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Il cambiamento necessario

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L’Unione Sarda pubblica oggi una mia intervista a Matteo Sau in cui argomento le ragioni del sì al Referendum costituzionale del 4 dicembre.

«La riforma cambierà il Paese positivamente, lo renderà più competitivo, efficiente e semplice». La presidente del Friuli Venezia Giulia e vice segretario del Pd, Debora Serracchiani, argomenta il suo Sì «convinto» al referendum.

Regioni speciali a rischio?

«E l’unico tema sul quale tutti dovrebbero essere d’accordo perché, contrariamente a quello che si dice, le rafforza. Infatti, i grandi costituzionalisti, contrari alla riforma, tra le motivazioni del No adducono anche il rafforzamento delle speciali».

Quali strumenti tutelano la specialità?

«Il principio dell’intesa che viene inserito per la prima volta nella Costituzione. L’intesa regola i rapporti tra Stato e Regioni in maniera molto più rafforzata rispetto alla clausola di salvaguardia».

Dunque nessun rischio?

«Assieme anche alla Regione Sardegna, abbiamo firmato la Carta di Udine, che fissa i princìpi dell’intesa che sarà uno strumento più forte della semplice salvaguardia. La riforma è l’occasione anche per ammodernare gli Statuti perché siamo specialità diverse ma datate».

Secondo lei, la riforma fa chiarezza su “chi fa cosa”?

«Assolutamente sì. Viene abrogata la potestà concorrente, nata con la riforma del Titolo V del 2001, che non ha mai fatto chiarezza sulle competenze dei diversi enti. In quindici anni, siamo finiti davanti alla Corte Costituzionale 1.899 volte. Significa che non siamo riusciti a esaudire la volontà dei cittadini che devono attendere i tempi del pronunciamento».

Finisce il bicameralismo e il Senato avrà un nuovo ruolo. Cosa ne pensa?

«La riforma disegna diversamente le nostre istituzioni. Il Senato si occuperà delle autonomie locali e questo garantirà un luogo fisico dove affrontare un dialogo strutturato con governo e parlamento su temi specifici. Adesso i rappresentanti dei territori devono rincorrere i parlamentari o sperare nella buona volontà dei ministri. Grazie alla riforma ci sarà un rapporto alla pari».

È davvero un’occasione per ridurre costi e poltrone?

«Abbiamo la possibilita di accontentare i cittadini che ci chiedono da tempo un sforbiciata sui costi.
Le indennità dei consiglieri regionali verranno parificate a quelle dei sindaci. In Friuli lo abbiamo fatto con un risparmio del 40 per cento, che equivale a diversi milioni di euro all’anno. Trovo molto corretto che i senatori non percepiscano indennità».

C’è il rischio di un eccessivo centralismo?

«No, ma c’è un’operazione di buon senso che riporta alcune competenze a Roma. Nel 2001, la
sanità è stata affidata alle Regioni e sono nati 20 sistemi sanitari diversi. Ora ci saranno principi generali uguali per tutti, in grado di garantire cure, assistenza e farmaci che risponderanno
a princìpi generali uguali per tutti».

Il “voto a data certa” eliminerà il ricorso al decreto legge?

«Oggi si usa molto il decreto, basti pensare che solo il 18% delle leggi sono di iniziativa parlamentare. Avremo un Parlamento che lavorerà con tempi certi e al massimo delle proprie condizioni democratiche».

È stata una campagna elettorale sopra le righe?

«Ci sono state molte forzature, forse anche noi abbiamo fatto errori, ma vogliamo cambiare il Paese.
Se qualcuno, invece, pensa di votare per cambiare il governo sbaglia. Dovrà aspettare le elezioni».

(intervista di Matteo Sau pubblicata su “L’Unione Sarda” del 27 novembre 2016)

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