parole. Come le donne sanno fare.

Una donna, Rosa Parks, ebbe il coraggio di compiere un gesto semplice ma straordinariamente coraggioso, rifiutando di cedere il suo posto sull’autobus a un bianco. E per la sua gente, per i neri d’America, nulla fu più uguale a prima.

Una giovane donna, Malala Yousafzai, ha avuto la forza di sfidare il fanatismo dei talebani pakistani, sopravvivendo ai loro proiettili, per affermare il valore dei diritti civili e dell’istruzione.

Una ventisettenne sudanese Meriam Yahya Ibrahim Ishag è stata condannata a morte per apostasia perché da cristiana non voleva convertirsi all’Islam. Ha resistito dando alla luce la sua bambina in carcere e ora, grazie anche all’intervento del nostro Paese, vive da donna libera negli Usa.

E’ «politica», questa, nel suo senso più ampio e più alto. E comunque, ad entrare nelle nostre istituzioni e nella nostra storia si trovano la stessa tenacia, la stessa determinazione. Quella di una donna, Nilde Iotti che insieme ad altre «madri Costituenti» scrisse la nostra Carta Costituzionale i cui principi sono più che mai validi, e che vivranno con più forza proprio grazie alla riforma costituzionale e al prossimo referendum. La tenacia di Tina Anselmi, prima donna diventata ministra, nell’affermare i diritti delle donne nel mondo del lavoro.

È grazie a loro, a quella generazione, che ora l’impegno delle donne in politica è più forte e visibile, che le 21 elette alla Costituente sono diventate oggi poco meno del 30% delle parlamentari.
E in futuro potranno essere ancora di più grazie alle nuove norme sull’equilibrio di genere che abbiamo introdotto nell’Italicum. Ma la stessa cosa varrà per il Parlamento europeo, i consigli regionali, le giunte comunali grazie alle nuove leggi approvate negli ultimi due anni.

Il nostro governo è stato il primo in Italia ad avere metà uomini e metà donne. Il nostro governo ha scelto delle donne per ruoli chiave della Pubblica amministrazione – dal vertice del Dagl all’Agenzia delle Entrate – ma anche per guidare le principali aziende pubbliche: Ferrovie, Poste, Eni, Enel. Sono state messe in campo nuove misure nel Jobs Act per favorire l’occupazione femminile, estendendo i congedi parentali e favorendo il telelavoro. Ma soprattutto abbiamo detto basta definitivamente alle dimissioni in bianco.

E non è un caso, per tornare dall’altra parte dell’oceano, che il prossimo novembre potrà essere una donna a occupare il posto che è sempre stato, per definizione, dell’uomo più potente del pianeta.
Per attraversare la porta della Casa Bianca occorre fare un semplice passo, come per tutte le altre case del mondo. Se a novembre Hillary Clinton batterà Donald Trump, sarà la prima donna ad attraversare la porta della Casa Bianca non al seguito di un consorte eletto, ma da eletta.

Perché, piaccia o meno agli uomini sentirselo dire, per le donne è più difficile. Tutto. Affermarsi, avere successo nel lavoro, essere prese sul serio in politica, anche solo farsi ascoltare. Ma se Hillary vincerà a novembre non sarà perché è donna. Vincerà per le sue idee, perché è capace, competente, combattiva, perché ha a cuore il destino degli Usa. Ci vuole un passo per attraversare la porta della Casa Bianca. Ma quel passo di Hillary Clinton varrà, a novembre, per i miliardi e miliardi di passi compiuti dalle donne di tutto il mondo. Sarà davvero come entrarci tutte insieme.

(pubblicato su “La Stampa” di domenica 12 giugno 2016)

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