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Pubblico impiego

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Screenshot_20170131-161601_01 Ci sono questioni su cui è bene tornare a fare chiarezza: una riguarda il pubblico impiego, con le opinioni, i giudizi e i pregiudizi che intorno ad esso si formano.

Ci rifletto in base alla mia esperienza personale.

Perché da quando sono presidente della mia Regione ho potuto apprezzare la qualità e la professionalità del personale regionale. Ho visto che c’è un orgoglio di appartenenza che si unisce a capacità indiscutibili, e che non manca il desiderio di progredire e migliorare se stessi e il servizio.

Poi, come in tutte le comunità, accade che nella massa si trovi qualcuno che non dà il massimo o che, senza giri di parole, faccia il furbo. Questi comportamenti sono mal visti e mal tollerati proprio da chi lavora seriamente.

In sostanza, penso che la visione del pubblico impiego come ricettacolo di nullafacenti sia antica e ingiusta. Perché, forse non sempre nel modo e nei tempi che i cittadini utenti richiedono, però la macchina amministrativa che ho conosciuto direttamente funziona.

Bisogna certo migliorare tante cose, ma ciò che abbiamo realizzato sarebbe stato impossibile senza la collaborazione fattiva di una grandissima maggioranza del personale regionale, compreso quello delle Aziende sanitarie e degli Enti locali.

E’ una considerazione che credo valga anche per la più larga platea dei dipendenti statali: per affrontare problemi sempre più complessi è necessario stringere un’alleanza anche con questi lavoratori, indispensabili per muovere il Paese. Ma troppo spesso considerati poco o in modo negativo.

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