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Ma il Burqa no

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donne-con-burqaAgosto è il mese in cui molte notizie hanno la tendenza a diventare ‘tormentoni estivi’ e il caso del burkini ha le caratteristiche per seguire analoga sorte. Il tema, che occupa politica e media in molti Paesi d’Europa, propone tuttavia una serie di interrogativi decisamente seri e meritevoli di essere approfonditi. Ho cercato di dare conto del mio pensiero e della complessità del problema in un’intervista all’Espresso del 17 agosto 2016, il cui testo rendo qui disponibile.

Una spiaggia. Poi un’altra. E un divieto, che diventa polemica. Il divieto che riguarda le donne musulmane che fanno il bagno in “burkini”, costume integrale che copre tutto il corpo. In Francia, il primo ministro Manuel Valls ha difeso la scelta di alcuni amministratori locali di impedire alle donne coperte di andare al mare nelle spiagge pubbliche. In Italia, è corsa a schierarsi la Lega Nord. Ma su l’Espresso, Lorella Zanardo ha sostenuto che vietarlo è un gesto giusto, e di sinistra. Ora risponde Debora Serracchiani, vice presidente nazionale del Pd e governatore del Friuli Venezia Giulia. Dicendo: non è così.

Da donna, lei cosa pensa del burkini? È solo un “costume” come un altro? O è un segno di una cultura che pratica la sottomissione delle donne colpendo anche (e non solo) il loro corpo?

«Fatte le debite proporzioni, vale per me quanto ha detto Popper: “Se noi concediamo all’intolleranza il diritto di essere tollerata, allora noi distruggiamo la tolleranza, e lo stato di diritto”. Bisogna allora capire bene qual è il confine oltre il quale, per affermare i diritti, si deve utilizzare la forza della legge. Secondo me il burkini è ancora dentro i confini»

In Francia, il primo ministro Valls ha dato pieno sostegno agli amministratori locali che hanno deciso di vietarlo in spiaggia.

«Il presidente Hollande invece ha scelto di non parlarne. Ricordiamo che la Francia ha sofferto attacchi sanguinosi e sta vivendo una forte tensione interna, e questo è un dato di fatto che inevitabilmente condiziona il clima politico e dunque anche le dichiarazioni dei vertici di quello Stato»

Ma da amministratore locale, lei lo vieterebbe o no? Pensa che i divieti possano, come dice Alfano, «diventare provocazioni capaci di attirare attentati»?

«Se ci sono leggi da rispettare, vanno fatte rispettare. L’argomento della provocazione e degli attentati mi pare debole, perché in questo modo è come se l’attentato fosse già avvenuto, magari virtuale, nella nostra testa. Premesso che i presidenti di Regione non hanno competenza su questa materia, mi pongo seriamente il problema del burqa che nasconde il volto della donna, piuttosto di quello del burkini. Nella storia della nostra cultura, e quindi in tutto ciò che significa a livello di consapevolezza collettiva, il volto è l’identità della persona, ciò che la rende unica, soggetto riconoscibile da rispettare. Nascondere il volto delle donne confligge con questo sistema valoriale, privandole per l’appunto della caratteristica primaria e irrinunciabile: il loro visibile essere donne»

Lorella Zanardo ha detto a l’Espresso che: “vietarlo è di sinistra”. È d’accordo? Oppure no? In Italia, la posizione delle “sinistre” è stata storicamente contraria a questi divieti, sia del burqa che del costume integrale. Secondo Zanardo però significa patteggiare al ribasso sui diritti delle donne, pur di “non passare per anti-islamici”. Lei cosa ne pensa?

«Sono la prima che non vorrebbe accettare patteggiamenti al ribasso sui diritti delle donne. Ma è per questo motivo che non ho le stesse certezze di Lorella Zanardo. Intanto farei delle distinzioni: burqa e burkini non sono la stessa cosa, neanche concettualmente, e quindi non le metterei sullo stesso piano. Mi chiedo però se quelle donne che oggi in Europa si bagnano così abbigliate, in presenza di un divieto andrebbero in spiaggia con un costume “normale” oppure sarebbero semplicemente private di una forma di socializzazione».

A Trieste è accaduto: donne in burkini fotografate in spiaggia.

«Non è competenza della Regione regolamentare questi ambiti. Occuparsi di ciò che accade intorno a noi, però, è doveroso per chi occupa cariche pubbliche: credo vada fatto sempre senza sottovalutare nulla ma anche senza urlare. Tra l’altro, a riprova di come non si debba essere precipitosi, nello stabilimento balneare di Trieste, del Comune, vige ancora l’antica regola della separazione tra maschi e femmine, che sono divisi da un muro. E i triestini sono gelosi di questa segregazione, che viene vissuta come una forma di libertà»

Come segno di rispetto, lei indossò un velo durante la visita in Iran, causando polemiche. Pensa che quello stesso rispetto debba essere “imposto” anche in Italia al contrario?

«Precisiamo, come segno di rispetto nei confronti di una legge che è in vigore in Iran e che impone il velo. Per questo l’ho indossato. Non mi convince il principio della reciprocità diretta: si può imporre il rispetto dei diritti, non il rispetto dei valori. Non vorrei fare scambio tra una teocrazia, dove una religione e una morale sono legge, e uno Stato laico, dove la legge tutela tutte le religioni e tutti gli stili di vita»

(Intervista rilasciata all’Espresso il 17 agosto 2016)

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