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Verso le Primarie

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mv Pubblico di seguito l’intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni per il Messaggero Veneto: una panoramica sull’attualità politica in vista del prossimo appuntamento delle primarie del Partito Democratico.

I fuochi d’artificio non sono in programma. Lunedì è lo spartiacque per il PD. Superata la vittoria – la scaramanzia è solo di rito – Matteo Renzi dovrà cercare il coup de théatre per rivitalizzare il partito e riguadagnare consensi. Testa bassa e lavorare è il profilo oggi, anche per la Presidente FVG e numero due del PD, Debora Serracchiani. Nel 2013 per le primarie dem ai gazebo in Friuli Venezia Giulia andarono 47 mila 645 elettori. Renzi incassò il 66,1% per cento, 30 mila 973 preferenze. Non ci sono pronostici, ma una sicurezza: “Comunque vada sarà un successo democratico”, giura Serracchiani. Non è accontentarsi. E’ la ripartenza, da lunedì.

Le primarie Pd?

«Raro esempio di democrazia»

I gazebo del Pd sembrano aver perso appeal: la vera scommessa è l’affluenza?

«Anche grazie al grande lavoro dei volontari e dei militanti, siamo l’unico partito in Italia che sceglie il proprio candidato premier in modo aperto, trasparente e pubblico. Non mi iscrivo alla corrente di chi pone il problema dell’affluenza, sottolineo invece quanto è importante agire in questo modo nella scelta dei propri dirigenti. Rilevo come le mirabolanti promesse di chi parlava di trasparenza, partecipazione e condivisione si siano infrante all’interno di stanze chiuse o con una consultazione online che poi finisce in tribunale. Comunque vada le primarie del Pd saranno un successo democratico».

Si sbilancia su un pronostico in regione?

«L’affluenza è stata più alta delle aspettative in regione durante la fase interna delle convenzioni, anche rispetto alla precedente tornata congressuale del 2013. Pur consapevole che il momento è particolare, spero ci sia una buona partecipazione. Non mi interessa fare numeri».

I sondaggi danno il Pd al 27 per cento di bersaniana memoria. A cos’è dovuto il passo indietro?

«È un periodo complicato. Abbiamo affrontato una scissione con molte fibrillazioni, siamo usciti da una sconfitta dura come quella al referendum che ha avuto il suo apice prima con le dimissioni di Renzi da premier e poi da segretario del partito. Adesso stiamo affrontando il congresso e penso che il Pd possa cogliere questa occasione per rilanciare identità, programma e consenso. Non rincorro i sondaggi, preferisco lavorare per rafforzare la nostra comunità, il radicamento sul territorio e le nostre proposte di Governo».

Lo scontro continuo con Grillo paga?

«Chi governa ha momenti maggiori di difficoltà rispetto a chi si limita all’opposizione e a sottolineare le difficoltà senza proporre vere soluzioni. Credo però che in un periodo medio-lungo la capacità di governare e di dare risposte prevalga».

Andrea Orlando sostiene che il Pd non ha ancora analizzato seriamente la sconfitta al referendum. È così?

«No, credo che quella sconfitta pesi e peserà sul Pd e un dirigente che ne è stato protagonista come Orlando più di altri sa dove siamo mancati e dove dobbiamo rafforzarci. Allo stesso tempo credo che dalle sconfitte si debba uscire più forti, consapevoli dei propri limiti ma anche determinati nel portare avanti le proprie ragioni».

Renzi cos’ha sbagliato?

«Non mi piace l’idea che perde uno solo e si vince tutti insieme. Renzi ha commesso l’errore di politicizzare il referendum, se n’è reso conto e ha pagato in prima persona, con le dimissioni. Il referendum è diventato strumento per dire di no e fare opposizione, non lo abbiamo capito immediatamente e quello è stato un errore di tutta la classe dirigente.
Credo che il congresso serva anche a correggere alcuni di quegli errori e a dare al Pd un approccio diverso, con maggiore partecipazione e condivisione delle scelte con i cittadini. La riforma della scuola ci ha insegnato molto. C’è solo una persona che non sbaglia mai, quella che non fa niente. E stato fatto molto, non tutto bene».

Renzi nei circoli in Fvg ha preso circa 1’8 per cento in meno rispetto alla media nazionale. Pensa sia una critica anche a lei e al suo governo regionale?

«Non so se è sovrapponibile, non lo escludo ma non so se è la ragione determinante. Il risultato comunque per noi è importante visto che nel 2013, ad esempio, avevamo perso le primarie interne a Trieste e invece oggi c’è stata un’affermazione netta di Renzi e Maurizio Martina».

Uno dei democratici più di peso e a lei spesso vicino è Renzo Travanut, che sostiene Orlando. La scelta l’ha stupita?

«No, stiamo parlando sempre di Pd e di persone rimaste nel Pd, che si confrontano democraticamente. Non mi ha stupita la sua scelta per la storia che ha, per il modo di pensare, per come ha criticato Renzi in alcuni casi. Con Renzo c’è una grande amicizia, un grande rispetto e la consapevolezza che possiamo avere opinioni diverse ma siamo convinti che si debba agire e metterci la faccia per cambiare le cose che non vanno».

È ancora convinta che per i fuoriusciti dal Pd la porta resti chiusa?

«Vedo che chi è uscito ora vuole marcare una certa distanza dal Pd. Mi sono dispiaciuta di alcune scelte fatte da Mdp rispetto al Governo Gentiloni, che resta espressione del centrosinistra, scelte che per lungo tempo erano state da loro condivise nel Pd. Ritengo non si debba rinunciare a tentare di costruire un’alleanza inclusiva, ad esempio con Campo progressista, anche per le prossime regionali. Vogliamo ci sia una condivisione programmatica forte, non contro qualcuno. Ognuno deve assumersi la responsabilità di unire oppure di rompere il campo del centrosinistra. E qui qualcuno ha già fatto fughe in avanti».

Ha ragione Pisapia: Renzi deve unire la Sinistra perché il tempo è scaduto?

«Ci stiamo provando partendo dai valori. Certo, è complicato con chi come, Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani, passa il tempo a cercare di mettere in difficoltà e indebolire il Pd. Ma occorre che ci sia chiarezza e volontà di battere la destra e i populisti e non di marcare differenze pregiudiziali».

Quale alleanza di centrosinistra immagina per le regionali 2018?

«La nostra, con Cittadini e Sel, è un’alleanza di governo che ha tenuto nonostante le difficoltà nella Sinistra e credo che da qui si debba ripartire, per valutare assieme prospettive di allargamento della coalizione».

Facciamo il toto-candidati alla presidenza della Regione?

«No».

Senza garanzie su una manovra espansiva in autunno potreste staccare la spina al Governo?

«Appoggiamo il Governo convintamente, anche se è normale per un partito di maggioranza fare da pungolo rispetto ad alcune decisioni e questioni, come i rapporti con l’Europa dove, visto quanto sta accadendo dai migranti all’economia, dalle scelte dell’America di Trump a quelle della Russia di Putin, è necessaria una capacità di dialogo forte, determinata e coraggiosa, per far cambiare volto all’Europa. Un’Europa che vogliamo, ma non così».

Ritiene che ci siano margini per il voto nazionale in autunno?

«Vedo un contesto complesso per andare a votare in autunno. Deciderà il presidente Mattarella».

Sono possibili le larghe intese dal Pd a Forza Italia?

«È stato opportuno il richiamo di Mattarella ad approvare una legge elettorale coerente tra Camera e Senato. Il Pd sulla legge elettorale ha da sempre le idee chiare e quindi auspico che avremo un sistema grazie al quale chi vince governa».

Pensa che Alitalia debba essere salvata dal Governo?

«L’esecutivo sta facendo e ha fatto sforzi enormi per riparare agli errori del passato e a scelte non particolarmente lungimiranti. Quella attuale è una situazione complessivamente difficile per molti vettori europei e in questi anni di aggregazioni e incorporazioni, Alitalia non può pensare di poter vivere da sola approfittando di una nazionalizzazione che non può essere fatta né è corretto che venga fatta. E giusto che non siano solo i lavoratori a pagare il conto, ma non tocca nemmeno agli italiani mettere mano al loro portafoglio».

Emmanuel Macron è una nuova speranza per la Sinistra europea?

«Ha vinto il primo turno con idee molto chiare e in controtendenza rispetto alla voce dei populisti che sembrerebbero maggioranza, con un esplicito appello europeista. Ha affrontato i temi con coraggio, continuando a pensare alla sicurezza dei cittadini ma anche puntando agli investimenti sulla cultura, come abbiamo fatto noi. Credo che Macron dia una ventata di novità e freschezza al centrosinistra europeo di cui si sentiva molto la necessità. E poi è riuscito a vincere sotto l’attacco del terrorismo, a dimostrazione che le buone idee e le soluzioni sono le risposte che passano alla gente, nonostante qualcuno voglia approfittare delle paure, il popolo ha dimostrato di essere più maturo di certi politici».

Sostiene la necessità dell’obbligo dei vaccini peri bimbi?

«Abbiamo condiviso in giunta la posizione dell’assessore Maria Sandra Telesca espressa sul vostro giornale e riteniamo si debba fare un forte investimento in informazione e prevenzione, per debellare oltre alle malattie anche la tanta disinformazione che viene da forze politiche, social e da alcune strumentalizzazioni. Abbiamo seguito con attenzione la decisione del Comune di Trieste, anche perché in regione era il luogo con il più basso numero di vaccinazioni, e sono molto soddisfatta dal fatto che il Consiglio di Stato abbia dato ragione all’amministrazione triestina. Stiamo lavorando con il Consiglio regionale alla stesura di un disegno di legge che attendiamo si completi, per arrivare all’obbligatorietà per nidi e materne almeno per i vaccini previsti dalla legge, ma vogliamo anche che lo Stato si impegni ad allargare quello spettro di copertura».

Sulle Uti, la sua riforma più sofferta, va avanti senza indugi?

«Il cambiamento rispetto alle Uti è radicale, le Unioni sono lo strumento più innovativo messo in campo. Sono consapevole delle difficoltà, perché il cambiamento, ripeto, è radicale. Ma i cittadini devono sapere che la loro vita non cambierà nell’approccio con i servizi degli enti locali, anzi, la maggiore efficienza del sistema avrà riflessi positivi e concreti. Ai sindaci voglio dire che riforma è fatta per loro, per aiutarli a lavorare meglio, e che non c’è contrapposizione tra Regione e Comuni. Ad esempio, le Unioni sono un modo per risolvere il problema della carenza di personale».

(Intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto del 28 aprile 2017)

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