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L’Europa dopo Brexit

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Dopo il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si sono immediatamente rese evidenti alcune tra le conseguenze negative di questa scelta, a partire dall’incertezza finanziaria ed economica nel breve e medio periodo. Nonostante ciò, negli ultimi giorni diversi esponenti euroscettici stanno cercando di estendere ad altri Paesi l’opzione britannica.

Nei giorni scorsi il vicesegretario nazionale del Fpö, partito antieuropeista austriaco, Norbert Hofer, ha avanzato la richiesta di tenere entro l’anno un referendum sulla permanenza dell’Austria nell’Unione europea, mentre in Olanda il tentativo del deputato euroscettico Geert Wilders di indire un referendum sull’uscita dall’Unione Europea è stato respinto a larga maggioranza dal Parlamento olandese. Lo scossone della Brexit ha ridato vigore ai cantori dello sfascio continentale, ma ha anche riacceso molte coscienze europeiste che sembravano appannate. E’ chiaro che si deve ripartire sul serio o la strada sarà segnata.

Oggi il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione sulla Brexit chiedendo l’inizio del percorso di uscita della Gran Bretagna nel più breve tempo possibile. Contro questa risoluzione si è coalizzato un fronte che punta con chiarezza alla disgregazione dell’Unione e che vede fra i suoi protagonisti, oltre all’inglese Nigel Farage e alla francese Marine Le Pen, gli esponenti di Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Questi ultimi li riconosciamo dai caratteristici mutamenti di pelle, dal tipico blandire contemporaneamente destra e sinistra, dall’esibire di volta in volta, o allo stesso tempo, una faccia diversa. Dopo aver dichiarato a Roma che l’Europa è una comunità da cambiare dall’interno, oggi a Bruxelles votano con chi vuole distruggere l’Europa. Ovviamente con l’opzione aggiuntiva di un referendum per uscire dall’euro.

Questa può essere una condotta politica astuta e opportunista, che può portare e talvolta in effetti porta i suoi frutti al M5S. Ma è sicuro che così non si salva l’Europa né si mette al primo posto il bene dell’Italia.

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