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Ancora per Sertubi

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Il sito  della Sertubi di Trieste deve continuare a lavorare, a essere sede per la rifinitura e la distribuzione nel mondo di tubi semilavorati importati dall’India, mantenendo la prerogativa di utilizzare il marchio Made in Italy.
Per questo il Mise deve attivarsi nei confronti della Commissione europea affinché sia avviata la procedura per la modifica della regola UE che attualmente impedisce l’apposizione del marchio Made in Italy per i prodotti della Sertubi.  L’ho chiesto con un’interrogazione al Ministero dello Sviluppo economico. Già da presidente del Friuli Venezia Giulia mi sono impegnata per questa realtà produttiva, sollecitando  svariati incontri che si sono tenuti a Roma presso il Mise e a Trieste con i vertici dell’azienda e i rappresentanti dei lavoratori, intesi a dare esito positivo alla situazione di rischio in cui si è venuta a trovare Sertubi nel corso degli ultimi anni. Il mio impegno continua alla Camera dei Deputati. Adesso siamo di fronte al più difficile dei passaggi e dobbiamo unire le forze per evitare che Trieste perda questa realtà produttiva e i posti di lavoro. Si tratta di modificare la regola primaria prevista dal Regolamento Delegato della Commissione Europea n. 2446/2015, per la voce doganale che classifica i tubi di ghisa duttile semilavorati, in modo che le lavorazioni eseguite siano riconosciute sufficienti a riconoscere l’origine non preferenziale e quindi all’apposizione del “Made in Italy” per il prodotto realizzato dalla Sertubi di Trieste. 
I tubi che Jindal importa dall’India, infatti, sono sottoposti in Italia a numerose e sostanziali lavorazioni, volte a ottenere tubi in ghisa rivestiti sia internamente che esternamente, da utilizzarsi per l’approvvigionamento di acqua potabile, smaltimento di acque reflue e irrigazioni. Il marchio Made in Italy sarebbe dunque abbondantemente giustificato. 
L’interpretazione delle norme europee, infatti, non è univoca e soprattutto queste norme non sono dei blocchi di granito inamovibili. L’Italia può e deve intervenire al più presto presso la Commissione europea. I lavoratori della Sertubi hanno dimostrato una tenacia ammirevole e una capacità di sostenere le loro ragioni facendole coincidere con quelle della città: tutte le istituzioni, forze sociali e politiche devono continuare a battersi con loro e per loro. 
Con un’altra interrogazione sempre sul tema, ho infine richiesto al Ministero del Lavoro che sia presa in considerazione la richiesta delle Rappresentanze sindacali di garantire  una dotazione di ammortizzatori sociali sufficiente a coprire il periodo di cui Bruxelles ha bisogno per rideterminare i codici.

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