Che accade?

WhatsApp Image 2017-02-20 at 17.27.21 Che cosa sta accadendo? Accade che il Partito Democratico, per un gruppo dei suoi dirigenti storici, pare non essere più il luogo del dibattito e del confronto. Per un momento voglio mettere da parte il calore della polemica in corso in queste ore convulse. Voglio ricordare, anche a me stessa, perché siamo qui, parte di una storia importante per il Paese e credo per l’Europa.

Nel 2007 diversi milioni di italiani hanno scelto di stare assieme per cambiare l’Italia. Hanno deciso di fondare una comunità, il Partito Democratico, che raccogliesse le esperienze dei partiti popolari che avevano costruito la democrazia nel nostro Paese. In quella comunità si sono riversate speranze, impegno, voglia di futuro.

C’erano persone che avevano alle spalle una lunga militanza politica, e che per tanti anni si erano trovati sugli opposti fronti determinati dalla storia. Molti si sono affacciati per la prima volta alla politica, attratti da una proposta nuova, capace di superare steccati antichi mettendo al primo posto valori di uguaglianza e solidarietà.

C’ero anch’io, giovane militante, per portare il mio mattone all’edificazione di una casa accogliente, tollerante e plurale. Credo ancora oggi in quel progetto. Pur in mezzo alle difficoltà, alle incomprensioni e ai toni aspri di questi giorni, che purtroppo emergono quando ragioni personali e di potere hanno la meglio sulla politica, io ci credo ancora.

In questi anni, infatti, frequentando i circoli e le feste, ho visto crescere questa comunità, ho visto nascere rapporti nuovi fra persone che avevano disputato in maniera aspra e che oggi lavorano assieme con impegno commovente. Ho visto iscritti prendere altre vie: spesso si è trattato di un distacco doloroso ma fondato su un dissenso politico legittimo e chiaro. In queste ore, in cui la chiarezza non è massima, continuo ad avere fiducia nella mia comunità politica, che è cresciuta e maturata ben oltre i meriti e le responsabilità dei suoi dirigenti.

L’Italia è cambiata parecchio in questi dieci anni ma resta fermo per me il compito di realizzare valori antichi con ricette nuove, senza tornare indietro. L’unico metodo che conosco per essere all’altezza di questo compito è sperimentato, e forse faticoso: il confronto nei nostri circoli, tra i nostri militanti e i nostri iscritti, con i nostri elettori. Il congresso è e deve essere questo, il luogo aperto a tutti in cui le mille voci che fanno il Pd, alla fine si compongono e diventano una sola linea politica.

Una partita da vincere

unità Riporto di seguito l’intervista pubblicata oggi su “l’Unità”, su le amministrative e l’impegno per vincere i ballottaggi.

Debora Serracchiani, il Pd, come ha ammesso Matteo Renzi, non è contento del risultato di questo primo round. Cosa non ha funzionato?

“I cittadini sono stati chiamati a scegliere il loro rappresentante più prossimo, il sindaco, e hanno dato un giudizio sull’amministrazione delle loro città. In molti casi si è trattato di un giudizio positivo, in altri casi non siamo stati in grado di spiegare in maniera efficace le cose fatte e i programmi per il futuro. Nei comuni che vanno al ballottaggio abbiamo due settimane per aggiustare le cose, intensificando il confronto con gli elettori”.

Torino e Bologna vanno al ballottaggio, ma per due sindaci uscenti non ci si aspettava un risultato migliore?

“Amministrare oggi significa operare scelte complesse in una fase di contrazione delle risorse pubbliche. Questa difficoltà e le scelte talvolta non popolari che comporta, unita alla frammentazione di liste e candidature, rendono sempre più rare le affermazioni al primo turno. È un fenomeno che vale a prescindere dall’appartenenza politica. Sono convinta ad esempio che Piero Fassino e Virginio Merola saranno in grado di sfruttare queste due settimane per spiegare il loro operato e le loro idee per il futuro, e che saranno rieletti”.

L’affluenza scende, meno del previsto, ma è comunque un segno meno. Quanto influiscono le divisioni nel centrosinistra e nel centrodestra? Più liste civiche, poi, non se non significa più elettori.

“Il segno meno dell’affluenza non è un buon dato per nessuno, anche se percentuali simili sono la norma in altri Paesi. Si tratta di una tendenza costante degli ultimi anni che si è affermata parallelamente al discredito della politica. Per invertire la rotta non ci sono buone ricette del passato da tirar fuori dai cassetti, ma bisogna sperimentare nuove forme di partecipazione e, soprattutto, ridare dignità alla politica e restituire credibilità alla rappresentanza democratica. Ci sono liste civiche autentiche che intercettano il bisogno di gruppi di cittadini di agire politicamente fuori dai partiti organizzati, e quindi aiutano la partecipazione, e ci sono liste personali o mimetiche che creano sacche di pseudopolitica”.

Roberto Speranza sottolinea come l’alleanza con Verdini sia stata un errore. Ha ragione, alla luce dei dati?

“Il Pd è una forza saldamente di centrosinistra: parlano i fatti. Non abbiamo mai confuso le convergenze parlamentari indispensabili per realizzare le riforme con un’alleanza politica organica con forze di centrodestra. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che la fiducia degli elettori si conquista comunicando idee e realizzando progetti concreti che siano in grado di cambiare la vita delle persone, non facendo operazioni di fantapolitica a tavolino. Se poi ci sono alcune circoscritte situazioni locali, queste non possono assurgere a paradigma nazionale”.

Cuperlo vi rimprovera di aver continuato a definire, durante la campagna elettorale per le amministrative, il referendum la madre di tutte le battaglie.

“Le riforme costituzionali sono l’obiettivo di questa legislatura. Il referendum è il passaggio decisivo per realizzarle e quindi ritengo normale che gli venga data la giusta importanza partendo fin da subito con una campagna elettorale capillare”.

Nelle grandi città, come Roma, Milano, Torino, il Pd a chi deve guardare in vista del ballottaggio?

“Agli elettori. Per riportare al voto chi ci ha dato fiducia, per coinvolgere chi non ha partecipato al primo turno e per convincere, anche chi ha fatto scelte diverse al primo turno, della bontà delle nostre amministrazioni e dei programmi per il futuro delle nostre città”.

Da dove si ricomincia a Napoli?

“E’ necessario ripartire da una nuova classe dirigente, non c’è alternativa. A Napoli e alla sua politica serve trovare l’orgoglio di essere una metropoli europea, che sfrutta le sue enormi potenzialità e dice basta al degrado. In questo senso il ruolo di opposizione cui siamo chiamati sarà un banco di prova importante per cominciare a dimostrare come intendiamo l’amministrazione della città. E’ importante che il segretario nazionale del partito abbia detto chiaramente che intende prendere in mano il “caso Napoli””.

Luigi Di Maio dice che gli italiani vi hanno restituito il «ciaone».

“Con le battute cerca di nascondere la realtà. Nonostante il buon risultato di Roma e Torino nel resto del Paese i M5S confermano una presenza amministrativa sporadica. Anche in questa tornata elettorale, in cui si è votato in 1342 comuni, si sono presentati in 251 e vanno al ballottaggio in 20. E governano, spesso in modo discutibile, in pochissime città”.

(Intervista di Maria Zegarelli pubblicata il 7 giugno 2016 su l’Unità)

Verso il voto

unità Riporto di seguito la mia intervista rilasciata all’Unità, in merito alle prossime elezioni del 5 giugno.

L’obiettivo è quello di volare alti sopra le polemiche, ci sono da vincere le elezioni amministrative e il referendum Impresa complessa nel Pd, ma la vicesegretaria Debora Serracchiani, dice che non c’è altro che si possa fare adesso. «Lavorare sodo da qui al primo turno e poi, dove è necessario ricominciare il giorno dopo per il ballottaggi. Tutti insieme».

Doppia sfida: vincere le amministrative e arrivarci uniti. La domanda è: quale delle due è più ardua?

«Da mesi tutto il partito sta lavorando per vincere queste elezioni amministrative, tutti i dirigenti, dico tutti, sono impegnati sul territorio per far vincere i nostri candidati e riconfermare quelli in carica. Quindi vinceremo entrambe le sfide ».

Il M5s accusa il premier di non essere imparziale, dice che non dovrebbe scendere in campo per i candidati Pd.

«Il M5s è in evidente difficoltà. Dove amministra la situazione è a dir poco complicata e non solo per le vicende giudiziarie che vedono coinvolti i suoi amministratori. Basti ricordare gli esempi dove la difficoltà ad amministrare è manifesta, penso a Livorno, Parma, Bagheria. D’altra parte credo sia davvero fuori luogo la polemica circa la partecipazione del presidente del Consiglio, che è anche segretario del più grande partito italiano, a manifestazioni che in alcuni casi sono istituzionali e in altri elettorali. Siamo in campagna elettorale, è sempre avvenuto, non ci vedo nulla di strano. Piuttosto sono loro ad avere dei problemi dal momento che il loro leader, Beppe Grillo, ha deciso di non metterci la faccia».

In queste elezioni, come in molte altre, saranno gli indecisi a fare la differenza. Quali devono essere le parole d’ordine di questi ultimi giorni per convincerli?

«Prima di tutto dobbiamo spiegare il grande lavoro che stiamo facendo per cambiare il Paese, a partire dalle riforme che riguardano tutti, quelli che non vanno a votare e quelli che vanno. Saranno questi ultimi a poter fare la differenza, noi ce la stiamo mettendo tutta e i risultati stanno arrivando: la flessibilità che l’Europa ci ha riconosciuto; l’attenzione sulla crescita e sul Migration compact; l’autorevolezza che abbiamo riconquistato all’interno delle dinamiche europee e non solo, penso al G7, per esempio. La strada intrapresa è quella giusta, ora i cittadini devono capire che è una missione comune, non soltanto nostra. Tutti insieme possiamo davvero cambiare il Paese e le città dove viviamo ».

Ma i cittadini vogliono servizi efficienti, mezzi pubblici, servizi. Non c’è il rischio che dopo tante delusioni, penso a Roma, prevalga la rabbia?

«Oggi Matteo Renzi è venuto a Trieste (ieri per chi legge) a firmare importante accordo di programma che finalmente apre al mondo il Porto Vecchio, chiuso da vent’anni, con un impegno economico del governo di 50 milioni di euro; Bagnoli è un altro esempio concreto di cambiamento del Paese e di investimento per superare quelli che sono stati grandi problemi occupazionali e ambientali; penso al grande lavoro che ha fatto Fassino a Torino sui temi della cultura e della nuova vocazione della città che si è saputa misurare attorno a sfide nuove, o Bologna impegnata su grandi investimenti e Milano, con tutto il lavoro fatto da Pisapia in questi anni per il rilancio della città e da Sala con Expo. Ecco se guardiamo i fatti concreti ci rendiamo conto che è possibile ripartire, come hanno fatto i nostri amministratori in questi anni. Anche a Roma si può riconquistare la fiducia degli elettori. Roberto Giachetti ha un programma e una squadra seri, che puntano al rilancio della città. Cosa c’è dall’altra parte? Raggi che parla di funivia per superare il traffico o di baratto per le nuove monete? Mi sembra abbastanza fuori dalla realtà».

Lo spettro che continua ad aggirarsi su questa campagna elettorale è il Partito della Nazione che secondo alcuni è sempre più vicino con l’alleanza con Verdini. Non temete che possa danneggiarvi?

«Noi più che dire che non stiamo lavorando al Partito della nazione ma a vincere queste elezioni e poi il referendum, più che dire che queste riforme servono al Paese, non so cosa altro possiamo aggiungere. Se avessimo vinto le elezioni del 2013 avremmo avuto una diversa maggioranza ma la realtà è un’altra e se siamo riusciti a votare la legge sulle unioni civili e la riforma istituzionale è stato anche grazie al voto di altre forze politiche. Quelli che le hanno votate si sono assunti la responsabilità. Di altri, a partire dal M5s, non si può dire».

Berlusconi fissa l’allarme rosso per il governo se il Pd perde le quattro grandi città al voto. Lei si riterrebbe soddisfatta di…?

«Vincerle tutte. Stiamo lavorando per questo, i nostri candidati sono i migliori in campo, con programmi concreti per i territori che vogliono amministrare. Detto questo il governo con l’elezione dei sindaci non c’entra, le due cose sono e devono restare distinte»

(Intervista del 29 maggio 2016 rilasciata all’Unità)

Semplicemente Democratici

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httpvh://www.youtube.com/watch?v=3HNpKoO8mJs

Solo la politica può cambiare il nostro Paese.

Di fronte ad una società narcotizzata non è possibile stare a guardare: il Partito Democratico è oggi lo strumento della partecipazione.

Nel PD ci sono donne e uomini che credono che il rigore, la lealtà, il lavoro costante, l’ascolto siano le qualità indispensabili per essere utili alla nostra comunità.

E’ a loro che ci rivolgiamo perché la proposta di Dario Franceschini sia il punto di partenza di una forza politica che vuole governare l’Italia. Continue reading “Semplicemente Democratici”

Fare squadra

Innanzitutto benvenuto a Ignazio Marino. Lo dico senza riserve perché è una persona ed un politico che stimo. In molti mi avevano chiesto di essere al suo posto, di candidarmi alla segreteria nazionale o, come nel caso di questi giorni, di candidarmi insieme a lui. Ho creduto, e credo, di essere più utile e coerente nel fare ciò che ho fatto, scegliendo di stare al fianco di Dario Franceschini. So che la mia scelta ha deluso qualcuno, ma ho ugualmente preferito non cavalcare l’onda del consenso e dello scontento.
E non penso di essermi allineata. Alla corsa solitaria, ho anteposto il fare squadra, lo stare assieme ma sempre con l’intento di portare dentro il PD, in modo autonomo il mio pensiero critico, le mie idee e il mio carattere.
Senza appiattirmi su niente e nessuno. Quando ho capito che Franceschini aveva deciso di andare in una direzione che ho riconosciuto come giusta e che appartiene anche a me, ho deciso di lavorare assieme a lui.

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Intervento di Debora al Lingotto

httpvh://www.youtube.com/watch?v=X77dvaMU8LI&hl
via Luca Mengoni channel

La nota di Debora su Facebook

Sto rientrando da Torino. Credo che i “piombini” abbiano fatto una bella iniziativa, che ha avuto come ospite d’onore il PD. Tante le idee saul funzionamento del partito, tante le idee sui contenuti. Sono molto stanca e da questa mattino ho un fortissimo mal di testa. Voglio ricordare solo una frase del mio intervento: “Noi non abbiamo bisogno di un leader, noi non abbiamo bisogno di un capo, noi non abbiamo bisogno di un messia ne di una figura salvifica. Noi abbiamo bisogno di una squadra che sia la prossima classe di governo, che abbiamo come obiettivo il governo di questo Paese…”.

Intervento su Messaggero Veneto

Questo è il testo dell’intervento di Debora sul Messaggero Veneto del 5 giugno 2009.

Se è vero che affrontando grandi sfide si diventa grandi più in fretta, il Partito Democratico esce adulto da questa campagna elettorale. Non era scontato, ma io l’ho toccato con mano: migliaia di persone incontrate, centinaia di località visitate, problemi diversi e un’unica crescente e solida fiducia in noi stessi e nel nostro Paese.
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Grazie per quello che state facendo!

Care amiche ed amici che sostenete la mia candidatura,
siamo alle ultime ore della campagna elettorale e voglio fermarmi un attimo per ringraziare tutti voi che, in maniera commovente, vi state spendendo per far conoscere il mio nome in queste elezioni europee.

Il vostro aiuto, la vostra attività sul territorio, è stata ed è fondamentale e senza di voi non sarebbe stato possibile contattare tanta gente, essere così presente in mezzo alle persone comuni.

Voglio ringraziarvi tantissimo per l’aiuto, per il calore e per l’affetto che mi state manifestando in rete e quando ci incontriamo personalmente.

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Perché bisogna votare PD

Lo so, molti elettori sono esasperati, hanno vissuto male questo nuovo partito, lo hanno amato, in alcuni casi, senza essere ricambiati (dal PD e dalla sua politica). Molti entusiasti della prima ora sono rimasti delusi, molti delusi in partenza sono rimasti entusiasti di essere delusi. Però, facendo questa campagna elettorale, una campagna elettorale difficile soprattutto dalle mie parti (in partibus infidelium), mi rendo conto che da questo Paese sta scomparendo la politica.
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Il discorso di Debora all’assemblea del PD

Ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi e sono arrivata a due conclusioni la prima è che siamo votati alla sofferenza perché in questo posto fa freddo e ci si sta anche male la seconda è che c’è molto ottimismo…io vengo da una città lontana, la città di Udine, che per darvi delle coordinate sportive è la città dell’Udinese e della Snaidero ed è stata permettetemi di ricordarlo la città che ha accolto Eluana Englaro.

httpv://www.youtube.com/watch?v=f3tqFf9IfgM

Prima parte dell’intervento

Io mi permetto, anche per non essere ripetitiva, di dire al mio segretario alcune cose che secondo me forse lui avrebbe dovuto e deve sottolineare con maggiore fermezza.

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