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Casaleggio il gran suggeritore, di Sebastiano Messina (la Repubblica)

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Si capisce che Davide Casaleggio sia di pessimo umore. Uno passa mesi e mesi a sostenere la coraggiosissima tesi che lui è «solo Un volontario» dell’Associazione Rousseau pur essendone il fondatore, il presidente, il tesoriere e l’amministratore unico e poi si fa beccare a cena proprio con Luca Lanzalone, e giusto la sera prima che il potente avvocato messo dal Movimento alla guida dell’Atea venga arrestato per il pasticciaccio brutto del nuovo stadio di Tor di Valle. Non solo, ma gli tocca sentire la sindaca Raggi, alla quale la Casaleggio Associati ha procurato non uno ma tre assessori Colomban,  Meloni e Lemmetti che cade dal pero e fa lo scaricabarile dicendo che Lanzalone non l’aveva scelto lei, ma era stato catapultato dall’alto sul Campidoglio.

Una rivelazione imbarazzante per la regia milanese, scuola di eminenze grigie abituate all’ombra e al silenzio. Col risultato che il buon Pietro Dettori, il social media manager cresciuto alla scuola di Casaleggio e già pronto a insediarsi a Palazzo Chigi come suggeritore di Conte, per precauzione è stato dirottato al ministero dello Sviluppo economico, quartier generale di Luigi Di Maio. E così oggi sono in molti a porsi la domanda sul potere reale del figlio di Gianroberto Casaleggio, che ha ereditato dal padre la cabina di regia potentissima, blindata e invisibile del movimento che è diventato il primo partito d’Italia. Eppure sarebbe ora di saperlo, visto che la creatura nata da una geniale idea di suo padre e di Beppe Grillo adesso non sta più tentando di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ma è diventata essa stessa un tonno arcipotente, che può nominare chi vuole in qualsiasi carica, con la stessa facilità con cui ha fatto diventare sottosegretario all’Interno uno che si vanta di non credere che l’uomo sia mai sbarcato sulla Luna. Il fatto è che sulla carta Davide Casaleggio non è nessuno, o quasi. Nel Movimento non ha nessuna carica, nessun ruolo, nessun ufficio. Non è mai stato votato, e tantomeno eletto, da nessuno. Eppure è il Signor Nessuno più potente che abbia mai messo piede nel Palazzo. Perché è lui che sceglie i “responsabili della comunicazione”, ovvero quelli che spiegano a tutti gli eletti grillini, dal premier Conte in giù, quello che devono dire e come devono dirlo. È lui che dirige la propaganda pentastellata su Facebook e su Twitter. Ma soprattutto è lui che ha il controllo assoluto della Piattaforma Rousseau. Che è ormai, nell’universo grillino, l’unico luogo dove si manifesta la legittima, autentica e certificata volontà del popolo dei cinquestelle. E infatti è da lì che sono passate le selezioni delle liste, l’elezione di Di Maio, il referendum sul “contratto di governo”, insomma tutte le decisioni importanti. Senza che nessuno possa controllare la regolarità delle votazioni, perché ha rivelato Luciano Capone sul Foglio una delle regole accettate dagli eletti è che «la verifica dell’abilitazione al voto e il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della Piattaforma Rousseau». Ed è lì che vanno a finire i 300 euro che tutti i parlamentari e tutti i consiglieri regionali devono versare ogni mese se non vogliono essere cacciati, più di 1,2 milioni di euro l’anno sui quali il Movimento non ha alcun potere di controllo. Insomma, Davide Casaleggio sarà «solo un volontario», ma oggi sceglie i suggeritori del governo, manovra le nomine nell’ombra e ha il potere assoluto di controllare tutto ciò che si muove nel primo partito d’Italia. Ma nessuno ha il potere di controllare ciò che fa lui, come lo fa e con quali obiettivi. Forse è venuto il momento di domandarsi se tutto questo sia ammissibile.

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