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Parole O_Stili

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ostili Il 17 e 18 febbraio si tiene a Trieste la prima edizione del convegno “Parole O_Stili”, dedicato all’hate speech. Una due-giorni strutturata per offrire diversi approcci e spunti di approfondimento per affrontare il tema dell’odio in rete, una forma di violenza verbale che sta purtroppo dilagando soprattutto sui social network.
Oltre alla possibilità di confrontarmi con i partecipanti – blogger, influencers, normali cittadini interessati – andare a Parole O_Stili è un’occasione per riflettere apertamente con chi segue i miei canali social.
L’odio e la violenza passano prima di tutto attraverso le parole. Chi frequenta le mie pagine social sa quanto spesso sotto i miei post si leggano attacchi personali, talvolta assai virulenti: frasi o direttamente insulti che nulla hanno a che fare con lo scambio di idee e passioni che questi strumenti dovrebbero rendere più facili e immediati.
Come noto, recentemente mi è capitato di ricevere anche pesanti minacce, che ho voluto rendere pubbliche, anche come atto di sensibilizzazione al di là dell’episodio che mi ha riguardato.
Per formazione culturale e per istinto ho sempre guardato con scetticismo a chi crede che il rimedio alla violenza della rete sia qualche forma di limitazione, insomma – diciamolo – di censura. Resto di quell’idea. Con una distinzione, la stessa che per esempio passa tra i tifosi, anche quelli sfegatati, e gli hooligans; oppure tra un corteo di protesta e i black block. L’aggressione non è ammissibile, la violazione della sfera personale è inaccettabile, l’insulto gratuito è degradante.
Ecco perché ho deciso che non farò più passare le intimidazioni e le ingiurie sulle mie pagine, e che i “leoni da tastiera” verranno bloccati.
Questo non vuol dire disertare o scappare dal confronto ma è una scelta di campo: per una policy che prevede educazione e rispetto, e l’isolamento per chi su facebook e twitter non conosce alternativa all’insulto.
Sia chiaro, la reputo una decisione estrema, che non prendo volentieri. Penso infatti che ci sia un gran lavoro da fare, in un terreno largamente da esplorare anche dal punto di vista metodologico, per costruire un’etica delle comunità virtuali. Affinché la rete sia uno spazio di libertà in più, non un luogo pericoloso in cui avventurarsi solo muniti di corazze.

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