Unioni Civili

bandiera arcobaleno
Con 372 voti a favore, 51 contrari e 99 astenuti la Camera ha approvato in via definitiva la legge sulle unioni civili. La politica ha dimostrato di fare il suo dovere: riconoscere i diritti e combattere le discriminazioni. Dopo anni di tentativi andati a vuoto l’Italia colma un ritardo storico e centra un obiettivo su cui il Partito Democratico si è speso con convinzione, senza superficialità né settarismi. Ci eravamo impegnati con chiarezza e ora offriamo agli italiani il risultato di una scelta politica e di un lavoro parlamentare che sicuramente non sono stati semplici, ma cui abbiamo tenuto fede con limpidezza. Abbiamo avuto dinanzi a noi l’obiettivo di modernizzare l’Italia, anche nel campo dei diritti civili, e ci siamo comportati con coerenza.
Per questo motivo, quella raggiunta ieri, è anche la vittoria di tanti cittadini, famiglie, gruppi e associazioni, fuori da partiti e schieramenti, che hanno condiviso una lunga battaglia e fatto sentire la loro voce.
Era semplicemente giusto portare i diritti civili in Italia al livello degli altri Paesi europei. Sappiamo che tutto questo non è stato facile e non era scontato, ma oggi nel nostro Paese c’è un pezzetto di libertà in più.

Si ascolta tutti ma a decidere dev’essere chi governa

Vi segnalo l’intervisto che ho rilasciato a Maurizio Bait e pubblicato su “Il Gazzettino”

«Il Governo deve fare le riforme. In fretta. Ma si pretende anche chiarezza e rispetto dei ruoli. Il cambiamento deve avvenire su molti fronti compresi settori delicatissimi come il lavoro. Ascoltare sì, sempre: però a decidere dev`essere chi governa».

Debora Serracchiani, presidente del Friuli-Venezia Giulia e vice di Matteo Renzi alla segreteria nazionale del Pd, smorza i toni della durezza che anima le parole del premier, ma non modifica la sostanza.

Presidente, Renzi ha detto a Brescia che qualcuno vuole spaccare il Paese. Ma per la verità il premier ha tutta l`aria di non disprezzare il muro contro muro.

«Il sindacato può, anzi deve collaborare a risolvere il problema di tutto il Paese: creare posti di lavoro. Il dialogo in realtà non è mai venuto meno, ma con metodi e luoghi appropriati. Nessuno vuole il conflitto».

Come dire: non si devono allargare?

«A noi serve un dialogo positivo, non una rottura. Abbiamo bisogno di contributi d`idee, è innegabile. Tuttavia è difficile maturare una condivisione sul lavoro quando ci si ritrovi attorno al tavolo su posizioni diametralmente opposte. In ogni caso alla fine chi deve mettere in campo politiche efficaci per l`occupazione e le imprese è il Governo, nessun altro».

Eppure la Cgil contesta proprio la mancanza di confronto.

«Ci siamo sempre stati ai tavoli propri e importanti. Nessuno si è mai sottratto».

In casa friulgiuliana non è che le cose vadano tanto meglio: il segretario regionale della Cgil, Franco Belci, lancia un “pensatoio” della sinistra e critica le sue scelte in campo sociale, propugnando invece un reddito d`ingresso.

«Belci rappresenta sul territorio una realtà sindacale che considero molto importante. Ha il diritto-dovere di proporre, ma anche in Friuli Venezia Giulia deve venire la fase delle decisioni. Intendiamo fare le scelte più efficaci sul sociale, investire i soldi pubblici con il migliore livello di efficacia possibile».

Proprio su questo la Cgil la pensa diversamente.

«Noi intendiamo ascoltarla con attenzione. Ma se Belci desidera fare politica, non deve fare altro che candidarsi».

E poi in fatto di equità: Renzi dà gli 80 euro anche alle mamme, però tassa di più il Tfr e i fondi pensione. La coperta è sempre la stessa:se la tiri di qua, ti scopre di là.

«La legge di stabilità 2015 punta a una riforma espansiva del lavoro che però ha richiesto interventi finanziari su altri fronti. Tuttavia sono certa che l`iter parlamentare servirà ad attenuare questi contraccolpi, come ad esempio il carico fiscale sui fondi pensione».

Parliamo della piattaforma off-shore di Venezia: lei continua a manifestarsi fieramente contraria? O magari uno spazio di mediazione è praticabile?

«Non è che sono contraria per pregiudizio. È proprio che questo progetto non ha senso, è l`idea in sé che non va».

Perché? Potrebbe integrarsi in un sistema portuale altoadriatico che finora è sempre rimasto confinato alla teoria.

«Non ha senso per gli operatori e proprio per chi pensa ad attivare effettive sinergie fra gli scali finalizzate ad attirare nuovi traffici. Non serve piazzare in mare una struttura del genere per poi reindirizzare le merci su altri porti. Ripeto: non ha senso».

In Veneto però si riafferma la sua valenza strategica.

«Se fosse davvero strategico, l`off-shore avrebbe già i contratti degli operatori e i finanziamenti privati. Non vedo né gli uni né gli altri».

Nella sua regione lei sta provando a cambiare il sistema di aiuti sociali, integrandoli con quelli nazionali per moltiplicarne gli effetti. Non è che anche lei toglie da una parte per mettere dall`altra?

«Abbiamo decine di linee d`azione e non tutte sono parimenti efficaci. Andiamo dalla Carta famiglia per acquisti e consumi elettrici scontati all`abbattimento delle rette per nido e casa di riposo. Occorre un riordino per mirare meglio le risorse e armonizzare gli interventi».

Buon intento, ma occorre realizzarlo.

«C`è un solo modo: capire chiaramente quali siano le “platee” di cittadini da sostenere per le singole misure e metterle a sistema. Un esempio: se una famiglia ha un basso reddito, non posso erogarle il contributo per il nido l`anno successivo. Intanto come paga? Rendere puntuali i fondi sarebbe un passo importante, ma rappresenta una sfida non facile».

Molti nemmeno ci pensano al nido, non se lo possono permettere.

«E questi dovranno essere i primi destinatari dell`aiuto. Una madre separata che non lavora è completamente sola. Ecco un esempio di cittadini “fuori sistema”, senza alcuna provvidenza. Ora dobbiamo pensare a loro, cominciando dal nostro Friuli Venezia Giulia».

C`è anche chi se la passa bene. La Regione ridurrà i vitalizi degli ex consiglieri, ma fatti due conti non aggredirà sensibilmente la spesa di 8,2 milioni all`anno. Si può fare di più?

«Sì, è possibile ad esempio agire sulla cumulabilità ma anche sulla reversibilità, che oggi viene riconosciuta non soltanto alla vedova o al vedovo, ma anche al figlio che non sia economicamente indipendente».

Anche se ha 40 anni?

«La norma non lo specifica».

Fonte:Il Gazzettino

Non solo art.18 ma salario minimo, legge per la rappresentanza sindacale e contrattazione di secondo livello

dl-lavoro-cosa-prevede-250x120La mia intervista rilasciata a Umberto Rosso e pubblicata su La Repubblica

«Sul Jobs Act siamo arrivati al dunque, alla fine del processo. Sui temi del lavoro abbiamo discusso a lungo, e la direzione del partito ha raggiunto un punto di equilibrio. Che adesso va rispettato».

Presidente Serracchiani, in aula i parlamentari della minoranza del partito dovranno adeguarsi alla mozione della direzione?

«È passata con l’80 per cento dei voti. Continueremo a confrontarci fino all’ultimo minuto utile, il ministro Poletti sta lavorando a definire nei dettagli la tipologia dei licenziamenti disciplinari da tutelare nell’articolo 18. Ma alla fine bisogna votare in base alla volontà della stragrande maggioranza del Pd.

Nessuna apertura alle richieste della minoranza?

«Oltre a tenere fermo il reintegro per i licenziamenti discriminatori, si stanno definendo le forme di licenziamenti disciplinari da inserire nella tutela. Per esempio quelle più border line, mettiamo un lavoratore accusato di furto che poi si dimostri infondata».

Ma per i licenziamenti di natura economica?

«Come già deciso, non è previsto il reintegro».

Al Senato avete numeri stretti. Teme che il Pd possa dividersi sul Jobs Act?

«Io credo che un pezzo della minoranza, i giovani turchi e la sinistra dem che già in direzione, in parte, si erano astenuti, alla fine voteranno sì rispetteranno cosi il voto della direzione del partito. Sono molto fiduciosa perciò, mettendo pure nel conto il voto contrario di Fassina, piuttosto che di Damiamo o Civati.

E se arriva il soccorso azzurro di Forza Italia?

«Porte aperte, non ne faccio una questione di colore o politica. Se qualcuno prende atto che il Jobs Act è un passo avanti importante per il nostro paese, ben venga. Forza Italia come il Nuovo centrodestra o i grillini».

Non c’è il rischio di un cambio di maggioranza?

«Nient’affatto, se si tratta di voti aggiuntivi, e su un singolo provvedimento. Sempre che arrivino, questi voti ».

E se invece il Pd dovesse andare sotto in aula?

«Sarebbe un fallimento, e non solo per noi ma per il paese intero».

Ma il Pd non ha intenzione di porre la fiducia sul Jobs Act?

«Lo deciderà il governo, insieme ai gruppi parlamentari di maggioranza, nei prossimi giorni».

Il ministro Poletti vuol presentarsi mercoledì al vertice europeo già con intasca un via libera sull’articolo 18.

«L’Italia ha presounaposizione diversarispetto alla Francia, abbiamo detto che comunque rispetteremo il vincolo del 3 per cento, pur mettendo in discussione il pareggio di bilancio. Però davanti al Consiglio europeo, alla Commissione, agli organismi di Bruxelles, non c’è più spazio per il piccolo cabotaggio: dobbiamo volare alto».

Che vuol dire?

«Che da Juncker vogliamo sapere come e dove intende investire i 300 miliardi previsti ma, per farlo dobbiamo presentarci con tutte le carte in regola sulle riforme».

Ovvero con la cancellazione dell’articolo 18?

«Abbiamo già approvato in prima lettura la riforma del Senato e del titolo V, un pezzo della riforma della giustizia e della pubblica amministrazione, e stiamo ridisegnando il sistema lavoro con un meccanismo a tutele crescenti. Mantenendo la difesa dei licenziamenti per motivi discriminatori e per alcuni tipologie di licenziamenti disciplinari, che si stanno appunto definendo nel dettaglio della legge delega».

Bisognerà convincere i sindacati, che Renzi incontra domani, in primo luogo la Cgil che resta assolutamente contraria e accusa il governo di attaccarla.

«L’apertura da parte del governo di un confronto che ruota su salario minimo, legge per la rappresentanza sindacale e contrattazione di secondo livello, penso dimostri il contrario».

Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi

imagesVi segnalo l’intervista rilasciata a Claudio Marincola e pubblicata su Il Messaggero

Forza Italia e Nuovo centrodestra – normalmente – se le dicono di tutti i colori ma sulla soppressione dell’art. 18 fanno fronte comune. Un pezzo del governo e un pezzo dell’opposizione spingono per la rimozione del vecchio Totem. Chiedere ai dem di esprimersi in modo corale non è mai semplicissimo. Debora Serracchiani, govematrice del Friuli Venezia Giulia è la portavoce del partito democratico.

Presidente Serracchiani come stanno le cose?

«Il centrodestra ha avuto in passato più di un’occasione per intervenire in materia di lavoro e ha sempre affrontato la questione dal verso sbagliato. Noi abbiamo molto a cuore il problema, sappiamo che bisogna creare nuovi posti di lavoro in un mercato asfittico. Dinanzi a questa fondamentale esigenza possiamo seguire due strade: occuparci delle cose che non ci servono, come, appunto, l’art. 18 o fare quello che serve al Paese, rimettere in movimento il mercato e partire con il nostro job act».

In Europa la flessibilità è già un dato di fatto: Alfano propone di abolire l’art. 18 per le nuove assunzioni.

«Noi non dobbiamo fare guerre ideologiche o mettere bandierine ma è una proposta che dobbiamo valutare e affrontare. La legge delega sul lavoro andrà avanti. Si può immaginare che in quel contesto si parli anche di questo. Quello che comunque va fatto è inserire l’art. 18 in un piano di riforme più ampio che ri guardi anche la giustizia. Se i tempi della giustizia restano questi l’art. 18 non è più una tutela per nessuno».

Come govematrice del Friuli Venezia Giulia lei si è trovata sotto pressione sulla questione della fecondazione eterologa.

«In questi giorni è un fatto comune a tutte le regioni. In questo momento abbiamo ritenuto di attenerci alle posizioni espresse dal coordinatore dei presidenti delle Regioni Chiamparino, dunque evitare le accelerazioni e chiedere al governo e al Parlamento di dettare le linee guida. Abbiamo un servizio sanitario nazionale e 20 regioni. Su una questione del genere non possiamo prendere 20 posizioni diverse. Tanto più che c’è un tema da affrontare in via preliminare: capire se l’eterologa può rientrare dentro i livelli di assistenza minimi».

Lei ha capito se il premier Renzi è favorevole o contrario?

«Tutte le volte che abbiamo affrontato il tema mi è sembrato che l’atteggiamento del presidente del Consiglio fosse laico. In tutte le discussioni ha sempre detto che sui temi etici a pronunciarsi deve essere il Parlamento».

Non è pilatesco?

«Il contrario. Su molte questioni stiamo dando il ritmo al Parlamento. Ma ci sono temi su cui deve prevalere il metodo. L’eterologa è uno di questi. È importante che ora da parte del Parlamento ci sia sollecitudine».

Ammetta che sui diritti di terza generazione spesso a decidere sono i tribunali.

«Purtroppo è vero. Ma confido nella maturità di questo Parlamento e sulla capacità di dare risposte».

I dati sulla crisi sono duri da incassare. Forza Italia non sta infierendo…

«Abbiamo detto con chiarezza che sulle riforme istituzionali si poteva fare un percorso comune. Ma sui temi economici c’è una strada che il presidente del Consiglio sta costruendo. Non abbiamo nessun impegno con Forza Italia, abbiamo le mani libere. E’ vero però che la crisi ci obbliga a dare delle priorità. Se ci sarà coesione con le opposizioni accoglieremo questo clima ben volentieri. Sono tempi in cui è meglio se in politica si è coesi».

L’immigrazione è da tempo l’emergenza delle emergenze. C’è chi propone di mandare i soldati in Libia

«Ogni possibile azione è resa difficile dall’assenza di interlocutori. In Libia se andassimo ora con chi andremmo a parlare? Non si può mandare un esercito se non c’è un governo o un interlocutore con cui dialogare».

La Rai ha presentato un piano di riorganizzazione. Lei cosa ne pensa?

«Un piano per essere tale non può occuparsi solo di riqualificare la spesa, deve occuparsi anche di contenuti. Mi piacerebbe che la Rai oltre all’accorpamento dei Tg si occupasse anche di educazione e cultura».

C’è chi vuole la staffetta per bruciare Matteo

foto pubblicata su firenze.repubblica.it
foto pubblicata su firenze.repubblica.it

Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata oggi su la Repubblica

«Non credo che tutti i stostenitori della staffetta tra Letta e Renzi siano spinti da buoni propositi, alcuni cercano semplicemente una scorciatoia per bruciare Matteo».

Debora Serracchiani, “governatrice” del Friuli Venezia Giulia, renziana, teme una trappola per il segretario del Pd.

Serracchiani, la situazione politica si aggroviglia?

«Diciamo che stanno arrivando al pettine nodi importanti, dalla legge elettorale alle riforme costituzionali, alle questioni del lavoro: l’azione del Pd ha avuto uno slancio con la segreteria di Renzi. È il momento di sciogliere quei nodi».

E al tempo stesso il governo Letta ha finito la sua corsa?

«Il Pd ha lavorato per consegnare al premier strumenti che gli permettessero di impostare, di avviare un lavoro importante di riforme. Avere consegnato in un mese e mezzo il testo di una nuova legge elettorale, avere impostato la discussione sul Job Act e avere posto la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, significa che noi democratici stiamo facendo la nostra parte. Il governo Letta però dovrebbe avere una spinta, un battito d’ala».

Il bivio è tra un governo che vivacchi e uno forte che duri almeno 24 mesi se non l’intera legislatura?

«Ci devono essere le condizioni perché il governo imposti le riforme, dopo di che la scadenza di un esecutivo non gliela diamo noi ma i fatti e i risultati».

Quindi come vede Renzi a Palazzo Chigi?

«Matteo correttamente aspira a una legittimazione popolare: quello resta l’obiettivo primario. Ma credo anche che sono tantissime le spinte ricevute da più parti per sostituirsi a Letta. Lo ha già detto e spiegato: il punto fondamentale non è quello che conviene a lui, ma quello che conviene agli italiani».

In cuor suo lei gli sconsiglia di sostituirsi a Letta?

«Perché Matteo vada a Palazzo Chigi ci dovrebbero essere condizioni chiare. Invece in questa richiesta a Renzi di rendersi disponibile ci sono interessi confliggenti: non tutti coloro che insistono hanno a cuore il bene del paese, per alcuni è il modo migliore per bruciarlo».

La riforma elettorale è il passaggio decisivo? 

«La riforma elettorale nelle prossime ore sarà una prova del nove».

Però dei miglioramenti all’Italicum sono necessari.

«Nelle condizioni date è stato prodotto il migliore accordo possibile, tenuto conto che le regole vanno scritte con il più ampio consenso, a parte coloro come i 5Stelle che hanno ritenuto di non partecipare ad alcuna discussione. Ho molta fiducia nel lavoro fatto da Boschi e da Guerini in queste settimane. Anche all’interno del Pd c’è la consapevolezza dell’importanza del momento, mi auguro non si metta a rischio un percorso così delicato, se no non ci sarà molto altro di cui discutere».

A quel punto si andrebbe a votare?

«Mi pare evidente. Se si affossa la riforma presentata dal maggiore partito della maggioranza, allora si pone un problema politico importante».

Il sole delle Alpi.

L’altro giorno sono intervenuta per denunciare il fatto che per il voto contrario della Lega, l’Italia rimarrà l’unico Paese alpino a non aver ratificato la Convenzione della Alpi, l’accordo che vincola tutti gli Stati Alpini,  insieme all’Unione Europea, a definire politiche concordate per la tutela e lo sviluppo della montagna.  In sostanza,  alla faccia del federalismo e pure degli interessi del nord, sono penalizzati proprio quei 4 milioni di abitanti che abitano le montagne del nord. Tra l’altro, la Lega un anno fa al Senato aveva votato lo stesso progetto di legge che oggi ha bocciato.
Ai miei rilievi ha replicato il presidente della Commissione Esteri della Camera, il leghista Stefano Stefani. Andando al sodo, due sono i suoi argomenti. Intanto, il protocollo della Convenzione delle Alpi, come ogni atto internazionale ed europeo, sarebbe un’inutile pastoia burocratica che danneggia l’economia padana. E poi il meglio: Stefani mi suggerisce di stare zitta perché del nord possono parlare solo quelli che l’hanno a cuore.  E io, secondo Stefani, non posso avercelo.

 Il motivo?  Semplice: sono “romana di nascita e formazione e friulana solo per scelta”. Insomma, quasi una clandestina…

E’ vivo!

Pochi giorni fa la Commissione per le Libertà Civili, con il suo voto, ha fatto valere per la prima volta il diritto di veto riconosciuto al Parlamento dal Trattato di Lisbona. Giovedì 11 febbraio c’è stato il voto definitivo in aula, e lo ritengo una grande vittoria della democrazia.
Dopo l’11 settembre 2001 è partita la grande offensiva contro il terrorismo internazionale, e tra le misure adottate c’è stato anche il controllo sui trasferimenti bancari. Nel 2006 si è scoperto che la Swift , una compagnia privata che gestisce l’80% delle operazioni bancarie di duecento Paesi nel mondo, passava i dati dei cittadini europei alle istituzioni americane senza il consenso delle autorità europee. La Commissione europea ha proposto allora agli Stati Uniti un accordo ad interim di nove mesi, a partire da febbraio 2010, per consentire il controllo dei dati, anche se unicamente ai fini della lotta al terrorismo. Al Parlamento europeo ci siamo opposti: riteniamo che un accordo del genere non tuteli abbastanza la privacy di milioni di nostri concittadini.
Cause anche nobili come la lotta al terrorismo ed il mantenimento della democrazia vanno sempre condotte entro i limiti che la democrazia impone: in democrazia i fini non giustificano i mezzi, ma i mezzi, le procedure, sono strutture portanti al punto che, entro certi limiti, determinano i fini.
Il Parlamento europeo ha oggi dimostrato che l’Europa è un soggetto vivo e autonomo.

Deputati a diciotto anni? Proposta demagogica.

 

giovani

Non mi dispiace il modo in cui il ministro Meloni sta lavorando, ma la proposta di creare deputati 18enni mi sembra superficiale e demagogica”.
Europarlamentare, segretaria regionale del Pd in Friuli, Debora Serracchiani, a dispetto dei 39 anni compiuti, è un’icona dei giovani in politica, lanciata nella primavera scorsa da un applauditissimo discorso ai vertici del suo partito. Dove riconoscere la difficoltà per gli under 40 di farsi largo: “ La classe dirigente di adesso è una fotografia di quella della Fgci degli Anni 70”.
Deputati 18enni e senatori 25enni per rappresentare le esigenze dei ragazzi…
“Mi sembra una clamorosa svista. Un modo con cui non si va alla radice del problema, che è formare una nuova classe dirigente per questo Paese, intervenire sul modello culturale per cui chi ha esperienza la metta al servizio di chi viene dopo. Per i giovani bisogna creare occasioni, e renderli persone consapevoli che si facciano carico del proprio futuro senza delegarlo ad altri. Non vorrei invece che la questione dei deputati 18enni diventasse come quella delle donne, che spesso servono a riempire le liste”.
Anche il capo dello Stato invoca più occasioni per i giovani.
“Assolutamente si. Io come sono venuta fuori? E’ stato un caso: se quel giorno non avessi fatto quel discorso, se non fossi stata particolarmente arrabbiata, se non fossi stata ripresa da Youtube, il partito non mi avrebbe mai candidata alle Europee. Ma il caso non può essere l’occasione: bisogna creare le condizioni perché tutti possano dimostrare quanto valgono. Bisogna imparare ad ascoltare i giovani, e la politica spesso non trova gli strumenti: non si può parlare di coinvolgerli e poi pensare a norme che censurano Internet”.
Lei dice che la classe dirigente del Pd è la stessa della Fgci anni ’70: cosa potrebbe fare allora il suo partito?
“Deve impegnarsi di più perché conoscenza e tecnica politica vengano tramandate. Vorrei che il partito fosse come uno sportello di solidarietà, un luogo di formazione. Hai un problema, ti vuoi confrontare con qualcuno? C’è il circolo del Pd. Non solo per i giovani ma anche per loro. Nel partito ce ne sono tanti preparati: tra quelli con cui sono più in sintonia il consigliere regionale lombardo Giuseppe Civati. Ma ne ho conosciuti molti durante la campagna congressuale, pronti a cogliere l’occasione”.
Il ministro Meloni parla anche di soggiorno temporaneo all’esterno per tutti.
“Su questo sono d’accordo. Strumenti come l’Erasmus dovrebbe essere obbligatori, certo ci vogliono più finanziamenti, per permettere a tutti di farlo. Io feci otto mesi a Londra, dopo la maturità, studiando e lavorando: un periodo all’estero è fondamentale per aprirti la mente e pensare in modo diverso all’integrazione”.

Intervista a Francesca Schianti, per “La Stampa”, 3 gennaio 2009

Giustizia privata

giustizia

 

 

Oggi il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, ha detto che il Pd sbaglia ad avere un atteggiamento aggressivo nei confronti di Berlusconi e che non è per vie giudiziarie che si può pensare di risolvere una questione politica.

Intanto, vorrei dire al ministro Rotondi: grazie per il consiglio, ma a fare opposizione ci arrangiamo da soli.

E poi vorrei fargli notare che nelle sue parole c’è un errore macroscopico, perché a noi non importa affatto risolvere nelle aule dei tribunali ciò che va risolto nelle aule del Parlamento.

Il problema lo crea invece il suo presidente del consiglio, che d’abitudine trasferisce in Parlamento le questioni della giustizia, preferibilmente le sue personali.

La nostra lotta non è contro la persona, ma precisamente contro questo metodo che piega la legge a favore di uno solo e mette in pericolo la democrazia. Penso che di fronte a questo il Pd deve essere non solo aggressivo, ma implacabile.

Provvedimenti esemplari per le assenze ingiustificate

parlamento

Ho letto i vostri numerosissimi commenti e capisco perfettamente il vostro stupore e la vostra delusione. Desidero condividere con voi la mia riflessione su quanto successo oggi, durante la votazione sullo scudo fiscale.
Credo che non dobbiamo sottrarci alle critiche: le assenze dei nostri deputati sono ingiustificabili!

Non è in discussione quanti deputati fossero malati e quanti in missione, ma il fatto che il PD non può permettersi che nessuno diserti i lavori dell’aula.

Siamo giustamente sotto i riflettori dei nostri elettori e degli italiani che ci giudicano sulla base dei comportamenti.
Perciò, su chi è stato assente senza giustificate ragioni occorre siano presi provvedimenti severi ed esemplari.