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Serbia e UE

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Lo scorso 16 novembre la Commissione Europea, per consentire una gestione più efficace delle frontiere esterne, ha richiesto l’introduzione del Sistema europeo di informazioni e autorizzazione di viaggio (ETIAS), il quale implicherebbe controlli preventivi di sicurezza per i viaggiatori senza passaporto dell’UE che entrano nell’area Schengen, al fine di prevenire potenziali minacce terroristiche. Tale sistema, analogo al sistema americano chiamato ESTA, vincola i viaggiatori all’obbligo di compilazione di un modulo on line per fornire dati e informazioni di base in relazione alla propria identità, ai documenti di viaggio e ai dettagli sui contatti e sul soggiorno.

Ho inviato una lettera al ministro per gli Affari esteri Paolo Gentiloni per esprimere l’auspicio che i cittadini serbi che entrano in area Schengen siano esentati dal pagamento di questa tassa.

Sono infatti condivisibili i moventi all’origine di questa decisione, intesa a incrementare il livello di sicurezza interna degli Stati membri dell’Unione Europea ma la situazione in cui si trovano i cittadini della Serbia è particolare. Si tratta di un Paese del quale l’Italia sostiene con vigore l’ingresso nell’UE e con cui abbiamo legami storici e intratteniamo strette e continue relazioni, fatte di frequenti transiti di persone.

La Serbia inoltre svolge un ruolo non secondario nell’azione di filtro rispetto alle correnti migratorie e la comunità serba rappresenta la terza comunità più numerosa del Friuli Venezia Giulia, con il conseguente flusso di persone dalla Serbia. Proprio quest’anno la comunità serba di Trieste ha festeggia il 260° anno dalla sua costituzione.

Sulla base di queste considerazioni ho manifestato al ministro l’auspicio che le trattative per l’adesione del Paese balcanico all’Unione possano essere rapide e quindi possano portare al ripristino di una normalità di rapporti e che sia possibile intervenire nel senso di una abolizione o quantomeno una drastica mitigazione della tassa prevista.

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