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L’eccidio di Torlano

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WhatsApp Image 2017-08-25 at 12.39.32 Pubblico il mio intervento in occasione della commemorazione del 73^ anniversario dell’eccidio compiuto dai nazifascisti il 25 agosto del 1944 nella frazione di Torlano a Nimis in cui morirono 33 persone.

Signor Sindaco, cittadini e autorità tutte

ho voluto portare oggi a questa commemorazione il saluto della Regione Friuli Venezia Giulia per evidenziare, una volta di più, l’importanza di ricordare le tragedie che si sono abbattute su queste terre con ferocia e sprezzo della vita umana.

Quella di Torlano è una delle molte stragi che negli anni della seconda guerra mondiale, e in particolare nel periodo della Resistenza contro il nazifascismo, hanno visto perire molte vite innocenti. Sicuramente le modalità di quell’eccidio lo rendono uno degli esempi più atroci, sia per l’efferatezza delle esecuzioni che per la giovanissima età di molte vittime.
Le delegazioni di Putten e Ladelund testimoniano con la loro presenza che quell’atrocità accomunava tutto il fronte europeo punteggiando gli stati che si ribellavano alla tirannia con violente rappresaglie e inaudite vendette. Non ci sono differenze fra il rogo della stalla di Torlano e le fiamme che hanno avvolto le case di Putten, non ci sono differenze fra il dolore che ha accompagnato la vita dei pochi sopravvissuti delle famiglie Comelli, Dri e De Bortoli e il dolore dei pochi sopravvissuti del campo di concentramento di Ladelund.
In quell’epoca le resistenze europee erano unite dal dolore delle morti e dalla fierezza dei valori, oggi siamo qui uniti non solo dalla comune memoria ma anche da un comune dovere: spetta alla nostra generazione e alle generazioni più giovani consolidare e rafforzare il frutto di quelle battaglie. La pace e la libertà conquistate con il sacrificio di tanti giovani resistenti non sono un destino prestabilito ma una conquista quotidiana.

Da quella catastrofe mondiale l’Europa ha saputo risollevarsi mettendo in campo un progetto comune: la costruzione di una nuova comunità a difesa della pace e della libertà, l’Unione Europea. Quest’anno abbiamo festeggiato i 60 anni di un’istituzione che vediamo spesso, troppo spesso, come un insieme di vincoli e di restrizioni, quasi fosse l’opposto della libertà.
Dobbiamo invece recuperarne lo spirito comunitario, quella concezione della libertà per cui la rinuncia ad alcune pretese di ognuno, agli egoismi regionali o nazionali rappresenta un investimento nella libertà e nella civile convivenza di tutti. Le regole e le norme possono e devono avere quella funzione. Non lacciuoli ma legami.
L’Unione Europea è una casa che si fonda sui comuni dolori del passato, che trae forza dalla memoria di quelle tragedie ma che deve tornare ad essere per tutti il luogo dell’incontro e della messa in comune delle difficoltà e delle opportunità, non solo degli opportunismi.

L’illusione di difendere il nostro territorio erigendo barriere e isolandoci dal mondo è forte e ammalia molti in Italia, in tutto il Continente e oltre. Per rafforzare la libertà di tutti l’unica strada resta però quella che la Resistenza ha tracciato in questi boschi e nei nostri paesi e che ci ha condotto ai valori contenuti nella nostra Carta Costituzionale.
Affermare quei principi di uguaglianza, solidarietà e civile convivenza e impegnarsi a tradurli nella vita quotidiana della nostra comunità ha risollevato un Paese lacerato e ferito da due guerre e lo ha trasformato in una delle grandi democrazie mondiali.

Da questa storia di riscatto civile di una nazione e di un popolo dobbiamo trarre esempio per rinsaldare il patto che ci lega come cittadini. La difesa della libertà e delle conquiste democratiche non è infatti estranea ad alcuno di noi. Si compie con i gesti della quotidianità, con il rispetto delle regole e con il riconoscimento degli altrui diritti.
E si compie anche con manifestazioni come questa in cui assieme ricordiamo le comuni radici della nostra Repubblica. Per questo il mio sentito ringraziamento va all’amministrazione comunale, alle associazioni dei partigiani e a tutti quelli che, anno dopo anno, si adoperano per mantenere vivi questi momenti di incontro, riflessione e memoria.

W la Resistenza, W la Repubblica, W l’Italia, W l’Europa.

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