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Campanelli d’allarme

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EU-USA Gli sviluppi dello scenario internazionale vedono un’America che si sta chiudendo, e non mi riferisco solo ad una questione di muri ed espulsioni. Gli Stati Uniti erano il Paese più libero, più aperto, quello che lanciava le grandi sfide, quello dell’ascensore sociale che si muoveva in continuazione; e ora si chiude come mai nel passato. Non è una questione solo di muro: è una questione di dazi, di mercato che si chiude, di gruppi e comunità che iniziano a non dialogare più tra di loro, di una leadership che ha scommesso tutto su questa chiusura aggressiva. La crisi finanziaria è arrivata da lì: da lì potrebbe arrivare la crisi culturale e la crisi sociale. Sarebbe una spallata devastante per un’Europa già debole, che ha confidato negli strumenti tecnici come elementi di coesione e nel frattempo perdeva la sua anima. I rischi sono seri e davanti ai nostri occhi. Certi atteggiamenti antisemiti che rimbalzano dall’Ungheria alla Francia sono campanelli d’allarme che dovremmo riconoscere. In Europa si sta superando un limite invalicabile e bisogna fare di tutto per evitare il peggio.

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