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Passione politica

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Pubblico l’intervista che ho rilasciato a “la Repubblica” e che trovate oggi in edicola.

Quando l’ho vista piangere ho pensato: finalmente, questa sì che è politica!

«Non sono riuscita a trattenermi. E sicuramente erano lacrime di passione politica».

E difatti il video non mostra una donna che piange, ma una donna che vuole negarsi alle lacrime e non ci riesce.

«Purtroppo l’emozione ha le sue leggi biologiche».

C’è una grande abbondanza di lacrime eminenti in Italia, da Ingrao e Occhetto sino a Berlusconi e Fassino; da De Mita, Cossiga e Craxi sino alla Fornero e persino a Mourinho. E non sempre per incontinenza di emozioni vere.

«Capisco che nel Paese del batticuore e del turbamento ci sia stata anche qualche sceneggiata. Ma io, se avessi potuto scegliere dove piangere, lo avrei fatto a casa con la testa sotto il cuscino. Sa cosa hanno scritto, sa dove è arrivata la cattiveria?».

Ho letto insulti di ogni genere: “oca giuliva” è il più tenero. Ovviamente i vaffa si sprecano e il turpiloquio è incontenibile.

«Io sono molto miope e in genere uso le lenti a contatto. In questo periodo ho un piccolo problema e sono costretta a mettere gli occhiali. Ebbene, hanno scritto che non avevo messo le lenti a contatto perché altrimenti il finto pianto non mi sarebbe venuto bene».

Le sue lacrime, oltre che evidentemente spontanee, hanno una grande forza argomentativa.

«Ci sono momenti in cui “bisogna” piangere, perché anche il pianto è verità. E io faccio politica con grande passione, non sono una che gioca a poker. Non sono quel tipo di persona. Mi sono esposta tanto, sia in sede nazionale sia in sede locale, sono stata insultata sul piano personale ben oltre la decenza, con impudicizia, con sistematica oscenità. E adesso che sono arrivati i giorni duri, i giorni della sconfitta, la passione ha mostrato quel che in genere in politica non si vede».

Io ho visto, nel suo pianto, la fine certificata di un sogno politico, quello del governo dei quarantenni.

«Capisco cosa vuole dire. Io penso che davvero la mia generazione abbia perso la sua grande occasione. E questo ovviamente mi turba molto, è una batosta che mi pesa e che quindi mi rende fragile. Non me ne vergogno».

Abbiamo tutti scritto che quello di Gentiloni è un governo fotocopia. Ed è vero, ma è anche falso. Perché del governo Renzi, questo non ha l’ambizione e neppure l’età.

«Di sicuro non eravamo gente grigia, politici di lungo corso. Abbiamo portato la freschezza della prima volta, i colori e le tinte forti di una generazione che non sarebbe esistita se non si fosse imposta; una generazione che il suo spazio se l’è preso, non l’ha elemosinato. E certo non se l’è guadagnato con il servilismo».

Dunque le sue lacrime raccontano che la festa, appena cominciata, è già finita.

«Se mi permette, però, io aggiungo che non finisce qui. Ci saranno nuove forme e nuove strade».

A occhio e croce con altre persone, con nuovi protagonisti.

«Questo non lo sa nessuno. Comunque andrà, deve ammettere che nulla sarà più come prima. Abbiamo cambiato tutto, in politica. Oggi anche l’opposizione è diversa. Tutto è diventato chiaro, diretto, veloce e tutto è raggiungibile. Non ci sono più tabù e non ci sono più santuari intoccabili».

Pure la cattiveria è cambiata.

«Sì. È diventata ferocia».

Anche per colpa vostra?

«Non mi pare, io di certo non ho partecipato. È vero che abbiamo accelerato tutti i processi. Ma poi sono arrivati Grillo e il Movimento 5 stelle… Guardi che io devo il mio ingresso in politica a un video che fu mandato in giro dal Post».

Era il marzo del 2009 e lei fu molto dura con il partito. II segretario era Franceschini. Interventi così nella storia italiana ce ne sono stati tanti. Nella vita dei partiti c’è sempre stato il momento della retorica della spontaneità giovanilistica. Con lei però il copione scappò loro di mano. La giovane appassionata contro le mummie del vecchio regime divenne infatti un video seriale. C’erano, inesplorati, i social: quella sua monelleria fece il giro d’Europa.

«A quel tempo non sapevo quasi nulla dei social. Ho imparato ad usarli dopo».

Deve tutto ai social, e adesso dei social è diventata vittima.

«Non erano così. C’era davvero molta ingenuità. Era il 2009. 11 cambiamento, sino alla degenerazione, arriva più o meno nel 2012. E la cattiveria è cresciuta a poco a poco».

Una maionese che lei cominciò a montare.

«Mai i social sono stati così efferati come durante il governo Renzi. Sfregiare, umiliare, colpire, sporcare: le offese sono diventate selvagge, personali, fisiche. Io feci accuse solo politiche. E dissi, del partito, qualcosa che, più o meno, ripeterei oggi».

Lei, mentre cercava di non piangere, ha denunziato gli attacchi personali anche per questioni locali.

«Che si intersecano a quelle nazionali. Ci hanno considerato la stessa cosa, a me e a Renzi. Colpivano me per colpire lui. E dunque sempre le questioni locali hanno risentito della vicenda nazionale».

Ha parlato pure di insulti alla famiglia.

«È stato un moto di ribellione ed è venuto fuori tutto quello che covavo dentro. Purtroppo gli insulti hanno toccato la famiglia e le persone a prescindere dalle opinioni politiche. Si intrufolano nella mia vita nel modo più volgare».

Lei ha detto che la offendono come donna.

«Guardi che io non sono di quelle che si battono per le quote rosa, nessuno mi ha mai sentito parlare di genere, non sono una femminista arrabbiata».

Perché la chiamano la “zarina isterica”?

«Ci pensi un attimo. Se fossi stato uomo, non avrebbero aggiunto l’aggettivo “isterica”».

In Regione le rimproverano una certa asprezza sul lavoro.

«Come Presidente di regione io sono anche commissario straordinario della terza corsia dell’A4, la Venezia Trieste (abbiamo finanziato il terzo lotto, 500 milioni di euro, e il cantiere è già avviato). Sono anche commissario per il dissesto idrogeologico. E commissario della Ferriera di Trieste. E sono pure vicesegretaria del Pd».

Dicono che lei faccia una vita da cavallo.

«Viaggio anche di notte e lavoro praticamente sempre. Ma non mi lamento. Lo faccio perché mi piace. E sono riuscita a garantire sia i risultati sia la mia presenza sul territorio. Lei parla di asprezza. Ma come vuole che reagisca dinanzi ai tempi lunghi e alle pratiche inutili di una parte della burocrazia amministrativa? Tenga conto, per capire l’asprezza, che abbiamo realizzato la riforma sanitaria eliminando poltrone e privilegi. E grazie alla specialità della regione abbiamo davvero portato a compimento quell’abolizione delle Provincie che nel resto d’Italia si non si riesce a fare. Capisco di avere provocato risentimenti, eccitato i campanilismi.»

Lasciamo il Friuli e torniamo a Roma. Matteo Renzi sforzava gli occhi, ma non ha pianto. E neppure Maria Elena Boschi. Dice il poeta: “se tu già non ti duoli; ( ) e se non piangi, di che pianger suoli?”.

«C’era tanta sofferenza umana anche negli scatoloni di Renzi. Ma ognuno ha il suo modo di sentire e di reagire. A me questa sconfitta ha insegnato qualcosa dalla quale non tornerò indietro: meglio gli occhi rossi e gonfi che tenersi tutto dentro. E contro l’inciviltà dell’insulto politico rivendico la civiltà del pianto».

(intervista rilasciata a Francesco Merlo e pubblicata su “La Repubblica” del 16 dicembre 2016)

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