I valori del 25 aprile

Oggi a Trieste ho partecipato alla solenne cerimonia alla Risiera di San Sabba, in occasione del 73°anniversario della Liberazione.
Nessuno mai dimentichi che il 25 aprile è l’anniversario di una grande vittoria contro l’intolleranza e la violenza generate da una distorta idea di supremazia razziale e nazionale.
Viviamo in un periodo in cui qualcuno dichiara superati e irrilevanti i discrimini ideali e valoriali, mentre altri auspicano il ritorno di quelle frontiere su cui si sono combattute due guerre mondiali. Per questo bisogna riaffermare, anche attraverso le scelte, i valori che hanno ispirato la Resistenza e portato il nostro Paese alla democrazia repubblicana.
Solo tenendo fermo su quei valori fondamentali potremo continuare ad avere fiducia nel progresso della solidarietà sociale e dei diritti individuali. Perché ogni singolo passo avanti avviene all’interno di una precisa visione della società.

Ferrovie Sud

Ferrovie Sud Quanto emerso dalla relazione del commissario nominato dal Governo Andrea Viero sulla gestione di Ferrovie Sud Est, gravata da 311 milioni di debiti, è di una gravità assoluta.
Il Governo ha già provveduto a commissariare la società, dando una decisa svolta a quella che è una vicenda vergognosa.
Va riconosciuto al Ministro Del Rio che il suo intervenuto è stato decisivo per mettere fine ad uno spreco folle dei soldi pubblici.
Il nostro Paese ha bisogno di infrastrutture di trasporto che garantiscano mobilità interna e collegamenti di medio e lungo termine e in questa giusta direzione vanno gli investimenti previsti dal Governo nelle ferrovie.
Gli italiani hanno diritto ad avere un trasporto pubblico locale efficiente e dignitoso. Amareggia scoprire che vi sono amministratori che, pur lautamente remunerati, hanno agito avendo come primo obiettivo il loro personale interesse anziché il bene comune.
Il rilancio del Sud passa anche attraverso un programma di infrastrutturazione che metta servizi a disposizione delle imprese e incentivi i flussi turistici a scegliere sempre di più le straordinarie località del nostro Mezzogiorno.

Scoperchiata la mala gestione, ora faremo pulizia fino in fondo e chi ha tratto indebito profitto verrà messo di fronte alle sue responsabilità. Stiamo cambiando e continueremo a cambiare questo Paese e deve arrivare ben chiaro il messaggio che il tempo in cui non si rispondeva dell’uso dei soldi pubblici è finito per sempre.

Verità per Giulio Regeni

Regeni Lerussi

Oggi il Presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui ha dichiarato: “Non ci fermeremo finché non sarà stata raggiunta la verità sulla fine di Giulio Regeni”.

La verità sulla morte di Giulio Regeni dev’essere un prioritario interesse comune per Italia ed Egitto. Le parole del Presidente Al-Sisi vanno nella direzione di confermare un impegno per noi fondamentale e hanno evidentemente un importante peso politico, ma tutti noi attendiamo che siano seguite da fatti concreti, capaci di sgombrare funeste ombre dalle relazioni fra i nostri Paesi.

In questo senso la linea di fermo dialogo del Governo italiano appare corretta e indirizzata a ottenere fattiva collaborazione nella ricerca della verità. Dopo quanto detto da Al-Sisi, sarebbe sconcertante infatti se perdurasse un clima investigativo segnato da reticenze o nebulose ricostruzioni.

Dall’assemblea emerge un PD con una maturità nuova.

imagesL’intervista rilasciata ad Alberto Alfredo Tristano e pubblicata su Il Piccolo

L’assemblea del Pd è finita e Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia e vicesegretario del partito, è soddisfatta. La discussione ha avuto i suoi momenti accesi, ma «il partito esce compatto lungo la rotta decisa dal segretario Matteo Renzi».

Presidente Serracchiani, che bilancio trae dall’incontro romano?

Per come l’ho vissuta io, l’assemblea è stata un bilancio dal risultato positivo su questo anno di governo Renzi e mi pare di poter dire che il Pd esprima oggi una maturità nuova. La discussione, il confronto, che certamente vive anche di contrapposizioni, restituisce una maniera diversa di manifestare le proprie posizioni, non più sui cognomi come accadeva un tempo, ma sui temi concreti. Abbiamo dimostrato di affrontare con serietà i molti impegni che ci siamo assunti. Il Parlamento è talora in overbooking, sappiamo che le sfide sono molte, e l’assemblea ha mostrato la consapevolezza del lavoro da fare e la voglia di portarlo a termine.

Non sono mancate le polemiche con la minoranza.

Che ci sia diversità sui singoli punti è fuori discussione, ma colgo tutta la serietà di esponenti della minoranza come Gianni Cuperlo e Roberto Speranza i cui interventi sono stati lucidamente politici e in linea con le parole del segretario.

Fassina non ha però risparmiato bordate…

Fassina mi sembra un caso isolato, una pecora nera che non fa mancare l’accalorata esposizione delle proprie opinioni, dietro cui vedo più delle motivazioni personali che un fronte politico condiviso con altri. Certe asprezze sono solo confronti di personalità, ma non mi pare che il partito sia spaccato, pur ammettendo e comprendendo perfettamente il disagio che si è potuto manifestare su alcuni provvedimenti come la riforma del lavoro.

Vi preoccupa chi in assemblea non c’era, come Massimo D’Alema, ma ha già lanciato segnali di guerra

I tentativi di sgambetto sono sotto gli occhi di tutti, e mi riferisco a quanto accaduto qualche giorno fa in commissione. Bisogna però andare avanti senza farsi spaventare, nella convinzione che con questo governo almeno la mia generazione ha l’occasione delle occasioni per cambiare davvero il Paese.

Lo scenario di voto elettorale va escluso completamente? Proprio mentre si svolgeva l’assemblea del Pd dal Giappone arrivavano notizie della vittoria schiacciante di Abe che ha portato il Paese al voto non riuscendo a governarlo…

Renzi ha escluso assolutamente la via giapponese, e anzi ha ribadito le uniche scadenze che sono in agenda: il 2017 per scegliere il nuovo segretario del Pd, il 2018 per il nuovo presidente del Consiglio. Non cambia nulla. Non avremo un Matteo Abe.

L’assemblea ha anche deciso alcune mediche importanti allo statuto del partito. La prima è una “norma anti-scissione” che stabilisce che “il segretario del partito è titolare del simbolo e ne autorizza l’utilizzo”. L’altra prevede invece la pubblicazione dell’elenco degli iscritti sul sito.

Da tempo lavoriamo alla trasparenza della nostra gestione. Sappiamo quanto le notizie romane su Mafia Capitale possano essere devastanti per la credibilità dei partiti, ma è bene chiarire che non lavoriamo sull’onda della cronaca: sono decisioni cui pensiamo da tempo. La chiarezza dovuta dagli amministratori la pretenderemo da tutti i nostri eletti e nel nostro bilancio, in cui le spese di segreteria sono pari quasi a zero a differenza che in passato, per le consulenze specificheremo quanto diamo e a chi. Il malaffare lo combattiamo da dentro.

Il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha però dichiarato che sull’anticorruzione le misure del governo sono “insufficienti”, e ha elogiato la proposta dei Cinque Stelle.

Critiche legittime, purché si ricordi che per vent’anni il tema della corruzione è stato completamente ignorato e il governo Renzi tra i primi atti ha nominato Raffaele Cantone presidente dell’Autorità Anticorruzione. In ogni caso, Roberti ha ragione a dirci che il tema ha bisogno di interventi più profondi, è una questione culturale che va posta già a scuola, attraverso l’educazione civica che è materia da rilanciare, perché bisogna educare cittadini migliori per il nostro futuro.

Giusto un anno fa Renzi a Milano era proclamato segretario del Pd. Da Milano a Roma ieri, com’è cambiato il Pd?

Intanto è un partito che vince, e non ci eravamo abituati. In questi dodici mesi abbiamo fatto nostre tutte le partite elettorali: amministrative, europee, regionali. E questo risultato esprime certamente un consenso sull’azione di governo. Inoltre, essendo il nostro segretario per la prima volta anche capo dell’esecutivo, può finalmente dettare l’agenda al Paese. Infine il Pd è un partito più grande, già solo nei numeri. Gente sempre lontana da qualsiasi partito oggi frequenta i nostri luoghi, e la discussione e la comunicazione non è rimessa solo all’eletto.

Chiudiamo col Quirinale. Berlusconi dice che la partita per il dopo Napolitano è tra i punti del patto del Nazareno.

Non so quali siano le ragioni che spingono Berlusconi a dire così. Il cosiddetto patto del Nazareno riguarda solo le riforme istituzionali e costituzionali. Detto questo, abbiamo un presidente della Repubblica eccellente come Napolitano a cui l’assemblea ha tributato un doveroso omaggio. Quando si tratterà di scegliere un successore, il Pd, che è il maggiore partito italiano, giocherà la propria parte, e sono certa che non assisteremo agli psicodrammi dell’ultima volta.

Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi

imagesVi segnalo l’intervista rilasciata a Claudio Marincola e pubblicata su Il Messaggero

Forza Italia e Nuovo centrodestra – normalmente – se le dicono di tutti i colori ma sulla soppressione dell’art. 18 fanno fronte comune. Un pezzo del governo e un pezzo dell’opposizione spingono per la rimozione del vecchio Totem. Chiedere ai dem di esprimersi in modo corale non è mai semplicissimo. Debora Serracchiani, govematrice del Friuli Venezia Giulia è la portavoce del partito democratico.

Presidente Serracchiani come stanno le cose?

«Il centrodestra ha avuto in passato più di un’occasione per intervenire in materia di lavoro e ha sempre affrontato la questione dal verso sbagliato. Noi abbiamo molto a cuore il problema, sappiamo che bisogna creare nuovi posti di lavoro in un mercato asfittico. Dinanzi a questa fondamentale esigenza possiamo seguire due strade: occuparci delle cose che non ci servono, come, appunto, l’art. 18 o fare quello che serve al Paese, rimettere in movimento il mercato e partire con il nostro job act».

In Europa la flessibilità è già un dato di fatto: Alfano propone di abolire l’art. 18 per le nuove assunzioni.

«Noi non dobbiamo fare guerre ideologiche o mettere bandierine ma è una proposta che dobbiamo valutare e affrontare. La legge delega sul lavoro andrà avanti. Si può immaginare che in quel contesto si parli anche di questo. Quello che comunque va fatto è inserire l’art. 18 in un piano di riforme più ampio che ri guardi anche la giustizia. Se i tempi della giustizia restano questi l’art. 18 non è più una tutela per nessuno».

Come govematrice del Friuli Venezia Giulia lei si è trovata sotto pressione sulla questione della fecondazione eterologa.

«In questi giorni è un fatto comune a tutte le regioni. In questo momento abbiamo ritenuto di attenerci alle posizioni espresse dal coordinatore dei presidenti delle Regioni Chiamparino, dunque evitare le accelerazioni e chiedere al governo e al Parlamento di dettare le linee guida. Abbiamo un servizio sanitario nazionale e 20 regioni. Su una questione del genere non possiamo prendere 20 posizioni diverse. Tanto più che c’è un tema da affrontare in via preliminare: capire se l’eterologa può rientrare dentro i livelli di assistenza minimi».

Lei ha capito se il premier Renzi è favorevole o contrario?

«Tutte le volte che abbiamo affrontato il tema mi è sembrato che l’atteggiamento del presidente del Consiglio fosse laico. In tutte le discussioni ha sempre detto che sui temi etici a pronunciarsi deve essere il Parlamento».

Non è pilatesco?

«Il contrario. Su molte questioni stiamo dando il ritmo al Parlamento. Ma ci sono temi su cui deve prevalere il metodo. L’eterologa è uno di questi. È importante che ora da parte del Parlamento ci sia sollecitudine».

Ammetta che sui diritti di terza generazione spesso a decidere sono i tribunali.

«Purtroppo è vero. Ma confido nella maturità di questo Parlamento e sulla capacità di dare risposte».

I dati sulla crisi sono duri da incassare. Forza Italia non sta infierendo…

«Abbiamo detto con chiarezza che sulle riforme istituzionali si poteva fare un percorso comune. Ma sui temi economici c’è una strada che il presidente del Consiglio sta costruendo. Non abbiamo nessun impegno con Forza Italia, abbiamo le mani libere. E’ vero però che la crisi ci obbliga a dare delle priorità. Se ci sarà coesione con le opposizioni accoglieremo questo clima ben volentieri. Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi».

L’immigrazione è da tempo l’emergenza delle emergenze. C’è chi propone di mandare i soldati in Libia

«Ogni possibile azione è resa difficile dall’assenza di interlocutori. In Libia se andassimo ora con chi andremmo a parlare? Non si può mandare un esercito se non c’è un governo o un interlocutore con cui dialogare».

La Rai ha presentato un piano di riorganizzazione. Lei cosa ne pensa?

«Un piano per essere tale non può occuparsi solo di riqualificare la spesa, deve occuparsi anche di contenuti. Mi piacerebbe che la Rai oltre all’accorpamento dei Tg si occupasse anche di educazione e cultura».

Sconfitto il populismo

unnamedVi segnalo l’intervista rilasciata a Mauro Favale e pubblicata su La Repubblica

“Un voto che rafforza il governo e che concede al Pd una possibilità in più per proseguire sulla strada delle riforme». Debora Serracchiani è soddisfatta: la governatrice del Friuli Venezia Giulia è al Nazareno, in qualità di vicesegretaria del PD e ripassa i primi dati che arrivano nella sede dei Democratici e che raccontano un trionfo oltre le previsioni.

Alla prima sfida elettorale, il Pd di Matteo Renzi tiene a distanza il Movimento di Beppe Grillo.

«Se guardiamo al campo europeo, non solo teniamo a distanza i 5 Stelle ma facciamo un bel balzo. In quasi tutte le altre nazioni, tranne forse in Germania e Polonia, i governi in carica crollano di fronte all’euro scetticismo. Noi, invece,teniamo botta rispetto al populismo che avanza».

Guardando alla specificità italiana, invece?

«Bè, a livello domestico il nostro è un risultato storico soprattutto se confrontato con le politiche di un anno fa. Il Pd avanza di parecchio».

Era il risultato che Renzi attendeva per ricevere dalle urne quella legittimazione che gli è mancata a febbraio, salendo a Palazzo Chigi?

«Renzi voleva un risultato che servisse per portare a compimento le riforme, un risultato che rafforzasse il governo. Se i dati che stiamo leggendo in queste ore dovessero essere confermati, allora, vorrebbe dire che Pd e governo hanno una possibilità in più di proseguire, tanto più se anche l`Ncd, il partito di Angelino Alfano, riuscisse a superare la soglia. In questo modo, contando anche Scelta civica, la nostra sarebbe una larga maggioranza che sfiora il 40%».

Il fronte grillino, invece, arretra.

«Rispetto al voto europeo che è tipicamente un voto di opinione, mi pare che la costante ricerca del nemico portata avanti daí 5 Stelle -un giorno l`Europa un altro il governo Renzi – non abbia fatto presa».

Perde la rabbia?

«Diciamo che è un atteggiamento che non paga. Alla fine gli italiani hanno fatto una scelta di responsabilità, votando per chi rappresenta un`alternativa».

Forza Italia al terzo posto, invece, costituisce un problema sul cammino delle riforme?

«Credo che date anche le difficoltà per la scomposizione che ha subito, Forza Italia ha raccolto il suo massimo. E non penso che questo sia un risultato di lunga tenuta. Anzi: probabilmente darà il via all’interno del partito a una serie di conseguenze sia sulla leadership di Silvio Berlusconi, arrivato ormai al suo ultimo giro, sia rispetto alla scelta del suo successore».

Si va avanti con questo governo fino al 2018, allora?

«L`orizzonte è quello: le riforme proseguono a partire dalla prossima settimana. Si torna a parlare di Senato e Pubblica amministrazione».

Con gli Alpini c’è un legame indissolubile

Vi segnalo un mio articolo pubblicato su Il Messaggero Veneto

BnXAyHrCcAAJET4È con grande orgoglio, rispetto e simpatia che il Friuli Venezia Giulia accoglie gli alpini provenienti da tutta Italia per partecipare a Pordenone alla loro ottantasettesima Adunata nazionale.

Grande rispetto e simpatia per tutti coloro che portano con orgoglio il cappello con la penna nera, segno indelebile di chi ha servito in un Corpo dell’Esercito italiano apprezzato per la sua professionalità, per il suo senso del dovere e per il suo profondo spirito di abnegazione e di solidarietà.

Lo confermano alcune pagine indimenticabili della storia d’Italia, lo ribadiscono oggi le delicate e impegnative missioni di pace a cui il Corpo degli alpini partecipa.

Dal secondo dopoguerra in poi, in varie occasioni, l’Associazione nazionale alpini ha scelto uno dei capoluoghi del Friuli Venezia Giulia per organizzare la sua Adunata aazionale: a Gorizia nel 1951, in diverse edizioni a Trieste e a Udine, per la prima volta quest’anno a Pordenone.

Non è un caso, perché la nostra è una terra che ha maturato un legame profondo con il Corpo degli alpini e in particolare con la Brigata “Julia”, che qui continua ad avere il suo cuore e le sue radici

Molti nostri giovani hanno vestito la divisa degli alpini. A questi si aggiungono i tantissimi giovani di tutta Italia che hanno trascorso sulle nostre montagne e nei nostri paesi gli anni del loro servizio militare alpino, e che in Friuli Venezia Giulia possono ritrovare e riassaporare luoghi e ricordi di un’esperienza di vita indimenticabile.

Quello tra la nostra regione e gli alpini è un rapporto profondo e anche speciale, cementato nella tragedia del terremoto del Friuli del 1976.

Non possiamo dimenticare il sacrificio degli alpini morti nella caserma “Goi-Pantanali” di Gemona del Friuli in quella terribile sera la sera del 6 maggio; non possiamo dimenticare l’impegno senza risparmio di energie nell’opera di soccorso e di ricostruzione, nella quale gli alpini hanno potuto confermare la loro straordinaria capacità organizzativa e il loro forte spirito di solidarietà.

In quei momenti la divisa e il cappello degli alpini hanno rappresentato sempre un punto di riferimento e un conforto per la gente friulana.

Quell’impegno e quella solidarietà continuano oggi grazie alla capillare presenza in regione delle sezioni dell’Associazione nazionale alpini, attraverso le quali i valori acquisiti nel periodo di servizio si trasmettono e si diffondono nella comunità. All’interno della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, nata proprio nella tragica prova del terremoto del 1976, gli alpini volontari sono diventati una fondamentale risorsa umana, una vera e propria colonna organizzativa.

L’Adunata nazionale è sempre una festa di popolo, un’occasione per ritrovare quei valori di cui l’Italia oggi più che mai ha bisogno per rialzare la testa.

È dunque con un sentimento di gratitudine che saluto, a nome della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, le penne nere in occasione della loro ottantasettima Adunata nazionale: sono sicura che qui da noi, a Pordenone, si sentiranno davvero a casa.

Non prevedo imboscate. M5S in affanno più di FI

Debora_serracchiani1-300x200Vi segnalo l’intervista rilasciata a Carlo Fusi e pubblicata su “Il Messaggero”
Rischi per il decreto sul lavoro Debora Serracchiani, vicesegretario Pd, non ne vede, né da parte della minoranza del suo partito né da parte di Ncd: «Il ministro Poletti ha incontrato i nostri gruppi parlamentari in un confronto costante e continuo e so che una sintesi positiva sostanzialmente è già definita. Quanto al Nuovo centrodestra, ci sta che in una maggioranza così composita ci siano frizioni. Peraltro credo che alcune tensioni risentano della campagna elettorale per le Europee; è comprensibile che Alfano abbia un problema di visibilità legato al raggiungimento della soglia del quattro per cento».
Detto questo, il governo potrebbe anche arrivare alla fiducia? 
«Ripeto: il governo finora ha sempre lavorato per arrivare ad una sintesi positiva. Poi è vero che quando è stato necessario, si è fatto ricorso anche al voto di fiducia».
Lei accenna alla campagna elettorale. Grillo usa toni e argomentazioni molto forti, per così dire “di pancia”, che fanno leva sulle paure di tanti cittadini e sul rancore verso Bruxelles. Basta il buon senso renziano per arginare il M5S? 
«Beh, se non vogliamo smontare l`Europa pezzetto per pezzetto… Veniamo al sodo. Non ci sono solo gli 80 euro in più in busta paga. Da quando si è insediato, i provvedimenti varati dal governo sono stati numerosi e tutti di sostanza, tipo il tetto agli stipendi dei manager pubblici e la vendita delle auto blu, solo per citarne un paio. Casomai l`affanno mi sembra affiorare nei Cinquestelle e in Berlusconi proprio in virtù dell`azione di palazzo Chigi. Da una parte ci sono urla e chiacchiere, dall`altra un esecutivo che fa: e questo spiazza. La preoccupazione per l`esasperazione demagogica c`è, e lo dimostrano anche i ripetuti appelli del capo dello Stato. Voglio essere chiara: il tema non è tanto la sopravvivenza del governo Renzi che, a mio avviso, comunque arriverà al 2018. Il tema è che, come ha ricordato anche il ministro Padoan, che più credibilità acquisiamo più possiamo dire la nostra al tavolo europeo. Io credo che gli italiani siano più maturi di come tanti li vogliono dipingere e che tra chi annuncia di voler spaccare tutto e chi si impegna a costruire, alla fine sceglieranno i secondi. Visto anche che i primi, che volevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno, in un anno e passa non hanno colpevolmente concluso nulla. Neanche sulle preferenze, argomento prima sbandierato alla grande e poi lasciato cadere».
E Berlusconi? Lì c`è una preoccupazione in più e riguarda le riforme, senza le quali ogni altro discorso è vacuo. Se FI crolla e viene surclassata da Grillo, il percorso riformista salta? 
«Personalmente vedo una spinta astensionista che cresce, e non so quanto verosimili siano annunciati travasi da un partito all`altro. Credo che l`appannamento berlusconiano più che dei problemi giudiziari sia conseguenza di un logoramento fisiologico e irreversibile. Inoltre penso che alcune scelte fatte da FI abbiano pagato assai meno di quanto immaginato. Tutto questo può creare inutile nasconderlo – fibrillazioni anche importanti in Parlamento. Però i dati concreti restano quel che sono. Su alcune riforme, e penso ad esempio a quella del Senato, il Pd può contare su una maggioranza non così esile che può certamente essere allargata anche se FI dovesse tirarsi indietro».
A chi si riferisce, in concreto? 
«Voglio vedere se ad esempio la Lega Nord non vota la riforma del Senato. Guardi, nel percorso riformista nessuno è in grado di prevedere quel che accadrà. Si tratta di riforme decisive per tutti: l`idea che si vada a casa ancora una volta senza aver fatto niente e di doverlo spiegare ai propri elettori non so quanto attragga».

Priorità a lavoro e sanità per rialzare la testa

Debora-130x60Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Marco Ballico e pubblicata su Il Piccolo

Un anno speciale. «Di successi, ma anche di grandi responsabilità», aggiunge lei per chiarire che non ci sono solo onori, prime pagine, ospitate in tv. Pronta a un capodanno in famiglia, a Udine, Debora Serracchiani, prima del possibile (probabile?) decollo in orbita nazionale, pensa appunto alle responsabilità da presidente del Friuli Venezia Giulia.

In agenda due priorità: sanità e lavoro.

Intanto, i buoni auspici: «Auguro a tutti, cittadini, famiglie e imprese, un 2014 davvero sereno. E al Friuli Venezia Giulia di rialzare la testa, di tornare ad essere protagonista, di affrontare la crisi con determinazione e superarla».

Il Friuli Venezia Giulia non lo potrà fare da solo. Preoccupata dalle perduranti fibrillazioni romane?

Sì. La nuova segreteria nazionale del Pd è stata impostata su un piano completamente diverso: quello della trattativa sul programma. E invece c’è chi chiede il rimpasto. Non Matteo Renzi. Credo che queste voci siano il risultato di tensioni all’interno del governo.

Soprattutto dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e delle conseguenti spaccature nel centrodestra. È la vecchia politica?

Distinguerei tra le tensioni della vecchia politica e quelle della nuova, che pretende azioni positive.

Concretamente?

Ci si deve mettere a un tavolo e fare emergere le proposte per il governo.

Resta convinta che si debba andare al voto nel 2015?

Se il governo delle larghe intese si impegna su un cronoprogramma chiaro e porta avanti le cose, senz’altro sì. Se invece non si procede, saremo obbligati a rivedere, assieme agli italiani, le nostre posizioni.

Renzi ha avviato peraltro un pressing anticipato. Non ha l’impressione che miri al tornaconto personale?

No. Lo fa perché si rende conto che, dopo averne perse troppe, rischiamo di non cogliere più le occasioni. Il tempo sta scadendo. Come dice spesso proprio Matteo: se non le facciamo, ci portano via.

Responsabile di questi ritardi è anche Enrico Letta?

Il premier è rimasto vittima della composizione a freddo di un governo nato senza una base programmatica e di un parlamento frammentato e ancora ostaggio delle vecchie e pesanti figure del passato, Berlusconi su tutti. Ma era in un contesto difficilissimo, gli va riconosciuto il coraggio della responsabilità.

Ci deve ora mettere del suo?

Gli alibi sono finiti. Si deve accelerare, vanno portate a casa al più presto la legge elettorale e le riforme costituzionali, con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, il superamento definitivo delle Province e la redistribuzione delle competenze. Serve anche un grande piano sul lavoro.

Fa un po’ il “furbo”, Letta, quando parla di riduzione delle tasse grazie solo alla sospensione dell’imposta sulla casa?

Non è furbizia, è la constatazione di chi ce la sta mettendo tutta e pensa legittimamente di aver fatto meglio di altri almeno in alcuni settori. Ma non si può non evidenziare che la legge di Stabilità è debole e di poco respiro.

Manca di coraggio?

Sì, il coraggio che chiede Renzi.

Riassumendo, lei sta molto più con Renzi che con Letta?

Sto dalla parte di chi vuole vedere cambiare le cose perché così non andiamo più avanti. Da amministratore chiedo per esempio che sia rivisto il patto di stabilità interno. Altrimenti, un altro anno come il 2013, non lo reggiamo. E parlo da un territorio virtuoso, che ha sempre cercato di spendere bene, che ha colto i momenti in cui investire e in cui, invece, tirare la cinghia. Se ne dovrebbe parlare in primis con l’Europa. Se ne parli. Crediamo nell’Europa, ma va instaurato un rapporto diverso.

È il dna democristiano che zavorra Letta?

Non mi pare persona cui attribuire un’etichetta.

Se tra qualche mese Renzi la chiama al governo, lei che fa?

Sto governando la Regione Fvg mettendoci impegno, tempo ed energie. Saggio affrontare un problema alla volta.

Ha parlato di riconvertire gli ospedali regionali ed è stata accusata, lei pure, di poco coraggio. Che ne pensa?

Abbiamo eredito l’immobilismo degli anni della crisi. Penso, in tema sanitario, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e ai non interventi sulla rete ospedaliera pur di fronte a una Corte dei conti che segnala come la sanità Fvg costa il 20% in più della media nazionale. Non so quanto coraggio ci serva, ma siamo arrivati al punto di dover fare le cose e non solo annunciarle.

Farle anche in modo impopolare?

Sì, ma in questa fase ci pare opportuno non chiudere ma riconvertire profondamente, e cioè ridurre posti per gli acuti e aumentare quelli per la riabilitazione, eliminare i doppioni, creare nuove specializzazioni, diventare più efficienti spendendo di meno. Il secondo grande filone sarà quello del lavoro: la crisi ci impone di intervenire con forza.

Il caso Ater. Il centrodestra vi accusa di «killeraggio politico».

Non ci appartiene. Le persone ritenute competenti le abbiamo confermate, in altri casi, senza furore politico, abbiamo scelto. Puntiamo a una vera riforma delle Ater, raccogliendo tra l’altro esigenze urgenti provenienti dai vertici aziendali che ci segnalavano come la legge Tondo-Riccardi avrebbe impedito il regolare funzionamento del sistema.

A Mediocredito Fvg spendete più di prima optando per la professionalità della professoressa Compagno. Nel turismo il bando per la promozione quinquennale viene vinto da un progetto al ribasso. Una contraddizione?

Due cose diverse. Una è una banca fondamentale per il sistema finanziario regionale, l’altro è un progetto turistico. L’assegnazione alla società di Ejarque, non mia ma di una regolare commissione, arriva al termine di un percorso pubblico e trasparente.

Il direttore generale della Regione arriverà nei primi mesi del 2014, conferma?

Sto facendo le ultime valutazioni.

Dopo aver ricevuto qualche rifiuto. Quanti manager sta valutando?

Di quelli utili, conto almeno 200 curriculum. Non solo dalla regione.

Nelle nomine, da Del Fabbro a Castagna, è andata sull’usato sicuro. Come mai?

Ho individuato persone con competenze, conoscenze, capacità e, soprattutto, voglia di cambiare le cose.

Il nuovo piano finanziario di Autovie Venete prevede aumenti in linea con quelli degli ultimi anni, vale a dire tra il 12 e il 13%?

Il piano conterrà un aggiornamento del costo finale della terza corsia, ma non potrà non tener conto delle tariffe. Anche perché il traffico sta diminuendo.

Forse perché le tariffe sono troppo alte?

È un circolo vizioso. Ma anche in altre autostrade si soffre un calo.

L’aggiornamento del costo dell’opera sarà all’insù rispetto ai previsti 2,3 miliardi?

Contiamo che sia all’ingiù. Per la lottizzazione diversa rispetto al 2009, per la revisione di alcuni interventi tecnici, per le risorse previste dallo Stato. La quota in bancabilità sarà ridotta.

Si imputa un errore in questi mesi?

Più che altro mi dispiace non avere ancora portato a casa l’abolizione del ticket da 10 euro. Abbiamo scontato numeri ministeriali diversi da quelli che abbiamo trovato. Ma ce la faremo.

Il prossimo segretario del Pd Fvg dovrà essere un quarantenne?

Non ne faccio una questione di carta d’identità. Servirà un segretario consapevole della responsabilità e del ruolo in un partito che può pesare molto in regione e a Roma.

Più coraggio, Letta. Il Pd vuole un patto chiaro

300372879Vi segnalo l’intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su L’Unità

Vacanza?

«Niente affatto, sono al lavoro in Regione».

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, nonché responsabile Trasporti e Infrastrutture nella segreteria di Matteo Renzi, è una sgobbona. Sgobbona e determinata, insieme ai suoi coetanei ormai nei posti apicali del partito, a dare una nuova impronta al Pd e una sostanziosa spronata al governo. Presuntuosi? «Affatto, sappiamo che questo è il momento di dimostrare cosa sappiamo fare e dobbiamo mettercela tutta». E questa sfida li trova in compagnia di Angelino Alfano, politicamente su fronti opposti, ma con lo stesso obiettivo: dopo aver preso il posto degli eterni protagonisti politici, adesso vogliono iniziare una nuova fase. A partire dal governo. «Enrico Letta deve avere più coraggio», dice la governatrice.

Intanto finisce l’anno con lo scivolone sul salva Roma. Se deve fare un bilancio, come giudica questi mesi del governo?

«Enrico ha governato in un contesto difficilissimo, non dobbiamo dimenticarci come è partito questo esecutivo. Adesso il mio auspicio per il 2014 è di un maggiore coraggio soprattutto sulle riforme».

Letta intende basare il lavoro dei prossimi mesi su un patto di maggioranza. Quali dovrebbero essere i punti fondanti?

«Vorrei intanto sottolineare il metodo scelto: per la prima volta non si fanno accordi nelle segrete stanze ma si stabilisce la necessità di una trattativa aperta su punti programmatici. Non su nomi e cognomi, ma sul programma. Mi sembra un passo avanti notevole. Sul merito, credo che le indicazioni fornite dal segretario del Pd siano chiarissime: investono le questioni legate ai costi della politica, dall’abolizione del Senato al dimezzamento del numero dei parlamentari, al superamento delle Province, e la grande sfida sul lavoro. Per la prima volta questa questione viene affrontata come un corpo organico, per il quale è necessario un grande piano che lo affronti in modo complessivo. Infine, ci sono tutte le vicende europee che da gennaio dovranno essere prioritarie. Credo che non possa che partire da qui un patto alla tedesca per proseguire con l’azione di governo».

L’altro socio di maggioranza, Alfano, si è detto pronto a raccogliere la sfida lanciata da Renzi. Ma le differenze tra voi e il Ncd restano intatte. Su cosa è più facile mediare?

«Si continua a chiamare trattativa alla tedesca, quindi è evidente che si lavora per trovare un punto di equilibrio. Ma è altrettanto evidente che ci sono dei punti ineludibili sui quali il governo deve pronunciarsi e deve farlo anche il Ncd. Sono convinta che in una valutazione complessiva, che anche Alfano fa, rispetto all’opportunità oppure no di andare subito a votare, la ricerca di una quadratura sul programma sia la strada migliore».

Ma arriviamo al concreto. Renzi chiede l’abolizione della Bossi-Fini, Alfano non la ritiene una priorità. Che fa il Pd su questo? Rompe la maggioranza?

«Quello della Bossi-Fini non è un problema politico: è un problema tecnico, non ha funzionato. Non ha risposto tecnicamente ai temi che sono legati all’immigrazione, oltre al fatto che va aggiornata anche alla luce di tutte le modifiche che la stessa crisi ha portato alla questione dell’immigrazione. Sono cambiati i flussi, le provenienze, le richieste, che arrivano molto di più da zone di guerra. Questa è una legge che richiede una profonda revisione in tutti gli aspetti che l’hanno messa sotto stress. Infine, anche l’Europa ci chiede di adeguare la Bossi-Fini alle norme comunitarie. Sono convinta che Alfano, che viene da una terra che è toccata direttamente dall’immigrazione, sia una persona ragionevole che, di fronte a domande che vengono poste e per le quali non ci sono risposte adeguate, sia disponibile al confronto».

Altro tema. Il Job Act. Alfano risponde a Renzi proponendo tre anni di zero burocrazia per chiunque voglia avviare una nuova attività. Dice che lo Stato deve fidarsi degli italiani. Lei che ne pensa?

«Credo che nessuno abbia una bacchetta magica e che l’insegnamento che ci arriva da questa grave crisi è che occorrono molti interventi nel settore, piccoli, grandi e di amplissimo respiro. Quando si parla di lavoro non si può affrontare solo la questione della burocrazia tralasciando le regole, oppure toccare solo le regole trascurando gli ammortizzatori sociali. Quando si parla di Job Act è questo che si intende: la costruzione di un piano organico che tocchi tutti i temi. Ci stiamo lavorando, ho letto moltissimi interventi, stiamo ascoltando molte persone e quando saremo pronti lo faremo in poco tempo».

La nuova segreteria ha l’ambizione di cambiare il partito. La prima prova sarà quella di riuscire a fare sintesi e il lavoro sembra un tema molto a rischio. I giovani turco hanno già espresso perplessità sul piano del segretario.

«I giovani turchi hanno detto di no a un piano che hanno inventato perché ancora non esiste».

Ma è stato Renzi ad annunciare alcune misure.

«Renzi ha illustrato alcune idee, ma il piano, ripeto, ancora non è stato presentato in tutta la sua completezza. Quello dei giovani turchi mi sembra un no preventivo, legittimo ma preventivo».

Riuscirà questa segreteria laddove hanno fallito quelli prima di voi?

«Sono molto fiduciosa, questa è una segreteria composta da persone con provenienze e sensibilità diverse. Sarà la giovane età, o forse il fatto che non abbiamo zavorre sulle spalle, ma finora la sintesi l’abbiamo trovata, con un approccio molto laico alle questioni».