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Lavoriamo Uniti

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IMG_20170627_105613_604 Martedì scorso è stata una giornata molto importante per il Friuli Venezia Giulia. Per l’intera regione e non solo per alcuni territori.
Lo è stata perché ricorrevano settanta anni da quello storico 27 giugno 1947 quando l’Assemblea Costituente approvò l’emendamento di Tiziano Tessitori che fondò l’Autonomia dell’allora Friuli-Venezia Giulia, che divenne appunto Regione Autonoma e non una provincia del Veneto come altri invece auspicavano.
Ma lo è stata anche per la sottoscrizione del decreto attuativo sul Porto di Trieste formalmente effettuata dal Ministro Delrio nel Palazzo della Regione e atteso dal 1954.
Grazie a questo decreto vengono infatti declinate in maniera chiara le agevolazioni derivanti dell’extraterritorialità doganale unitamente alla libertà di accesso e di stoccaggio illimitato delle merci, il pagamento differito e la riduzione delle tasse. Altrettanto importante la previsione che tali agevolazioni possano essere estese anche al settore della trasformazione industriale delle merci stesse.
Il Friuli Venezia Giulia può così realisticamente diventare la punta di diamante della piattaforma logistica nazionale attraverso scelte coraggiose determinate anche dalla nostra specialità, che danno quindi concreta vitalità, non solo simbolica e rievocativa, alla battaglia di Tiziano Tessitori.
La nostra politica è stata quella di mettere in sinergia ciò che già esisteva, facendo dialogare i tre porti e gli interporti del territorio regionale. Ma non solo.
Siamo intervenuti anche sull’aeroporto che, a lavori ultimati, sarà il primo scalo del nordest a poter contare sul collegamento con l’alta velocità. Le nostre scelte, sostenute anche dal ministro Delrio, sono dettate dalla concretezza che si può toccare con mano, piuttosto che da proclami senza costrutto e senza risorse.
La Regione è intervenuta attraverso il riordino del patrimonio esistente, grazie anche alle necessità poste in evidenza dalle associazioni di categoria che sono state ascoltate e hanno partecipato a definire il piano economico realizzato attraverso la legge RilancimpresaFVG per fare della nostra Regione un concreto “Porto Regione” come da molti anni sostenuto e condiviso con l’Università di Udine che ha colto tra i prime le potenzialità per il Friuli del Porto di Trieste.
Tutte le Istituzioni assieme devono a mio avviso remare nella stessa direzione e credere convintamente che, grazie anche alla sua specialità, la nostra Regione possa ambire ad un ruolo di rilievo in Italia nell’ambito dei trasporti: in buona sostanza un luogo dal quale si possano aprire nuovi traffici internazionali. Per fare questo bisogna avere coraggio di compiere delle scelte. Scelte che, per esempio nel settore strategico assunto dal trasporto di merce su rotaia, hanno fatto registrare un incremento del traffico di oltre il 30 per cento per quel che concerne lo scalo di Trieste. O che hanno visto partire dal porto di Trieste il primo treno verso la Svezia attraverso il corridoio ferroviario europeo.
Essere speciali nell’autonomia regionale significa anche questo, saper fare bene le cose per le quali l’autonomia ci viene riconosciuta.
Comprendo e capisco le suggestive interpretazioni che vedono necessariamente enfatizzare le divisioni e le contrapposizioni anche territoriali. Ma in questa occasione, oltre ad indebolire la credibilità del sistema Friuli Venezia Giulia, sono senza dubbio fuori dagli schemi e dalle intenzioni in cui si è mossa e opera questa Amministrazione. Non escludo che qualche soggetto anche autorevole possa essere in parte guidato da logiche territoriali, tuttavia non è certo questo l’obiettivo né tantomeno l’esito della storica giornata di ieri.
Posto che spetta agli imprenditori definire la politica industriale e alla Regione quello di mettere a disposizione gli strumenti affinché quelle scelte si possano concretizzare nel modo migliore possibile, il non riuscire a percepire l’enorme valore aggiunto di queste opportunità – di fatto un unicum a livello europeo, che rappresenta un potenziale di crescita considerevole degli insediamenti e degli investimenti delle aziende nazionali e internazionali – mi pare francamente poco lungimirante, tanto più che i notevoli vantaggi andranno a coinvolgere sia le aree di retroporto (di fatto tutta la Regione) che l’intero sistema industriale e produttivo regionale.

(Lettera pubblicata sul quotidiano Messaggero Veneto del 29 giugno 2017)

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