Non solo Roma.

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Vado in piazza con semplicità e speranza, tra i tanti che si aspettano che io sia con loro, ma non dimentico i tantissimi che resteranno a casa.

Ci sono i presupposti perché la manifestazione lasci un segno positivo, e sarà importante se ci aiuterà ad allargare l’area del consenso verso le forze del centrosinistra e, per quanto mi riguarda, soprattutto del PD.

Se l’obiettivo comune è quello di costruire l’alternativa a Berlusconi, la polemica dipietrista contro il PD è fuori luogo per non dir peggio, e sicuramente non aiuta a ribaltare le cifre che ancora inchiodano il centrosinistra all’opposizione.

Perciò dobbiamo lanciare la nostra proposta, evitando se possibile l’errore, proprio anche della sinistra, di interpretare tutta la politica da una prospettiva romanocentrica.

Mentre ci concentriamo giustamente su Berlusconi, allora, teniamo pure a mente che nelle aree economicamente sviluppate del nord, soprattutto nel nordest, la Lega sorpassa il Pdl, e si sta trasformando in un partito dell’estrema destra ideologica. E questo partito non viene neanche sfiorato dalla piazza del 5 dicembre.

Praterie.

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É in corso un movimento tellurico politico e sociale che non riusciamo ancora a decifrare del tutto, ma le cui onde si faranno sentire a medio e lungo termine. Lo scontro in atto nel centrodestra ha dimensioni che potremmo dire epocali, almeno nel senso che prelude alla fine dell’epoca Berlusconi. Non si possono interpretare in altro modo le tensioni ormai esplicite tra il premier e il presidente della Camera, cioè i leader dei due partiti da cui è nato il Pdl. 

Non è uno scontro di personalità. Piuttosto, il modello populista di Berlusconi si rivela inadeguato a governare il Paese, e con l’allargarsi dell’area del malessere iniziano a levarsi le voci di dissenso. In parole semplici: a un deficit di capacità di elaborazione politica si sono aggiunti i guai personali di Berlusconi, e quando la sua stella ha cominciato a declinare, tra i suoi sodali si è insinuata la domanda fatale: e dopo?
Intanto la Lega vende il suo prodotto certificato traendo i frutti della crisi del Pdl. E poco importa che il “prodotto” sia la mela avvelenata dell’odio razziale e della xenofobia: questi sono i punti forti di un partito già federalista che ora tratta le candidature regionali sui divani di Roma. 

Il Friuli Venezia Giulia non è esente dai contraccolpi di quanto avviene nella capitale. Solo la lontananza da appuntamenti elettorali rende meno evidenti i problemi: ma basta uno sguardo a Trieste, dove si vota tra un anno, ed ecco il Pdl in frantumi e la Lega con un suo candidato sindaco. La stessa Lega che in regione si differenzia dalla maggioranza al punto da esprimere quasi un’opposizione interna alla giunta Tondo.
Lasciato schiacciare tra Veneto e Slovenia sulla decisiva partita delle infrastrutture e dell’Euroregione, il Friuli Venezia Giulia sta rischiando di vedere svuotato il suo statuto speciale. Un dato crudo: per la legge lo Stato è debitore alla Regione di circa un miliardo di euro. Soldi nostri. Un tempo la Lega diceva che i nostri soldi devono restare a casa nostra, e invece un livello così basso nei rapporti con Roma non è mai stato raggiunto prima. 

Di fronte a questo spettacolo desolante, al Pd uscito dalle primarie si offre una prateria di opportunità per rilanciarsi come forza di governo credibile. Potrà riuscirci se anteporrà la coesione a vecchie e nuove appartenenze, e non cederà al logoramento di forze consolidate. Gli elettori ci hanno chiesto di fare politica con una marcia in più e con qualche faccia nuova. Se ancora una volta il Pd non ascolterà la sua gente, non potrà poi chiedere ascolto a tutti gli altri. Io sono stata eletta per fare esattamente questo, nonostante tutto.

 

(Il Friuli, 4 dicembre 2009 – www.ifriuli.it)

Minareti.

minareto

Concordo con quanti hanno espresso preoccupazione per l’esito del referendum sui minareti in Svizzera, dal Consiglio d’Europa all’Onu al Vaticano. Quando le legislazioni europee cominciano a proibire anziché a garantire spazi di libertà alle religioni, siamo di fronte a un sintomo per nulla tranquillizzante. Premesso che l’irrigidimento delle contrapposizioni non può essere nello spirito delle religioni, né cristiana né mussulmana, penso che la questione dei minareti, che in Italia non mi sembra esista, richieda soprattutto buon senso.
Quanto alla richiesta del viceministro Castelli di inserire la croce sul tricolore, questa è ancora più preoccupante perché, una volta di più, un membro leghista del Governo rende esplicito il suo disinteresse nei confronti della Costituzione e della storia che vi è dietro. Temo che, guardando solo a un immediato tornaconto elettorale, la Lega non si renda conto di star giocando col fuoco e che, una volta aizzati, certi istinti sono poi difficili da placare. Strumentalizzare politicamente la religione è il modo peggiore di esprimere un’appartenenza, e mi chiedo quanto abbia a che fare con la fede.

Federalismo di cartone.

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La Lega, alla Camera, ha votato a favore della privatizzazione dell’acqua. Narduzzi, capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale, afferma: “L’acqua deve restare un bene pubblico e non deve essere ceduta ai privati, ma a volte si devono trovare dei compromessi…”.
Ormai la Lega e’ costretta ad acrobazie dialettiche per continuare a raccontare ai suoi elettori la favola del federalismo, si e’ accomodata per bene sulle poltrone di Roma e vi ha appreso tutte le sfumature della piu’ schietta gestione centralista, delegando ai suoi uomini in periferia il compito di lanciare proclami e fare la faccia feroce.
Il dato di fatto é semplice e inoppugnabile e cioe’ che il Carroccio sacrifica il suo federalismo di cartone sull’altare della governabilità e ne fa quotidiana merce di scambio con il Pdl.

Lega: stop ai sussidi sociali per gli immigrati regolari.

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Enzo Bortolotti, sindaco leghista di Azzano Decimo (Pordenone) e segretario provinciale della Lega Nord, ha firmato ieri un’ordinanza  restrittiva dell’accesso ai servizi sociali per gli extracomunitari con permesso di soggiorno (ordinanza che vincola l’accesso ai servizi sociali integrati alla dimostrazione di un reddito non inferiore ai 5mila euro).

Per la Lega gli uomini non sono tutti uguali, almeno questo ormai è certo. 

La Regione Friuli Venezia Giulia e l’Unione europea hanno chiesto maggiori informazioni in merito all’ordinanza. Bortolotti ha fatto a pezzi la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea sancendo l’esistenza di una categoria di persone di serie B. Credo che sia  normale che Bruxelles se ne interessi e si preoccupi.
Lo sprezzo con cui si esprime il sindaco di Azzano Decimo ribadisce l’ideologia intollerante e antieuropea della Lega, al punto che gli va stretta anche la Giunta regionale di centrodestra.
La discriminazione e l’intimidazione non possono essere sistemi con cui governare le nostre città, né tantomeno qualcosa di cui un sindaco può menar vanto.