Con noi i fatti

10376144_10152217607199915_8993522372423712438_nVi segnalo la mia intervista rilasciata a Corrado Castiglione e pubblicata su Il Mattino

Presidente, oggi Renzi torna a Napoli, nella stessa piazza in cui qualche giorno fa ha parlato Grillo: sarà un test anche per il Pd. Il partito come si presenta ad una settimana dal voto?

«Il Pd si fa forte del lavoro fin qui portato avanti dal governo. Abbiamo dalla nostra la forza dei fatti. Il governo ha dimostrato di poter cambiare molte delle cose che non piacciono agli italiani. Al di là delle riforme, c`è la concretezza del bonus mensile di 80 euro che sarà riconosciuto per sempre a 10 milioni di italiani, c`è il taglio Irap per le imprese, c`è il decreto lavoro con il quale si mette ordine con una norma di buon senso per i contratti a termine. Sono le premesse per garantire un`Europa diversa».

Il confronto elettorale si sta riducendo ad un duello Renzi-Grillo: vi galvanizza o vi toglie qualcosa?

«Guardi, noi pensiamo soltanto a portare avanti la nostra proposta. Per il resto io non credo ci sia partita fra il Pd e loro: noi offriamo agli elettori una prospettiva e una speranza, loro solo insulti e rabbia».

Renzi ha ricordato che se Grillo arriva primo non sarà un sorpasso perché già alle Politiche è stato il primo partito. Questo vuol dire che il Pd mette le mani avanti e teme una nuova debacle?

«Niente affatto. È solo una precisazione: a fare il sorpasso possiamo essere solo noi, visto che loro alle Politiche sono stati il primo partito. E io sono ottimista. Non solo: il Pd è pronto a conseguire un risultato importante anche al Sud, laddove sappiamo che si gioca una partita fondamentale per i fondi strutturali, affinché siano sempre di più volano di sviluppo».

Non sempre i fondi strutturali sono stati spesi al meglio. Lei che ne pensa?

«Effettivamente ci sono state delle difficoltà a far progetto, al Sud ma anche nel resto d`Italia. C`è bisogno invece di prediligere iniziative di lungo respiro. Soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture. Bisogna fare in modo che sui territori cresca la competitività. Si punti su ricerca e innovazione. Ed è necessario anche che si sappia fare sistema: la vicenda Electrolux dimostra che si possono creare le condizioni perché le multinazionali investano ancora in Italia».

Fondi Ue e progetti: ritiene che le difficoltà delle Regioni possano essere superate dall`Agenzia prevista per la coesione territoriale?

«Ci sono molti aspetti che vanno rivisti. Uno di essi riguarda i co-finanziamenti: sarebbe importante che la quota destinata ad accompagnare l`erogazione dei fondi europei stia fuori dal patto di stabilità. Quanto all`Agenzia, l`obiettivo è sempre quello di uno snellimento delle pratiche dal punto di vista burocratico».

A proposito di Sud, l`indicazione della Picierno capolista con la conseguente rinuncia di Emiliano può penalizzare il Pd?

«Picierno ed Emiliano hanno fatto scelte diverse. Il Pd ha cercato di comporre delle liste molto competitive. Non solo: la scelta delle donne capolista è una sfida culturale. D`altronde penso che Emiliano, in prospettiva, abbia messo nel mirino la presidenza della Regione Puglia il prossimo anno».

La sensazione è che nel Pd stia prevalendo una tregua: fino a quando?

«C`è la consapevolezza tra di noi della grande responsabilità cui siamo chiamati in questo momento storico. D`altro canto è anche vero che il modo puntuale, veloce, efficace con il quale abbiamo lavorato stia facendo superare molte fibrillazioni».

Se il Pd perde si va a elezioni anticipate?

«Questo problema non si pone: il governo sta lavorando a riforme di lungo respiro, per cui l`obiettivo è la scadenza del 2018. Certo, conseguire un buon risultato può contribuire a superare qualche fibrillazione eccessiva».

E se va male?

«Non penso che andrà male».

L’ex Cav non romperà

imagesVi segnalo la mia intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su  L’Unità

Chiusa al Nazareno, insieme al suo collega Lorenzo Guerini, per limare e definire le liste per le candidature europee, la vicesegretaria Debora Serracchiani non perde di vista quanto nelle stesse ore sta accadendo a Palazzo Madama, con i senatori dem riuniti in Assemblea per discutere delle riforme costituzionali. «Vedrà che alla fine il patto con Silvio Berlusconi tiene e il Pd voterà compatto», dice quasi a voler allontanare gli spettri che si aggirano sul futuro del superamento del bicameralismo perfetto e il titolo V della Costituzione.

Serracchiani, lei mostra ottimismo, ma intanto Corradino Mineo dice che c`è una maggioranza alternativa con Sel e M5s al Senato sul testo di Vannino Chiti.

«Credo che ci siano delle idee diverse sulle riforme, noi abbiamo aperto ad ulteriori contributi ma negli organismi del Partito è stata fatta una scelta, votata anche dalla Direzione nazionale, che prevede dei paletti assolutamente invalicabili: no alle indennità, no all’elezione diretta, no al voto di fiducia, no al bilancio. Su questi punti dobbiamo tenere, sul resto si può aprire una discussione. Oggi Luigi Zanda, ragionando su quelli che sono i punti di vista diversi, aggiunge anche che è certo dell`unità del Partito e sono convinta che sarà così».

L`unica distanza che sembra incolmabile riguarda l`eleggibilità diretta dei senatori prevista dalla proposta Chiti. Come troverete la quadra su questo punto?

«Sono due punti di vista molto distanti, va detto però che il governo ha fatto una proposta, supportata dal Partito. Ora, posso capire le iniziative come quelle di Chiti ma poi in un partito democratico si deve trovare una sintesi tenendo ben presente anche quale è la posizione del segretario nazionale».

Questo è uno di quei casi in cui ci si appella alla disciplina di partito?

«Non so se possiamo parlare di disciplina dipartito. La questione è un`altra: se si sta in un partito e si condividono le regole che questo si dà, si può lavorare per trovare un punto di equilibrio quando ci sono posizioni diverse, ma alla fine se ti rendi conto che la maggioranza la pensa in modo diverso da te, devi prenderne atto e rispettare quella maggioranza. Funziona così in tutte le comunità democratiche».

Ieri Berlusconi ha assicurato che terrà fede al patto, ma in Fi i falchi non vogliono arrendersi. Quanto crede alla tenuta dell`accordo del Nazareno?

 «Le tensioni dentro Fi sono sotto gli occhi di tutti. E sono queste tensioni ad aver determinato in questo week end linee divergenti dentro quel partito, con affermazioni ultimative poi ritirate dallo stesso Berlusconi. Ci sono ragioni, e ben più forti, per mantenere l`impegno assunto sul fronte delle riforme».

 Fa bene il premier ad incontrare Berlusconi per rinsaldare l`intesa o è meglio non fidarsi?

«Noi abbiamo le idee chiare e abbiamo lavorato affinché il percorso delle riforme iniziasse nel più breve tempo possibile, alla luce del sole, portando la discussione in Parlamento. Abbiamo ascoltato la richiesta di modifiche alla legge elettorale che poi è stata effettivamente corretta in alcune sue parti, senza mettere in discussione l`accordo e la sua tenuta. Insomma, abbiamo fatto un lavoro di cucitura il più ampio possibile. Se poi qualcuno ci ripensa dovrà spiegare perché cambia idea, noi siamo stati coerenti. Se Fi si sfila il primo effetto che provoca è ricompattare tutto il Pd, rafforzare la posizione di Ncd e la maggioranza di governo… Resto dell`idea che sia un bene non far saltare il tavolo perché le riforme si devono fare con un consenso ampio, ma deve essere chiaro che noi siamo determinati ad andare avanti anche da soli. I numeri ci sono e qualora non si dovessero raggiungere i voti dei 2/3 del Parlamento, noi siamo pronti ad andare al referendum. Non so se a Fi conviene spingere le cose fino a questo punto».

 Il 25 maggio non è poi così lontano. Sicuri di farcela entro quella data?

 «Ci sono tutte le condizioni per farcela. Finora abbiamo rispettato tutte le scadenze, oggi (ieri per chi legge, ndr) si presenta il Def, si vedrà che le coperture ci sono e non da ora ma da settimane, la riforma elettorale ha già superato l`esame della Camera. Stiamo andando nella direzione giusta».

 In queste ore state chiudendo le candidature europee e nel Pd anche in questo caso non mancano i malumori. D`Attorre contestai doppi e tripli incarichi e fa il nome di Michele Emiliano. Domani (oggi per chi legge, ndr), filerà tutto liscio in direzione?

«Noi abbiamo ascoltato tutti, soprattutto i territori che hanno costruito le candidature, molte di queste sono state sottoposte ai voti delle assemblee locali. Ma è ovvio che le liste sono anche il frutto del lavoro e delle scelte del segretario nazionale. Se ci sono tensioni spero vengano sciolte. Noi ce la stiamo mettendo tutta per rispettare soprattutto le indicazioni dei territori».

Lorenzo Guerini ha detto che le elezioni europee saranno inevitabilmente un test anche per il governo. Lo supererete?

 «Abbiamo già superato alcuni test importanti, abbiamo vinto in Sardegna, il premier sta dando un forte impulso al cambiamento con il suo programma di governo, ma le europee saranno importanti anche in virtù di quello che accade in questi mesi, cioè la ricomposizione delle istituzioni europee, a partire dal semestre italiano di presidenza. Noi ci arriviamo con una credibilità internazionale rinnovata anche grazie al nostro piano di riforme e sono sicura che gli italiani quando andranno a votare terranno conto di questo».

 Fonte: L’Unità

Non cerco poltrone

085541864-32397f8d-f91a-4956-baf6-80bab513ca65Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su Repubblica.it

Non è più il Pd delle poltrone. Non si esclude nessuno, ma il partito si gestisce insieme sulla base dei contenuti”. Debora Serracchiani è appena stata indicata da Renzi vicesegretario e la minoranza dem la attacca. Le contestano il doppio incarico, di “governatrice” e capo del partito. Rimproverano a Renzi di avere blindato il “suo” Pd con due fedelissimi, lei e Lorenzo Guerini come vice. Ma per Debora non c’è problema. E stoppa qualsiasi tentativo di sgambetto: “Sono emozionata e mi fa piacere avere ricevuto sms di circoli, di sindaci che mi fanno gli auguri”.

Serracchiani, si aspettava di essere il pomo della discordia nel Pd?
“Penso che il Pd stia andando nella direzione giusta: l’abbiamo visto con la Merkel, con Hollande, con Obama come sia stato ben accolto il fatto che Renzi sia premier e segretario del partito. È un cambiamento culturale, che mostra come si sta modificando il modo di fare politica. Quindi a maggior ragione ho condiviso la richiesta di Matteo. Un partito inoltre che curi il rapporto con le realtà locali e si rafforzi nei diversi settori”.

Renzi è un caterpillar che vuole blindare il “suo” Pd?
“No. Ma Renzi ha detto che il governo sarebbe andato avanti spedito secondo gli impegni delle primarie, e così anche il Pd. La novità è che non si discute di posti ma ci si assume la responsabilità di governare il paese e fare politica in un contesto difficile”.

Ma il Pd sarà cogestito anche con la sinistra dem?
“Non si vuole escludere nessuno, ripeto: non è questione di poltrone ma di contenuti e di contributi. Tra 8-10 giorni faremo una proposta di nuova segreteria e vedremo chi ci sta. Come diceva Kennedy: non dirmi quali posti vuoi, ma cosa sei pronto a fare”.

Fassina l’attacca sul doppio incarico.
“Non rispondo alle polemiche”.

Però il problema c’è?
“Non vedo il limite. Abbiamo il premier che fa il segretario… Nel mio caso si premia il territorio e non le correnti. Non solo posso conciliare i due incarichi, ma sono legati: quando sono a Roma, è utile anche per la Regione”.

C’è chi vuole la staffetta per bruciare Matteo

foto pubblicata su firenze.repubblica.it
foto pubblicata su firenze.repubblica.it

Vi segnalo l’intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata oggi su la Repubblica

«Non credo che tutti i stostenitori della staffetta tra Letta e Renzi siano spinti da buoni propositi, alcuni cercano semplicemente una scorciatoia per bruciare Matteo».

Debora Serracchiani, “governatrice” del Friuli Venezia Giulia, renziana, teme una trappola per il segretario del Pd.

Serracchiani, la situazione politica si aggroviglia?

«Diciamo che stanno arrivando al pettine nodi importanti, dalla legge elettorale alle riforme costituzionali, alle questioni del lavoro: l’azione del Pd ha avuto uno slancio con la segreteria di Renzi. È il momento di sciogliere quei nodi».

E al tempo stesso il governo Letta ha finito la sua corsa?

«Il Pd ha lavorato per consegnare al premier strumenti che gli permettessero di impostare, di avviare un lavoro importante di riforme. Avere consegnato in un mese e mezzo il testo di una nuova legge elettorale, avere impostato la discussione sul Job Act e avere posto la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie, significa che noi democratici stiamo facendo la nostra parte. Il governo Letta però dovrebbe avere una spinta, un battito d’ala».

Il bivio è tra un governo che vivacchi e uno forte che duri almeno 24 mesi se non l’intera legislatura?

«Ci devono essere le condizioni perché il governo imposti le riforme, dopo di che la scadenza di un esecutivo non gliela diamo noi ma i fatti e i risultati».

Quindi come vede Renzi a Palazzo Chigi?

«Matteo correttamente aspira a una legittimazione popolare: quello resta l’obiettivo primario. Ma credo anche che sono tantissime le spinte ricevute da più parti per sostituirsi a Letta. Lo ha già detto e spiegato: il punto fondamentale non è quello che conviene a lui, ma quello che conviene agli italiani».

In cuor suo lei gli sconsiglia di sostituirsi a Letta?

«Perché Matteo vada a Palazzo Chigi ci dovrebbero essere condizioni chiare. Invece in questa richiesta a Renzi di rendersi disponibile ci sono interessi confliggenti: non tutti coloro che insistono hanno a cuore il bene del paese, per alcuni è il modo migliore per bruciarlo».

La riforma elettorale è il passaggio decisivo? 

«La riforma elettorale nelle prossime ore sarà una prova del nove».

Però dei miglioramenti all’Italicum sono necessari.

«Nelle condizioni date è stato prodotto il migliore accordo possibile, tenuto conto che le regole vanno scritte con il più ampio consenso, a parte coloro come i 5Stelle che hanno ritenuto di non partecipare ad alcuna discussione. Ho molta fiducia nel lavoro fatto da Boschi e da Guerini in queste settimane. Anche all’interno del Pd c’è la consapevolezza dell’importanza del momento, mi auguro non si metta a rischio un percorso così delicato, se no non ci sarà molto altro di cui discutere».

A quel punto si andrebbe a votare?

«Mi pare evidente. Se si affossa la riforma presentata dal maggiore partito della maggioranza, allora si pone un problema politico importante».

Priorità a lavoro e sanità per rialzare la testa

Debora-130x60Vi segnalo la mia intervista rilasciata a Marco Ballico e pubblicata su Il Piccolo

Un anno speciale. «Di successi, ma anche di grandi responsabilità», aggiunge lei per chiarire che non ci sono solo onori, prime pagine, ospitate in tv. Pronta a un capodanno in famiglia, a Udine, Debora Serracchiani, prima del possibile (probabile?) decollo in orbita nazionale, pensa appunto alle responsabilità da presidente del Friuli Venezia Giulia.

In agenda due priorità: sanità e lavoro.

Intanto, i buoni auspici: «Auguro a tutti, cittadini, famiglie e imprese, un 2014 davvero sereno. E al Friuli Venezia Giulia di rialzare la testa, di tornare ad essere protagonista, di affrontare la crisi con determinazione e superarla».

Il Friuli Venezia Giulia non lo potrà fare da solo. Preoccupata dalle perduranti fibrillazioni romane?

Sì. La nuova segreteria nazionale del Pd è stata impostata su un piano completamente diverso: quello della trattativa sul programma. E invece c’è chi chiede il rimpasto. Non Matteo Renzi. Credo che queste voci siano il risultato di tensioni all’interno del governo.

Soprattutto dopo l’uscita di scena di Silvio Berlusconi e delle conseguenti spaccature nel centrodestra. È la vecchia politica?

Distinguerei tra le tensioni della vecchia politica e quelle della nuova, che pretende azioni positive.

Concretamente?

Ci si deve mettere a un tavolo e fare emergere le proposte per il governo.

Resta convinta che si debba andare al voto nel 2015?

Se il governo delle larghe intese si impegna su un cronoprogramma chiaro e porta avanti le cose, senz’altro sì. Se invece non si procede, saremo obbligati a rivedere, assieme agli italiani, le nostre posizioni.

Renzi ha avviato peraltro un pressing anticipato. Non ha l’impressione che miri al tornaconto personale?

No. Lo fa perché si rende conto che, dopo averne perse troppe, rischiamo di non cogliere più le occasioni. Il tempo sta scadendo. Come dice spesso proprio Matteo: se non le facciamo, ci portano via.

Responsabile di questi ritardi è anche Enrico Letta?

Il premier è rimasto vittima della composizione a freddo di un governo nato senza una base programmatica e di un parlamento frammentato e ancora ostaggio delle vecchie e pesanti figure del passato, Berlusconi su tutti. Ma era in un contesto difficilissimo, gli va riconosciuto il coraggio della responsabilità.

Ci deve ora mettere del suo?

Gli alibi sono finiti. Si deve accelerare, vanno portate a casa al più presto la legge elettorale e le riforme costituzionali, con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei parlamentari, il superamento definitivo delle Province e la redistribuzione delle competenze. Serve anche un grande piano sul lavoro.

Fa un po’ il “furbo”, Letta, quando parla di riduzione delle tasse grazie solo alla sospensione dell’imposta sulla casa?

Non è furbizia, è la constatazione di chi ce la sta mettendo tutta e pensa legittimamente di aver fatto meglio di altri almeno in alcuni settori. Ma non si può non evidenziare che la legge di Stabilità è debole e di poco respiro.

Manca di coraggio?

Sì, il coraggio che chiede Renzi.

Riassumendo, lei sta molto più con Renzi che con Letta?

Sto dalla parte di chi vuole vedere cambiare le cose perché così non andiamo più avanti. Da amministratore chiedo per esempio che sia rivisto il patto di stabilità interno. Altrimenti, un altro anno come il 2013, non lo reggiamo. E parlo da un territorio virtuoso, che ha sempre cercato di spendere bene, che ha colto i momenti in cui investire e in cui, invece, tirare la cinghia. Se ne dovrebbe parlare in primis con l’Europa. Se ne parli. Crediamo nell’Europa, ma va instaurato un rapporto diverso.

È il dna democristiano che zavorra Letta?

Non mi pare persona cui attribuire un’etichetta.

Se tra qualche mese Renzi la chiama al governo, lei che fa?

Sto governando la Regione Fvg mettendoci impegno, tempo ed energie. Saggio affrontare un problema alla volta.

Ha parlato di riconvertire gli ospedali regionali ed è stata accusata, lei pure, di poco coraggio. Che ne pensa?

Abbiamo eredito l’immobilismo degli anni della crisi. Penso, in tema sanitario, alla mancata applicazione del decreto Balduzzi e ai non interventi sulla rete ospedaliera pur di fronte a una Corte dei conti che segnala come la sanità Fvg costa il 20% in più della media nazionale. Non so quanto coraggio ci serva, ma siamo arrivati al punto di dover fare le cose e non solo annunciarle.

Farle anche in modo impopolare?

Sì, ma in questa fase ci pare opportuno non chiudere ma riconvertire profondamente, e cioè ridurre posti per gli acuti e aumentare quelli per la riabilitazione, eliminare i doppioni, creare nuove specializzazioni, diventare più efficienti spendendo di meno. Il secondo grande filone sarà quello del lavoro: la crisi ci impone di intervenire con forza.

Il caso Ater. Il centrodestra vi accusa di «killeraggio politico».

Non ci appartiene. Le persone ritenute competenti le abbiamo confermate, in altri casi, senza furore politico, abbiamo scelto. Puntiamo a una vera riforma delle Ater, raccogliendo tra l’altro esigenze urgenti provenienti dai vertici aziendali che ci segnalavano come la legge Tondo-Riccardi avrebbe impedito il regolare funzionamento del sistema.

A Mediocredito Fvg spendete più di prima optando per la professionalità della professoressa Compagno. Nel turismo il bando per la promozione quinquennale viene vinto da un progetto al ribasso. Una contraddizione?

Due cose diverse. Una è una banca fondamentale per il sistema finanziario regionale, l’altro è un progetto turistico. L’assegnazione alla società di Ejarque, non mia ma di una regolare commissione, arriva al termine di un percorso pubblico e trasparente.

Il direttore generale della Regione arriverà nei primi mesi del 2014, conferma?

Sto facendo le ultime valutazioni.

Dopo aver ricevuto qualche rifiuto. Quanti manager sta valutando?

Di quelli utili, conto almeno 200 curriculum. Non solo dalla regione.

Nelle nomine, da Del Fabbro a Castagna, è andata sull’usato sicuro. Come mai?

Ho individuato persone con competenze, conoscenze, capacità e, soprattutto, voglia di cambiare le cose.

Il nuovo piano finanziario di Autovie Venete prevede aumenti in linea con quelli degli ultimi anni, vale a dire tra il 12 e il 13%?

Il piano conterrà un aggiornamento del costo finale della terza corsia, ma non potrà non tener conto delle tariffe. Anche perché il traffico sta diminuendo.

Forse perché le tariffe sono troppo alte?

È un circolo vizioso. Ma anche in altre autostrade si soffre un calo.

L’aggiornamento del costo dell’opera sarà all’insù rispetto ai previsti 2,3 miliardi?

Contiamo che sia all’ingiù. Per la lottizzazione diversa rispetto al 2009, per la revisione di alcuni interventi tecnici, per le risorse previste dallo Stato. La quota in bancabilità sarà ridotta.

Si imputa un errore in questi mesi?

Più che altro mi dispiace non avere ancora portato a casa l’abolizione del ticket da 10 euro. Abbiamo scontato numeri ministeriali diversi da quelli che abbiamo trovato. Ma ce la faremo.

Il prossimo segretario del Pd Fvg dovrà essere un quarantenne?

Non ne faccio una questione di carta d’identità. Servirà un segretario consapevole della responsabilità e del ruolo in un partito che può pesare molto in regione e a Roma.

Più coraggio, Letta. Il Pd vuole un patto chiaro

300372879Vi segnalo l’intervista rilasciata a Maria Zegarelli e pubblicata su L’Unità

Vacanza?

«Niente affatto, sono al lavoro in Regione».

Debora Serracchiani, governatrice del Friuli Venezia Giulia, nonché responsabile Trasporti e Infrastrutture nella segreteria di Matteo Renzi, è una sgobbona. Sgobbona e determinata, insieme ai suoi coetanei ormai nei posti apicali del partito, a dare una nuova impronta al Pd e una sostanziosa spronata al governo. Presuntuosi? «Affatto, sappiamo che questo è il momento di dimostrare cosa sappiamo fare e dobbiamo mettercela tutta». E questa sfida li trova in compagnia di Angelino Alfano, politicamente su fronti opposti, ma con lo stesso obiettivo: dopo aver preso il posto degli eterni protagonisti politici, adesso vogliono iniziare una nuova fase. A partire dal governo. «Enrico Letta deve avere più coraggio», dice la governatrice.

Intanto finisce l’anno con lo scivolone sul salva Roma. Se deve fare un bilancio, come giudica questi mesi del governo?

«Enrico ha governato in un contesto difficilissimo, non dobbiamo dimenticarci come è partito questo esecutivo. Adesso il mio auspicio per il 2014 è di un maggiore coraggio soprattutto sulle riforme».

Letta intende basare il lavoro dei prossimi mesi su un patto di maggioranza. Quali dovrebbero essere i punti fondanti?

«Vorrei intanto sottolineare il metodo scelto: per la prima volta non si fanno accordi nelle segrete stanze ma si stabilisce la necessità di una trattativa aperta su punti programmatici. Non su nomi e cognomi, ma sul programma. Mi sembra un passo avanti notevole. Sul merito, credo che le indicazioni fornite dal segretario del Pd siano chiarissime: investono le questioni legate ai costi della politica, dall’abolizione del Senato al dimezzamento del numero dei parlamentari, al superamento delle Province, e la grande sfida sul lavoro. Per la prima volta questa questione viene affrontata come un corpo organico, per il quale è necessario un grande piano che lo affronti in modo complessivo. Infine, ci sono tutte le vicende europee che da gennaio dovranno essere prioritarie. Credo che non possa che partire da qui un patto alla tedesca per proseguire con l’azione di governo».

L’altro socio di maggioranza, Alfano, si è detto pronto a raccogliere la sfida lanciata da Renzi. Ma le differenze tra voi e il Ncd restano intatte. Su cosa è più facile mediare?

«Si continua a chiamare trattativa alla tedesca, quindi è evidente che si lavora per trovare un punto di equilibrio. Ma è altrettanto evidente che ci sono dei punti ineludibili sui quali il governo deve pronunciarsi e deve farlo anche il Ncd. Sono convinta che in una valutazione complessiva, che anche Alfano fa, rispetto all’opportunità oppure no di andare subito a votare, la ricerca di una quadratura sul programma sia la strada migliore».

Ma arriviamo al concreto. Renzi chiede l’abolizione della Bossi-Fini, Alfano non la ritiene una priorità. Che fa il Pd su questo? Rompe la maggioranza?

«Quello della Bossi-Fini non è un problema politico: è un problema tecnico, non ha funzionato. Non ha risposto tecnicamente ai temi che sono legati all’immigrazione, oltre al fatto che va aggiornata anche alla luce di tutte le modifiche che la stessa crisi ha portato alla questione dell’immigrazione. Sono cambiati i flussi, le provenienze, le richieste, che arrivano molto di più da zone di guerra. Questa è una legge che richiede una profonda revisione in tutti gli aspetti che l’hanno messa sotto stress. Infine, anche l’Europa ci chiede di adeguare la Bossi-Fini alle norme comunitarie. Sono convinta che Alfano, che viene da una terra che è toccata direttamente dall’immigrazione, sia una persona ragionevole che, di fronte a domande che vengono poste e per le quali non ci sono risposte adeguate, sia disponibile al confronto».

Altro tema. Il Job Act. Alfano risponde a Renzi proponendo tre anni di zero burocrazia per chiunque voglia avviare una nuova attività. Dice che lo Stato deve fidarsi degli italiani. Lei che ne pensa?

«Credo che nessuno abbia una bacchetta magica e che l’insegnamento che ci arriva da questa grave crisi è che occorrono molti interventi nel settore, piccoli, grandi e di amplissimo respiro. Quando si parla di lavoro non si può affrontare solo la questione della burocrazia tralasciando le regole, oppure toccare solo le regole trascurando gli ammortizzatori sociali. Quando si parla di Job Act è questo che si intende: la costruzione di un piano organico che tocchi tutti i temi. Ci stiamo lavorando, ho letto moltissimi interventi, stiamo ascoltando molte persone e quando saremo pronti lo faremo in poco tempo».

La nuova segreteria ha l’ambizione di cambiare il partito. La prima prova sarà quella di riuscire a fare sintesi e il lavoro sembra un tema molto a rischio. I giovani turco hanno già espresso perplessità sul piano del segretario.

«I giovani turchi hanno detto di no a un piano che hanno inventato perché ancora non esiste».

Ma è stato Renzi ad annunciare alcune misure.

«Renzi ha illustrato alcune idee, ma il piano, ripeto, ancora non è stato presentato in tutta la sua completezza. Quello dei giovani turchi mi sembra un no preventivo, legittimo ma preventivo».

Riuscirà questa segreteria laddove hanno fallito quelli prima di voi?

«Sono molto fiduciosa, questa è una segreteria composta da persone con provenienze e sensibilità diverse. Sarà la giovane età, o forse il fatto che non abbiamo zavorre sulle spalle, ma finora la sintesi l’abbiamo trovata, con un approccio molto laico alle questioni».

 

Matteo smonterà le correnti interne

Vi segnalo una mia intervista rilasciata a Roberta D’Angelo e pubblicata su Avvenire

imageIndividua nelle «parole “cambiamento” e “speranza” la chiave della vittoria» di Renzi. Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, è appena stata nominata membro di una segreteria destinata a diventare come un sol uomo il braccio destro del neosegretario, che potrebbe rinunciare a un vice. E legge nell’affluenza inattesa «un segnale fortissimo, in un periodo di disaffezione e complicazioni varie».

La nuova segreteria non rispecchia tutte le correnti…
Renzi non ha fatto un riferimento diretto alle correnti. Ha scelto sulla base della conoscenza diretta e delle competenze. Si è smontato il sistema delle correnti.

Non è pericoloso per Renzi? Chi ha tentato prima di lui è stato silurato.
C’è una consapevolezza nuova che ci consegna la crisi. La società ci impone di cambiare. E poi l’affluenza dimostra che c’è voglia di partecipare a questo cambiamento.

Ma nel Pd i “rottamandi” non si sono mai messi da parte…
Credo che ci saranno molti colpi di coda, non saranno tutti contenti e Renzi dovrà disinnescare quotidianamente molte mine, ma credo anche che in questo momento storico si possa fare quello che in passato non si è riusciti a fare.

Ci sarà una dieta per il partito?
Le scelte fatte sul finanziamento dei partiti impongono comunque una razionalizzazione e un contenimento delle spese. A livello locale il Pd lo ha già fatto, penso a Bologna. Ci sarebbero le condizioni di dare il buon esempio anche del partito. Bisogna razionalizzare pesi legati ad un passato che non c’è più.

Renzi è una risorsa o una condanna per Letta?
Una risorsa, perché un Pd che si rafforza in questo modo crea le condizioni per uno stimolo importante rispetto ad alcune scelte che devono essere fatte.

Dunque Renzi e Letta possono collaborare in questa fase?
A condizione che il governo faccia le riforme. Renzi è stato molto chiaro nei tre punti programmatici su cui vorrebbe un’intesa alla tedesca. Credo che questa chiarezza vada nella direzione giusta e che sia apprezzata anche da Letta. La spinta verrà dal Pd.

Tra le priorità, l’abolizione del Senato comporta tempi più lunghi, però.
I tempi sono lunghi, ma dipende anche molto dal Parlamento e dall’iniziativa del governo. Se ne discute da talmente tanto tempo che voglio sperare che ci siano già le proposte…

Però proposte renziane sulla legge elettorale non si sono viste…
Renzi ha indicato le condizioni: il fatto che la sera dello spoglio si sappia chi ha vinto e una rappresentazione maggioritaria del Paese, e quando dice come nel caso del sindaco, intende il doppio turno, per creare formazioni più coese.

Pensa possibile una nuova alleanza con Vendola?
Renzi ha detto sempre che non ha preclusioni, ma quasi tre milioni di persone hanno affidato al Pd la rappresentanza. C’è bisogno di un’area che vuole cambiamenti veri su temi delicati per la sinistra, per esempio il rapporto con i sindacati…

Roberta D’Angelo

Votare per cambiare

untitledCari amici e care amiche,

domenica 8 dicembre, andando a scegliere il prossimo segretario del PD, avremo finalmente la possibilità di dare un segnale netto di cambiamento rispetto al passato.

Un segnale di discontinuità forte, un vero e proprio scossone, che investirà il Partito Democratico ma il cui effetto dirompente si rifletterà sull’intera politica italiana. Dopo tanti anni, infatti, abbiamo la concreta possibilità di incidere nel tessuto connettivo di una politica ritenuta, da tanti, troppo distante dalle richieste e dai bisogni della comunità.

Vorrei ricordare che questa volta il voto è aperto a tutti. Si tratta, quindi, di un’occasione unica con la quale si potrà, non solo dare corpo e voce all’insoddisfazione dei tanti militanti che hanno visto e subito un partito distante e di cui hanno dovuto patire le decisioni, ma anche attrarre persone che in questi anni abbiamo perso per strada, individui sempre più delusi e amareggiati perché la politica non ha saputo dare loro risposte.

E’ questo il compito della politica, in generale, e della sinistra, in particolare: indicare, cioè, un cammino, prospettare soluzioni e accompagnare il cittadino nei momenti di crisi. Crisi, non solo economica, ma crisi di sistema, di valori, di progettualità, in poche parole, mancanza di speranza per il futuro.

Per questo vi invito a mettere da parte l’indifferenza e lo scetticismo, il qualunquismo individualista, il: “Ma tanto sono tutti uguali” e vi sprono a scegliere. Domenica abbiamo la possibilità di farlo: l’otto dicembre, l’Italia con Matteo Renzi può cambiare davvero “verso” e questo dipende da noi, solamente da noi.

Debora Serracchiani

Non sarà una blindatura a salvarla

Camera, informativa del Ministro della Giustizia su caso LigrestiVi segnalo la mia intervista rilasciata a Giovanna Casadio e pubblicata su Repubblica.it

Il Pd deve ascoltare il disagio che c’è nella base sulla vicenda Cancellieri. Io giro i circoli e tra i nostri militanti lo sconcerto è forte. Di fronte a determinati fatti, gli aspetti valoriali, etici, morali sono così radicati, che non puoi pensare di metterli da parte per nessuna ragione, meno che mai per ragioni politiche“.

Debora Serracchiani, la “governatrice” del Friuli, renziana, torna all’attacco. Ripete da giorni che il premier Letta dovrebbe confrontarsi, prima dell’assemblea dei deputati di domani sera, con il Pd.

Serracchiani, i Democratici devono uscire dall’incertezza sul caso Cancellieri?

La vicenda è nota. È assolutamente utile e necessario che anche Letta si confronti con il Pd, perché la sfiducia mercoledì arriverà a Montecitorio, e una posizione bisogna averla. Non sta a me giudicare un comportamento se non dal punto vista politico. Devo riconoscere che il ministro Cancellieri ha preso in mano il piano carceri, il Friuli è una regione scelta per un nuovo carcere e lei ha accelerato. Però la politica è fatta di esempi, e deve farsi carico di una coerenza di comportamenti. Questo non è un buon esempio, rischia anzi di sottolineare quella certa italianità in base alla quale tutto è possibile e tutto è giustificabile“.

Quindi il ministro Guardasigilli deve fare un passo indietro?

Non si può liquidare la cosa con una blindatura, come se non vi fosse nulla da discutere. C’è invece molto da dire e da valutare tutte le possibilità. Anche perché il governo è chiamato, proprio in questo momento straordinario in cui tutto, politica compresa, si sta scomponendo, a dare un indirizzo anche di chiarezza, di determinazione e di coraggio nei comportamenti“.

Civati dice di voler presentare una mozione di sfiducia: è una buona mossa?

Io non credo sia il tempo delle mozioni di sfiducia annunciate da un singolo. Davanti a questo fatto, penso – e sono certa lo pensi anche Civati – che debba il partito tutto trovare una coesione su come comportarsi. Oltretutto noi siamo in pieno congresso, e però tutti e quattro i candidati alle primarie per la segreteria hanno espresso una posizione quasi analoga, cioè che Cancellieri deve avere il senso dell’opportunità politica. Va fatto un confronto con il premier, ripeto“.

Niente fughe in avanti?

Niente fughe in avanti. In un caso come questo, bisogna ritrovare la capacità di essere un partito, che oltre a indicare un’agenda al proprio governo, sappia sollecitare una reazione di un certo tipo“.

Epifani è troppo attendista, secondo lei?

Attende più che altro il confronto tra i gruppi parlamentari. Ma quello che chiedo è che non resti tutto nelle opinioni del Palazzo. La gente ce l’ha ben chiaro cosa c’è da fare“.

Per i militanti democratici difficile da digerire sono le larghe intese?

La fatica e la sofferenza è tanta. La stessa legge di stabilità non ha aiutato un ritrovarsi, perché sembra una legge di stabilità che non accontenta nessuno a partire dall’Europa. È come avere studiato tantissimo, ma la prima domanda è proprio quella che hai trascurato“.

Il governo è più forte con la scissione del Pdl?

Mi sembra che si viva alla giornata, e questo non aiuta in nessuna forma la cosiddetta stabilità. Il centrodestra somiglia a una società che va male e mette tutto il brutto nella bad company, cioè Berlusconi e la sua prima fila, e tenta una good company“.