Casaleggio il gran suggeritore, di Sebastiano Messina (la Repubblica)

Si capisce che Davide Casaleggio sia di pessimo umore. Uno passa mesi e mesi a sostenere la coraggiosissima tesi che lui è «solo Un volontario» dell’Associazione Rousseau pur essendone il fondatore, il presidente, il tesoriere e l’amministratore unico e poi si fa beccare a cena proprio con Luca Lanzalone, e giusto la sera prima che il potente avvocato messo dal Movimento alla guida dell’Atea venga arrestato per il pasticciaccio brutto del nuovo stadio di Tor di Valle. Non solo, ma gli tocca sentire la sindaca Raggi, alla quale la Casaleggio Associati ha procurato non uno ma tre assessori Colomban,  Meloni e Lemmetti che cade dal pero e fa lo scaricabarile dicendo che Lanzalone non l’aveva scelto lei, ma era stato catapultato dall’alto sul Campidoglio.

Una rivelazione imbarazzante per la regia milanese, scuola di eminenze grigie abituate all’ombra e al silenzio. Col risultato che il buon Pietro Dettori, il social media manager cresciuto alla scuola di Casaleggio e già pronto a insediarsi a Palazzo Chigi come suggeritore di Conte, per precauzione è stato dirottato al ministero dello Sviluppo economico, quartier generale di Luigi Di Maio. E così oggi sono in molti a porsi la domanda sul potere reale del figlio di Gianroberto Casaleggio, che ha ereditato dal padre la cabina di regia potentissima, blindata e invisibile del movimento che è diventato il primo partito d’Italia. Eppure sarebbe ora di saperlo, visto che la creatura nata da una geniale idea di suo padre e di Beppe Grillo adesso non sta più tentando di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, ma è diventata essa stessa un tonno arcipotente, che può nominare chi vuole in qualsiasi carica, con la stessa facilità con cui ha fatto diventare sottosegretario all’Interno uno che si vanta di non credere che l’uomo sia mai sbarcato sulla Luna. Il fatto è che sulla carta Davide Casaleggio non è nessuno, o quasi. Nel Movimento non ha nessuna carica, nessun ruolo, nessun ufficio. Non è mai stato votato, e tantomeno eletto, da nessuno. Eppure è il Signor Nessuno più potente che abbia mai messo piede nel Palazzo. Perché è lui che sceglie i “responsabili della comunicazione”, ovvero quelli che spiegano a tutti gli eletti grillini, dal premier Conte in giù, quello che devono dire e come devono dirlo. È lui che dirige la propaganda pentastellata su Facebook e su Twitter. Ma soprattutto è lui che ha il controllo assoluto della Piattaforma Rousseau. Che è ormai, nell’universo grillino, l’unico luogo dove si manifesta la legittima, autentica e certificata volontà del popolo dei cinquestelle. E infatti è da lì che sono passate le selezioni delle liste, l’elezione di Di Maio, il referendum sul “contratto di governo”, insomma tutte le decisioni importanti. Senza che nessuno possa controllare la regolarità delle votazioni, perché ha rivelato Luciano Capone sul Foglio una delle regole accettate dagli eletti è che «la verifica dell’abilitazione al voto e il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della Piattaforma Rousseau». Ed è lì che vanno a finire i 300 euro che tutti i parlamentari e tutti i consiglieri regionali devono versare ogni mese se non vogliono essere cacciati, più di 1,2 milioni di euro l’anno sui quali il Movimento non ha alcun potere di controllo. Insomma, Davide Casaleggio sarà «solo un volontario», ma oggi sceglie i suggeritori del governo, manovra le nomine nell’ombra e ha il potere assoluto di controllare tutto ciò che si muove nel primo partito d’Italia. Ma nessuno ha il potere di controllare ciò che fa lui, come lo fa e con quali obiettivi. Forse è venuto il momento di domandarsi se tutto questo sia ammissibile.

Sulla legge elettorale mai nessuna chiusura

314581-995x747Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Osvaldo Sabato e pubblicata su L’Unità

«Penso che sia un riconoscimento e un ringraziamento a chi sta lavorando con grande senso di responsabilità alla riforma del Senato» spiega Debora Serracchiani, riferendosi alla lettera di Matteo Renzi ai senatori.

La vicesegretaria del Pd e presidente del Friuli VG per l’ennesima volta rimanda al mittente le accuse di autoritarismo rivolte al premier, apre a «tutti coloro che seriamente vogliono fare le riforme» e a Sel di Nichi Vendóla, che conferma i suoi emendamenti, chiede atti concreti, «Quando se ne presentano ottomila, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle Autonomie, penso che non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo», precisa.

Ne ha anche per i dissidenti del suo partito «voteranno come meglio credono – dice – ma non può sfuggire quanto sia importante che la minoranza rispetti anche la maggioranza».

Quanto alle possibili modifiche all’Italicum ipotizzate dal premier-segretario del Pd per avere il via libera in Senato sulle riforme nei tempi concordati, Serracchiani ribadisce ancora una volta che «Renzi ha sempre detto: facciamo la riforma del Senato e del Titolo V e poi cominciamo a ragionare di nuovo sull’Italicum». La nuova legge elettorale ha già avuto il passaggio in un ramo del Parlamento. «Noi abbiamo detto dall’inizio che c’erano alcune questioni aperte – aggiunge la vicesegretaria – penso al tema delle preferenze, alle soglie, o alla questione di genere, sulle quali abbiamo sempre detto che siamo pronti al dialogo». Su un punto il Pd non cede: la nuova legge elettorale deve garantire la governabilità.

Presidente, senza riforme ci saranno le elezioni anticipate?

«Se c’è qualcuno a cui non interessano le elezioni anticipate questo è sicuramente il presidente Renzi, il quale sta lavorando ad un piano di mille giorni, mi pare evidente, dunque, la volontà di portare a compimento le riforme, le più ampie possibili per questo Paese. Dopodiché ci mette la faccia tutti i giorni e se queste riforme non vedranno la luce perché c’è chi frena, se salta tutta la partita, credo che tutti saremo chiamati a riflettere».

Renzi mette fretta. Ma se dovesse andare a vuoto il suo tentativo?

«Io davvero credo che in queste ore stia aumentando la volontà non solo di farle, ma di cercare di allargare il più possibile il consenso, anche per far capire che sono una necessità per il Paese e non per Renzi o per il Pd. Sono una necessità a cui guardiamo da troppo tempo e ora bisogna fare in fretta, anche per iniziare a dare risposte a tante altre riforme».

Nel Pd non tutti la pensano allo stesso modo.

«È legittimo farlo, la minoranza ha avuto molti luoghi per esprimere le opinioni anche critiche. Lo hanno fatto in modo aspro, abbiamo discusso pubblicamente, penso alle direzioni nazionali, all’assemblea nazionale, ai tanti incontri che ci sono stati all’interno dei gruppi parlamentari. Insomma, penso che il confronto sia stato approfondito e ampio, se mantengono la loro opinione è legittimo che lo facciano».

Cuperlo però insiste e proprio a l’Unità ha detto che il mondo non si divide in gufi e renziani e che nel Pd serve rispetto.

«Io sono convinta che Cuperlo abbia apprezzato il modo approfondito con cui è stata fatta la discussione, sa esattamente quante volte è stato tentato, anche nel partito, di trovare una quadratura. Quando prima accennavo alle direzioni e alle assemblee ricordo che abbiamo sempre votato a larghissima maggioranza documenti e relazioni del segretario Renzi, che riportavano esattamente il contenuto delle riforme che ora stiamo facendo. Se è vero che ci voglia rispetto per la minoranza, ci mancherebbe, come dicevo prima anche loro devono rispettare la maggioranza».

La disponibilità di Renzi sull’Italicum potrebbe essere un assist ai grillini e a Sel?

«È a tutti coloro che vogliono fare le riforme. Credo che ci siano sul tavolo dei lavori estremamente equilibrati sulla riforma del Senato, sulla divisione delle sue competenze, sulla riforma del Titolo V. Un lavoro dello stesso tipo è stato fatto sull’Italicum, ma come è stato detto con la lettera di Renzi c’è sempre stata la nostra disponibilità, purché però sia condivisa».

I vendoliani non si smuovono, anche perché come dice la capogruppo Loredana De Pétris, dal governo non si è fatto sentire nessuno.

«Penso che quando si presentano ottomila  emendamenti, alcuni dei quali chiedono di chiamare Duma o Gilda il Senato delle
Autonomie, non vi sia poi questa grande disponibilità al dialogo. Se non è cosi ci facciano ricredere e quindi ci mettano nelle condizioni di poter discutere su cose concrete, noi siamo pronti, lo abbiamo fatto da sempre, ci mancherebbe che non prestassimo attenzione a quanto è stato indicato da Sei come prioritario, mi riferisco alla questione legata al referendum».

Intanto Beppe Grillo annuncia le guerriglie democratiche. Vuole fare un commento?

«Mi pare che non ci sia nulla di nuovo all’orizzonte. Fino a qualche mese fa parlava dei tribunali del popolo, ora parla di guerriglia democratica. Insomma è il solito Grillo. Mi spiace però constatare ancora una volta che non si capisce a nome di chi parli, perché molto spesso il suo Movimento pare muoversi in maniera diversa, penso alla posizione dell’onorevole Di Maio, che mi sembra un po’ confliggere con quella del capo».

Sull’immunità evitiamo strumentalizzazioni

senatoVi segnalo la mia intervista pubblicata su L’Unità

«Eliminare l’immunità dei senatori? Guardi, su questo tema ho un approccio molto laico e credo sia utile evitare ogni strumentalizzazione».

Martedì la commissione Affari costituzionali ha votato per lasciare le attuali guarentigie previste dalla Costituzione.

«Prendo atto che c’è stata un’ampia maggioranza su questo punto e anche un parere favorevole del governo. Dunque il testo che andrà in Aula sarà questo».

E in Aula che accadrà? È opportuno che venga eliminata?

«Deciderà l’Aula».

Ma il Pd che proposta farà?

«Su questo tema noi non abbiamo chiuso la porta. Nella lettera che abbiamo mandato al M5s abbiamo lasciato aperta questa questione, vogliamo sentire anche la loro ragioni. Poi l’Aula del Senato deciderà liberamente».

Lei che soluzione auspica?
«A me interessa che resti l’insindacabilità per le opinioni espresse da un parlamentare nelle sue funzioni. Per il resto credo che sia possibile farne a meno: io come presidente della regione Friuli Venezia Giulia non ho nessuna immunità e non la vorrei».

Dunque per lei non c’è necessità di un filtro per gli arresti e le perquisizioni?

«Credo che questa norma sia figlia del momento storico in cui è stata immaginata».

Come valuta il dialogo con il M5s sulla legge elettorale?

«L’incontro ci sarà certamente. Diciamo che la loro risposta alle nostre dieci osservazioni non è stata particolarmente approfondita. Avremmo preferito che entrassero nel merito delle questioni da noi poste prima di un nuovo incontro».

Voi nella lettera non citate le preferenze che stanno molto a cuore al M5s. È un segnale di apertura su questo punto?

«Lo abbiamo detto anche nell’incontro precedente. A noi le preferenze non fanno certo paura, come dimostra il risultato delle europee. Però c’è un nodo: noi non stiamo partendo da zero nella discussione. C’è un Italicum già approvato dalla Camera che è frutto dell’accordo con altre forze politiche. Il M5s si siede al tavolo solo adesso, buon ultimo, e non può pretendere di cambiare tutto. Sulle preferenze per noi vale l’accordo fatto con Forza Italia, che è contraria».

Dunque nessuno spiraglio?

«Voglio dire che l’accordo fatto con Forza Italia si può modificare solo con un parere favorevole di quel partito. Noi a quell’accordo crediamo e lo vogliamo portare fino in fondo».

Sulle riforme costituzionali è possibile qualche passo avanti con i grillini? Il professor Becchi, ideologo del movimento, sostiene che questo Pa riamento non è legittimato a cambiare la Costituzione.

«Non è molto facile decifrare le posizioni del M5s, L’incontro con loro è stato fatto sulla legge elettorale. Ci è parso di capire, in particolare da quanto dichiarato da Di Maio, che c’è una possibilità di discussione anche sulle riforme istituzionali. Se è cosi siamo pronti a farlo. Ma anche su questo capitolo è chiaro che il lavoro non parte da zero: c’è un testo su cui si sta lavorando in commissione in Senato, che è frutto di un lungo lavoro con la maggioranza e poi con Forza Italia e Lega. Si parte da questo
testo, poi se ci sarà dal M5s la volontà di collaborare siamo pronti all’ascolto».

Lei da tempo sostiene che immunità non sarà mai impunità. Che significa?

«Il Pd non utilizza e non utilizzerà le attuali fonile di immunità per proteggere qualcuno dei suoi dall’azione della magistratura. Lo abbiamo dimostrato con il voto sull’arresto del deputato Genovese e faremo così anche in futuro».

L’italicum è la base

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Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadia e pubblicata su La Repubblica.

«Finalmente i 5Stelle sono scesi dal tetto, questo è il risultato vero. Da parlamentari eletti, i grillini si presentano al dialogo politico». Debora Serracchiani, vice segretario del Pd, ha appena lasciato la sala del Cavaliere dove si è tenuto il faccia a faccia con i 5Stelle. Racconta la sorpresa della delegazione pentastellata quando hanno visto entrare Renzi.

Serracchiani, come mai Renzi alla fine ha deciso di venire all`incontro?

«Al tavolo c`era il Pd e quindi il segretario, perché noi siamo andati a questa trattativa con lo stesso impegno di tutte le altre, quella con Berlusconi e quelle con le forze di maggioranza. I 5Stelle hanno scoperto che, nonostante la stravittoria dem alle europee, sulle regole del gioco davvero teniamo al dialogo».

Quale è la prospettiva: l`Italicum si può cambiare? 

«Faccio una piccola ricostruzione. I 5Stelle usciti dall`incontro hanno detto che il confronto è stato sul loro testo. È vero. Il segretario democratico, Matteo, ha puntualizzato le incongruenze del loro testo. Su questo ha chiesto chiarimenti. Per noi vale il testo dell`Italicum passato alla Camera e che ha un`adesione ampia, perché ci stanno Forza Italia, Scelta civica, Ncd: quello è per noi il testo della legge elettorale. La legge elettorale dei grillini è molto lontana dalla nostra. Gli abbiamo chiesto di chiarirci alcuni aspetti, a cominciare dalla governabilità perché il loro modello assolutamente non la garantisce».

E cos`altro? 

«Nel loro modello elettorale i 5Stelle dicono di volere evitare le ammucchiate, ma se non è sicuro il governo, neppure si sa con chi ci si allea, perché la scelta la fai dopo il voto. Però la coalizione deve nascere sulla base di un programma elettorale molto preciso. Non lo vogliamo decidere il giorno dopo le elezioni, ma l`elettore deve saperlo prima di votarti. Se no istituzionalizzi gli inciuci e incentivi il trasformismo. E poi c`è il ballottaggio: per noi importantissimo».

Comunque il Pd riparte dall`Italicum? 

«Restiamo sull`Italicum, è la strada maestra. Abbiamo aperto un dialogo con i grillini e abbiamo dimostrato loro che lo facciamo sul serio. Metteremo chiarimenti e risposte sul sito, ci scambieremo mail, poi vedremo quando incontrarci di nuovo».

Un punto su cui i grillini hanno ragione?

«Sulla necessità di una verifica di costituzionalità della nuova legge elettorale. Ma il Pd, ha spiegato Renzi, ha presentato un emendamento al disegno di legge sulle riforme al Senato che prevede che la legge elettorale possa essere oggetto di un controllo di costituzionalità preventiva della Consulta».

Sulle preferenze il Pd ha la porta aperta, semi aperta, chiusa? 

«Certo che ragioniamo anche su quelle. C`era all`incontro Alessandra Moretti, europarlamentare dem, che ha avuto un numero di preferenze maggiore di tutti i 5Stelle nella circoscrizione orientale. Ma il loro modello, peraltro molto complicato, sulle preferenze è estremamente pericoloso. Prevede le preferenze negative, nel senso che puoi eliminare dalla lista uno che non ti piace. Lo fa solo la Svizzera. Si crea in realtà uno strumento di controllo del voto pericolosissimo».

Fonte: La Repubblica

Ok al confronto

092124540-7ef68429-8b7c-495b-bd9d-f17f3c531888Vi segnalo l’intervista a Umberto Rosso pubblicata su Repubblica.it

Finalmente. C’è voluto il 40,8 per cento del Pd per scongelare Grillo. Se è sincero, porte aperte al confronto sulla legge elettorale. Ma se è una trovata delle sue per uscire dall’angolo, allora lascia davvero il tempo che trova”.

Onorevole Serracchiani, è sospettosa dopo la valanga di insulti a Renzi e al Pd.
“Lo vedremo alla prova dei fatti. Per il momento stiamo al colpo che Grillo e Casaleggio hanno battuto sul blog. Dovevano spazzarci via, ora chiedono un incontro col segretario. Una bella differenza”.

Però Grillo vuol discutere a partire dalla sua proposta di riforma di elettorale.
“Cominciamo allora col mettere un paio di paletti precisi. Si ragiona a partire dall’Italicum, dalla legge approvata già alla Camera, dall’intesa con Forza Italia, il Nuovo centrodestra e Scelta civica”.

Perché?
“Perché la proposta presentata dai Cinquestelle ruota tutta attorno al proporzionale. L’Italicum va in direzione opposta. E per noi, che la sera stessa delle elezioni vogliamo che si sappia chi ha vinto e chi ha perso, il sistema proporzionale certo non può andar bene”.

Il faccia a faccia con i grillini rischia allora di non andare lontano.
“Dipende da loro. Noi abbiamo dei punti fermi ma, d’altra parte, siamo pronti a discutere con tutti sulla legge elettorale, Lega compresa. Lo abbiamo fatto con Berlusconi, quando tutti ci davano addosso per il presunto patto col diavolo”.

Ma regge quell’intesa, dopo la mano tesa dei grillini? Forza Italia inquieta già minaccia rappresaglie.
“La linea del segretario resta ferma: determinazione assoluta a fare le riforme e a farle nel modo più chiaro, anche se siamo disponibili a discuterne con tutti”.

Renzi potrebbe ricorrere ai “due forni, se Grillo entra in partita…
“Vecchi schemi andreottiani”.

Sembra che si siano invertite le parti anche sulla diretta web dell’incontro: i grillini contrari, voi invece la volete.
“Leggo con sorpresa che Di Maio ha cambiato idea: adesso dice che non sono più così essenziali le dirette in streaming dal Palazzo. Per noi, che le trasmissioni dal vivo delle nostre riunioni le facciamo da tempo, e ben prima che arrivassero i grillini, andrebbe benissimo mandarlo in rete”.

Se il M5S resta sul no?
“Non ne facciamo una condizione, tale fa dar saltare il faccia a faccia. La politica-spettacolo la fanno altri”.

Sconfitto il populismo

unnamedVi segnalo l’intervista rilasciata a Mauro Favale e pubblicata su La Repubblica

“Un voto che rafforza il governo e che concede al Pd una possibilità in più per proseguire sulla strada delle riforme». Debora Serracchiani è soddisfatta: la governatrice del Friuli Venezia Giulia è al Nazareno, in qualità di vicesegretaria del PD e ripassa i primi dati che arrivano nella sede dei Democratici e che raccontano un trionfo oltre le previsioni.

Alla prima sfida elettorale, il Pd di Matteo Renzi tiene a distanza il Movimento di Beppe Grillo.

«Se guardiamo al campo europeo, non solo teniamo a distanza i 5 Stelle ma facciamo un bel balzo. In quasi tutte le altre nazioni, tranne forse in Germania e Polonia, i governi in carica crollano di fronte all’euro scetticismo. Noi, invece,teniamo botta rispetto al populismo che avanza».

Guardando alla specificità italiana, invece?

«Bè, a livello domestico il nostro è un risultato storico soprattutto se confrontato con le politiche di un anno fa. Il Pd avanza di parecchio».

Era il risultato che Renzi attendeva per ricevere dalle urne quella legittimazione che gli è mancata a febbraio, salendo a Palazzo Chigi?

«Renzi voleva un risultato che servisse per portare a compimento le riforme, un risultato che rafforzasse il governo. Se i dati che stiamo leggendo in queste ore dovessero essere confermati, allora, vorrebbe dire che Pd e governo hanno una possibilità in più di proseguire, tanto più se anche l`Ncd, il partito di Angelino Alfano, riuscisse a superare la soglia. In questo modo, contando anche Scelta civica, la nostra sarebbe una larga maggioranza che sfiora il 40%».

Il fronte grillino, invece, arretra.

«Rispetto al voto europeo che è tipicamente un voto di opinione, mi pare che la costante ricerca del nemico portata avanti daí 5 Stelle -un giorno l`Europa un altro il governo Renzi – non abbia fatto presa».

Perde la rabbia?

«Diciamo che è un atteggiamento che non paga. Alla fine gli italiani hanno fatto una scelta di responsabilità, votando per chi rappresenta un`alternativa».

Forza Italia al terzo posto, invece, costituisce un problema sul cammino delle riforme?

«Credo che date anche le difficoltà per la scomposizione che ha subito, Forza Italia ha raccolto il suo massimo. E non penso che questo sia un risultato di lunga tenuta. Anzi: probabilmente darà il via all’interno del partito a una serie di conseguenze sia sulla leadership di Silvio Berlusconi, arrivato ormai al suo ultimo giro, sia rispetto alla scelta del suo successore».

Si va avanti con questo governo fino al 2018, allora?

«L`orizzonte è quello: le riforme proseguono a partire dalla prossima settimana. Si torna a parlare di Senato e Pubblica amministrazione».

Con noi i fatti

10376144_10152217607199915_8993522372423712438_nVi segnalo la mia intervista rilasciata a Corrado Castiglione e pubblicata su Il Mattino

Presidente, oggi Renzi torna a Napoli, nella stessa piazza in cui qualche giorno fa ha parlato Grillo: sarà un test anche per il Pd. Il partito come si presenta ad una settimana dal voto?

«Il Pd si fa forte del lavoro fin qui portato avanti dal governo. Abbiamo dalla nostra la forza dei fatti. Il governo ha dimostrato di poter cambiare molte delle cose che non piacciono agli italiani. Al di là delle riforme, c`è la concretezza del bonus mensile di 80 euro che sarà riconosciuto per sempre a 10 milioni di italiani, c`è il taglio Irap per le imprese, c`è il decreto lavoro con il quale si mette ordine con una norma di buon senso per i contratti a termine. Sono le premesse per garantire un`Europa diversa».

Il confronto elettorale si sta riducendo ad un duello Renzi-Grillo: vi galvanizza o vi toglie qualcosa?

«Guardi, noi pensiamo soltanto a portare avanti la nostra proposta. Per il resto io non credo ci sia partita fra il Pd e loro: noi offriamo agli elettori una prospettiva e una speranza, loro solo insulti e rabbia».

Renzi ha ricordato che se Grillo arriva primo non sarà un sorpasso perché già alle Politiche è stato il primo partito. Questo vuol dire che il Pd mette le mani avanti e teme una nuova debacle?

«Niente affatto. È solo una precisazione: a fare il sorpasso possiamo essere solo noi, visto che loro alle Politiche sono stati il primo partito. E io sono ottimista. Non solo: il Pd è pronto a conseguire un risultato importante anche al Sud, laddove sappiamo che si gioca una partita fondamentale per i fondi strutturali, affinché siano sempre di più volano di sviluppo».

Non sempre i fondi strutturali sono stati spesi al meglio. Lei che ne pensa?

«Effettivamente ci sono state delle difficoltà a far progetto, al Sud ma anche nel resto d`Italia. C`è bisogno invece di prediligere iniziative di lungo respiro. Soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture. Bisogna fare in modo che sui territori cresca la competitività. Si punti su ricerca e innovazione. Ed è necessario anche che si sappia fare sistema: la vicenda Electrolux dimostra che si possono creare le condizioni perché le multinazionali investano ancora in Italia».

Fondi Ue e progetti: ritiene che le difficoltà delle Regioni possano essere superate dall`Agenzia prevista per la coesione territoriale?

«Ci sono molti aspetti che vanno rivisti. Uno di essi riguarda i co-finanziamenti: sarebbe importante che la quota destinata ad accompagnare l`erogazione dei fondi europei stia fuori dal patto di stabilità. Quanto all`Agenzia, l`obiettivo è sempre quello di uno snellimento delle pratiche dal punto di vista burocratico».

A proposito di Sud, l`indicazione della Picierno capolista con la conseguente rinuncia di Emiliano può penalizzare il Pd?

«Picierno ed Emiliano hanno fatto scelte diverse. Il Pd ha cercato di comporre delle liste molto competitive. Non solo: la scelta delle donne capolista è una sfida culturale. D`altronde penso che Emiliano, in prospettiva, abbia messo nel mirino la presidenza della Regione Puglia il prossimo anno».

La sensazione è che nel Pd stia prevalendo una tregua: fino a quando?

«C`è la consapevolezza tra di noi della grande responsabilità cui siamo chiamati in questo momento storico. D`altro canto è anche vero che il modo puntuale, veloce, efficace con il quale abbiamo lavorato stia facendo superare molte fibrillazioni».

Se il Pd perde si va a elezioni anticipate?

«Questo problema non si pone: il governo sta lavorando a riforme di lungo respiro, per cui l`obiettivo è la scadenza del 2018. Certo, conseguire un buon risultato può contribuire a superare qualche fibrillazione eccessiva».

E se va male?

«Non penso che andrà male».