La politica regionale che vorrei: welfare, lavoro, formazione

formazione L’attuale governo regionale ha smantellato il precedente sistema del welfare. Ora migliaia di persone e famiglie in difficoltà vengono abbandonate unicamente alle cure del mondo della solidarietà e degli enti locali, questi ultimi ulteriormente messi in difficoltà dalla riduzione di trasferimenti di risorse da parte della regione.

Sul piano dell’assistenza sanitaria, che assorbe larga parte delle risorse del bilancio, la Regione deve continuare a garantire l’attuale standard dei livelli essenziali delle prestazioni, senza arretrare e disegnare il welfare e la sanità sulla base delle esigenze di chi ne usufruisce. Occorre implementare il coinvolgimento dei Comuni in conformità al principio di sussidiarietà nella programmazione delle politiche socio-assistenziali ai fini dell’appropriatezza delle prestazioni.

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La politica regionale che vorrei: sicurezza

Questo è un tema sentito dalla collettività regionale e il PD non può sottrarsi dal dare risposte alla richiesta di sicurezza che sale dal territorio, anche laddove questa richiesta si debba ad una percezione di insicurezza che tuttavia non deve essere sottovalutata. Le scelte operate dalla giunta Tondo non solo non danno soluzioni, ma determinano uno spreco di risorse ed una pericolosa sovrapposizione di competenze.

Dobbiamo incentivare l‘integrazione ed il coordinamento tra le varie forze dell’ordine e la polizia locale. Vanno proseguite ed implementate le politiche di patti per la sicurezza stipulati fra governo, regione e città.

Dobbiamo promuovere il diritto di cittadinanza così come previsto nella Costituzione e garantire un’integrazione che non prescinda dal rispetto delle leggi.

La politica regionale che vorrei: ordinamento istituzionale

È sempre più necessaria una profonda riforma istituzionale del sistema regione. Una riforma basata innanzitutto su “progetti obiettivo” su larga scala. L’amministrazione regionale è la struttura organizzativa che realizza gran parte delle politiche regionali e deve esserne fattore propulsivo.

È prioritario combattere la deriva centralista della giunta Tondo che mortifica e penalizza gli enti locali.
Gli amministratori locali hanno bisogno di autonomia, risorse e nuove regole per amministrare meglio. Compito della Regione è andare loro incontro, legiferando meno ed introducendo meccanismi più efficienti di raccordo tra livelli istituzionali.
La struttura burocratica regionale ha bisogno di una valorizzazione e di una forte innovazione, coinvolgendo e motivando tutti i dipendenti, riconoscendo loro meriti e capacità e punendo gli inefficienti.

La politica regionale che vorrei: ambiente regionale e qualità

La nostra regione è collocata ad alti livelli dal punto di vista economico e della qualità della vita, pur in presenza di fasce disagiate e marginali. L’obiettivo è mantenere e possibilmente migliorare questi livelli. È prioritario dare risposte concrete e veloci alle persone, ai territori e alle categorie in difficoltà e superare quegli elementi di inefficienza che ancora oggi non corrispondono sempre ai bisogni dei cittadini e sono altresì fonti di spreco.

Occorre garantire la qualità complessiva del sistema regionale nei settori della cultura, dell’ambiente e del turismo, valorizzando tutti quegli elementi, dai grandi centri di attrazione turistica ai presidi slow-food, che abbinano le potenzialità economiche alla difesa dell’eccellenza. Bisogna salvaguardare i terreni agricoli e la promozione di una politica di filiera alimentare di qualità e progettare una nuova urbanistica che non punti esclusivamente sull‘espansione ulteriore dei centri abitati.

Già oggi iniziative culturali in atto nella nostra regione, dal “Mittelfest”, a “Vicini e Lontano”, da “Pordenonelegge” a “èStoria”, a “Fest” (iniziativa che va ripristinata), tanto per citarne alcune, rappresentano un punto di riferimento e di attrazione nazionale ed internazionale. Né va ignorato il fatto che alcuni grandi eventi di spettacolo e grandi congressi di professionisti internazionali e manifestazioni sportive scelgono la nostra regione per la qualità che offre e per la collocazione geografica.

La qualità deve essere condizione ordinaria del profilo della regione, delle sue azioni politiche e dell’azione amministrativa dei suoi enti. Un sistema complesso di qualità dell’ambiente dove si vive bene e possano essere attratte come valore aggiunto varie attività imprenditoriali.

La politica regionale che vorrei: logistica europea

La nostra collocazione geografica di crocevia della nuova Europa, è una straordinaria risorsa non ancora compiutamente sfruttata: su questo punto manca un progetto strategico che leghi le grandi infrastrutture ed il sistema portuale e ci faccia diventare piattaforma logistica di questa parte d’Europa. La giunta Tondo, terza corsia a parte, sta con la sua inerzia marginalizzando il FVG.

Nonostante il Passante, pare essere tornati ai tempi in cui l’Italia si fermava a Mestre. Per questi motivi va reso completamente funzionale il corridoio verticale, e cioè la Pontebbana, e sostenuta la realizzazione di quello orizzontale, Lisbona-Kiev, collegati ad un sistema portuale efficiente che sappia utilizzare sinergicamente le potenzialità presenti sul territorio regionale.

Autotrasporti, intermodalità, magazzini e logistica: in rapporto a queste questioni oggi intendiamo la specialità come opportunità di integrazione con i paesi e le regioni confinanti.

La questione energetica andrà affrontata prima di tutto puntando sulla razionalizzazione, l‘Innovazione e le nuove tecnologie per il risparmio energetico. Poi le energie pulite, il solare soprattutto: abbiamo ettari di tetti di capannoni e centri commerciali che possiamo e dobbiamo usare per il fotovoltaico. Dobbiamo invece dire no alla riduzione del suolo agricolo a favore del fotovoltaico.
Dobbiamo incentivare reti energetiche sostenibili e condivise dai territori.

Le infrastrutture digitali non sono un corollario. I dati, le informazioni, sono la merce del ventunesimo secolo. Non solo dobbiamo avere un’infrastruttura adeguata, ma dobbiamo spingerci all’avanguardia. Il governo regionale, smantellando Mercurio FVG e rallentando fin quasi a fermare i suoi investimenti ha danneggiato fortemente la nostra regione.

La politica regionale che vorrei: crisi ed economia

Secondo tutte le previsioni a settembre la crisi economica si accentuerà fino a diventare, viste le previsioni di consistenti minori entrate fiscali, una vera ed autentica emergenza: potrebbero saltare i pilastri ed i nessi che reggono il “sistema Regione”. Far capire questo è nostro compito: senza allarmismi ed enfatizzazioni sospette. Ma anche senza reticenza, con competenza e chiarezza. E, dall’opposizione, dicendo le stesse cose che diremmo se fossimo al governo. La riflessione più ampia è data dal fatto che la struttura produttiva è in grande difficoltà perché la crisi attuale si è aggiunta ad una crisi precedente: il sistema produttivo regionale e singole imprese erano in gran parte già in crisi in diversi settori.
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Il partito regionale che vorrei: partecipazione

Il Partito Democratico deve coltivare le sue diversità culturali come una ricchezza, cercando e trovando la sintesi. Diversità non significa non scegliere, significa dialogare, accettarsi e poi decidere. Il modo è semplice, attraverso il voto. Così esaltiamo un valore fondante del PD: la democrazia.
Per offrire un cambiamento il nostro punto di riferimento deve essere il cittadino, cui il Pd chiede la partecipazione e di cui rispetta il potere decisionale. Con le primarie abbiamo scelto il segretario nazionale e i segretari regionali del Pd, facendo volare le decisioni di moltissimi cittadini là dove non erano mai arrivate, nella scelta dei massimi dirigenti. E’ un principio e una ricchezza che non vogliamo disperdere.

Sarà un PD aperto al nostro “elettorato potenziale” e ai cittadini in generale, che vorremmo coinvolgere sia promuovendo consultazioni su alcune nostre idee di riforme sia utilizzando lo strumento del referendum consultivo previsto dallo statuto della regione FVG.

Sarà un PD che accoglierà il contributo di tante competenze e professionalità che, pur guardando al centrosinistra, sono state da noi deluse o addirittura emarginate. Queste risorse umane e professionali vanno recuperate e valorizzate, anche nei forum tematici che devono diventare luoghi di confronto reale, di elaborazione di proposte, di formazione politica di nuovi dirigenti.

Dobbiamo imparare a parlare alle persone, con una sola voce, ma senza limitarci a dire loro quello che vogliono sentirsi dire, ma spiegando le nostre proposte migliori, quelle che risolvono i problemi della nostra regione. I luoghi del PD sono tutti quelli in cui si parla di politica, noi dobbiamo recuperare in questi luoghi una presenza attiva.
Se non cambierà la legge elettorale per le elezioni politiche, con preferenze o collegi uninominali, io mi impegno a cercare di fare in modo che la composizione delle liste per la Camera e per il Senato del FVG, avvenga attraverso la consultazione e la condivisione.

Il partito regionale che vorrei: partito federato, circoli e radicamento. Autonomia del PD FVG

Il PD è un partito federato e intendo valorizzare l’autonomia regionale investendo e spingendo sulla nostra specialità. Coerentemente, proporremo subito che l’elezione del segretario nazionale e quella del segretario regionale avvengano in momenti diversi. L’autonomia si esprime attribuendo maggiore responsabilità ai circoli, oltre che ai cittadini, ma anche alle federazioni provinciali, nel rispetto delle loro tradizioni e specificità.

Chiederemo agli amministratori locali che trovano nel PD il loro punto di riferimento di aumentare la loro partecipazione e di assumersi responsabilità ad ogni livello anche nel partito. Viviamo in una regione policentrica, multiculturale e multietnica e dobbiamo valorizzare tutte le sue componenti, contrastando vecchi e nuovi nazionalismi. Un partito plurale aiuta gli individui a relazionarsi e a tessere legami nuovi, ad aprirsi e a innovarsi continuamente.

È necessario costruire un Partito a rete, capace di utilizzare le nuove tecnologie, che coniughi il radicamento territoriale e il dialogo con altri soggetti, e che si proponga però come punto di riferimento prossimo per quanti abbiano problemi che la politica può risolvere. Il PD del FVG lavorerà per creare un sistema di alleanze dialettico ed articolato che riconosca la guida di una forza maggioritaria che si assume la responsabilità della leadership.

Il partito regionale che vorrei: codice etico

Il PD è l’unico partito ad avere un codice etico, strumento essenziale ed irrinunciabile. Per rinnovare il partito intendo rispettarlo e valorizzarlo, riproponendo il ruolo dei partiti e della politica quali strumenti al servizio dei cittadini. In questo senso dobbiamo stabilire anche un limite ai mandati istituzionali e politici per favorire il ricambio della classe dirigente. Un limite che deve essere inserito nello Statuto regionale, purtroppo non ancora approvato dagli organi politici uscenti e che dovrà essere approvato subito dopo le primarie, e che riguarda anche i mandati già effettuati al medesimo livello istituzionale.

Serve una riflessione per individuare forme trasparenti di finanziamento ed autofinanziamento della politica e al tempo stesso affermare più sobrietà e riduzione dei costi.

Nella mia responsabilità da segretario mi atterrò a questo stile ed a questa concezione della politica.

Leggi il post precedente.

Le mie linee politico-programmatiche

I circoli del FVG mi hanno chiesto di candidarmi alle elezioni europee dello scorso giugno. Il successo elettorale non è stato solo mio, ma è stato il risultato del lavoro svolto sul territorio dal Partito Democratico, dai cittadini, ma soprattutto dalla volontà di cambiamento degli elettori.

Questo successo mi attribuisce una grande responsabilità. Voglio, con l’impegno quotidiano, rispondere alla domanda di cambiamento che mi è stata affidata e per farlo intendo rimettermi nuovamente al giudizio dei cittadini, chiedendo loro di darmi e dare fiducia al Partito Democratico. Il centrosinistra nel 2003 ha vinto le elezioni regionali perché ha avuto il coraggio di cambiare, scegliendo di governare la nostra regione attraverso amministrazioni legittimate direttamente dai cittadini con l’elezione diretta del presidente della regione e della sua maggioranza.

Dobbiamo riconoscere le ragioni della sconfitta del 2008 e ritrovare le motivazioni di un’opposizione autorevole ed efficace per i 4 anni di lavoro che abbiamo davanti. Se non lo facciamo, non possiamo credibilmente costruire e proporre un progetto che miri alla vittoria nel 2013.

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