Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi

imagesVi segnalo l’intervista rilasciata a Claudio Marincola e pubblicata su Il Messaggero

Forza Italia e Nuovo centrodestra – normalmente – se le dicono di tutti i colori ma sulla soppressione dell’art. 18 fanno fronte comune. Un pezzo del governo e un pezzo dell’opposizione spingono per la rimozione del vecchio Totem. Chiedere ai dem di esprimersi in modo corale non è mai semplicissimo. Debora Serracchiani, govematrice del Friuli Venezia Giulia è la portavoce del partito democratico.

Presidente Serracchiani come stanno le cose?

«Il centrodestra ha avuto in passato più di un’occasione per intervenire in materia di lavoro e ha sempre affrontato la questione dal verso sbagliato. Noi abbiamo molto a cuore il problema, sappiamo che bisogna creare nuovi posti di lavoro in un mercato asfittico. Dinanzi a questa fondamentale esigenza possiamo seguire due strade: occuparci delle cose che non ci servono, come, appunto, l’art. 18 o fare quello che serve al Paese, rimettere in movimento il mercato e partire con il nostro job act».

In Europa la flessibilità è già un dato di fatto: Alfano propone di abolire l’art. 18 per le nuove assunzioni.

«Noi non dobbiamo fare guerre ideologiche o mettere bandierine ma è una proposta che dobbiamo valutare e affrontare. La legge delega sul lavoro andrà avanti. Si può immaginare che in quel contesto si parli anche di questo. Quello che comunque va fatto è inserire l’art. 18 in un piano di riforme più ampio che ri guardi anche la giustizia. Se i tempi della giustizia restano questi l’art. 18 non è più una tutela per nessuno».

Come govematrice del Friuli Venezia Giulia lei si è trovata sotto pressione sulla questione della fecondazione eterologa.

«In questi giorni è un fatto comune a tutte le regioni. In questo momento abbiamo ritenuto di attenerci alle posizioni espresse dal coordinatore dei presidenti delle Regioni Chiamparino, dunque evitare le accelerazioni e chiedere al governo e al Parlamento di dettare le linee guida. Abbiamo un servizio sanitario nazionale e 20 regioni. Su una questione del genere non possiamo prendere 20 posizioni diverse. Tanto più che c’è un tema da affrontare in via preliminare: capire se l’eterologa può rientrare dentro i livelli di assistenza minimi».

Lei ha capito se il premier Renzi è favorevole o contrario?

«Tutte le volte che abbiamo affrontato il tema mi è sembrato che l’atteggiamento del presidente del Consiglio fosse laico. In tutte le discussioni ha sempre detto che sui temi etici a pronunciarsi deve essere il Parlamento».

Non è pilatesco?

«Il contrario. Su molte questioni stiamo dando il ritmo al Parlamento. Ma ci sono temi su cui deve prevalere il metodo. L’eterologa è uno di questi. È importante che ora da parte del Parlamento ci sia sollecitudine».

Ammetta che sui diritti di terza generazione spesso a decidere sono i tribunali.

«Purtroppo è vero. Ma confido nella maturità di questo Parlamento e sulla capacità di dare risposte».

I dati sulla crisi sono duri da incassare. Forza Italia non sta infierendo…

«Abbiamo detto con chiarezza che sulle riforme istituzionali si poteva fare un percorso comune. Ma sui temi economici c’è una strada che il presidente del Consiglio sta costruendo. Non abbiamo nessun impegno con Forza Italia, abbiamo le mani libere. E’ vero però che la crisi ci obbliga a dare delle priorità. Se ci sarà coesione con le opposizioni accoglieremo questo clima ben volentieri. Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi».

L’immigrazione è da tempo l’emergenza delle emergenze. C’è chi propone di mandare i soldati in Libia

«Ogni possibile azione è resa difficile dall’assenza di interlocutori. In Libia se andassimo ora con chi andremmo a parlare? Non si può mandare un esercito se non c’è un governo o un interlocutore con cui dialogare».

La Rai ha presentato un piano di riorganizzazione. Lei cosa ne pensa?

«Un piano per essere tale non può occuparsi solo di riqualificare la spesa, deve occuparsi anche di contenuti. Mi piacerebbe che la Rai oltre all’accorpamento dei Tg si occupasse anche di educazione e cultura».

Lega: stop ai sussidi sociali per gli immigrati regolari.

immigrazione

Enzo Bortolotti, sindaco leghista di Azzano Decimo (Pordenone) e segretario provinciale della Lega Nord, ha firmato ieri un’ordinanza  restrittiva dell’accesso ai servizi sociali per gli extracomunitari con permesso di soggiorno (ordinanza che vincola l’accesso ai servizi sociali integrati alla dimostrazione di un reddito non inferiore ai 5mila euro).

Per la Lega gli uomini non sono tutti uguali, almeno questo ormai è certo. 

La Regione Friuli Venezia Giulia e l’Unione europea hanno chiesto maggiori informazioni in merito all’ordinanza. Bortolotti ha fatto a pezzi la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancendo l’esistenza di una categoria di persone di serie B. Credo che sia  normale che Bruxelles se ne interessi e si preoccupi.
Lo sprezzo con cui si esprime il sindaco di Azzano Decimo ribadisce l’ideologia intollerante e antieuropea della Lega, al punto che gli va stretta anche la Giunta regionale di centrodestra.
La discriminazione e l’intimidazione non possono essere sistemi con cui governare le nostre città, né tantomeno qualcosa di cui un sindaco può menar vanto.

Aggiornamento sui miei lavori parlamentari /2

Oggi in commissione LIBE, alla presenza del Ministro Svedese per l’Immigrazione (siamo nel semestre svedese della presidenza UE), ho preso la parola e ho sottolineato quanto sia importante che l’UE si impegni per una politica comune volta a far rispettare le normative comunitarie e i diritti dell’uomo così come stabilito dalla Convenzione di Ginevra.

Mi continuerò a impegnare affinché si faccia chiarezza sulle recenti decisioni prese dal governo italiano in materia di immigrazione.

Immigrazione e pacchetto sicurezza

Fiato sul collo della Commissione sul governo italiano

Dichiarazione degli eurodeputati  Borsellino, Crocetta e Serracchiani (S&d)

Da quel che si é udito oggi in Parlamento, risulta in modo anche eclatante che la Commissione europea sta con il fiato sul collo del governo italiano a proposito di politica d’immigrazione e del “pacchetto sicurezza”.

Le ripetute affermazioni del commissario Barrot sulla nuova richiesta di chiarimenti rivolta al governo italiano testimonia che esiste una sorta di stato di sorveglianza sugli atti dell’esecutivo Berlusconi-Maroni da parte delle autorità comunitarie preposte a garantire il rispetto delle normative dell’Unione.

In particolare, il commissario è stato chiaro e perentorio nel rivelare – anche con una lettera inviata al Presidente della commissione parlamentare Libertà Pubbliche – che Bruxelles vuole chiarimenti sul respingimento di massa, in mare aperto, di immigrati provenienti dalle coste africane, e vuol accertare se non siano state violate le procedure sul diritto d’asilo.

Sul “pacchetto sicurezza”, poi, è apparso persino imbarazzante l’invito di Barrot a Maroni a “mettere per iscritto” le argomentazioni del governo a proposito dei diritti d’iscrizione all’anagrafe dei minori figli di immigrati illegali, cosi come altrettanto ferma è sembrata l’assicurazione data ai parlamentari che la Commissione sarà “molto ma molto attenta” nel valutare l’intero contenuto delle norme sulla sicurezza (compresa l’autorizzazione alle “ronde”) appena varate.

Il Commissario ha pure confermato che vigilerà attentamente sul rispetto, in Italia, dei diritti dei minori Rom.

Idee per la sicurezza

Quando parliamo di sicurezza, questa la quarta priorità, la mente corre all’immigrazione. La destra cerca di cavalcare le paure dei cittadini, le sollecita, le amplifica. Giusto dire che occorre fermare il lavoro nero e la tratta di uomini e donne che alimentano la criminalità. Si deve combattere l’immigrazione clandestina, sviluppando una politica europea di controllo dei confini dell’Unione.

Ma nello stesso tempo occorre favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari. Quando la destra afferma che l’Italia non può essere multietnica, non solo nega una realtà, ma soprattutto lancia un messaggio xenofobo e razzista. Si parla molto dei respingimenti di chi si trova sui barconi o sui gommoni, ma anche tante altre misure, dall’allungamento del tempo di permanenza nei Cie alla tassa per gli immigrati, sono respingimenti.

Misure tanto dure quanto inefficaci, come testimonia il fallimento della legge Bossi-Fini. Serve quindi un giusto equilibrio tra la fermezza nell’applicazione delle norme a tutela dell’ordine pubblico e politiche d’integrazione, nella consapevolezza che l’immigrazione è un tema che va affrontato a livello europeo, con scelte mirate e condivise tra i vari Paesi.