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L’attesa

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clessidra-e1456666287898-680x330Il Friuli Venezia Giulia che si prepara alle prossime elezioni regionali offre alcuni spunti per riflettere e per interrogarci. Vediamoli in breve. In cinque anni la Giunta di centrosinistra ha riportato ai livelli precrisi l’occupazione e il Pil regionale, attivato strumenti di welfare innovativi sul piano nazionale, cantierato opere strategiche per centinaia di milioni, rilanciato un sistema di relazioni internazionali che significa opportunità vere per l’economia. Questi fatti chiedono discontinuità oppure approfondimento? Sono una base di partenza condivisibile? Parliamone, perché fanno parte di un programma di governo regionale.
Queste azioni sono state accompagnate da una maggioranza di centrosinistra che comprende anche chi ha ritenuto di staccarsi dal Pd e prendere una strada autonoma. Ci sono valutazioni distinte su altri punti specifici del programma? Un confronto serve a trovare i punti di mediazione e, quando si viene da una storia comune e si è governato assieme, riuscirci e’ questione di volontà politica. Se il passato non diventa un’ipoteca, serve per costruire le novità del futuro, non per ripercorrere sentieri già battuti. E parecchio diverso e’ lo scenario del 2018 rispetto al 2013:‎ allora noi sapevamo di dover combattere con i mostri della crisi, era la priorità.‎ Da qui invece inizia un percorso che conduce a sfide totalmente nuove, in parte ignote. Ecco, su questo, spero che tutto il centrosinistra vorrà riflettere.
Poi c’e’ il centrodestra, che si presenta‎ forte di un apparente onda di consenso che si muove dall’Europa, attraversa l’Italia e viene a lambire il Friuli Venezia Giulia. Fatta la tara degli slogan, sappiamo quali sono davvero le sue proposte? Dicono che faranno sostanzialmente piazza pulita dei nuovi assetti che abbiamo dato al sistema sanitario e a quello territoriale, e che risolveranno il problema dei migranti rimandandoli a casa o radunandoli chissà dove. Sappiamo dunque che impiegheranno una legislatura per smontare l’esistente senza avere idea di cosa fare in alternativa, e nell’impossibilita di dar seguito agli slogan con i fatti.
Facciamo finta che le spaccature che incidono il centrodestra a livello nazionale non avranno alcun riflesso in regione, che qui siano tutti armonicamente d’accordo su tutto, dai cattolici moderati ai forzisti doc, agli ex socialisti ai leghisti della prima e dell’ultima ora, ai superpatrioti meloniani.
Allora perché tanta difficoltà a fare il nome del loro candidato? Semplice, perché il nucleo dell’alleanza di centrodestra si fonda sulla spartizione dei posti. Perché il Friuli Venezia Giulia, per loro, e’ una pedina da giocarsi per esigenze di equilibri interni. Perché qui i centrodestri fanno la faccia feroce quando pronunciano la parola “autonomia”, e dicono che bisogna battere i pugni sul tavolo a Roma. Ma poi vanno in pellegrinaggio a Milano, aspettando che dal tavolo dei potenti cadano ordini e disposizioni, pronti a obbedire. E’ gia’ questa la prova anticipata che non conteranno nulla davanti a qualsiasi Governo nazionale, se avranno la meglio. Perciò e’ legittimo interrogarci: visto che non sono autonomi loro per primi, come potrebbero rendere più autonoma e speciale la nostra Regione?

P.S. Per ragionare sui 5 Stelle, i dati mancanti sono troppi.

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