Relazioni internazionali

DSC_8164 Ieri, 23 marzo, presso la sede della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Roma, ho incontrato l’ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abou Ayoub. E’ stata un’importante opportunità di dialogo per rafforzare le relazioni e porre le condizioni per proficui rapporti economici. Pubblico un articolo de Il Sole 24 Ore, che entra più nel dettaglio rispetto l’incontro di ieri.

Portualità e logistica, cultura, agroalimentare e ricerca. Sono i temi al centro dell’incontro che la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha avuto a Roma, nella sede di piazza Colonna, con l’ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abou Ayoub. Nelle stesse ore, a Treviso, un workshop presentava tutte le opportunità del Paese africano.

E’ la reciproca posizione strategica nel Mediterraneo – ha detto l’ambasciatore – a rappresentare una concreta opportunità di collaborazione: porta verso l’Europa centrale il Friuli Venezia Giulia, e sponda naturale per il nord Africa il Marocco. In questo quadro Serracchiani ha gettato le basi per un dialogo più approfondito, che guarda alla sottoscrizione di una serie di accordi, sulla base anche dell’interesse che alcuni imprenditori della regione hanno manifestato nei confronti del Paese che sta attraversando un momento storico di significativa espansione economica con una crescita del Pil nel 2015 del 4,8 per cento.
«Un’altra condizione di favore per interagire con il Marocco – ha sottolineato la presidente Serracchiani – è quella relativa al suo nuovo assetto istituzionale. Il governo di Rabat, infatti, ha recentemente avviato una riforma di tipo regionalistico, che attribuisce un regime di autonomia ai territori. In questo nuovo assetto la possibilità di avere dei rapporti di collaborazione diretti con delle specifiche realtà locali marocchine rappresenta un elemento strategico di oggettivo vantaggio». E poi c’è lo sviluppo del porto di Tangeri, che in pochi anni ha decuplicato il volume dei traffici; sul fronte dei trasporti si è riscontrato un interesse comune su eventuali rotte per un collegamento fra quella parte economicamente dinamica del continente africano e l’Est Europa.

Il Marocco è una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare, ed è riconosciuto come il Paese più stabile della regione, Dal 2001 il Pil cresce al ritmo del 4,5% , l’inflazione è contenuta e si aprono nuovi settori per l’esportazione. E’ questo il quadro presentato a una cinquantina di aziende trevigiane in rappresentanza di diversi settori (per lo più metalmeccanica, agroindustriale e legno/arredo) nel workshop “Un ponte verso i mercati globali: le opportunità in Nord Africa. Focus Marocco” organizzato da FriulAdria Crédit Agricole e Unindustria Treviso. Il Paese ha un piano di accelerazione industriale su sei aree – automobile, aeronautica, tessile, cuoio, chimica e trucks – e un regime di zona franca (per chi realizza con l’export il 70% del fatturato) che prevede esenzione totale dei dazi doganali, procedure doganali semplificate, imposta sugli utili societari pari a zero per i primi 5 anni (8,75% per i successivi 20 anni) e un regime Iva di esenzione totale per i prodotti e i servizi erogati. Incentivi su misura, che vanno dalle infrastrutture alla copertura del 20% dei costi di formazione professionale, sono previsti per i progetti di grandi dimensioni.

(articolo pubblicato il 23 marzo 2016 su Il Sole 24 Ore)

Una Regione attrattiva

59794_sedeRegionePiazzaUnitaTrieste Pubblico l’intervista rilasciata al Messaggero Veneto sulle prospettive future del Friuli Venezia Giulia.

UDINE. Un anno. Un anno ancora per vedere gli effetti delle riforme sul Friuli Venezia Giulia. Dalla sanità alle unioni territoriali intercomunali (Uti), passando da Rilancimpresa e dalle politiche per la casa. La presidente Debora Serracchiani vede «tutte le condizioni affinché la regione possa emergere e diventare attrattiva».

E anche, perché no, avanguardia di quel cambiamento capace di migliorare il quotidiano dei cittadini. È la sfida più grande per Serracchiani, il Fvg è la prova politica maestra, da cui passa una parte delle sue ambizioni. Punta su se stessa Serracchiani.

E allora, da numero due nazionale dei democratici, mette le fiches non solo sulla capacità o meno di far risultato con l’azione di governo, ma anche sulla gestione del partito. «Perché il Pd in regione è più coeso rispetto al livello nazionale, si discute, si litiga, i toni sono anche aspri, ma quando la decisione è presa, quella è». Prima bacchettata.

Ne arrivano altre, perché in palio c’è tutta la posta. Se nel 2018 Serracchiani farà un altro giro alla guida della Regione, o guadagnerà un ruolo nel Governo o, ancora, al vertice del partito, oggi non è dato sapere. Se sarà tutto o niente, si vedrà. Serracchiani ha fatto la sua giocata. Su se stessa.

Presidente, al vertice di maggioranza ha chiesto uno slancio su economia e lavoro. Quanto fatto finora non sta dando i risultati sperati?

«No, anzi. Per la prima volta dopo anni sul fronte dell’occupazione la caduta libera è finita e sono positivi i dati su export, produzione industriale, servizi ed edilizia, settore quest’ultimo nel quale piano piano stiamo fermando la picchiata. In Fvg alcuni indicatori sono sotto la media nazionale, ma ci siamo. Ho detto quindi che serve un guizzo, uno sforzo comune per consolidare i dati positivi e trovare misure, convenzionali e non, per rilanciare ancora economia e occupazione».

A quali misure, convenzionali e non, sta pensando?

«Sto dicendo che dobbiamo trovare un sistema per fare in modo di incidere sulla leva fiscale, per far pagare meno tasse in regione. Penso alle aree a burocrazia zero, al punto franco di Trieste e alla fiscalità di vantaggio, strumenti che l’assessore alle Finanze Francesco Peroni sta valutando per capire come intervenire, sfruttando la nostra Autonomia. E poi vanno semplificati i processi amministrativi, altro fronte sul quale stiamo lavorando, perché la burocrazia è un’ulteriore tassazione, indiretta».

Ecco, l’Autonomia. Avete impugnato la legge di Stabilità nazionale. Come dire, Serracchiani contro Matteo Renzi. C’era dell’imbarazzo nel comunicare la decisione?

«Affatto. Ho notato invece distonia nelle opposizioni, che oggi mi dicono: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Se non avessi impugnato la legge di Stabilità mi avrebbero detto: “La Specialità è sotto attacco e il problema è con Roma”. Si mettano d’accordo».

Ma quando avete preso la decisione? E perché lei, che ha fatto della comunicazione un must, non lo ha detto?

«Abbiamo approvato la delibera il 25 febbraio e aspettavamo che Sardegna e Trentino completassero il loro iter, perché il ricorso siamo stati i primi a farlo. Poi, avremmo comunicato la notizia insieme, con i colleghi Ugo Rossi e Francesco Pagliaru, ma c’è stata un’incomprensione. Detto questo, è ovvio che il nostro campo di gioco non è il tribunale, ma continuare a lavorare sulla riscrittura dei rapporti finanziari con lo Stato, sull’attuazione dello Statuto nella relazione Stato-Regione e con la Paritetica per i decreti legislativi che passano dal Consiglio dei ministri. E poi abbiamo aperto il tavolo con il ministro Enrico Costa e con il sottosegretario Claudio De Vincenti e c’è già stato un primo incontro con il ministro Pier Carlo Padoan per rivedere il patto che ho siglato con lui».

Ma l’impugnazione ha anche un valore politico?

«Certo. E non farla avrebbe pesato di più».

Sulla riforma delle Uti ha 60 sindaci contro. Avete chiesto loro di ritirare i ricorsi, ma siete disponibili a eliminare la penalizzazione economica (Fondo di perequazione) a chi non darà corso alle Unioni?

«Abbiamo già fatto alcune modifiche alla legge, su minoranze linguistiche e leva finanziaria, e accettato la proposta di Ncd e Autonomia responsabile di aprire un tavolo politico. Tavolo che per noi è molto importante, ma è evidente che non ci si siede lì per chiedere l’abrogazione della legge e l’eliminazione del Fondo di perequazione. Ci si siede al tavolo per confrontarsi e per allargare la condivisione. Ci sono margini di trattativa, ma alcuni paletti restano fissati, e teniamo presente che 136 Comuni hanno detto di sì ».

Quali paletti?

«Bisogna chiedersi non se faremo le Uti, ma come le faremo. Si parte il 15 aprile dalla costituzione delle Uti e possiamo discutere su quali funzioni avviare in forma aggregata e come, per rendere la legge più flessibile. E per ogni Uti ci sarà un tavolo che accompagnerà l’avvio delle Unioni, cui saranno presenti tre funzionari della Regione, uno degli enti locali, uno delle finanze e uno del personale».

Ma perché è importante per i cittadini la riforma delle Uti?

«Perché in un contesto di risorse calanti è fondamentale razionalizzare e riorganizzare i servizi, anche per far risparmiare i cittadini. In Trentino Alto Adige c’erano 223 Comuni, oggi sono 178, in Germania prosegue l’aggregazione dei lander e il 95 per cento delle amministrazioni in Francia sta lavorando in forma aggregata. La strada che abbiamo tracciato è quella giusta. Forse all’inizio ci sarà qualche costo in più di avvio, ma le economie di scala arriveranno e saranno fondamentali».

Perché sul taglio del Punto nascita di Latisana avete atteso la sospensione tecnica del direttore generale (Giovanni Pilati) invece di prendere subito la decisione politica?

«La scelta politica è stata fatta a monte e dice che deve restare un solo Punto nascita tra Palmanova e Latisana. Detto questo, io devo pensare alla sicurezza dei miei cittadini e oggi ci troviamo a gestire due Punti nascita senza il personale sufficiente, personale che devo ringraziare per lo straordinario lavoro che sta facendo. La struttura di Latisana è stata sospesa, come ha fatto il governatore Luca Zaia per Portogruaro, vediamo come andrà il concorso per pediatri il 23 marzo».

Riuscirete a eliminare i doppioni tra reparti ospedalieri e universitari?

«La riforma della sanità prosegue come da programmi. Il protocollo realizzato è un buon lavoro, che ora sarà aperto al confronto, e permetterà, ad esempio, a Trieste di avere una sola ortopedia e una sola chirurgia e a Udine una sola anatomia patologica, una sola maxillo e una sola chirurgia plastica».

Sul nuovo Piano del 118 troverete un accordo con i sindacati?

«Prendo atto che da parte di alcuni c’è la disponibilità al dialogo, da parte di altri no perché c’è un pregiudizio politico. Noi proseguiamo per la nostra strada».

Ritiene di aver fatto qualche errore nel percorso delle riforme?

«Ho avuto la fortuna di poter aggiustare il tiro mentre le facevamo, perché abbiamo lavorato molto e quotidianamente. Certo, ci sono cose che non sono andate come avremmo voluto e forse sposterei qualche tassello, ma non ne eliminerei uno. Sono soddisfatta di quanto fatto finora».

Che Fvg si immagina tra un anno?

«Un Fvg che emerge, che diventa attrattivo, avanguardia per l’Italia, perché abbiamo spazi di manovra importanti, dati dalla nostra Autonomia. Abbiamo un rapporto debito/Pil del 2% e stiamo continuando a tagliare il debito, azione cominciata, gliene va dato atto, dall’ex governatore Renzo Tondo».

Sul fronte del Pd regionale c’è una minoranza che può farle opposizione, come accade a Renzi?

«In Fvg c’è un Pd più coeso che in altre parti, ci sono certo opinioni diverse e anche aspre discussioni, ma poi ci si ritrova attorno alla decisione presa. Le primarie di Trieste lo dimostrano».

Quindi Fvg avanguardia anche per il Pd?

Ride Serracchiani: «Mi pare una buona idea. Le primarie a Trieste e la scelta condivisa del candidato sindaco a Pordenone (Daniela Giust) vanno nella direzione giusta».

(Intervista di Anna Buttazzoni pubblicata sul Messaggero Veneto del 13 marzo 2016)

Il futuro è più innovazione e qualità del lavoro

l43-electrolux-120723193901_mediumQuello raggiunto in sede ministeriale sulla Electrolux è un accordo di straordinaria importanza, perché consente di mantenere la produzione in tutti e quattro gli stabilimenti che la multinazionale ha in Italia, salvaguardando l’occupazione e il salario dei lavoratori.

Un risultato tanto più importante se consideriamo il momento in cui la situazione di crisi si è manifestata in tutta la sua evidenza. Risale infatti solo a pochi mesi fa l’apertura della procedura di investigazione avviata dall’Electrolux sui suoi stabilimenti presenti in Italia, la cui conclusione possibile era l’abbandono definitivo degli interessi dell’azienda nel nostro Paese. In ogni caso, anche le prospettive meno catastrofiche, vedevano comunque la sede di Porcia in Friuli Venezia Giulia come quella maggiormente esposta al rischio chiusura.

Ma queste considerazioni, pur rilevanti, non colgono ancora il senso vero dell’accordo, che va oltre il caso specifico e pur significativo di una singola azienda, la Electrolux, e di un singolo comparto, quello degli elettrodomestici. L’accordo raggiunto tra azienda e sindacati, con l’intervento del Governo e delle Regioni interessate, dimostra infatti che fare industria in Italia si può, indica una strada concreta per rilanciare la competitività territoriale nel manifatturiero nazionale, che è e deve restare uno dei nostri punti di forza.

Accanto agli interventi del Governo – riduzione dell’Irap, decontribuzione dei contratti di solidarietà, deroghe mirate sulla disciplina degli aiuti di Stato – un apporto determinante è arrivato dalle Regioni.

In Friuli Venezia Giulia i provvedimenti per garantire il mantenimento della produzione alla Electrolux di Porcia, sono stati inseriti in un “pacchetto” di misure di più ampia portata, che abbiamo cominciato a studiare sin dall’insediamento della nuova Amministrazione, nell’estate nello scorso anno, e che diventeranno adesso legge regionale.

Siamo di fronte a un vero e proprio Piano di sviluppo del settore industriale, che abbiamo voluto chiamare in modo significativo “FVG Rilancimpresa”, con una dotazione finanziaria di 98 milioni di euro, tra fondi regionali ed europei. Quattro sono le leve principali che abbiamo indicato per rilanciare la competitività territoriale del Friuli Venezia Giulia: i costi dell’energia, le politiche del lavoro e la formazione, il fisco e la semplificazione burocratica, la ricerca e l’innovazione. Misure specifiche sono state espressamente previste per riqualificare l’indotto, nella consapevolezza che esso costituisce un elemento essenziale per rendere attrattivo un territorio.

Una riflessione aggiuntiva si impone. La crisi Electrolux così come quella Ideal Standard, per rimanere nell’ambito delle multinazionali, ma anche altre situazioni di crisi, non possono essere considerati quasi fulmini a ciel sereno che ci colgono di sorpresa. Sono l’esito di un progressivo deteriorarsi delle condizioni di attrattivita’ del territorio nazionale, che si è estesa anche ad aree tradizionalmente ad alta vocazione industriale. Dobbiamo riconoscere che i segni erano visibili, ma che bisognava avere la volontà politica di interpretarli e di porre mano ai rimedi.
Quando assistiamo al drastico tracollo degli investimenti stranieri in Italia, e al contemporaneo stillicidio delle aziende italiane che delocalizzano del tutto o in parte in Paesi dove i costi diretti e i regimi fiscali sono favorevoli.

E’ allora chiaro che l’Italia non può pensare di ritrovare la competitività attraverso la compressione dei salari dei lavoratori, agendo cioè solo sull’unica variabile del costo del lavoro, che tra l’altro costituisce una frazione dei costi complessivi sostenuti da un’impresa.
L’Italia deve invece puntare sulle sue straordinarie risorse, in termini di tradizione manifatturiera, di alta qualificazione della manodopera, di presenza diffusa di competenze nelle Università e nei centri di ricerca, per accrescere la produttività e il contenuto di innovazione dei prodotti. Occorre poi un forte e autentico processo di disboscamento dei lacci burocratici, che rappresentano sia un fattore disincentivante sia una sorta di aggiuntiva tassa occulta.

L’accordo Electrolux dimostra che è possibile inaugurare una nuova epoca in cui la politica industriale si pone al centro degli interessi del Governo nazionale e delle Amministrazioni regionali, che possono fare sinergia e programmare le azioni di crescita più appropriate ai territori. In questo caso si è trattato di fronteggiare un’emergenza, ma questo schema d’azione potrebbe e dovrebbe porsi anche in termini propositivi, ad esempio lavorando assieme per far crescere i settori e le filiere che oggi riescono a stare sul mercato, ma che potrebbero fare di più e meglio.

Non è facile, soprattutto perché si tratta di mutare completamente un approccio ai problemi, pensando più ad anticipare gli scenari che a rincorrere i problemi.
Insomma, bisogna rompere schemi, attitudini mentali e prassi che hanno dimostrato di non funzionare. Bisogna, in generale, avere il coraggio di cambiare.

Articolo pubblicato su Nuovi Lavori

Al via il processo di revisione dei rapporti finanziari Stato-Regione

thumb500_31107_1serracchianiPeroniPalazzoChigi7mag14Ieri, assieme all’assessore al bilancio Francesco Peroni, ho partecipato nella sede di Palazzo Chigi, al primo incontro tra la Regione Friuli Venezia Giulia e il Governo riguardante il processo di revisione dei rapporti finanziari Stato-Regione, a cominciare dal cosiddetto patto Tremonti-Tondo del 2010.

Con i rappresentanti del Governo, ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta e il sottosegretario di Stato del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie Gianclaudio Bressa, abbiamo confermato il cronoprogramma dei lavori, stabilendo di esaminare prima di tutto i disequilibri che, all’interno del decreto legge 66/2014,  gravano sulle Regioni speciali.

In merito abbia chiesto chiarimenti sul “nefasto” effetto della Spending review sulla Regione Friuli-Venezia Giulia, ribadendo che i riflessi finanziari sul nostro bilancio risultano nettamente più pesanti a causa anche della posizione fiscale meno vantaggiosa confronto alle altre regioni autonome.

Non solo siamo i più penalizzati ma, ironia della sorte, siamo quelli che, tra tutte le regioni,  hanno svolto meglio i “compiti a casa” riuscendo grazie al taglio dei costi alla politica e ai procedimenti messi in atto per migliorare la spesa a registrare risparmi per 200 milioni di euro.

Per quanto riguarda l’accordo Tondo Tremonti del 2010 abbiamo tutti concordato sull’iniquità di quella intesa condividendo l’obiettivo di modificarla.  Infatti ritengo che la quota annuale da versare sia un “regalo” allo Stato in quanto il sacrificio non è compensato dalla prevista riforma del federalismo fiscale, rimasta incompiuta.

In attesa del prossimo incontro, che si terrà il 13 maggio prossimo, sono, comunque,  soddisfatta nel costatare un clima collaborativo tra le parti che ha permesso, già in questa prima sessione di lavoro, la condivisione degli obiettivi.

il DDay del Friuli venezia Giulia

Thumb_thumb500_31088_2gianniniSerracchianiRughettiGoOnFvg5mag14Il 5 maggio per la mia Regione è stato un giorno speciale, un giorno per il quale abbiamo tanto lavorato e i cui risultati, a dir poco sorprendenti, sono sotto gli occhi di tutti.

Siamo la prima regione in Italia ad avviare il progetto nazionale “Go on Italia” sviluppato da Wikitalia sul modello già sperimentato con successo nel Regno Unito.

Ma vi prometto che il DDay (Digital Day) organizzato con Riccardo Luna (Presidente Wikitalia) non è un punto di arrivo ma di partenza: abbiamo semplicemente tolto il tappo e liberato le migliori energie.

Sono convinta del fatto che ci sia una forza straordinaria ed una enorme voglia di imparare.

Il nostro obiettivo è di rendere digitale il 100% del territorio e, proprio per sensibilizzare i nostri cittadini, ieri abbiamo programmato 112 eventi che, spaziando dalla scuola al mondo degli adulti, dal sistema delle piccole e medie imprese alla pubblica amministrazione, hanno lo scopo di semplificare tramite le piattaforme digitali, la vita di ognuno.

Una giornata molto particolare. Non potrò mai dimenticare i tanti progetti messi in campo. Dal “Go on Women”, organizzato alla Casa internazionale a Trieste, al convegno “Cloud e digital: quali opportunità per le Pmi italiane?”, all’Area Science Park di Trieste.

Non potevamo, ovviamente, non partire dal mondo della scuola e ringrazio il ministro Giannini per la sua partecipazione. È stato grande motivo di orgoglio per me vedere l’entusiasmo con cui i ragazzi della classe prima A, della media Fermi di via Pradamano, prendere parte alla lezione sperimentale nella prima aula hi-tech: sedie colorate con porta-zaini incorporati, banchi a trapezio che uniti creano piccoli cerchi, I pad e megaschermo al posto della lavagna.

Quando penso alla scuola del futuro, non solo per il Friuli Venezia Giulia ma per l’Italia intera, penso a quella classe.

Dopo questo D-Day digitale bisognerà correre e la mia Regione può rappresentare veramente un modello, un vero e proprio prototipo virtuoso per le altre realtà regioni italiane.

Fra cucina e calcio

29505_1serracchianiEinProsit17nov13Vi segnalo l’intervista rilasciata ad Augusto Dell’Angelo e pubblicata su Ilquotidianofvg.it

Due ore a ruota libera con Debora Serracchiani, da 7 mesi presidente della Regione Friuli Venezia Giulia. Ne esce un ritratto ‘privato’, ben lontano dallo stereotipo del politico in servizio permanente effettivo.

L’occasione è “Ein prosit”, la manifestazione eno-gastronomica organizzata nel palazzo veneziano di Malborghetto dal Consorzio tarvisiano, giunta alla tredicesima edizione.

La sblocca il clima di festa, la presenza del marito Riccardo, dell’olimpionico di canoa Daniele Molmenti e dell’attore Giuseppe Battiston.

Ed è proprio il suo recente successo al Festival del cinema di Venezia con “Zoran, il cugino scemo” di Matteo Oleotto a suggerire a Debora un caldo plauso ai registi friulani, il goriziano e ora Alberto Fasulo, premiato col Marc’Aurelio d’oro a Roma col film “Tir”.

Ennesimo motivo d’orgoglio per questa terra diventata mia”.

Ma come, quando e perchè hai lasciato la tua Roma per approdare qui?”

Galeotto fu l’amore. Lui aveva trovato lavoro a Udine e io mi ero appena laureata in giurisprudenza alla “Sapienza”. Confesso che di Udine non sapevo niente e anch’io, come adesso tanti altri in Italia e nel mondo, la definivo “la città vicino a Venezia. “Poi invece me ne sono innamorata, veramente. E ora la sento mia. Tornando al distacco dalla mia città, non ci ho  pensato a lungo, mi son buttata nell’avventura e basta. Ci siamo insediati a Santa Caterina, a Pasian di Prato (ora invece abitiamo ai Rizzi). Dapprima con 5 gatti e 3 cani, ora due li abbiamo ‘dirottati’ a casa dei miei e l’altro lo stiamo curando all’università  veterinaria di Padova

La principale differenza fra Roma e Udine.

La capitale è invasiva, qui tutto marcia a misura d’uomo”.

I tuoi come hanno preso il distacco?

Non hanno fatto drammi e adesso da qualche tempo mi hanno raggiunto qui a Udine”.

Dove si mangia e si beve bene…

Premesso che anche a Roma la gastronomia non è da buttar via, qui devo ammettere che ci sono dei piatti che mi piacciono molto. Specialmente i cjarsons e poi il frico

Sei una buona cuoca?

Tutt’altro. Quando abitavo in famiglia mia madre mi vietava di metter piede in cucina: doveva far tutto lei che era eccezio nale ai fornelli. E così quando arrivai a Udine ci trovammo, io e Riccardo, incapaci entrambi di cucinare, a ricorrere ai panini oppure ai tranci di pizza”.

Un’alimentazione non proprio ideale…

Infatti ci accorgemmo dei problemi di linea e cominciammo, a turno, a cimentarci ai fornelli. A me piacciono i primi, in particolare la pasta, purchè sia al dente. Aggiungo il minestrone e la pasta e fagioli, anche se ho notato che in Friuli la fanno in modo diverso rispetto a Trieste. Come cuoca sono un po’ migliorata”.

Il Tiramisù è nostro o dei veneti?

Non fatemi litigare con il collega Zaia, governatore del Veneto”.

E nella terra dei vini come ti trovi?

Confesso che sono agli antipodi dei sommelier, anzi non sono per niente un’intenditrice. Li ho scoperti qui in Friuli. Un’altra differenza con Roma è che là alle 10 di mattina si beve un cappuccino, qui invece un bicchiere di vino. Comunque dico che preferisco i rossi, particolarmente quelli corposi come il Refosco e il Pignolo”.

Una digressione politica anche per il tuo passato ruolo di parlamentare europea. E vero che abbiamo fatto poco per contrastare l’Ungheria sulla denominazione Tokaj e che molto ha inciso l’esigenza di Gianni Agnelli di non insistere dovendo la Fiat aprire un grande stabilimento nei pressi di Budapest?

Ho saputo anch’io che, alla vigilia dell’entrata dell’Ungheria nell’Ue, nel 2004, c’erano state pressioni in tal senso, ma io allora non ero ancora a Strasburgo. Comunque il ricorso alla denominazione “Friulano” mi è parsa un’ottima scelta”.

Torniamo al privato. Soche sei romanista. Quando si gioca Udinese-Roma per chi tifi?

Tra le due madri della mia vita non posso schierarmi. Dico soltanto che da ragazzina l’intera famiglia andava allo stadio a inneggiare ai giallorossi. Ora la violenza nel calcio e sugli spalti ha ucciso anche questo aspetto di coesione sociale”.

Quante ore al giorno lavori?

Una media di 14, tra riunioni di giunta, incontri per i sempre più numerosi casi di crisi economica e i viaggi a Roma per ottenere il giusto per la nostra Regione”.

E come avvocato?

Per fortuna nello studio ho ottimi partner, così come da politico ho buonissimi collaboratori, a cominciare dalla segreteria”.

Guadagnavi di più da legale o adesso da leader politico?

Di più prima”.

Ultima digressione politica. Dato che sei diventata renziana, il sindaco di Firenze verrà a Udine per la terza volta prima dell’8 dicembre, data delle primarie del partito?

Lo spero. So che ha in programma un intervento a Pordenone, invitato da Bolzonello. Potrebbe fare un salto anche qui”.

Buon viaggio a Marco Cavallo

Marco Cavallo nel Parco di San Giovanni (Trieste)Ho affidato all’assessore regionale Francesco Peroni il saluto per la partenza dal capoluogo giuliano di Marco Cavallo, ”testimone” di quella chiusura dei manicomi iniziata proprio a Trieste 40 anni fa:

Il mio augurio è che il nuovo viaggio di Marco Cavallo porti alla definitiva chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari tuttora esistenti nel nostro Paese e risvegli l’attenzione di tutti, in particolare degli amministratori regionali ai quali spetta il compito di far sì che i Centri e servizi di territorio, di comunità, di salute mentale, di cooperazione sociale e di inclusione pongano in essere misure, ancor più organizzate ed efficaci, a presidio di quella vera sicurezza sociale che deriva dalla coesione, dall’inclusione e dal sostegno a tutti i soggetti deboli”.

Per informazioni sul viaggio che porterà il simbolo della ”rivoluzione psichiatrica basagliana” ad attraversare 10 regioni e 16 città italiane vi segnalo l’articolo pubblicato sul sito della mia Regione.

Go on FVG

foto-e1382453703433-1024x1024Lunedì scorso sono intervenuta, anche in qualità di rappresentante nella Cabina di Regia per l ‘attuazione dell’Agenda digitale italiana, alla discussione su “come internet cambia l’impresa” nell’ambito del secondo Italian Digital Agenda Forum (potete ascoltare il mio intervento qui ) .

Ho colto l’occasione per raccontare l’esperienza della regione Friuli Venezia Giulia che ha aderito, per prima, al progetto “Go on Italia” di formazione digitale per portare tutti gli italiani in rete.

Proprio sul progetto “Go on FVG” vi segnalo l’articolo di Riccardo Luna pubblicato su ilpost.it.

 

 

 

Sarà un PD nuovo, di tutti.

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di Domenico Pecile

Subito mano allo Statuto per organizzare il nuovo Pd, priorità a crisi e occupazione, mano tesa a tutte le “anime” del partito. La neo segretaria del Pd, Debora Serracchiani, detta l’agenda ai Democratici. Parla dei suoi ex “avversari” e spiega che il Pd dovrà esprimere, alle regionali del 2013, il candidato cdel centro sinistra.

Intanto complimenti.
Grazie.
Ha ottenuto il 51,56% contro 57,43% delle primarie degli iscritti. Un calo che si spiega come?
La vedo dal punto di vista diverso.
Cioè?
Beh, visto il traino di Bersani ritengo molto positivo sia il risultato in sé sia il voto disgiunto sulla mia persona. Di Più: non sarà necessario il ballottaggio e questo è un dato importante. Ma va anche sottolineato che Bersani in Fvg sia rimasto al di sotto della media nazionale.
Soddisfatta, dunque?
Certamente, anche se avrei preferito vincesse Franceschini.
Segretario, da dove comincia?
Partirò da una questione tecnica.
Quale?
Approvare lo Statuto regionale e visto che tra qualche mese ci sono le prime elezioni amministrative, è quanto mai opportuno rinnovare le cariche provinciali e di circolo.
Questo significa congressi?
Sarà lo Statuto a individuare con quale forma i segretari provinciali saranno eletti. L’obiettivo è il rafforzamento territoriale.
E dopo le questioni “tecniche”?
Il Pd ha ben presenti le priorità della crisi, del lavoro, dell’occupazione.
Il primo appuntamento?
L’assemblea regionale entro l’8 di novembre.
Avrà un vice segretario?
Devo ancora ragionare sul tipo di struttura. Ma sono una che lavora in squadra. Ho sempre fatto così. Dovrò individuare persone rappresentative di tutti i territori della Regione e in base alle competenze e alle responsabilità che desiderano assumersi.
Userà il manuale Cencelli per gli incarichi?
Credo proprio che abbiamo dato forza a un congresso che superato i meccanismi del passato. Almeno lo sforzo sarà sicuramente questo.
Ha sentito Carloni e Martines?
Entrambi mi hanno fatto i complimenti: lui mi ha telefonato; lei mi ha mandato un bel messaggio
Che ruolo potrebbero avere nel Pd?
Lo decideremo assieme.
Li convocherà?
Sarà necessario vederci per fare il punto della situazione ragionare anche sul tema dello Statuto.
La sua lista, “Semplicemente democratici”, non è andata benissimo?
Non direi. E poi a me interessava il risultato di Franceschini. Volevamo farlo vincere; non ci siamo riusciti. Pazienza, in ogni caso ha vinto il Pd.
Gli ex Margherita erano quasi tutti con lei. Una responsabilità in più… Cosa dirà loro?
Credo di avere lavorato per tutta la campagna congressuale per un partito che fosse espressione di tutte le sensibilità. Questo sforzo è stato premiato anche dal voto disgiunto. Abbiamo l’intenzione di andare avanti su questa strada. Ce l’hanno chiesto tutto quelli che hanno votato.
Esiste però, in modo innegabile, una nomenklatura con la quale dovrà fare i conto in termini di rinnovamento interno…
Le persone che mi appoggiavano hanno ben presenti le linee programmatiche. In termini di rinnovamento c’è tutta l’intenzione di costruire questo partito. E anche Martines e la Carloni hanno parlato di ricambio, di limiti di mandati e quant’altro.
Ma il rinnovamento sarà marcato?
Ci sarà l’impegno e l’assunzione di responsabilità di creare un partito forte appoggiando tutti quelli che vogliono impegnarsi.
Come rassicurerà i neofiti del Pd?
Beh, la lista semplicemente democratici era composta da tutta gente nuova. E questo è stato il primo segnale di rinnovamento.
Il primo obiettivo del Pd?
Un’opposizione efficace, importante. Poi ci saranno le amministrative “intermedie” prima delle regionali 2013. Dobbiamo arrivarci con un partito forte.
Lei sostiene che il candidato del centrosinistra nel 2013 dovrà essere uno del Pd. Perché?
Semplicemente perché auspico che sia il Pd a scegliere una leadership interna al centrosinistra.
Potrebbe essere lei?
Da qui al 2013 il tempo è lungo. Nel frattempo avrò molto lavoro da fare.

(Messaggero Veneto, 27 ottobre 2009)