Il sole delle Alpi.

L’altro giorno sono intervenuta per denunciare il fatto che per il voto contrario della Lega, l’Italia rimarrà l’unico Paese alpino a non aver ratificato la Convenzione della Alpi, l’accordo che vincola tutti gli Stati Alpini,  insieme all’Unione Europea, a definire politiche concordate per la tutela e lo sviluppo della montagna.  In sostanza,  alla faccia del federalismo e pure degli interessi del nord, sono penalizzati proprio quei 4 milioni di abitanti che abitano le montagne del nord. Tra l’altro, la Lega un anno fa al Senato aveva votato lo stesso progetto di legge che oggi ha bocciato.
Ai miei rilievi ha replicato il presidente della Commissione Esteri della Camera, il leghista Stefano Stefani. Andando al sodo, due sono i suoi argomenti. Intanto, il protocollo della Convenzione delle Alpi, come ogni atto internazionale ed europeo, sarebbe un’inutile pastoia burocratica che danneggia l’economia padana. E poi il meglio: Stefani mi suggerisce di stare zitta perché del nord possono parlare solo quelli che l’hanno a cuore.  E io, secondo Stefani, non posso avercelo.

 Il motivo?  Semplice: sono “romana di nascita e formazione e friulana solo per scelta”. Insomma, quasi una clandestina…

Schizofrenia.

Ho partecipato a un confronto con Mario Borghezio, l’europarlamentare della Lega che porta a passeggio i maiali sui terreni dove dovrebbero sorgere le moschee.
Secondo lui la soluzione di tutti i mali è il federalismo. Gli ho risposto che secondo me la Lega ha una visione schizofrenica del federalismo.
Infatti, bastano due esempi: a Roma la Lega ha votato per il blocco della class action sulla testa dei cittadini, e lo stesso ha fatto votando a favore della privatizzazione dell’acqua sulla testa degli amministratori locali.
E questo perché la Lega fa finta di essere federalista ma in realtà obbedisce a Bossi.

Ha ragione.

 Il presidente del Veneto Giancarlo Galan, ha detto che sarebbe “un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste”.
Anche se le sue ragioni sono tutte interne alle logiche di potere del centrodestra, quello che ha detto è vero. Infatti, occorre prendere atto che sarebbe la prima volta di un presidente leghista al governo, e per di più in una regione importante come il Veneto e ciò rappresenterebbe una sconfitta secca di tutti i partiti nazionali e un pericoloso squilibrio negli assetti democratici.
Queste elezioni regionali ripropongono, in particolare al Partito Democratico, il compito di interrogarsi e riprendere il contatto con un territorio economicamente e culturalmente sviluppato che non può continuare a ricevere risposte semplicistiche e sogni ingannevoli dalla Lega.
I riflettori sono stati puntati sul Lazio e sulla Puglia ma la partita vera si gioca al Nord.

Fallaci.

È notizia di oggi l’intitolazione di una scuola di Varallo (Vercelli) a Oriana Fallaci, in quanto simbolo della “resistenza’ all’Islam”, come ha motivato il sindaco e deputato leghista Gianluca Buonanno.

Credo che la guardia non sia mai abbastanza alta di fronte alla strategia della tensione e dell’odio coltivata dalla Lega. Mi impressiona la volontà della Lega di inoculare messaggi di intolleranza religiosa ed etnica fin dal delicato momento della formazione di bambini e adolescenti, con una spregiudicatezza che ormai non si ferma di fronte a nulla. Ma la strumentalizzazione di Oriana Fallaci, di cui non si ricordano più  “Lettera a un bambino mai nato”, i reportage dal Vietnam o il legame con Alekos  è solo uno dei mezzi di cui la Lega si serve per gettare il seme della paura, su cui poi speculare elettoralmente.  E’ improntata alla stessa logica la richiesta della Lega alla provincia di Trento, di allontanare dagli uffici del partito l’attuale donna delle pulizie, che sarebbe pericolosa in quanto “di fede islamica”, e ugualmente deteriore è anche il segnale che viene dal Friuli Venezia Giulia  dove la Lega distribuirà penne al peperoncino per autodifesa.

 In conclusione il messaggio è chiaro, vuol dire che siamo in pericolo e dobbiamo essere pronti a difenderci anche da soli; ed è uno schema dalle conseguenze potenzialmente dirompenti.

P.S. Una strana ironia della cronaca fa sì che proprio oggi sia annunciata la pubblicazione di una nuova edizione, con prefazione di Roberto Saviano, di “Niente e così sia”, il diario di Oriana Fallaci sulla guerra in Vietnam.

Il tetto.

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Il ministro Gelmini ha annunciato che dal prossimo anno scolastico ci sarà un tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi delle scuole italiane.
Si tratta, semplicemente, dell’appropriazione demagogica di un’idea leghista. Far passare questa decisione come lo strumento per aiutare l’integrazione è assolutamente inaccettabile, oltre che privo di ogni fondamento.
Si continua a intervenire sul contenitore e mai sui contenuti. Non c’è mai un’idea di didattica che possa in qualche modo rappresentare un’idea del Paese che s’intende integrare e continua a essere evidente la totale sudditanza del Governo alle idee della Lega, al punto che viene da chiedersi quando verranno fatte proprie dal ministro Gelmini anche le famigerate ‘classi ponte’.
Viene poi da chiedersi se anche l’uso del dialetto a scuola sia un modo per integrare e se sia anche quello uno strumento didattico.

Abbraccio letale.

galan

 

Il Pdl ha deciso di non ricandidare il presidente uscente della regione Veneto Giancarlo Galan e di lasciare alla Lega Nord l’espressione della candidatura in Veneto e in Piemonte.

Non so se il Pdl rifletterà sulla testa caduta di Galan, sui modi in cui è stata tagliata e sulle conseguenze politiche, e se capirà quanto letale sia l’abbraccio della Lega per tutta la nazione.

Consegnare due regioni del nord alla Lega è un problema per tutta l’Italia per i propositi espliciti e per quelli inconfessabili che essa si propone, tutti sovvertitori dei caratteri della repubblica democratica.

Sbagliava chi, vent’anni fa, ha creduto la Lega un fenomeno passeggero, sbaglia chi oggi crede di riuscire a controllarne l’appetito, peggio fa chi continua a sottovalutarla.

Nella Lega il nazionalismo etnico delle origini è più che mai vivo e aggressivo, il radicamento è forte, la strategia espansionista è lucida e spregiudicata.

In primo luogo il PD deve raccogliere questa seria sfida e definire proposte che offrano al nord un orizzonte e una speranza diversi da quelli della Padania leghista.

Day after.

no b day

Lei nella piazza del No-Berlusconi day, il 5 dicembre, c’era. Debora Serracchiani, segretario regionale del Pd in Friuli Venezia Giulia e eurodeputata, racconta ad Affaritaliani l’impressione positiva che ha avuto di quel popolo: “Giovani e famiglie senza etichette di partito”. E se per il segretario Pierluigi Bersani il Pd ha fatto bene a non aderire ufficilamente, lei ha qualche dubbio in più: “Secondo me, potevamo esserci.”

Che impressione ha avuto del popolo che si è riunito in Piazza San Giovanni?
“Un’impressione ottima. Da tempo non mi capitava di vedere così tanti giovani in piazza. Ventenni, venticinquenni: una fascia d’età di solito ben poco coinvolta. E poi tante famiglie con bambini. Erano persone assolutamente eterogenee, spesso senza un’etichetta politica o di partito e che però avevano alcune parole d’ordine comuni.Non era solo la contrarietà a Silvio Berlusconi, ma ad un modello culturale che non condividono”.

Il segreterio del Pd, Pierluigi Bersani, ha ripetuto che il partito ha fatto bene a non aderire ufficilamente. Ha ragione?
“Non sta a me mettere in discussione la linea del segretario nazionale. Mi limito però a dire che potevamo esserci”.

Il Pd rischia un’emorragia di voti verso l’Idv e la sinistra?
“Non credo. Tanta gente che era in piazza ha votato o vota noi. Vedendo me, Rosy Bindi, Giovanna Melandri che eravamo lì anche se non in veste ufficiale, molti di loro si sono sentiti coinvolti e supportati. Però dobbiamo fare uno sforzo per intercettare la voce di quella piazza, senza pensare di poterne fare a meno. E iniziare a costruire una linea politica anche attraverso quest’iniziativa spontanea che è venuta dalla Rete”.

Dopo il no B-day si dice proprio che il mondo della Rete e più in generale la società civile stiano cominciando a fare a meno dei partiti.
“Stiamo vivendo, finalmente, un modo diverso di fare politica. Non credo che ciò escluda necessariamente i partiti. Si sta trasformando quel luogo virtuale in un luogo fisico, in cui c’è spazio anche per loro. E sono i partiti stessi ad averne bisogno”.

Restiamo in tema gente-partiti. Da segretario del Pd in Friuli Venzia Giulia, sei sempre più con i piedi nel Nord-est. E’ vero che da quelle parti è ormai la Lega l’unica forza ad avere un contatto davvero diretto con la gente?
“Effettivamente, nella mia regione (amministrata dal centrodestra, ndr), la linea politica sembra dettata più dalla Lega che dal Pdl. Alcune scelte fatte, come ancorare alla residenzialità l’accesso ai servizi premari compresi quelli socio-sanitari, sono tipiche di quella Lega che intende parlare in questo modo alle paure degli italiani. In queste zone credo che anche la piazza del 5 dicembre abbia scalfito poco. Proprio per questo dico che non si può fare a meno della piazza, ma nemmeno dell’azione politica dei partiti in zone come il Nord-est. Qui l’alternativa dev’essere dettata su cose concrete: il rapporto con imprese e piccoli imprenditori, oltre che certamente con i lavoratori. Ma soprattutto dando risposte a quelle paure che qualcuno sta cavalcando senza risolvere”.

(Intervista a Francesco Cocco, per  affaritaliani.it , 8 dicembre 2009)

Bilancio 2010

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Questa settimana il Consiglio regionale approverà il bilancio 2010.

Sappiamo bene che una razionalizzazione della spesa regionale è necessaria, ma nemmeno si può tagliare a caso. Penso agli enormi costi di burocrazia della Regione, sui quali bisognerebbe intervenire con riforme istituzionali forti, che tocchino anche il sistema degli Enti locali.

Per quanto riguarda il sistema delle Autonomie, lanciamo l’allarme sugli enormi tagli che colpiscono in particolare i piccoli Comuni: togliere solo il 10% a quelli piccoli è devastante, e gli amministratori locali sono preoccupati sulla possibilità di garantire i servizi al cittadino.

E’ necessario favorire lo sviluppo dell’economia per far riprendere le entrate, ma per attrarre le imprese bisogna garantire l’accesso al credito. La Regione potrebbe fare un intervento forte con i propri strumenti finanziari e invece siamo in fortissimo ritardo.

C’è poi la partita delle compartecipazioni ai redditi Inps, su cui il presidente Tondo non ha insistito con il Governo, rinunciando al credito degli agli anni precedenti e facendo mettere a bilancio soltanto la quota del 2010, che oltretutto non è coperta finanziariamente.

Il dato politico rilevante è il pesante condizionamento che la Lega Nord esercita sulla manovra di bilancio.

E’ show!

berlusconi ppe
Si è tenuto a Bonn il congresso del Ppe e anche là il presidente del Cosiglio italiano si è esibito nella sua solita performance. Tra l’altro, ha detto che l’Europa dovrebbe essere più unita e che lui è un ‘super premier con le palle’.

Secondo me è paradossale che Berlusconi vada lamentando la divisione dell’Unione Europea di fronte ai problemi globali, quando il primo nemico dell’Europa è suo alleato di governo.

Infatti, a parte le continue denigrazioni che gli esponenti della Lega indirizzano contro l’istituzione europea, bisognerà ricordare a Berlusconi che i deputati della Lega al Parlamento europeo votano per principio ‘no’ a tutti i provvedimenti.

Visto che, come un bambino con le parolacce, Berlusconi non riesce a evitare di fare la parte del bullo di quartiere sarebbe meglio lo facesse per richiamare all’ordine chi rema contro l’Europa.

Il problema di Berlusconi è che i rapporti di forza probabilmente non sono quelli che sembrano, e tra lui e la Lega resta da capire chi comanda e chi obbedisce.