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Basta larghe intese

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Pubblico l’intervista rilasciata al quotidiano “L’Unità” in edicola oggi sulla situazione politica e le prospettive future del Partito Democratico.

Debora Serracchiani, vicesegretaria del Pd. Quale situazione ha prospettato la vostra delegazione al presidente Mattarella?

«Il Pd ha tenuto fermo il mandato ricevuto nella scorsa direzione con la richiesta di valutare un governo che possa occuparsi della gestione ordinaria e provvedere a una nuova legge elettorale per poi andare al voto dopo la pronuncia della Corte Costituzionale».

Quindi la vostra stella polare restano le urne?

«Il voto non ci fa paura. Lo dimostra il fatto che abbiamo attivato tutti i processi necessari per arrivare preparati a questo appuntamento».

La road map, per voi, è andare alle urne entro giugno?

«Non fissiamo noi, ovviamente, i tempi delle urne. Sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a trarre le sue conclusioni. Presumibilmente la decisione della Consulta arriverà a metà febbraio e da quel momento in poi si potranno indire le elezioni. Tenendo conto in modo responsabile di tutti gli appuntamenti internazionali, dalle celebrazioni per i trattati europei al G7 di Taormina».

Decide Mattarella, ma il vostro auspicio sulla data del voto?

«Il nostro auspicio è votare il prima possibile. Abbiamo convocato l’assemblea nazionale il 18 dicembre per l’apertura della fase congressuale anche in questa prospettiva».

Il congresso sarà la resa dei conti?

«Non credo. Si prenderà atto di tutte le candidature in campo».

Matteo Renzi, nell’ultima direzione, ha avvisato che nel Pd il confronto sarà duro.

«Immagino che una prima analisi della situazione si potrà fare già nella direzione che è stata convocata domani a mezzogiorno».

Qual è la sua di analisi?

«Il Pd e tutti i suoi organismi hanno risposto alle esigenze del Paese e all’appello dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano di fare le riforme. Ne abbiamo fatte alcune, abbiamo tentato di realizzare quella costituzionale che per una serie di ragioni non è passata. Il cammino delle riforme si è interrotto e va ripreso. Nella consapevolezza che c’è stato un rifiuto netto da una parte degli italiani».

In questi giorni il governo è stato accusato di sottovalutare questo rifiuto, di non avere più il polso del Paese. È così?

«A mio avviso, il No non è stato contro la riforma bensì espressione di un disagio che ha trovato nella contrarietà al governo il suo fattore comune. Nessuno di noi intende sottovalutare questo fatto. Ma lasciamo un Paese migliore di quello che abbiamo trovato: la legge, finalmente, sulle Unioni Civili, quella sul “Dopo di Noi” che anche qui in Friuli Venezia Giulia dà risposte a tante famiglie».

A riprendere il cammino delle riforme sarà il governo che verrà dopo le urne?

«Sì, dopo le elezioni che saranno un momento importante».

Renzi sarà candidato premier?

«Facciamo prima il congresso».

Ha l’intenzione di rimanere in pista come leader?

«Intanto, l’intenzione è rimanere in pista come Pd. Qualcuno pensa che stiamo smobilitando. Abbiamo preso una botta, certo, e dobbiamo fare chiarezza. Ma c’è anche una forte richiesta di nuove iscrizioni che mi sembra un bel segnale».

Pd resterà unito? Ha visto il brindisi della minoranza domenica notte? Sembra difficile preservare un partito che si è combattuto così aspramente da rimetterci Palazzo Chigi…

«Ci sono tutte le intenzioni di restare uniti. Non sono partite espulsioni. La direzione sarà la prima occasione per dirsi cosa non ha funzionato. A me non sono piaciute le scene di giubilo mentre il nostro presidente del Consiglio si dimetteva e mentre cadeva uno degli ultimi governi di centrosinistra in Europa. Ma avremo occasione di tornarci su. Come su altri elementi, per esempio la riforma della scuola, che ci consentiranno di arrivare alle elezioni con un programma compiuto».

Berlusconi ha dato la sua disponibilità. Verso che tipo di legge elettorale si va?

«Noi abbiamo provato a farne una e ci siamo anche riusciti. Poi, purtroppo, non è piaciuta più. Adesso massima disponibilità, ma intanto si torna a votare per il Senato. Lo dico a chi
parla dei costi della politica…».

Un sistema proporzionale sarà inevitabile?

«Per ora vedo due sistemi diversi per Camera e Senato. Mi sembra che l’Italia stia facendo mille passi indietro verso la Prima Repubblica e verso un contesto di frammentazione politica che porta alle larghe intese».

L’anno prossimo si torna alla grande coalizione?

«E quello che il Pd, come partito a vocazione maggioritaria, ha sempre combattuto, ma una legge elettorale proporzionale in questo momento è un rischio possibile. Noi ci batteremo comunque per un governo di centrosinistra».

Roberto Speranza ha invocato “discontinuità”. Lo ascolterete?

«Non so cosa intenda. Per quanto riguarda il governo, più che mandare a casa il premier non so che altro si possa fare. Sulla linea politica, abbiamo già affrontato le politiche sociali con un’impostazione di centrosinistra. Parlando della minoranza; voglio ringraziare pubblicamente chi come Gianni Cuperlo ha agito nell’ambito della nostra comunità politica con lealtà, correttezza e soprattutto coerenza».

Il prossimo premier sarà Paolo Gentiloni?

«I nomi li fa il presidente della Repubblica».

(intervista di Federica Fantozzi pubblicata su “L’Unità” dell’11 dicembre 2016)

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