Buon Anno

Saper ascoltare e capire sempre meglio i bisogni e le necessità dei cittadini è l’augurio che rivolgo a me stessa. Lo faccio in primo luogo come presidente della mia regione e con un pensiero rivolto a tutta l’Italia.

Il Friuli Venezia Giulia è rannicchiato tra le montagne e il mare: è una piccola regione ma è un posto straordinario, che merita attenzione, sincero impegno e, vorrei dire, tanto amore.

In quest’anno passato, nella nostra terra abbiamo visto luci e ombre, momenti di delusione ed episodi che ci hanno resi orgogliosi del lavoro svolto.

I problemi non mancano ma la volontà di affrontarli e risolverli è più forte, e il 2017 che ci attende vedrà germogliare tanti semi piantati negli anni e nei mesi scorsi.

Per andare verso un futuro migliore dobbiamo camminare il più possibile assieme, sforzandoci di superare diffidenze e interessi particolari: non è facile per nessuno ma così si raggiungono traguardi impensabili. Proviamoci.

Auguro dunque, a ogni singolo cittadino, di sentirsi parte di una comunità viva e orgogliosa, che sa ritrovare i valori e la forza per un nuovo inizio.

Auguro a ognuno di noi, a tutte le nostre famiglie, di andare incontro all’Anno Nuovo in questo spirito di unità e armonia, fiducia e tenace solidarietà.

Sanità per le persone

mv Posto di seguito l’intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni e pubblicata sul Messaggero Veneto di oggi.

Spiegare ai cittadini come funziona la nuova sanità regionale, come incide sulla quotidianità. È una prova supplementare per la presidente Debora Serracchiani e per il centrosinistra. Che finora sono stati impegnati a scrivere leggi, far quadrare bilanci, confrontarsi (e scontrarsi) con i professionisti. Ecco perché scatta la fase due della riforma sanitaria, come la chiama Serracchiani.

«Una fase nella quale andremo sul territorio e organizzeremo assemblee pubbliche per spiegare la riforma, lo sforzo è quello. Perché il cambiamento va accompagnato».

Presidente, i cittadini come toccheranno la riforma?

«Dopo due anni di programmazione, di riconversione degli ospedali e di protocolli firmati, il passaggio che inciderà sulla vita di tutti giorni è l’apertura dei Centri di assistenza primaria (Cap), che saranno operativi per 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 10 nei sabati e prefestivi. E nei Centri lavoreranno medici di famiglia, pediatri di libera scelta, specialisti, infermieri, assistenti sociali, amministrativi, così da rappresentare un riferimento sul territorio per i pazienti e le loro famiglie, e ricorrere sempre meno all’ospedale. Nei Cap, inoltre, le cartelle cliniche saranno condivise da tutti i medici per cui quando un paziente andrà al Centro per un’urgenza e non troverà il suo medico, avrà la stessa assistenza e lo stesso aiuto da parte degli altri professionisti. Un Cap a Manzano aprirà a giorni, ma nei prossimi mesi ed entro la metà del 2017 saranno operativi decine di Centri. In alcuni casi i Cap saranno anche all’interno degli ospedali, producendo effetti utilissimi su diagnosi, cura e assistenza dei cittadini, per lo scambio immediato di informazioni tra medici e specialisti dell’ospedale».

Negli ultimi dieci anni la spesa sanitaria è stata in costante crescita e assorbe il 55 per cento del bilancio della Regione (circa 2,5 miliardi). Aumenterete le risorse?

«Abbiamo raggiunto un primo, fondamentale risultato, perché quest’anno siamo riusciti ad azzerare il debito della sanità. Non solo. Abbiamo definito un costo standard per i servizi. Faccio un esempio. Una siringa aveva costi diversi non solo da un’azienda sanitaria all’altra, ma anche da ospedale a ospedale e addirittura, in alcuni casi, da reparto a reparto. Fino all’anno scorso, inoltre, avevamo Aziende sanitarie in utile e questo non era positivo, perché le Aziende non devono fare utile, devono spendere bene tutti i soldi che hanno per i servizi ai cittadini. È possibile utilizzare meglio le risorse che restano circa 2,5 miliardi l’anno senza tagli ai servizi. Inoltre va invertito il rapporto che prevedeva il 55 per cento dei finanziamenti agli ospedali e il 45 al territorio».

Molte Regioni chiedono l’integrazione tra ospedali e aziende territoriali, solo il Fvg ha ottenuto il via libera da Roma. Perchè?

«Quello è probabilmente il futuro e lo abbiamo ottenuto dal Governo perché con costanza, ogni settimana, io o l’assessore Maria Sandra Telesca ne abbiamo spiegato le ragioni a Roma, fino al traguardo».

Trova ancora molte resistenze da parte di chi deve attuare la riforma?

«Dove non ci sono questioni personali in gioco c’è il riconoscimento che questa è una riforma che va nella giusta direzione, perché sono cambiate le esigenze di salute delle persone mentre il nostro sistema era rimasto immutato. Le resistenze, quindi, non sono sistemiche, ma sono spesso individuali. Va anche riconosciuto, però, che abbiamo trovato molto terreno fertile tra i professionisti, consapevoli che il cambiamento è un investimento sulla loro professione e sul futuro della sanità in regione».

Uno degli obiettivi del nuovo Piano dell’emergenza/urgenza è il soccorso con l’elicottero anche la notte (oggi termina alle 20), ma ci sono diversi problemi nelle piazzole di atterraggio, non abilitate. Che tempi vi siete dati?

«Il servizio parte ora a Latisana, ma con il Piano che mancava da vent’anni abbiamo anche aggiunto quattro ambulanze in più in luoghi prima non serviti, che funzionano 24 ore, e due automediche. Oggi inoltre siamo l’unica regione in Italia ad avere online tutta la sanità, dalle visite al sistema dell’emergenza, dalle farmacie alla Guardia medica con l’App “Emergenze Fvg”. E poi sfruttiamo la tecnologia e attraverso appositi tablet abbiamo la possibilità di collegare direttamente all’ospedale di destinazione tutti i parametri del paziente».

Che tempi ci sono per l’eliminazione dei doppioni negli ospedali?

«Abbiamo avviato una fase soft, per cui in certi casi attendiamo che a breve vadano in pensione alcuni primari. Un problema, invece, è legato al fatto che alcuni professionisti non trasmettono le loro competenze ai giovani, cioè non c’è più lo scambio tra maestro e allievo e su questo tutti dovrebbero riflettere».

Il turnover per gli infermieri, invece, sarà sbloccato?

«In queste settimane ho incontrato tutti i dg delle Aziende sanitarie e tutti mi hanno rappresentato un saldo attivo tra i pensionamenti e le assunzioni. Abbiamo appena chiuso il concorso per gli infermieri e pensiamo di avviare nel comparto, intanto per il 2016, complessivamente 200 assunzioni, senza contare che a Udine cercheremo di stabilizzare i tanti precari».

Il Fvg dal 1998 paga da sè la sanità e molti ripetono che ormai non “conviene” più. Nella revisione del patto Padoan-Serracchiani è possibile chiediate allo Stato di trattenere una fetta maggiore di compartecipazioni erariali?

«Ci facciamo carico in prima persona della sanità, ma anche del trasporto pubblico locale e degli enti locali. Dico però che probabilmente i conti andavano fatti meglio nel 1998 perché la nostra realtà non è quella di Trento o Bolzano. Siamo stati l’ultima Regione, in ordine di tempo, a cui è stata concessa la Specialità con la conseguenza che abbiamo ottenuto meno, sia a livello di competenze specifiche che di compartecipazioni economiche, rispetto ad altri. Al di là del passato, però, è evidente come avere un bilancio così fortemente bloccato impedisca alla Regione di investire il denaro in altri campi, ad esempio focalizzandosi sugli investimenti. E in questo senso il superamento del “vecchio” Tondo-Tremonti è stato fondamentale perché ci ha permesso di evitare di versare 300 milioni di euro all’anno nelle casse dello Stato e di poter invece utilizzare questa somma a favore della crescita economica del Fvg. E anzi, se non avessimo fatto la riforma della sanità, presentandoci con i conti in ordine, non potremmo trattare con il Governo come facciamo. Oggi invece possiamo andare a Roma a dire non soltanto che non costiamo nulla al Paese, ma che all’interno del sistema sanità siamo indispensabili».

(Intervista rilasciata ad Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto di oggi, 15 agosto 2016)

Buon Ferragosto

In occasione dei giorni che segnano il culmine delle festività estive, la Regione dice grazie alle migliaia di uomini e donne che in questi giorni, con il loro lavoro, stanno assicurando tutti i servizi fondamentali, dalla sicurezza alla salute.
E’ importante sapere che in ogni momento, anche a Ferragosto, le nostre famiglie e tantissimi turisti possono contare sulla profession‎alità delle Forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco e di tutti i Corpi dello Stato, impegnati a vigilare sulla tranquillità della pausa estiva.
Ricordo e ringrazio con particolare attaccamento il lavoro del personale regionale dalla Protezione Civile ai forestali a tutto il personale medico e infermieristico‎, che spesso in questi giorni è chiamato a un maggiore impegno.
La delicatezza della fase internazionale e tutte le difficoltà correlate sono sempre presenti e non va sottovalutato nulla. A maggior ragione perciò siamo debitori verso l’opera del comparto della sicurezza nel senso più largo, perché permette alla nostra gente‎ di vivere in serenità le festività tradizionali, frequentare gli appuntamenti popolari e dedicarsi agli svaghi prediletti.

Marcinelle

marcinelle3 Sessant’anni sono trascorsi da quel drammatico 8 agosto, quando i nostri corregionali Ferruccio Pegorer di Azzano Decimo, Pietro Basso di Fiume Veneto, Lorenzo de Santis di Flaibano, Ciro Piccoli di Povoletto, Ruggero Castellani di Ronchis di Latisana, Armando Zanelli di San Giorgio di Nogaro e di Mario Buratti di Udine, insieme ad altri 255 minatori trovarono una tragica fine in fondo ad una miniera di carbone nel sobborgo operaio di Marcinelle.
Fame, disoccupazione, lenta ricostruzione e forti tensioni sociali hanno condizionato il primo periodo della nuova Repubblica. Il Friuli Venezia Giulia nel 1945 è una terra lacerata e in ginocchio. Lo stesso lavoro agricolo offriva limitate e precarie possibilità di sostentamento: cercare nuove opportunità di vita all’estero era dunque la soluzione più immediata, per molti una scelta obbligata.
La terra friulana per decenni ha visto così i suoi figli disperdersi in ogni angolo del mondo. In quel periodo, la Francia è stata la meta europea prescelta dalla maggior parte di nostri corregionali, seguita dal Belgio e dal Lussemburgo.
Paese sconfitto e umiliato dalla guerra, l’Italia non aveva materie prime ma aveva braccia in abbondanza, mentre in Belgio partiva la ricostruzione industriale. Di qui il protocollo italo-belga del 1946 che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori italiani in cambio della fornitura annuale di un quantitativo di carbone a prezzo preferenziale.
Furono in 140 mila, oltre a 17.000 donne e 29.000 bambini, gli emigranti italiani attirati in Belgio da manifesti che comparivano nelle città italiane. Su quei fogli si leggeva “Solo 18 ore di treno per arrivare in Belgio”. Erano indicati i salari, sicuramente migliori rispetto a quelli italiani. E poi tante lusinghe: “Assenze giustificate per motivi di famiglia, carbone gratuito, biglietti ferroviari gratuiti, premio di natalità, ferie, vitto e alloggio presso la cantina della miniera, contratto annuale…”.
Questo era il sogno promesso, ma la realtà era ben diversa.
Perché quasi tutti i nostri migranti dovettero vivere in villaggi di baracche, utilizzate prima dai tedeschi per i prigionieri di guerra sovietici, polacchi e francesi, e poi dagli americani per i prigionieri tedeschi. Niente elettricità, niente servizi igienici né acqua corrente, in un completo isolamento linguistico e sociale.
In miniere troppo profonde, mal attrezzate e con la perenne minaccia del grisù, gli incidenti erano continui: oltre mille i morti e 35mila gli invalidi in dieci anni, senza contare la silicosi che non risparmiava nessuno, condizionando la vita futura di chi era rimasto vivo.
Il Belgio che li aveva chiamati, poi li rifiutava: “Sales macaronì” (andate via macaroni). Erano rari i locali dove gli italiani potevano entrare: in molti esponevano il cartello “Ni chiens ni italien” (né cani né italiani). Dovremmo conservare inciso nei nostri cuori il ricordo di quell’infamia, a monito per tutti.
Doveva arrivare il 1956 e la catastrofe di Marcinelle, perché il governo italiano bloccasse le partenze, chiudendo così l’afflusso dei nostri minatori del carbone in Belgio.
In molti ritengono che quella tragedia contribuì alla formazione della coscienza europea più di quanto riuscirono a fare tanti trattati firmati in quegli anni. Forse non è così, ma la scossa fu forte ed è innegabile che il mondo dell’emigrazione rese possibile nei decenni l’incontro fra persone, culture, professionalità e nazioni. A loro modo, attraverso mille sofferenze e umiliazioni, ma poi attraverso il riscatto e l’affermazione, anche i nostri corregionali in Belgio furono tra i primi esploratori della nuova Europa. Quella che in seguito si è ritrovata a condividere un comune progetto d’integrazione, cui oggi noi tutti apparteniamo. E che vive uno dei suoi momenti più rischiosi.
Dobbiamo ispirarci al coraggio dei nostri corregionali di allora, che li ha sostenuti in quella migrazione e che ha permesso di superare confini e pregiudizi ritenuti allora quasi invalicabili. Quel coraggio ci serve ora, è una componente fondamentale di questo progetto, di questa realtà chiamata Europa.
Del mosaico che compone la storia del nostro continente, Marcinelle è un tassello dolente ma prezioso. Come ebbe a dire il presidente Napolitano “Dal ricordo delle vittime, cadute sul lavoro in una nazione straniera di un’Europa ancora da venire, scaturisce un appello a un grande impegno per un più alto europeismo, attento alla solidarietà, capace di integrazione, portatore di libertà e di progresso”.
Anche per questo ringrazio il Comune di Azzano Decimo, che ha voluto nuovamente onorare la memoria di quei 136 italiani, emblema di una generazione forte. Noi non dimentichiamo i sacrifici di quei nostri fratelli che, attraverso le loro rimesse e quelle di migliaia di italiani, hanno permesso alla nostra Regione e al nostro Paese di risollevarsi, ricostruendo a poco a poco il tessuto economico e sociale, e permettendo una impetuosa crescita civile e democratica.
A loro, alle loro famiglie, a quegli orfani, la nostra futura memoria e costante riconoscenza.

Euregio

IMG_20160523_161851 Si è svolta ieri a Trieste l’ottava assemblea del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (GECT) Euregio Senza Confini costituito da Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Veneto e Land Carinzia (Austria). Un’opportunità per rafforzare i rapporti di collaborazione transfrontaliera, in particolare per quanto riguarda i settori della Protezione Civile, dei trasporti, dell’ambito sociosanitario e delle reti di economia. Nell’occasione abbiamo annunciato la richiesta ufficiale al Governo croato per l’ingresso formale nel GECT dell’Istria quale membro ufficiale.
Nei prossimi mesi realizzeremo un’esercitazione congiunta di Protezione Civile a cui parteciperanno anche le Province Autonome di Trento e Bolzano e che si svilupperà in diverse località del Friuli Venezia Giulia. Tra le finalità, la prevenzione del rischio sismico, attraverso la simulazione di una reazione a una scossa tellurica, la ricerca di persone in montagna, il crollo di gallerie, evacuazione di scuole e di un quartiere.
In tema di trasporti per mettere in comune fattori ed eccellenze per la comunità interregionale, gli sforzi si concentrano sui collegamenti ferroviari transalpini, che vogliamo favorire attraverso il partenariato pubblico-privato, e lo sviluppo di micro-filiere logistiche per la tutela della qualità dei prodotti alimentari.
Fondamentale per l’ambito sociosanitario la cooperazione sul versante delle tecnologia smart health e lo scambio di buone pratiche e di conoscenze, soprattutto per le malattie croniche da invecchiamento, sostenendo, come già si sta facendo in Friuli Venezia Giulia con la nuova riforma sanitaria, la filosofia di ridurre il ricovero a favore dell’assistenza domiciliare.
Tra gli argomenti d’interesse collettivo anche iniziative riguardanti il turismo, l’istruzione e le reti delle Camere di Commercio, con la previsione dell’attivazione di percorsi mirati ad accrescere scambi e contatti per le opportunità di business.

Missione USA

IMG_6172 Arredo e design, Agroalimentare, Meccanica elettronica, Ricerca e tecnologie sui sistemi integrati di telecomunicazione. E ancora Rapporti con i corregionali e incontri con esponenti di spicco della comunità italoamericana per acquisire buone pratiche e prospettive di fruttuosi scambi.

Sono questi i settori economico-istituzionali che abbiamo toccato nella missione negli Stati Uniti dal 14 al 18 maggio tra New York e Boston. Della delegazione hanno fatto parte rappresentanti del sistema camerale FVG e delle imprese.

Molti appuntamenti sono il risultato del buon esito della missione negli USA dell’autunno dell’anno scorso e hanno mirato allo scopo di consolidare canali istituzionali ed economici avviati e molto promettenti.
E’ stata l’occasione per inaugurare Ho.Mi. lo spazio che ospita il design e le aziende di arredamento del Friuli Venezia Giulia presso l’ICTT (International Contemporary Furniture Fair), la principale vetrina del Nord America per il mercato del design contemporaneo.
Abbiamo anche visitato le eccellenze del sistema agroalimentare del Friuli Venezia Giulia protagoniste nella vetrina di Friuli Month, la rassegna dei megastore dell’alimentare di Eataly New York e Chicago dedicata a prodotti, vini e piatti della nostra tradizione regionale.
Assieme ai rappresentanti delle associazioni dei corregionali abbiamo visitato il Museo dell’Immigrazione di Ellis Island, abbiamo partecipato all’inaugurazione della sede di un nuovo circolo ERAPLE e alla Job Fair organizzata dal Consolato IT e dalla Camera di Commercio italo-americana. Qui si sono tenuti incontri con responsabili di importanti aziende italiane, funzionari internazionali e della rappresentanza ONU con giovani corregionali di recente immigrazione.
Da New York la missione è proseguita a Boston dove ci siamo focalizzati sul comparto dell’ICT (Information and Communication Technology), con percorsi specifici di conoscenza e confronto con realtà accademiche statunitensi tra le più importanti al mondo e con aziende, start up e incubatori di impresa. Abbiamo incontrato in particolare dirigenti del MIT/ Massachusetts Institute of Technology, con cui AREA Science Park di Trieste ha collaborazioni da un decennio.
A Boston ci sono quasi 50 Greater Accelerator, incubatori e programmi di supporto che forniscono servizi di venture capital in fase iniziale, spazi per uffici, tutoraggio, networking, presentazione agli investitori e altre forme di sostegno.
Ultima tappa, l’Harvard Art Museums, riprogettato tre anni fa da Renzo Piano che ne ha fatto uno scrigno per opere di grande importanza storico-artistica, tra cui la più grande collezione di bozzetti preparatori in terracotta del Bernini.
Alla visita al Campus ci ha accompagnato il professor Dante Roscini della Harvard Business School, uno dei docenti italiani tra i duemila dell’Università della Ivy League che forma 21.000 studenti, tra i più brillanti e competitivi del mondo.
‘Semplicemente perfetto’ è il claim che sta accompagnando le aziende regionali in esposizione che abbiamo visitato. Una missione più che positiva, che ha dimostrato come sia essenziale marciare tutti assieme e quanto sia fondamentale la sinergia del tessuto produttivo, degli Istituti camerali e dei consorzi, cui deve ovviamente aggiungersi una regia e un accompagnamento istituzionale incisivo, credibile ed efficiente.

Internet Day FVG

IDFVG Venerdì 29 aprile 2016 celebriamo in Friuli Venezia Giulia i 30 anni dell’avvento di internet in Italia con una serie di manifestazioni ed eventi che coinvolgeranno le scuole, il mondo dell’impresa, la pubblica amministrazione e, ovviamente, i cittadini.
L’Internet Day FVG sarà una giornata dedicata alla promozione della cultura digitale sul territorio, nella scuola, nell’impresa, nelle pubblica amministrazione, con oltre centosettanta eventi in tutte la Regione.
Questo appuntamento fa seguito al Digital day di due anni fa, che da allora ha accompagnato la regione in nuove progettualità dai positivi effetti sul territorio.
Il 30 aprile, inoltre, sarà siglato l’accordo tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e la Regione per la Scuola Digitale. Saremo la prima Amministrazione regionale a firmarlo in Italia.

Oltre alle istituzioni e alle scuole sono stati coinvolti forti partner privati, tra cui uno dei leader mondiali del settore IC, Cisco, con cui la Regione siglerà un accordo.

Il nostro obiettivo è quello di dare applicazione anche in Friuli Venezia Giulia al Piano strategico nazionale per la banda ultra larga 2014-2020, finanziato con risorse pari a 86 milioni di euro. Con questi fondi vogliamo raggiungere tutti i cittadini, oltre a sviluppare la digitalizzazione e l’informatizzazione dei servizi (a partire da quelli delle Unioni Territoriali Intercomunali / UTI e della Sanità).

Crediamo a questa iniziativa: un impegno da portare avanti per i cittadini di tutto il Friuli Venezia Giulia, per garantire i servizi, per essere – come sistema – più competitivi e attrattivi, e anche per accompagnare le grandi riforme regionali che stiamo attuando.

Orgoglio e responsabilità

IMG_3721 A Verona, per la 50° Edizione di Vinitaly, da sempre straordinaria vetrina mondiale per i vini d’eccellenza, ho preso parte ad alcuni eventi istituzionali e promozionali. Tra questi, la presentazione del volume Best in Travel, presso lo stand del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di una pubblicazione annuale dell’editore specializzato Lonely Planet, che raccoglie le indicazioni di 250 autori che segnalano da tutto il mondo le novità e le mete emergenti a livello turistico.

Best in Travel 2016 ha inserito il Friuli Venezia Giulia tra le dieci regioni da visitare: certamente un orgoglio, ma anche una responsabilità.

La Regione ha investito fortemente sul settore e adesso è necessario un salto di qualità. Ora che a livello mondiale iniziano a conoscerci dobbiamo essere in grado di mettere in campo le nostre risorse migliori. L’enogastronomia è una di queste e bisogna sfruttare il lavoro svolto con la presenza a EXPO Milano 2015 per stringere e rafforzare relazioni che hanno dato frutti sul piano commerciale e che hanno reso più visibile il Friuli Venezia Giulia.
Il turismo è un’esperienza emozionale e per questo è fondamentale garantire un’accoglienza di qualità, anche attraverso la formazione degli operatori, con l’obiettivo d’incrementare i visitatori, favorendone il loro ritorno e facendo sì che convincano altri a inserire la nostra regione tra le loro mete.

Identità e rinascita

Logo terremoto Abbiamo presentato a Udine – assieme al presidente del Consiglio regionale Franco Iacop e al presidente dell’Associazione dei Comuni terremotati e i sindaci della Ricostruzione del Friuli Fabio Di Bernardo – il calendario di tutti gli eventi che l’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia ha promosso, finanziato o cofinanziato a commemorazione del 40esimo anniversario del terremoto che sconvolse gran parte del Friuli la sera del 6 maggio 1976.
Oltre cento eventi, da maggio a settembre, per declinare il Modello Friuli di ricostruzione e rinascita dalla macerie del sisma nell’attualità e interpretarlo nel futuro, investendo sulla formazione e sulla prevenzione.
Un Modello Friuli interpretato come modello di autonomia virtuosa, di buona amministrazione, di esercizio degli strumenti di autonomia al servizio della nostra comunità, offrendolo in particolare a quelle generazioni che del terremoto del 1976 poco conoscono, indicando loro l’essenza valoriale ed etica proprio di quel modello.

Momento fondamentale delle commemorazioni proprio il 6 maggio prossimo, allorché giungerà in regione il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, mentre tutte le altre iniziative si articoleranno sull’intera area terremotata e non solo, in un arco di circa nove mesi nel corso dei quali si legheranno il ricordo e la memoria, l’organizzazione dell’emergenza, la preparazione e la prevenzione, l’accoglimento e la solidarietà.

Tra i tanti eventi, inoltre, soprattutto in chiave di prevenzione e formazione, l’avvio a Portis Vecchio di Venzone della Scuola internazionale di formazione in materia di gestione della risposta in emergenza, con il coinvolgimento dell’Università di Udine e del Corpo dei Vigili del Fuoco. Poi, tra il 12 e il 18 settembre, una settimana di esercitazioni pee testare il sistema integrato di risposta in emergenza sismica, con la partecipazione di Veneto, Trento, Bolzano, Austria, Slovenia e Croazia.

Numerosi anche gli appuntamenti espositivi, storici e culturali. Tra gli altri, il concerto dell’Orchestra accademica di Berlino a Gemona del Friuli il 7 maggio e la mostra “Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli”. Accanto, la realizzazione di una nuova Sala multimediale al Museo Tiere Motus di Venzone, un percorso di rivisitazione dinamica del terremoto all’ex Cinema Odeon di Udine e la valorizzazione del Castello di Colloredo di Monte Albano, che sarà ultimato definitivamente nel 2018.

Infine, il 3 maggio prossimo, a Roma, alla Camera dei Deputati, sarà presentato alla presidente Laura Boldrini il videodocumentario “Resuri” realizzato dalle Produzioni televisive dell’Agenzia di stampa della Regione in collaborazione con la Rai.

Un Bacio che vale

CityFest - Premiere "Un bacio" Ho recentemente assistito alla prima proiezione nazionale del film “Un bacio” di Ivan Cotroneo, che uscirà in tutte le sale il 31 marzo.
Ambientato in una scuola di Udine, il film affronta temi delicatissimi e di grande, spesso drammatica, attualità, come il bullismo, l’omofobia e la discriminazione di genere, mettendo in primo piano le storie di ragazzi normali, resi protagonisti di vicende esemplari.
Il Friuli Venezia Giulia è una regione che è stata spesso all’avanguardia nelle lotte per i diritti civili, attraverso figure esemplari che hanno segnato il percorso della nostra Repubblica in questo ambito, da Basaglia a Loris Fortuna a Beppino Englaro. Anche attraverso un film si possono trasmettere messaggi importanti, e mi auguro che Un Bacio possa contribuire per la sua parte a risvegliare tante coscienze.
Ma c’è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare. Il progetto di Cotroneo, infatti, qualifica l’attività che la Regione sta svolgendo attraverso il sostegno a FVG Film Commission. Aumentare la visibilità del Friuli Venezia Giulia attraverso le location cinematografiche significa muovere un volano potente anche dal punto di vista economico, che concorre a creare valore aggiunto per il territorio: nuova occupazione e indotto.