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A Nello Menotti

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Puppo Pubblico il mio intervento alla cerimonia di intitolazione del giardino pubblico in via Libertà, a Manzano, al partigiano Nello Menotti, tenuto in occasione delle celebrazioni del 25 aprile.

Signor Sindaco, cittadini di Manzano, (autorità)
vi ringrazio per l’invito, che ho accolto con molto piacere, a portare il saluto dell’Amministrazione Regionale alla cerimonia di intitolazione di questo giardino. E’ opera degna e onorevole perpetuare il ricordo dei giovani eroi che diedero la vita per riscattare il nome d’Italia e donarci la libertà.

Confesso che, fino a pochi giorni or sono, non conoscevo la storia del Partigiano “Puppo”, e l’occasione di averne potuto apprendere le gesta mi rende ancor più gradito condividere con voi questo momento.

In tempi come i nostri, che attribuiscono all’età matura responsabilità e consapevolezza di scelte, colpisce la giovane età di questo combattente. Le guerre falciano sempre per prime le generazioni più giovani, e Nello Menotti fa parte di una larga schiera di coetanei, travolti e abbattuti dalla furia assassina dei totalitarismi.

Ma se tutte le morti sono degne di compianto, non tutte le morti sono degne di uguale onore e riconoscenza: il partigiano Puppo fu tra quelli che seppero da che parte stare e che impugnarono le armi a difesa della Patria e della Libertà.

Ventidue anni sono sempre troppo pochi per morire. Ma bisogna avere un grande animo, una grande fede, per combattere fino all’ultimo, ferito, sapendo di andare incontro a morte certa, per dare la possibilità ai suoi compagni di salvarsi.

E’ un gesto che noi oggi a fatica riusciamo a immaginare, circondati da agio e sicurezza. Eppure sono state quelle scelte, coraggiose e folli come solo la gioventù sa essere, a permettere a noi di nascere e vivere in un Paese dove i diritti sono i pilastri della nostra convivenza.

E’ dunque importante ricordare quel momento storico attraverso i suoi protagonisti. Per non dare per scontato e immutabile ciò che, a costo di immensi sacrifici, quei giovani hanno conquistato per noi. Tra quei giovani, a lottare e morire qui in Italia, vi furono anche in combattenti della Brigata Ebraica, oggi trascinati in una polemica assurda, strumentale e fuori dalla storia. A chi contesta loro il diritto di sfilare con noi, vorrei solo indicare i resti del forno della Risiera di San Saba a Trieste. Spero che la saggezza, che non manca nei vertici dell’Anpi come ci dimostra Roberto Cenati a Milano, saprà ricondurre questo episodio nel solco del buon senso. Sono tempi, questi, in cui abbiamo bisogno di unità e di saldezza, perché le aggressioni al nostro sistema di vita giungono da altrove. Da chi letteralmente odia la vita, e la sopprime in nome di una religione sfigurata, o magari da chi vorrebbe in ceppi la libertà, a cominciare da quella di espressione: la più pericolosa.

Ricordiamo dunque Gabriele Del Grande, detenuto senza imputazione in Turchia, la tragica fine di Anna Politkovskaja o la chiusura d’imperio, l’anno scorso, del più importante giornale d’opposizione ungherese.

Come comincia una dittatura? Qual è il segno oltrepassato il quale si può dire: ecco, non siamo più liberi. Se ne accorsero senza dubbio i greci, quando il 21 aprile di cinquanta anni fa, si svegliarono con i carri armati nelle strade e per otto anni furono in balia dei militari. E’ un anniversario che rischia di passare quasi inosservato. Ma ci dice molte cose. Ieri in Grecia, oggi in un certo modo in Ungheria, domani chissà dove, in Europa si possono affermare poteri slegati dal controllo delle istituzioni democratiche. La sollevazione dell’onda popolare contro un nemico esterno è un fenomeno noto e sperimentato, ma serve soprattutto a spazzare gli avversari interni.

Il germe dell’intolleranza, il mito della purezza e della forte autosufficienza non sono scomparsi, serpeggiano tra noi e alzano la testa sempre più spavaldi. Bisogna vigilare, e agire. Questo nostro ritrovarci oggi è un atto positivo e costruttivo, a difesa del vivere civile ed a baluardo di quei valori che ci accomunano e ci tutelano.

Non dimentichiamo le radici greco-romane, cristiane ed illuministe della nostra bella e bistrattata Europa: esse corrono sempre il rischio di essere calpestate e bruciate. Allora furono preservate da quel grande movimento continentale che fu la Resistenza. A chi, contro chi e come, tocca oggi quella difesa? Sono le domande difficili che non hanno risposte facili, ma che non si possono eludere, perché tutti noi percepiamo che sempre più forte è la tentazione di non sciogliere questo nodo, ma di reciderlo con un colpo dio spada.

Ecco allora che noi, noi che non abbiamo combattuto, noi fortunati eredi di un tesoro non guadagnato, noi figli dell’Europa unita e pericolante, abbiamo oggi la grande responsabilità di mantenere vivi i valori che hanno spinto i Partigiani sulle montagne, e i giovani a morire.

Anche per questo ringrazio l’Amministrazione comunale di Manzano e la sezione locale dell’Anpi. Perché nel nome di Nello Menotti ci obbliga a specchiarci nelle nostre debolezze e a rinnovare le energie morali che scorrevano nel suo sangue.

Permettetemi un’ultima considerazione: intitolare un Parco alla memoria di un Partigiano, che prima di esser partigiano era un contadino, penso sia una idea che gli sarebbe piaciuta.

Qualcosa di vivo, che cresce e si trasforma, che tutti voi potrete condividere e vivere a modo vostro: non credo ci sia modo migliore per sentire vicino e non dimenticare il nome del partigiano “Puppo”.

W L’ITALIA, W LA REPUBBLICA, W LA RESISTENZA

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