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Basta un sì

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Posto l’intervista rilasciata a Marco Conti e pubblicata oggi su “Il Messaggero”

Presidente Serracchiani, dieci parlamentari del Pd si sono schierati ufficialmente per
il “no” al referendum. Cambia qualcosa?

«Intanto segnalo che otto su dieci hanno votato la riforma costituzionale in tutti i passaggi. Il Pd, e lo ha ribadito in tutte le occasioni, non può essere neutrale rispetto ad una riforma che ha scritto, votato e difeso in Parlamento. Siamo inoltre assolutamente convinti che siano le riforme che aspetta da decenni il Paese».

Da vicesegretario del Pd si aspettava una presa di posizione così esplicita?

«Non si tratta di una sorpresa. E’ una posizione legittima ma non è quella del Partito Democratico. Ciò non toglie che stiamo parlando della Costituzione ed è comprensibile che ci siano punti di vista diversi».

Quindi nessun provvedimento nei confronti dei parlamentari che hanno rivisto le loro scelte?

«No, no ma lo abbiamo detto in direzione nazionale ancora prima che ci fosse il loro documento e ribadito più volte».

Dieci sono usciti allo scoperto, ma altri della sinistra interna vogliono che Renzi si impegni
a cambiare l’Italicum prima di dire “sì”. Darete il segnale?

«Il referendum ha per oggetto la riforma costituzionale, non la legge elettorale e noi abbiamo mantenuto l’impegno sulle riforme chiesto dall’allora presidente della Repubblica e ribadito dall’attuale. Le due cose non possono essere legate in questo modo ma è altrettanto chiaro che noi siamo pronti a confrontarci su tutto e con tutti. Ovviamente per pensare di modificare la legge elettorale occorre avere i numeri in Parlamento».

Sì, ma Bersani chiede un impegno diretto del governo

«Noi l’impegno di fare le riforme lo abbiamo mantenuto e abbiamo fatto sia la legge elettorale che la riforma costituzionale. La legge elettorale ha dei punti importanti e irrinunciabili, a cominciare dal fatto che la sera dello spoglio i cittadini possano sapere con chiarezza chi ha vinto e chi ha perso. Inoltre crea le condizioni della stabilità e della governabilità. E’ una legge che abbiamo convintamente votato. Se si vogliono fare delle modifiche non dipende da Renzi ma dai numeri in Parlamento».

Quindi non ci sarà un’iniziativa del governo?

«Nessun tabù., ma un’iniziativa del Pd e del governo c’è già stata e si chiama Italicum»

Se il referendum non passa il Pd che farà?

«Vorrei parlare prima dell’esito positivo del referendum. Significa che rendiamo il Paese più efficiente, competitivo e rispondiamo ad esigenze che si sono aperte l’indomani della nascita della Costituzione. Mi riferisco al bicameralismo perfetto. Uscirà un Paese più forte».

E se prevarrà il “no”?

«Sarà giusto e corretto che la politica, e anche il Pd, ne prendano atto. Si faranno passi indietro notevoli e per altri dieci anni tutto resterà così com’è. Si torna ad avere il Senato, quasi mille parlamentari, più poltrone e non si chiariscono i rapporti tra Stato e regioni. Si rimette in moto il meccanismo delle lungaggini. Un appesantimento che il Paese ha già pagato».

Lo stesso giorno che dieci parlamentari del Pd si sono schierati per il “No”, altri due si sono
dimessi dalla commissione di Vigilanza. Coincidenza?

«Mi dispiace per le dimissioni dalla Vigilanza perché penso che si debbano affrontare le criticità all’interno del partito e dei gruppi parlamentari. Ritengo si tratti di due circostanze diverse che non si legano tra loro e auspico che le dimissioni possano essere ritirate».

(Intervista rilasciata a Marco Conti per Il Messaggero del 6 agosto 2016)

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