L’Italia credibile

unità Pubblico di seguito un’intervista rilasciata a Maria Zegarelli de L’Unità in cui si sviluppano varie questioni di attualità, tra cui il referendum sulla riforma costituzionale e il fenomeno dei migranti.

«È singolare che ad alimentare le polemiche siano molto spesso proprio coloro che non stanno concretamente in trincea per cercare di risolvere i problemi, come invece stanno facendo molti amministratori».
La Vicesegretaria Pd, Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, entra così nel dibattito sui profughi e la possibilità di impiegarli in lavori utili lanciata dal responsabile Immigrazione del Viminale, Mario Morcone.
La proposta di Morcone ha già fatto fibrillare gli amministratori leghisti. Lei che ne pensa?

«Morcone fa una proposta che prova ad affrontare un problema. In molte Regioni, compresa la mia, abbiamo avviato da subito diversi progetti che hanno portato queste persone a svolgere lavori per le comunità che li accolgono. La nostra è la Regione che ne ha impiegati di più, oltre 2600, attraverso l’accoglienza diffusa, che ci ha permesso di avere piccole comunità in ognuno dei Comuni, ben 82 su 216, che li ospitano. In alcuni Comuni hanno preparato gli orti urbani che poi sono stati consegnati agli anziani, in altri si occupano della pulizia e manutenzione delle aree verdi e così via. Alcuni di loro, infine, grazie ad una collaborazione con la Confartigianato locale, stanno imparando dei mestieri che potranno mettere in pratica qui o nei loro paesi di origine quando saranno in grado di tornare».

Il ministro Alfano dice “Ok, purché facciano volontariato, perché il lavoro va dato prima agli italiani”. È d’accordo?
«Noi non li paghiamo, ogni lavoro è a costo zero per i Comuni, solo la Regione sostiene dei piccoli oneri per gli strumenti che occorrono per lavorare e le assicurazioni. Il miglior modo per non essere un problema per le comunità che li accolgono è proprio quello di rendersi utili facendo volontariato in attività in cui, peraltro, gli italiani non hanno intenzione di cimentarsi».

Il sindaco di Capalbio, Pd, e quello di Bondeno, Lega, su una cosa sono d’accordo: non vogliono i profughi nei loro Comuni. Glielo chiedo da dirigente nazionale del Pd: le sembra accettabile questa posizione?
«Al di là delle appartenenze politiche, il tema è un altro: se tutti ragionassero così non solo non si risolverebbe il problema ma lo si scaricherebbe sugli altri e questo non è giusto. Ma ci vuole buon senso da parte di tutti: nel nostro caso abbiamo fatto un Patto regionale sull’immigrazione con l’Anci, stabilendo quali e quanti Comuni possono accogliere e fissando regole precise».

Per esempio?
«Abbiamo stabilito che i profughi non possono andare in zone sciistiche durante l’inverno e nei comuni turistici di mare in estate per evitare problemi logistici e di ulteriore sovraffollamento. A Lignano, per esempio, ne sono stati accolti circa 100 durante l’inverno in collaborazione con lo stesso Comune».

L’ultima polemica riguarda il burkini. È giusto vietarlo, come è avvenuto sulle coste francesi?
«Capisco la posizione del premier Manuel Valls, sotto pressione per i durissimi attacchi terroristici che hanno colpito il suo Paese, ma non capisco quale paura possa generare una donna vestita al mare. Per me il burkini non è un problema, lo è il burqa, per noi il volto è identità, coprirlo è togliere l’identità ad una donna, mentre impedire di indossare il burkini può di fatto costringere queste donne a rinunciare al mare e a rinchiudersi in casa».

Lunedì vertice di Italia, Germania e Francia a Ventotene. Dal tema dell’immigrazione a quello della crescita in zona Ue. Cosa si aspetta il nostro Paese dall’Europa?
«Intanto che l’Europa torni a fare l’Europa e ad occuparsi dei grandi temi comunitari. Spero che i prossimi mesi siano dedicati a questo, alla costruzione di principi comuni. L’Italia, dal canto suo, si sta conquistando ruoli importanti dopo anni in cui aveva visto minata la sua credibilità internazionale tanto da restare esclusa dai tavoli decisionali. Oggi stiamo stabilmente seduti nei luoghi dove vengono prese le decisioni importanti, lo abbiamo visto all’indomani dei fatti di Nizza. Questo è il frutto del lavoro svolto negli ultimi due anni dal presidente del Consiglio Matteo Renzi. Oggi siamo credibili perché stiamo finalmente facendo le riforme nel rispetto delle regole europee a differenza di altri Paesi che hanno abbondantemente superato il rapporto deficit/pil del 3%».

Ma l’Europa adesso guarda al referendum costituzionale. Che succede se vince il No? Addio credibilità?
«Partiamo da cosa succede se vince il Sì. Se gli italiani promuovono il quesito noi portiamo a casa una delle riforme più dibattute e più attese da questo Paese per recuperare competitività, efficienza e semplificazione. Da decenni parliamo della necessità di superare il bicameralismo perfetto: bene, siamo a un passo dall’obiettivo. Come siamo a un passo dalla possibilità di ridurre i costi della politica, di ristabilire chiarezza tra le competenze di Stato e Regioni. La scelta di votare sì non è né personale né di un partito, ma una scelta di merito, non ideologica. Se vince il No ci dimentichiamo le riforme per decenni, come ha detto lo tesso Renato Brunetta. Sa che significa ricominciare da una Bicamerale? Che passano almeno due anni per costituirla. Poi, per iniziare il confronto quanti altri ne passerebbero? Non penso che ci si possa permettere di aspettare così tanto tempo».

L’ex ministro Giovanni Maria Flick non solo ha bocciato la riforma, ma ha aggiunto che ormai è tardi per usare la “scolorina”. Si riferiva al tentativo di spersonalizzare il referendum. Si aspettava una presa di posizione così dura da un ex ministro del governo Prodi?
« Sono molte le persone che si sono schierate per il Sì, a partire recentemente da Arturo Parisi. Noi siamo arrivati a votare queste riforme dopo un lungo percorso, che è stato anche quello dell’Ulivo e del centrosinistra italiano. Adesso è arrivato il momento di portare a casa il risultato, non perché serve a Renzi, ma perché serve al Paese. Apprezzo lo sforzo di tutti coloro che si stanno impegnando per trovare i difetti di questa riforma, tutte le riforme ne hanno, tutte le riforme hanno richiesto degli adattamenti, non esiste la perfezione, ma dovremmo avere l’umiltà di dire “approviamo questa e poi ci si impegnerà per migliorarla se sarà necessario”. Quello che mi stupisce è vedere che molti di coloro che oggi criticano le riforme sono gli stessi che quando erano al governo non sono riusciti a farle o non le hanno ritenute necessarie».

Nel Pd la minoranza continua a chiedere la modifica dell’Italicum altrimenti non voterà la riforma.
«Noi andremo a votare per il referendum costituzionale, non per la legge elettorale che non c’entra nulla. Insistere nel trovare un collegamento diretto tra le due cose ritengo sia un errore. Rispetto alla legge elettorale, tra l’altro, dovremmo interrogarci a sinistra sul perché abbiamo fallito in queste riforme quando eravamo al governo, anche per la fragilità delle maggioranze. Se non altro questa legge elettorale ci dà delle garanzie: sappiamo chi vince il giorno delle elezioni e sappiamo che il governo che si formerà avrà i numeri per poter portare avanti il programma e approvare le riforme. Credo siano principi irrinunciabili».

Quindi non si rimette in discussione l’Italicum?
«La riforma elettorale l’abbiamo fatta. Se ci saranno i numeri in Parlamento per cambiarla non ci sottrarremo al confronto».

(Intervista rilasciata a Maria Zegarelli, pubblicata su L’Unità del 19 agosto 2016)

Garantire la governabilità

logo-la-repubblica Riporto di seguito l’intervista rilasciata ad Andrea Carugati e pubblicata su la Repubblica di oggi, in merito alla discussione sulla legge elettorale.

«L’Italicum garantisce che la sera delle elezioni si sappia chi ha vinto. Il punto per noi irrinunciabile è il principio di avere un vincitore certo. Se qualcuno proporrà un metodo alternativo per centrare lo stesso obiettivo, lo ascolteremo».
Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd e presidente del Friuli, difende l’Italicum anche dal “suggerimento pesante” arrivato dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E lancia la palla nel campo delle opposizioni: «Spetta a loro trovare una condivisione ampia su una proposta alternativa. Il Pd è disponibile a ragionare».

Napolitano suggerisce a Renzi di prendere l’iniziativa, non come premier ma come leader del Pd.

«Dal presidente Napolitano, al momento della sua rielezione nel 2013, abbiamo ricevuto un mandato molto chiaro sulle riforme istituzionali: come Pd abbiamo risposto coi fatti, con una riforma della Costituzione e una legge elettorale, l’ Italicum, che nella sua versione finale è frutto di una collaborazione parlamentare ampia e risponde ai tre criteri guida che ci siamo dati all’inizio della discussione: governabilità, stabilità e rappresentanza».

Vede segnali di una condivisione larga tra le altre forze politiche?

«Non direi. II M5S dice di essere disponibile a ragionare solo sulla propria proposta, il Democratellum; Forza Italia sostiene con Brunetta che non si può discutere fino al referendum d’autunno. Leggo di ipotesi che prevedono i collegi uninominali, di sistema francese e greco. Tutte legittime, per carità. Ma mi pare che non ci siano i numeri».

Infatti l’ex inquilino del Colle vi esorta a prendere l’iniziativa come avete fatto a inizio 2014.

«Se ci saranno ipotesi concrete e realizzabili, fermi i principi che ho ricordato, non ci tireremo indietro»

I maligni sostengono che adesso il Pd voglia disfarsi di una legge che potrebbe favorire il M5s, come a Roma e Torino…

«Non abbiamo nessuna paura di votare con l’Italicum, e infatti non stiamo proponendo alcuna modifica. E poi il movimento di Grillo ha sempre criticato duramente questa legge. Hanno
forse cambiato idea?».

Eppure si coglie un “prima” e un “dopo” rispetto alle comunali. Un Pd meno muscolare…

«Per noi il filo rosso resta sempre quello del sindaco d’Italia, che Renzi ha da tempo indicato come il più efficace, nei Comuni e a livello nazionale».

II Mattarellum può essere una strada percorribile?

«È un contributo utile, come altri. Noto un punto di debolezza
rispetto alla capacità di garantire la certezza di un vincitore
la sera delle elezioni».

La minoranza dem sostiene che occorra fare come in Germania o Spagna, dove il vincitore non ha automaticamente la maggioranza dei seggi.

«Devo ricordare qual è la situazione in Spagna con un sistema
che non offre garanzie sulla governabilità? Se c’è una gara, è necessario sapere chi vince. E’ un principio chiaro che gli elettori capiscono e apprezzano».

(Intervista di Andrea Carugati pubblicata su la Repubblica del 21 luglio 2016)

Sulla legge elettorale mai nessuna chiusura

314581-995x747Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Osvaldo Sabato e pubblicata su L’Unità

«Penso che sia un riconoscimento e un ringraziamento a chi sta lavorando con grande senso di responsabilità alla riforma del Senato» spiega Debora Serracchiani, riferendosi alla lettera di Matteo Renzi ai senatori.

La vicesegretaria del Pd e presidente del Friuli VG per l’ennesima volta rimanda al mittente le accuse di autoritarismo rivolte al premier, apre a «tutti coloro che seriamente vogliono fare le riforme» e a Sel di Nichi Vendóla, che conferma i suoi emendamenti, chiede atti concreti, «Quando se ne presentano ottomila, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle Autonomie, penso che non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo», precisa.

Ne ha anche per i dissidenti del suo partito «voteranno come meglio credono – dice – ma non può sfuggire quanto sia importante che la minoranza rispetti anche la maggioranza».

Quanto alle possibili modifiche all’Italicum ipotizzate dal premier-segretario del Pd per avere il via libera in Senato sulle riforme nei tempi concordati, Serracchiani ribadisce ancora una volta che «Renzi ha sempre detto: facciamo la riforma del Senato e del Titolo V e poi cominciamo a ragionare di nuovo sull’Italicum». La nuova legge elettorale ha già avuto il passaggio in un ramo del Parlamento. «Noi abbiamo detto dall’inizio che c’erano alcune questioni aperte – aggiunge la vicesegretaria – penso al tema delle preferenze, alle soglie, o alla questione di genere, sulle quali abbiamo sempre detto che siamo pronti al dialogo». Su un punto il Pd non cede: la nuova legge elettorale deve garantire la governabilità.

Presidente, senza riforme ci saranno le elezioni anticipate?

«Se c’è qualcuno a cui non interessano le elezioni anticipate questo è sicuramente il presidente Renzi, il quale sta lavorando ad un piano di mille giorni, mi pare evidente, dunque, la volontà di portare a compimento le riforme, le più ampie possibili per questo Paese. Dopodiché ci mette la faccia tutti i giorni e se queste riforme non vedranno la luce perché c’è chi frena, se salta tutta la partita, credo che tutti saremo chiamati a riflettere».

Renzi mette fretta. Ma se dovesse andare a vuoto il suo tentativo?

«Io davvero credo che in queste ore stia aumentando la volontà non solo di farle, ma di cercare di allargare il più possibile il consenso, anche per far capire che sono una necessità per il Paese e non per Renzi o per il Pd. Sono una necessità a cui guardiamo da troppo tempo e ora bisogna fare in fretta, anche per iniziare a dare risposte a tante altre riforme».

Nel Pd non tutti la pensano allo stesso modo.

«È legittimo farlo, la minoranza ha avuto molti luoghi per esprimere le opinioni anche critiche. Lo hanno fatto in modo aspro, abbiamo discusso pubblicamente, penso alle direzioni nazionali, all’assemblea nazionale, ai tanti incontri che ci sono stati all’interno dei gruppi parlamentari. Insomma, penso che il confronto sia stato approfondito e ampio, se mantengono la loro opinione è legittimo che lo facciano».

Cuperlo però insiste e proprio a l’Unità ha detto che il mondo non si divide in gufi e renziani e che nel Pd serve rispetto.

«Io sono convinta che Cuperlo abbia apprezzato il modo approfondito con cui è stata fatta la discussione, sa esattamente quante volte è stato tentato, anche nel partito, di trovare una quadratura. Quando prima accennavo alle direzioni e alle assemblee ricordo che abbiamo sempre votato a larghissima maggioranza documenti e relazioni del segretario Renzi, che riportavano esattamente il contenuto delle riforme che ora stiamo facendo. Se è vero che ci voglia rispetto per la minoranza, ci mancherebbe, come dicevo prima anche loro devono rispettare la maggioranza».

La disponibilità di Renzi sull’Italicum potrebbe essere un assist ai grillini e a Sel?

«È a tutti coloro che vogliono fare le riforme. Credo che ci siano sul tavolo dei lavori estremamente equilibrati sulla riforma del Senato, sulla divisione delle sue competenze, sulla riforma del Titolo V. Un lavoro dello stesso tipo è stato fatto sull’Italicum, ma come è stato detto con la lettera di Renzi c’è sempre stata la nostra disponibilità, purché però sia condivisa».

I vendoliani non si smuovono, anche perché come dice la capogruppo Loredana De Pétris, dal governo non si è fatto sentire nessuno.

«Penso che quando si presentano ottomila  emendamenti, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle
Autonomie, non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo. Se non è cosi ci facciano ricredere e quindi ci mettano nelle condizioni di poter discutere su cose concrete, noi siamo pronti, lo abbiamo fatto da sempre, ci mancherebbe che non prestassimo attenzione a quanto è stato indicato da Sei come prioritario, mi riferisco alla questione legata al referendum».

Intanto Beppe Grillo annuncia le guerriglie democratiche. Vuole fare un commento?

«Mi pare che non ci sia nulla di nuovo all’orizzonte. Fino a qualche mese fa parlava dei tribunali del popolo, ora parla di guerriglia democratica. Insomma è il solito Grillo. Mi spiace però constatare ancora una volta che non si capisce a nome di chi parli, perché molto spesso il suo Movimento pare muoversi in maniera diversa, penso alla posizione dell’onorevole Di Maio, che mi sembra un po’ confliggere con quella del capo».

L’italicum è la base

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Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadia e pubblicata su La Repubblica.

«Finalmente i 5Stelle sono scesi dal tetto, questo è il risultato vero. Da parlamentari eletti, i grillini si presentano al dialogo politico». Debora Serracchiani, vice segretario del Pd, ha appena lasciato la sala del Cavaliere dove si è tenuto il faccia a faccia con i 5Stelle. Racconta la sorpresa della delegazione pentastellata quando hanno visto entrare Renzi.

Serracchiani, come mai Renzi alla fine ha deciso di venire all`incontro?

«Al tavolo c`era il Pd e quindi il segretario, perché noi siamo andati a questa trattativa con lo stesso impegno di tutte le altre, quella con Berlusconi e quelle con le forze di maggioranza. I 5Stelle hanno scoperto che, nonostante la stravittoria dem alle europee, sulle regole del gioco davvero teniamo al dialogo».

Quale è la prospettiva: l`Italicum si può cambiare? 

«Faccio una piccola ricostruzione. I 5Stelle usciti dall`incontro hanno detto che il confronto è stato sul loro testo. È vero. Il segretario democratico, Matteo, ha puntualizzato le incongruenze del loro testo. Su questo ha chiesto chiarimenti. Per noi vale il testo dell`Italicum passato alla Camera e che ha un`adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta civica, Ncd: quello è per noi il testo della legge elettorale. La legge elettorale dei grillini è molto lontana dalla nostra. Gli abbiamo chiesto di chiarirci alcuni aspetti, a cominciare dalla governabilità perché il loro modello assolutamente non la garantisce».

E cos`altro? 

«Nel loro modello elettorale i 5Stelle dicono di volere evitare le ammucchiate, ma se non è sicuro il governo, neppure si sa con chi ci si allea, perché la scelta la fai dopo il voto. Però la coalizione deve nascere sulla base di un programma elettorale molto preciso. Non lo vogliamo decidere il giorno dopo le elezioni, ma l`elettore deve saperlo prima di votarti. Se no istituzionalizzi gli inciuci e incentivi il trasformismo. E poi c`è il ballottaggio: per noi importantissimo».

Comunque il Pd riparte dall`Italicum? 

«Restiamo sull`Italicum, è la strada maestra. Abbiamo aperto un dialogo con i grillini e abbiamo dimostrato loro che lo facciamo sul serio. Metteremo chiarimenti e risposte sul sito, ci scambieremo mail, poi vedremo quando incontrarci di nuovo».

Un punto su cui i grillini hanno ragione?

«Sulla necessità di una verifica di costituzionalità della nuova legge elettorale. Ma il Pd, ha spiegato Renzi, ha presentato un emendamento al disegno di legge sulle riforme al Senato che prevede che la legge elettorale possa essere oggetto di un controllo di costituzionalità preventiva della Consulta».

Sulle preferenze il Pd ha la porta aperta, semi aperta, chiusa? 

«Certo che ragioniamo anche su quelle. C`era all`incontro Alessandra Moretti, europarlamentare dem, che ha avuto un numero di preferenze maggiore di tutti i 5Stelle nella circoscrizione orientale. Ma il loro modello, peraltro molto complicato, sulle preferenze è estremamente pericoloso. Prevede le preferenze negative, nel senso che puoi eliminare dalla lista uno che non ti piace. Lo fa solo la Svizzera. Si crea in realtà uno strumento di controllo del voto pericolosissimo».

Fonte: La Repubblica

Ok al confronto

092124540-7ef68429-8b7c-495b-bd9d-f17f3c531888Vi segnalo l’intervista a Umberto Rosso pubblicata su Repubblica.it

Finalmente. C’è voluto il 40,8 per cento del Pd per scongelare Grillo. Se è sincero, porte aperte al confronto sulla legge elettorale. Ma se è una trovata delle sue per uscire dall’angolo, allora lascia davvero il tempo che trova”.

Onorevole Serracchiani, è sospettosa dopo la valanga di insulti a Renzi e al Pd.
“Lo vedremo alla prova dei fatti. Per il momento stiamo al colpo che Grillo e Casaleggio hanno battuto sul blog. Dovevano spazzarci via, ora chiedono un incontro col segretario. Una bella differenza”.

Però Grillo vuol discutere a partire dalla sua proposta di riforma di elettorale.
“Cominciamo allora col mettere un paio di paletti precisi. Si ragiona a partire dall’Italicum, dalla legge approvata già alla Camera, dall’intesa con Forza Italia, il Nuovo centrodestra e Scelta civica”.

Perché?
“Perché la proposta presentata dai Cinquestelle ruota tutta attorno al proporzionale. L’Italicum va in direzione opposta. E per noi, che la sera stessa delle elezioni vogliamo che si sappia chi ha vinto e chi ha perso, il sistema proporzionale certo non può andar bene”.

Il faccia a faccia con i grillini rischia allora di non andare lontano.
“Dipende da loro. Noi abbiamo dei punti fermi ma, d’altra parte, siamo pronti a discutere con tutti sulla legge elettorale, Lega compresa. Lo abbiamo fatto con Berlusconi, quando tutti ci davano addosso per il presunto patto col diavolo”.

Ma regge quell’intesa, dopo la mano tesa dei grillini? Forza Italia inquieta già minaccia rappresaglie.
“La linea del segretario resta ferma: determinazione assoluta a fare le riforme e a farle nel modo più chiaro, anche se siamo disponibili a discuterne con tutti”.

Renzi potrebbe ricorrere ai “due forni, se Grillo entra in partita…
“Vecchi schemi andreottiani”.

Sembra che si siano invertite le parti anche sulla diretta web dell’incontro: i grillini contrari, voi invece la volete.
“Leggo con sorpresa che Di Maio ha cambiato idea: adesso dice che non sono più così essenziali le dirette in streaming dal Palazzo. Per noi, che le trasmissioni dal vivo delle nostre riunioni le facciamo da tempo, e ben prima che arrivassero i grillini, andrebbe benissimo mandarlo in rete”.

Se il M5S resta sul no?
“Non ne facciamo una condizione, tale fa dar saltare il faccia a faccia. La politica-spettacolo la fanno altri”.

C’è chi vuole la staffetta per bruciare Matteo

foto pubblicata su firenze.repubblica.it
foto pubblicata su firenze.repubblica.it

Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata oggi su la Repubblica

«Non credo che tutti i stostenitori della staffetta tra Letta e Renzi siano spinti da buoni propositi, alcuni cercano semplicemente una scorciatoia per bruciare Matteo».

Debora Serracchiani, “governatrice” del Friuli Venezia Giulia, renziana, teme una trappola per il segretario del Pd.

Serracchiani, la situazione politica si aggroviglia?

«Diciamo che stanno arrivando al pettine nodi importanti, dalla legge elettorale alle riforme costituzionali, alle questioni del lavoro: l’azione del Pd ha avuto uno slancio con la segreteria di Renzi. È il momento di sciogliere quei nodi».

E al tempo stesso il governo Letta ha finito la sua corsa?

«Il Pd ha lavorato per consegnare al premier strumenti che gli permettessero di impostare, di avviare un lavoro importante di riforme. Avere consegnato in un mese e mezzo il testo di una nuova legge elettorale, avere impostato la discussione sul Job Act e avere posto la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, significa che noi democratici stiamo facendo la nostra parte. Il governo Letta però dovrebbe avere una spinta, un battito d’ala».

Il bivio è tra un governo che vivacchi e uno forte che duri almeno 24 mesi se non l’intera legislatura?

«Ci devono essere le condizioni perché il governo imposti le riforme, dopo di che la scadenza di un esecutivo non gliela diamo noi ma i fatti e i risultati».

Quindi come vede Renzi a Palazzo Chigi?

«Matteo correttamente aspira a una legittimazione popolare: quello resta l’obiettivo primario. Ma credo anche che sono tantissime le spinte ricevute da più parti per sostituirsi a Letta. Lo ha già detto e spiegato: il punto fondamentale non è quello che conviene a lui, ma quello che conviene agli italiani».

In cuor suo lei gli sconsiglia di sostituirsi a Letta?

«Perché Matteo vada a Palazzo Chigi ci dovrebbero essere condizioni chiare. Invece in questa richiesta a Renzi di rendersi disponibile ci sono interessi confliggenti: non tutti coloro che insistono hanno a cuore il bene del paese, per alcuni è il modo migliore per bruciarlo».

La riforma elettorale è il passaggio decisivo? 

«La riforma elettorale nelle prossime ore sarà una prova del nove».

Però dei miglioramenti all’Italicum sono necessari.

«Nelle condizioni date è stato prodotto il migliore accordo possibile, tenuto conto che le regole vanno scritte con il più ampio consenso, a parte coloro come i 5Stelle che hanno ritenuto di non partecipare ad alcuna discussione. Ho molta fiducia nel lavoro fatto da Boschi e da Guerini in queste settimane. Anche all’interno del Pd c’è la consapevolezza dell’importanza del momento, mi auguro non si metta a rischio un percorso così delicato, se no non ci sarà molto altro di cui discutere».

A quel punto si andrebbe a votare?

«Mi pare evidente. Se si affossa la riforma presentata dal maggiore partito della maggioranza, allora si pone un problema politico importante».