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Pensiamo al Paese, non al nostro ombelico

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Stanno accadendo cose gravi nel nostro Paese, e noi siamo paralizzati a guardarci l’ombelico: così siamo condannati, serve una scossa di responsabilità. Dobbiamo assolutamente uscire da questa situazione di stallo, di contrapposizioni correntizie che bloccano il nostro lavoro di opposizione e di ricostruzione. Lo scambio di accuse e il lancio dei sospetti non serve a niente, solo a farci male. Non ci sono metodi astuti per organizzare la salvezza di un gruppetto o di un altro. Se non lo si è capito, stampiamoci in testa quel 18 per cento e ognuno – e mi ci metto anch’io sia chiaro – pensi non a chi accusare ma a come cambiare quella cifra modesta. Da qui al congresso non possiamo vivere in fibrillazione permanente, dobbiamo al contrario fare di questo periodo, che spero non sia troppo lungo, un’occasione per elaborare politiche concrete da proporre al Paese, dove sta crescendo il consenso per la destra.

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