Tensioni turche

europa24-turchia-ue-1978 Il clima di tensione che si è creato tra alcuni Paesi europei e la Turchia non può essere lasciato in gestione ai normali rapporti bilaterali tra Stati. In questa fase delicata l’Unione europea deve essere un soggetto attivo che, senza cedere sui diritti, faccia prevalere il dialogo alla contrapposizione.
Nell’approssimarsi del referendum costituzionale del 16 aprile il Governo di Ankara ha irrigidito le sue posizioni ed è ricorso a espressioni e atti sinceramente irricevibili. Occorre dunque che le massime autorità europee facciano capire chiaramente alla Turchia che l’atteggiamento aggressivo verso l’Europa è un azzardo soprattutto per Ankara,‎ che corre il rischio di essere sempre più isolata in un’area instabile.
Il Governo turco comprenda che il pericolo non viene dalla Germania, dai Paesi Bassi, dalla Danimarca e nemmeno dal comune italiano di Santomenna, il cui sindaco è stato fermato ed espulso per supposti motivi di sicurezza. Accusare di ‘nazismo’ l’Olanda che ha appena rifiutato l‎’opzione nazionalista, da parte di Ankara non è solo un insulto sanguinoso per una nazione che l’occupazione nazista l’ha subita, è anche una dimostrazione di miopia politica grave perché alimenta a fini interni e artificialmente una contrapposizione le cui conseguenze non sono controllabili.
L’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, neoeletto leader del partito solcialdemocratico, ha duramente contestato il presidente Erdogan, con l’accusa di trasformare il proprio Paese in uno Stato autoritario, mentre l’attuale presidente Antonio Tajani, espressione del PPE, ha definito quella contro la Germania un’offesa inaccettabile a un paese democratico che garantisce tutte le libertà. Credo sia una convergenza significativa.
Perciò, la Turchia, il Paese che si batte contro l’Isis, abbia l’autocontrollo di non usare le armi‎ della demonizzazione, che possono produrre solo danni. Sarebbe gravissimo rompere il legame di collaborazione e i buoni rapporti che sono stati costruiti tra l’Europa e la Turchia in decenni di lavoro comune.

Berlino e Ankara

camion Ho scritto una lettera all’ambasciatore di Germania a Roma per esprimere il dolore di tutta la comunità regionale per le vittime di Berlino e la condanna inflessibile per chi attua una spietata guerriglia urbana sul suolo europeo. Al popolo tedesco e in particolare alla città, simbolo potente dell’Europa rinnovata e unita, va tutta la nostra vicinanza. La strategia del terrore islamista non piegherà l’Europa. Le radici di questa violenza sono nutrite dalla brama di potere e da un distorto simulacro di religione. Noi ci opponiamo a questa strategia che mira a indebolirci nell’animo e nell’identità.

Le nostre condoglianze vanno anche alle autorità russe e ai familiari dell’ambasciatore Andrey Karlov, barbaramente assassinato ad Ankara. È stato un attacco terribile, sprezzante del rispetto della vita umana e di ogni basilare convenzione diplomatica. Il mio auspicio è che le forze di sicurezza turche individuino con chiarezza chi ha armato la mano del killer affinché sia perseguito a norma di legge.

L’europea Jo Cox

Cox Il Referendum del prossimo 23 giugno in Gran Bretagna sarà fondamentale per il futuro dell’UE. Siamo alla vigilia di un momento importante, forse più delicato di quanto ci stiamo rendendo conto tutti quanti.
In questo clima che preoccupa anche la BCE per le ripercussioni che già sta avendo l’incertezza legata all’esito del referendum, si inserisce il gravissimo attentato contro la deputata laburista inglese Jo Cox, una donna europea.
L’uomo che le ha sparato gridando “Prima i britannici” incarna uno degli aspetti più inquietanti e pericolosi dell’insorgente nazionalismo e dei populismi di destra che si rinfocolano in varie parti d’Europa.
Alla famiglia e al Labour Party va il nostro cordoglio. A tutti coloro che in ogni Paese membro dell’Unione europea credono nel valore di un cammino comune va l’appello a un maggiore impegno, personale e politico, a non perdere l’orientamento in un periodo difficile.
L’Italia è il Paese che più si è impegnato per un’Europa unita, che però deve necessariamente cambiare registro di marcia.
Non si può continuare soltanto a ragionare con il libro dei conti in mano, assillati dall’austerity e vincolati in modo quasi ineluttabile alle logiche dei sistemi finanziari. Occorre invece maggiore attenzione ai cittadini e al tema della crescita.
Bisogna crederci di più, auspicando che anche i britannici ci credano allo stesso modo, perché l’uscita del Regno Unito dalla UE sarebbe un fatto negativo per tutti gli europei.
Noi, comunque, possiamo assicurare che nonostante tutto quello che potrebbe accadere, terremo la testa alta e sapremo far fronte agli eventi, come abbiamo sempre fatto.

Festa d’Europa

bandiera-europea In occasione della Festa d’Europa è doverosa una riflessione sulla situazione attuale dell’Unione europea.
Il patto costitutivo dell’Unione europea deve essere rifondato, a pena della sua rapida e ineluttabile decadenza. Non bastano ritocchi‎, aggiustamenti ‎o provvedimenti ad hoc per questa o quella emergenza, si parli di banche, flussi migratori, sicurezza.
Le classi dirigenti del continente devono recuperare una ferma volontà politica di fare un passo avanti decisivo verso l’integrazione oppure la fine è segnata‎. Si illudono pericolosamente quei leader che propongono la restaurazione degli Stati sovrani, la moneta nazionale e la dogana al confine: stabilità e crescita in Europa, soprattutto in certi Paesi dell’Est ora scalpitanti, ci sono state perché c’è stata solidarietà interna e abbiamo fatto massa critica in un’economia globale. Da solo, ognuno sarà più debole e indifeso, oppure tornerà ad essere, magari in modo diverso, satellite di altre potenze.
Essere all’altezza di grandi ideali e di un complesso sforzo è difficile per molti Governi, ma l’alternativa è lasciare il campo a chi predica un’Europa già in pezzi cui bisogna solo fare il funerale.
Schumann già nel 1960 aveva indicato nello sviluppo del continente africano uno dei colpiti essenziali della nuova Europa. Riconoscere oggi che questa rimane una priorità, che siamo in rita‎rdo di oltre mezzo secolo e che ci viene presentato il conto di una diffusa miopia e inadeguatezza‎ delle leadership europee, sarebbe il primo passo per onorare le figure dei Padri fondatori ed evitare la catastrofe.
Nell’anniversario della Dichiarazione di Schumann, riporto di seguito le sue parole, ancora attuali a 56 anni di distanza.

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.
Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. La Francia, facendosi da oltre vent’anni antesignana di un’Europa unita, ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L’Europa non è stata fatta : abbiamo avuto la guerra.
L’Europa non potrà farsi un una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania: l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania.
A tal fine, il governo francese propone di concentrare immediatamente l’azione su un punto limitato ma decisivo.
Il governo francese propone di mettere l’insieme della produzione franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto una comune Alta Autorità, nel quadro di un’organizzazione alla quale possono aderire gli altri paesi europei.
La fusione della produzioni di carbone e di acciaio assicurerà subito la costituzione di basi comuni per lo sviluppo economico, prima tappa della Federazione europea, e cambierà il destino di queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime.
La solidarietà di produzione in tal modo realizzata farà si che una qualsiasi guerra tra la Francia e la Germania diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile. La creazione di questa potente unità di produzione, aperta a tutti i paesi che vorranno aderirvi e intesa a fornire a tutti i paesi in essa riuniti gli elementi di base della produzione industriale a condizioni uguali, getterà le fondamenta reali della loro unificazione economica.
Questa produzione sarà offerta al mondo intero senza distinzione né esclusione per contribuire al rialzo del livello di vita e al progresso delle opere di pace. Se potrà contare su un rafforzamento dei mezzi, l’Europa sarà in grado di proseguire nella realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali: lo sviluppo del continente africano. Sarà così effettuata, rapidamente e con mezzi semplici, la fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica e si introdurrà il fermento di una comunità più profonda tra paesi lungamente contrapposti da sanguinose scissioni.
Questa proposta, mettendo in comune le produzioni di base e istituendo una nuova Alta Autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, costituirà il primo nucleo concreto di una Federazione europea indispensabile al mantenimento della pace. Per giungere alla realizzazione degli obiettivi così definiti, il governo francese è pronto ad iniziare dei negoziati sulle basi seguenti.
Il compito affidato alla comune Alta Autorità sarà di assicurare entro i termini più brevi: l’ammodernamento della produzione e il miglioramento della sua qualità: la fornitura, a condizioni uguali, del carbone e dell’acciaio sul mercato francese e sul mercato tedesco nonché su quelli dei paese aderenti: lo sviluppo dell’esportazione comune verso gli altri paesi; l’uguagliamento verso l’alto delle condizioni di vita della manodopera di queste industrie.
Per conseguire tali obiettivi, partendo dalle condizioni molto dissimili in cui attualmente si trovano le produzioni dei paesi aderenti, occorrerà mettere in vigore, a titolo transitorio, alcune disposizioni che comportano l’applicazione di un piano di produzione e di investimento, l’istituzione di meccanismi di perequazione dei prezzi e la creazione di un fondo di riconversione che faciliti la razionalizzazione della produzione. La circolazione del carbone e dell’acciaio tra i paesi aderenti sarà immediatamente esentata da qualsiasi dazio doganale e non potrà essere colpita da tariffe di trasporto differenziali. Ne risulteranno gradualmente le condizioni che assicureranno automaticamente la ripartizione più razionale della produzione al più alto livello di produttività.
Contrariamente ad un cartello internazionale, che tende alla ripartizione e allo sfruttamento dei mercati nazionali mediante pratiche restrittive e il mantenimento di profitti elevati, l’organizzazione progettata assicurerà la fusione dei mercati e l’espansione della produzione.
I principi e gli impegni essenziali sopra definiti saranno oggetto di un trattato firmato tra gli stati e sottoposto alla ratifica dei parlamenti. I negoziati indispensabili per precisare le misure d’applicazione si svolgeranno con l’assistenza di un arbitro designato di comune accordo : costui sarà incaricato di verificare che gli accordi siano conformi ai principi e, in caso di contrasto irriducibile, fisserà la soluzione che sarà adottata.
L’Alta Autorità comune, incaricata del funzionamento dell’intero regime, sarà composta di personalità indipendenti designate su base paritaria dai governi; un presidente sarà scelto di comune accordo dai governi; le sue decisioni saranno esecutive in Francia, Germania e negli altri paesi aderenti. Disposizioni appropriate assicureranno i necessari mezzi di ricorso contro le decisioni dell’Alta Autorità.
Un rappresentante delle Nazioni Unite presso detta autorità sarà incaricato di preparare due volte l’anno una relazione pubblica per l’ONU, nelle quale renderà conto del funzionamento del nuovo organismo, in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dei suoi fini pacifici.
L’istituzione dell’Alta Autorità non pregiudica in nulla il regime di proprietà delle imprese. Nell’esercizio del suo compito, l’Alta Autorità comune terrà conto dei poteri conferiti all’autorità internazionale della Ruhr e degli obblighi di qualsiasi natura imposti alla Germania, finché tali obblighi sussisteranno.”

Fare i conti con i populismi

deut Domenica 13 marzo si sono tenute le elezioni regionali in tre Länder della Germania: Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. I risultati hanno evidenziato un avanzamento delle formazioni populiste, che hanno incrementato notevolmente i loro punti percentuali ovunque, diventando con il 24% il secondo partito nella Sassonia-Anhalt. Nel Baden-Württemberg i Verdi si sono affermati con il 30.3%.

I risultati del voto sono da guardare con attenzione e tra l’altro ci dicono che con i populismi bisogna fare i conti in tutta Europa.
Va dato il giusto valore alle affermazioni di Socialisti e Verdi in Renania Palatinato e in Baden-Württenberg, ma l’avanzata imponente delle destre estreme e xenofobe pone interrogativi ineludibili e pretende risposte politiche credibili. L’assenza dell’Europa come soggetto unitario favorisce la crescita del malessere sociale e di chi lo cavalca: per questo il PD che governa il nostro Paese vuole istituzioni europee più efficienti e concrete.
A Salvini, che oggi esulta per il successo degli estremisti in Germania, non permetteremo domani di danzare sulle ceneri d’Europa.

Strategia Alpina

7946-macroregioni-firmata-strategia-per-l-arco-alpinoLe prospettive di investimento sul territorio di Interreg V Italia-Austria 2014-2020 e della neo Strategia europea per la Regione Alpina (EU Strategy for the Alpine Region – EUSAlp) sono piani diversi ma complementari.

La Strategia Alpina, come è stato ricordato in un recente convegno a Udine di illustrazione dello strumento comunitario di Cooperazione transfrontaliera Italia-Austria 2014-2020, che comunque non sarà pronta prima di fine 2015. Il cammino di EUSAlp, infatti, prevede l’elaborazione del relativo Piano d’azione entro aprile-maggio del prossimo anno, la sua “adozione” da parte della Commissione europea entro giugno e, quindi, l’approvazione del Consiglio europeo presumibilmente ad autunno.

Il Friuli Venezia Giulia è parte integrante di EUSAlp assieme ad altre 47 realtà regionali di sette diversi Paesi alpini: oltre all’Italia, Slovenia, Austria, Germania, Svizzera, Francia e Liechtenstein, con una popolazione di 70 milioni di persone. EUSAlp è la quarta Strategia macroregionale proposta dalle autorità di Bruxelles.

L’Italia, e lo stesso Friuli Venezia Giulia, partecipano alla Strategia Adriatico-Ionica, approvata dal Consiglio europeo negli scorsi giorni, di concerto con Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia, mentre sono attive anche quelle per la Regione Baltica (otto Nazioni, nata nel 2009) e quella dedicata all’Area Danubiana – a cui comunque il Friuli Venezia Giulia guarda con estrema attenzione – che coinvolge 13 Paesi e, tra questi, Slovenia, Croazia e Serbia.

Tre gli obiettivi prioritari delineati dalla Strategia europea per la Regione Alpina: “crescita, piena occupazione, competitività e innovazione”, “mobilità sostenibile, sviluppo di servizi e infrastrutture”, “protezione dell’ambiente e biodiversità (attraverso la gestione sostenibile delle fonti energetiche e delle risorse naturali e culturali)”.

Azioni ed interventi per dare soluzione, è stato detto a Udine, ad alcune sfide-chiave affinché il territorio alpino, grazie anche ad un patto di mutua solidarietà tra il cuore delle Alpi ed i suoi territori cosiddetti periferici, cioè urbani e metropolitani, rimanga una delle zone più attraenti d’Europa, cogliendo le opportunità di sviluppo sostenibile ed innovativo.

Foto pubblicata sul sito euroactive.it

L’ex Cav non romperà

imagesVi segnalo la mia intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su  L’Unità

Chiusa al Nazareno, insieme al suo collega Lorenzo Guerini, per limare e definire le liste per le candidature europee, la vicesegretaria Debora Serracchiani non perde di vista quanto nelle stesse ore sta accadendo a Palazzo Madama, con i senatori dem riuniti in Assemblea per discutere delle riforme costituzionali. «Vedrà che alla fine il patto con Silvio Berlusconi tiene e il Pd voterà compatto», dice quasi a voler allontanare gli spettri che si aggirano sul futuro del superamento del bicameralismo perfetto e il titolo V della Costituzione.

Serracchiani, lei mostra ottimismo, ma intanto Corradino Mineo dice che c`è una maggioranza alternativa con Sel e M5s al Senato sul testo di Vannino Chiti.

«Credo che ci siano delle idee diverse sulle riforme, noi abbiamo aperto ad ulteriori contributi ma negli organismi del Partito è stata fatta una scelta, votata anche dalla Direzione nazionale, che prevede dei paletti assolutamente invalicabili: no alle indennità, no all’elezione diretta, no al voto di fiducia, no al bilancio. Su questi punti dobbiamo tenere, sul resto si può aprire una discussione. Oggi Luigi Zanda, ragionando su quelli che sono i punti di vista diversi, aggiunge anche che è certo dell`unità del Partito e sono convinta che sarà così».

L`unica distanza che sembra incolmabile riguarda l`eleggibilità diretta dei senatori prevista dalla proposta Chiti. Come troverete la quadra su questo punto?

«Sono due punti di vista molto distanti, va detto però che il governo ha fatto una proposta, supportata dal Partito. Ora, posso capire le iniziative come quelle di Chiti ma poi in un partito democratico si deve trovare una sintesi tenendo ben presente anche quale è la posizione del segretario nazionale».

Questo è uno di quei casi in cui ci si appella alla disciplina di partito?

«Non so se possiamo parlare di disciplina dipartito. La questione è un`altra: se si sta in un partito e si condividono le regole che questo si dà, si può lavorare per trovare un punto di equilibrio quando ci sono posizioni diverse, ma alla fine se ti rendi conto che la maggioranza la pensa in modo diverso da te, devi prenderne atto e rispettare quella maggioranza. Funziona così in tutte le comunità democratiche».

Ieri Berlusconi ha assicurato che terrà fede al patto, ma in Fi i falchi non vogliono arrendersi. Quanto crede alla tenuta dell`accordo del Nazareno?

 «Le tensioni dentro Fi sono sotto gli occhi di tutti. E sono queste tensioni ad aver determinato in questo week end linee divergenti dentro quel partito, con affermazioni ultimative poi ritirate dallo stesso Berlusconi. Ci sono ragioni, e ben più forti, per mantenere l`impegno assunto sul fronte delle riforme».

 Fa bene il premier ad incontrare Berlusconi per rinsaldare l`intesa o è meglio non fidarsi?

«Noi abbiamo le idee chiare e abbiamo lavorato affinché il percorso delle riforme iniziasse nel più breve tempo possibile, alla luce del sole, portando la discussione in Parlamento. Abbiamo ascoltato la richiesta di modifiche alla legge elettorale che poi è stata effettivamente corretta in alcune sue parti, senza mettere in discussione l`accordo e la sua tenuta. Insomma, abbiamo fatto un lavoro di cucitura il più ampio possibile. Se poi qualcuno ci ripensa dovrà spiegare perché cambia idea, noi siamo stati coerenti. Se Fi si sfila il primo effetto che provoca è ricompattare tutto il Pd, rafforzare la posizione di Ncd e la maggioranza di governo… Resto dell`idea che sia un bene non far saltare il tavolo perché le riforme si devono fare con un consenso ampio, ma deve essere chiaro che noi siamo determinati ad andare avanti anche da soli. I numeri ci sono e qualora non si dovessero raggiungere i voti dei 2/3 del Parlamento, noi siamo pronti ad andare al referendum. Non so se a Fi conviene spingere le cose fino a questo punto».

 Il 25 maggio non è poi così lontano. Sicuri di farcela entro quella data?

 «Ci sono tutte le condizioni per farcela. Finora abbiamo rispettato tutte le scadenze, oggi (ieri per chi legge, ndr) si presenta il Def, si vedrà che le coperture ci sono e non da ora ma da settimane, la riforma elettorale ha già superato l`esame della Camera. Stiamo andando nella direzione giusta».

 In queste ore state chiudendo le candidature europee e nel Pd anche in questo caso non mancano i malumori. D`Attorre contestai doppi e tripli incarichi e fa il nome di Michele Emiliano. Domani (oggi per chi legge, ndr), filerà tutto liscio in direzione?

«Noi abbiamo ascoltato tutti, soprattutto i territori che hanno costruito le candidature, molte di queste sono state sottoposte ai voti delle assemblee locali. Ma è ovvio che le liste sono anche il frutto del lavoro e delle scelte del segretario nazionale. Se ci sono tensioni spero vengano sciolte. Noi ce la stiamo mettendo tutta per rispettare soprattutto le indicazioni dei territori».

Lorenzo Guerini ha detto che le elezioni europee saranno inevitabilmente un test anche per il governo. Lo supererete?

 «Abbiamo già superato alcuni test importanti, abbiamo vinto in Sardegna, il premier sta dando un forte impulso al cambiamento con il suo programma di governo, ma le europee saranno importanti anche in virtù di quello che accade in questi mesi, cioè la ricomposizione delle istituzioni europee, a partire dal semestre italiano di presidenza. Noi ci arriviamo con una credibilità internazionale rinnovata anche grazie al nostro piano di riforme e sono sicura che gli italiani quando andranno a votare terranno conto di questo».

 Fonte: L’Unità

Pse, per il Pd è una questione così urgente?

PSE_PD-puzzleVi segnalo un mio articolo pubblicato su Europa

Nel 2014, “Europa” sarà la parola chiave anche della politica italiana, e per diversi motivi. Si terranno le elezioni europee, spetterà all’Italia il semestre di presidenza e partirà una nuova fase della programmazione comunitaria, con ricadute sempre maggiori sulle economie nazionali.

Questa coincidenza di eventi costringerà anche la nostra classe politica a confrontarsi con un tema i cui termini di dibattito attualmente svariano dall’indifferenza a slogan, genericamente antieuropei o specificamente antitedeschi. A parte poche lodevoli eccezioni, sembra che, pure in vista di questi appuntamenti ravvicinati, non riusciamo a darci uno scossone e ad impostare azioni capaci di produrre riflessi positivi per i cittadini. Né al contempo rilanciare, come sarebbe doveroso, un progetto di Unione europea che appare sempre più stanco e destinato a un opaco trascinarsi.

Realizzare gli Stati uniti d’Europa con una riforma seria e profonda delle istituzioni comunitarie, attribuendo loro il peso politico e quindi l’autonomia decisionale di cui sono ancora oggi prive, impone uno sforzo di coerenza e di sintesi a tutte le forze politiche. E allora vedo un’aporia di fondo nel chiedere agli stati membri di superare la pura mediazione fra interessi nazionali contrapposti, laddove le forze politiche più convintamente europeiste non si dimostrano in grado di mettersi alla guida di questo processo, presentando e costruendo un modello di alleanza politica europea. L’alternativa è offrire sempre maggior spazio a sentimenti e formazioni populiste e antieuropee.

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Baltico-Adriatico.

Non c’è solo il Corridoio 5. Il collegamento Baltico-Adriatico è altrettanto importante e, tra l’altro, arriverà in tempi più rapidi.
Per questo motivo ho siglato un protocollo di cooperazione e coordinamento con Joerg Leichtfried, europarlamentare austriaco socialista, con l’obiettivo di suscitare l’attenzione su questa questione sensibile e l’impegno che tutte le misure saranno prese in considerazione per sostenere un’implementazione di successo del progetto.
Il Corridoio Baltico-Adriatico attraverserà Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Austria e Italia. Sarà un tracciato rilevantissimo essenziale per il Friuli Venezia Giulia e il Nordest visto che passerà per Trieste, Udine e Venezia, collegando il porto del capoluogo regionale verso il Nord dell’Europa, tappa essenziale per non essere emarginati dai mercati.
Il protocollo che ho firmato con Leichtfried è l’anticamera della costituzione di un gruppo di lavoro tecnico che tenterà di coinvolgere i parlamentari dei vari Paesi attraversati dal tracciato.
Nel testo del protocollo è presente un invito a tutti i deputati e gli esperti ad aderire e a dare un contributo di conoscenze e idee. La cooperazione e lo scambio di informazioni serviranno a enfatizzare l’importanza del Corridoio.
Sono convinta che si debba ragionare su un’iniziativa trasversale alla politica per superare tutti assieme la questione dei rapporti transfrontalieri.
Il collegamento Baltico-Adriatico dovrebbe collegare il nord Italia come estensione dell’esistente progetto prioritario europeo numero 23, da Gdansk via Vienna e Venezia fino a Bologna, saldandosi con il Corridoio 5 proprio a Trieste. In prospettiva dovrebbe risultare un’opera chiave per il rilancio dei traffici tra i porti del Baltico e quelli dell’Adriatico, con merci che arrivano dalla Cina attraverso il canale di Suez e che, sbarcate a Trieste o Venezia, proseguono il loro viaggio per ferrovia verso il cuore dell’Europa.

Audizione Commissario designato Kallas.

Ieri si è svolta l’audizione presso il Parlamento europeo del Commissario designato Siim Kallas, che sarà chiamato ad occuparsi del settore dei trasporti.

 Ho posto la seguente domanda:

 “Signor Commissario designato,
la mia domanda riguarda la perdita della competitività del settore ferroviario rispetto ad altri modi di trasporto come l’aviazione dove, grazie alle politiche europee, abbiamo assistito ad un aumento dell’offerta e a una riduzione dei costi con il conseguente miglioramento dei servizi dei cittadini.

Vorrei sapere da lei se è d’accordo sulla completa apertura del mercato ferroviario alla concorrenza nell’Unione europea.  E se sì, quali tempi e misure prevede  per rilanciare il sistema della competitività del settore ferroviario eventualmente anche attraverso un periodo transitorio accompagnato da una clausola di reciprocità?”

 Rispondendomi, il Commissario designato ha affermato di voler spingere sull’acceleratore della liberalizzazione del settore ferroviario in Europa e che, su questo settore “c’é ancora molto da fare, applicando anche procedure d’infrazione ai Paesi inadempienti se necessario”.

La tabella di marcia stabiliva la data del 2009 per la liberalizzazione del trasporto delle merci e il 2010 quello per i passeggeri. Ritenendo “nevralgico”, il settore dei trasporti su ferrovia, Kallas ha insistito: “Dobbiamo agire, voglio spingere sull’acceleratore”.