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W la libertà

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Questa mattina ho partecipato a Pordenone alla cerimonia in memoria di nove partigiani fucilati dai nazifascisti presso la ex Caserma Martelli. Pubblico il mio indirizzo di saluto

Signor Sindaco,

Autorità e cittadini convenuti,

desidero rivolgere un saluto alla città di Pordenone e a tutte le comunità del territorio, rappresentate dai sindaci e dagli amministratori presenti. Rendo omaggio a una parte operosa, civile e trainante della nostra regione, che ha dimostrato tenacia, ingegno e coraggio in ogni circostanza e in ogni sfida della sua storia. Dalla riconquista della libertà con la lotta partigiana al fervore industriale del dopoguerra, dal contrasto alla crisi economica al protagonismo internazionale sul fronte avanzato della cultura, Pordenone e il pordenonese sono stati e rimangono un esempio.

Anche per questo partecipo con sincero compiacimento a questa cerimonia, per testimoniare l’attenzione viva e puntuale dell’Amministrazione regionale nei confronti dei momenti solenni e qualificanti di una terra che conosce il proprio valore.

Voglio ringraziare l’impegno delle associazioni partigiane, che mantengono vivo il ricordo del sacrificio dei nove giovani, barbaramente trucidati dai nazifascisti il 14 gennaio di 72 anni fa. Tramite la testimonianza di quella tragedia, perpetuata con costanza negli anni, rimane fisso nella cittadinanza il monito della storia che, in particolare nella nostra Regione, ha assunto l’aspetto di una tragedia sanguinosa e universale. Il Friuli Venezia Giulia ha visto consumarsi gli eccidi più nefasti e fratricidi, e al tempo stesso ha saputo esprimere fulgide energie al servizio degli ideali di libertà e democrazia.

Pochi giorni fa abbiamo celebrato i 220 anni del nostro Tricolore, simbolo dell’Unità nazionale. Rendiamo onore alle gesta e alla morte dei giovani che oggi commemoriamo: assieme a molti altri patrioti, essi hanno riconsacrato la bandiera nel loro sangue versato e lo hanno reso ancora degno di incarnare la libertà e l’eguaglianza, la tolleranza e la democrazia. I supremi valori su cui fonda la Patria.

Avviciniamo con deferente rispetto la pietra dedicata al maggiore Franco Martelli, sfioriamo con consapevolezza ogni targa, ogni lapide, tutti i nomi dei caduti nella causa del riscatto morale d’Italia. Rastrellamenti, carcerazioni, deportazioni e fucilazioni. A migliaia furono sferzati dalla guerra, ma l’aspirazione alla libertà che animava l’attività di chi, in armi o in altra maniera, aiutava la lotta partigiana fu uno stato dell’anima che ha reso forte, partecipe e solidale l’Italia. Un grande Paese capace di superare laceranti divisioni, e di ritrovare poi lo slancio verso una nuova e operante unità.

“Una società che avverte e che vive con forza il senso di comunità è una società che avverte più fortemente il valore dell’unità nazionale”. Sono parole del presidente Mattarella che vorrei riferire al Friuli Venezia Giulia, sottolineando il valore inestimabile dell’unità e della solidarietà regionale. Anche nelle difficoltà e nei momenti di meno facile comprensione ricordiamo che la nostra forza deve essere vitalizzata da un autentico e concreto senso di appartenenza, se vogliamo che sia indirizzata ed esercitata con efficacia. Altrimenti, cederanno all’usura anche le parole solennemente scolpite negli articoli dello Statuto speciale.

Libertà e responsabilità sono concetti esigenti, difficili da far propri soprattutto ai nostri giorni, in cui la banalizzazione dei valori coincide con lo sgretolamento del senso di comunità e con lo spaesamento dell’individuo. Mentre un comodo fraintendimento induce a scambiare la libertà con l’assenza di regole, prendono piede ideologie e prassi che paiono premiare l’interesse particolare rispetto a quello collettivo. Personalismi estremi e omologazione si manifestano come i due volti di una pericolosa onda che si rifrange alle basi dello Stato e della democrazia rappresentativa. E’ un paradosso che ciò avvenga in un’era dominata dal progresso delle tecnologie e segnata da un indubbio miglioramento delle condizioni generali di vita.

Non serve a nulla rimpiangere i tempi passati. Ognuno, figlio del suo tempo e padre del futuro, si deve assumere la responsabilità di scegliere, come fecero in misura somma i fucilati di via Montereale, tra l’accomodamento all’esistente e la fatica di generare un mondo migliore.

Con una chiarezza di fondo: una società più giusta cresce nel rispetto delle regole, che rappresentano ciò su cui lo stare assieme si fonda: la condivisione dei valori comuni, dei principi fondamentali, dei diritti inviolabili. Aggiungo che, oltre al rispetto delle norme che sanciscono il confine tra il lecito e l’illecito, così la tensione all’equità sociale dev’essere anche oggi un potente motore dell’azione istituzionale e politica.

L’augurio che desidero rivolgere a tutti in questo inizio d’anno è che ognuno di noi sia capace di riaffermare questi concetti nel proprio lavoro quotidiano.

Riscoprire la comunità come luogo in cui realizziamo responsabilmente la nostra libertà è un obiettivo ambizioso: per esso molti hanno dato la vita, oltre 70 anni fa, e oggi possiamo mantenerlo vivo anche attraverso la pratica di una insegnamento antico ma mai decaduto: il rispetto del prossimo.

W l’Italia, w la Resistenza, w la Libertà

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