Pse, per il Pd è una questione così urgente?

PSE_PD-puzzleVi segnalo un mio articolo pubblicato su Europa

Nel 2014, “Europa” sarà la parola chiave anche della politica italiana, e per diversi motivi. Si terranno le elezioni europee, spetterà all’Italia il semestre di presidenza e partirà una nuova fase della programmazione comunitaria, con ricadute sempre maggiori sulle economie nazionali.

Questa coincidenza di eventi costringerà anche la nostra classe politica a confrontarsi con un tema i cui termini di dibattito attualmente svariano dall’indifferenza a slogan, genericamente antieuropei o specificamente antitedeschi. A parte poche lodevoli eccezioni, sembra che, pure in vista di questi appuntamenti ravvicinati, non riusciamo a darci uno scossone e ad impostare azioni capaci di produrre riflessi positivi per i cittadini. Né al contempo rilanciare, come sarebbe doveroso, un progetto di Unione europea che appare sempre più stanco e destinato a un opaco trascinarsi.

Realizzare gli Stati uniti d’Europa con una riforma seria e profonda delle istituzioni comunitarie, attribuendo loro il peso politico e quindi l’autonomia decisionale di cui sono ancora oggi prive, impone uno sforzo di coerenza e di sintesi a tutte le forze politiche. E allora vedo un’aporia di fondo nel chiedere agli stati membri di superare la pura mediazione fra interessi nazionali contrapposti, laddove le forze politiche più convintamente europeiste non si dimostrano in grado di mettersi alla guida di questo processo, presentando e costruendo un modello di alleanza politica europea. L’alternativa è offrire sempre maggior spazio a sentimenti e formazioni populiste e antieuropee.

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Good Company

IMG_246961499596243A Il Velino di Napoli ho spiegato come è nata l’idea della “Buona Compagnia” presentata martedì sera a Napoli insieme al neo segretario del Pd della provincia di Napoli Venanzio CarpentieriLeonardo Impegno e Francesco Nicodemo .

 “L’idea della ‘Good company’ nasce insieme a Francesco Nicodemo. Vorremmo creare una squadra intorno a Renzi per cambiare il volto del Paese”.

Chi sono coloro che potrebbero far parte della squadra?

Parliamo ovviamente di persone che lavorano sul territorio. Persone che hanno un’idea, una volontà e un comune sentire di dover cambiare la classe dirigente”.

Intende quella interna al Pd o anche quella al Governo?

Io credo che bisogna cambiare il modo di fare politica. Per cambiare il Paese, bisogna cambiare il Pd. Dobbiamo però stare attenti a non fare confusione”.

Ci spiega?

Quando parlo di cambiare il Paese, non intendo come contrapposizione al Governo, ma come esigenza generale. In tutti i livelli della società deve cambiare qualcosa”.

Cambiare il Pd per una nuova politica?

Il contributo del partito sarà quello di stimolare e di dare un contributo anche all’agenda di Governo”.

(Intervista rilasciata il 12 novembre 2013 a Mariangela Barbarisi, del Velino – Campania)

Intervista sul congresso rilasciata a Il Mattino

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013Vi segnalo la mia intervista rilasciata ad Adolfo Pappalardo e pubblicata su Il Mattino.

«Per me è scontato che Enrico Letta si candidi alle primarie per il candidato premier», dice la renziana Debora Serracchiani, presidente del Friuli Venezia Giulia, domani a Napoli .

Prodi non voterà.

«Umanamente capisco il suo malessere, anche io sono rimasta molto amareggiata dalla vicenda dei 101 franchi tiratori. Ma…»

Ma?

«In momenti importanti per il partito, uno come lui, il fondatore e l`anima dell`Ulivo, dovrebbe mettere da parte certi risentimenti. E andare a votare. Anche non schierandosi».

Serpeggia il timore di una scarsa affluenza: la sua astensione rischia di innescare una fuga del suo elettorato.

«Guardi il timore che potrebbe non esserci una grande affluenza c`è. Ma non tanto per la sortita dell`ex premier quanto per quello che sta accadendo. Troppe polemiche, spesso inutili. Come se ci fosse un tentativo di delegittimare uno strumento così importante».

E se Prodi l`avesse fatto per danneggiare voi?

«Non ci crederò mai. E comunque spero che ci ripensi: è una parte importante della storia del Pd».

Una scarsa affluenza danneggerebbe proprio voi renziani: potrebbe essere una vittoria a metà.

«C`è una stanchezza generale sempre più palpabile nel nostro mondo e il governo delle larghe intese non aiuta il riavvicinamento. Ma ogni volta siamo stati stupiti dal numero degli elettori e, comunque, credo che se anche ci fosse scarsa affluenza non ci sarà alcun contraccolpo per Renzi. Sarà lui il segretario del partito, cambierà il Pd: solo lui mi dà questa prospettiva».

Epperò parla poco di Pd.

«In questo momento serve più che altro parlare di Paese. Io stessa, da amministratore, vorrei sapere dell`agenda Paese. A cominciare dalla revisione del Patto di stabilità».

Epifani avverte: anche Letta scenderà in campo per le primarie del candidato premier.

«Lo davo per scontato perché queste sono le primarie da segretario. D`altronde non si è voluto modificare lo statuto che avrebbe reso automatico il passaggio da segretario a candidato premier».

Ma ce la farà a fare il sindaco e segretario?

«Smettiamola con questa strumentalizzazione: solo a lui viene chiesto di dimettersi da sindaco. Non ne facciamo una questione di tempo: si può fare e, anzi, nel doppio ruolo eviterà di trovarsi, come spesso accade a noi amministratori, in trincea con le pistole ad acqua. Serve invece, e subito, muoversi sulla revisione del Patto di stabilità, semplificazione amministrativa, detassazione e sgravi perle imprese che chiudono. E il Pd, attraverso il segretario è chiamato a fare queste cose. Servono riforme coraggiose».

C`è però un governo che dovrebbe farle.

«Questo esecutivo manca di coraggio. Non è colpa di Enrico Letta però costretto da un Pdl che si sta disfacendo. Anche se resta l`unico governo possibile ora».

E Renzi che scalpita per votare?

«Il maggior partito di centrosinistra può essere solo un positivo pungolo: Matteo s`impegnerà per dare una mano a Letta».

Fioroni è pronto per la scissione sul caso Pse.

«Una polemica anacronistica basati su vecchi schemi: alla Ue il Pd siede già nell`alleanza dei Democratici e socialisti».

(intervista di Adolfo Pappalardo pubblicata su Il Mattino del 12/11/2013)

A sua immagine.

La Rai ha deciso di cancellare una puntata della trasmissione religiosa ‘A sua immagine’ dedicata al giurista Vittorio Bachelet ucciso dalle Brigate Rosse, in quanto prevedeva la presenza del figlio, il parlamentare del Pd Giovanni Bachelet.
Provo rabbia e sconforto per un sistema dell’informazione che da troppo tempo dimostra di non funzionare, al punto da oscurare anche le commemorazioni di un martire della Repubblica.
Il problema delle regole dell’informazione si ripresenta puntuale e riacutizzato a ogni appuntamento elettorale e ogni volta emergono le criticità di una normativa specchio di un Paese anomalo, a cominciare dallo strapotere editoriale del capo del Governo.
Questo è un nodo che dobbiamo risolvere al più presto per poter poi rimettere mano con serenità a una regolamentazione che garantisca equilibrio, pluralismo e ragionevolezza.

Sacche di resistenza.

 

Intanto, Debora Serracchiani, vuole subito spiegare come mai le sue posizioni su alcuni temi, vengono percepite dall’opinione pubblica e, forse, anche dagli stessi vertici PD, come una sorta di ‘opposizione interna’? Mi riferisco, ad esempio, alle sue dichiarazioni sulle Primarie pugliesi che ha definito, senza troppi giri di parole, uno sbaglio.
La mia idea del fare politica non si sposa con un concetto obliquo come quello dell’opposizione interna. Sto nel PD perché è il progetto più innovativo che sia apparso nel nostro Paese durante gli ultimi anni, tanto che il Pdl ci ha copiato dal predellino. E’ il partito che assomiglia di più alla mia visione del mondo e delle donne e degli uomini. Le eventuali critiche non sono un modo di prendere le distanze, ma di stare più vicina al partito. Diffido quando mi trovo davanti a un‘adesione acritica, specie tra chi ha responsabilità di direzione.
C’è stato un momento in cui in lei si è visto il volto nuovo della sinistra italiana, punto di riferimento di una politica dalla faccia e dai contenuti politici nuovi individuandola come potenziale leader dell’intero PD, poi un profondo passo indietro, perché? Ordini di scuderia, rispetto delle gerarchie di partito, la scelta di aspettare tempi migliori, o semplice paura del grande salto?
Nessuno mi ha dato, né mi dà, ordini. Sono ancora convinta di quello che ho detto allora: forse sarei andata incontro al desiderio di novità di un certo numero di persone nel PD, ma non avrei fatto un favore al partito. Sarei stata la quarta candidata alle primarie, e dubito che il risultato sarebbe stato ribaltato. Sì, magari avrei potuto farmi la mia correntina… ma non era questo che volevo.
Il voto alle prossime Regionali. Risolta la questione Puglia, sembrano ancora molte le incognite da definire nel PD, soprattutto al Sud. Non le sembra paradossale che, proprio nei territori in cui maggiore dovrebbe essere la presenza di un’alternativa politica riformista e nuova, il PD, come ad esempio per la discussa candidatura in Campania di De Luca, sembra essere ancora legato e relegato a vecchie discussioni di partito?
Voglio pensare che l’assestamento sia ancora in corso, e che la compressione dei tempi tra il congresso e le regionali non abbia per nulla aiutato. Lo dico anche per l’esperienza che sto facendo come segretaria regionale in Friuli Venezia Giulia, dove pure non votiamo: gestire le candidature e la campagna elettorale con gli organi di partito freschi di nomina è impresa durissima. Ciò detto, è anche vero che ci sono sacche di, chiamiamola così, ‘inerzia resistente’ che non bramano l’aria nuova nel PD.
Alla luce di tutto ciò, cosa vuol dire, oggi, dopo le dimissioni di Marrazzo nel Lazio e quelle richieste a più riprese e mai arrivate di Bassolino in Campania, votare PD alla prossima tornata elettorale?
Significa non mollare. Significa voler testimoniare che per questo progetto moderno del PD ci sono più spazi da conquistare che disillusioni da lasciarsi alle spalle. Il fallimento del PD non sarebbe un episodio della politica italiana tra gli altri, ma una vera implosione delle energie innovatrici, un pericolo salto nel buio per la nostra democrazia, che si troverebbe affidata alle forme più deteriori del populismo. Qui non è in gioco la sorte di Marrazzo o Bassolino, ma molto di più.
Il sistema televisivo italiano ha oramai dato l’imprinting e solcato le differenze tra gli “eterni indecisi e sempre divisi politici del PD” e gli “alacri e indaffarati uomini del governo del fare”. E’ ancora possibile risollevare, e come, questa campagna elettorale che in tanti temono si possa concludere con la perdita di molte regioni oggi governate dal PD?
Abbiamo contribuito a trasmettere questa immagine anche con errori di comunicazione non da poco. L’immagine di un partito ripiegato eternamente su se stesso, frammentato e sempre più lontano dal mondo vero, è quella che ci nuoce di più, e talvolta l’immagine riflette una condizione reale. Cambiare si può: però bisogna ascoltare la gente, i nostri pazienti elettori che ci chiedono di assumere un passo diverso, che chiedono a noi di dar loro fiducia.
Il tema degli immigrati e dell’integrazione: una bomba ad orologeria armata da tempo e innescata dalle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Quale risvolti potrà avere tutto ciò nel corso di questi mesi, soprattutto nelle regioni più ‘sensibili’, vuoi per la presenza di candidati leghisti vuoi perché teatro di scontri tra immigrati e popolazioni locali? Quale la posizione del PD su questo tema così delicato?
La cosa più difficile sarà evitare la strumentalizzazione degli immigrati, in un senso o nell’altro. E siccome la posizione del PD vuole essere di equilibrio, si presta meno a essere strillata. Credo si debba distinguere, e comunicarlo bene, il problema della sicurezza, percepito dai cittadini, da quello dell’integrazione, richiesto dalle imprese. In ogni caso il PD deve stare sull’argomento in prima battuta, non di rimessa, deve farlo proprio, perché altrimenti non convinciamo nessuno.
Dall’immigrazione alla Lega, il passo è breve. Cosa ne pensa, da pura ‘nordista’(!), del sempre crescente potere di veto e della crescente risposta elettorale della Lega Nord? Quali risvolti può avere, l’ascesa di questo partito nella cosiddetta ‘questione settentrionale’?
Questo è l’altro grande problema con cui la politica nazionale del PD dovrebbe fare urgentemente i conti, e invece siamo in ritardo. Non vorrei che quando avremo capito che la Lega non è affatto un fenomeno territoriale e transitorio, il danno ormai sarà stato fatto. Temo che a Roma e nel resto d’Italia non si percepisca la portata ideologica del fenomeno Lega, un partito di destra che governa in molti enti locali e che sta diventando maggioranza relativa nelle regioni più sviluppate del nord. Che stiamo facendo per reinsediarci al nord? Assai poco…
La Giustizia. Le ultime leggi in discussione al Parlamento rischiano di smantellare l’intero sistema giudiziario facendo saltare processi e impedendo alla Magistratura di svolgere il suo ruolo. Sente anche lei il pericolo di una deriva sociale sotto l’impulso di questa pseudo riforma della Giustizia che, tra gli altri, ha anche il compito di distrarre l’opinione pubblica dal dovere che il Governo ha di ricercare soluzioni ai problemi sociali acutizzati dalla crisi economica?
La giustizia è l’altra faccia dell’accordo di potere tra la Lega e Berlusconi su cui si regge il Governo. Più che per una possibile deriva sociale, sono preoccupata per l’assenza di una vera guida del Paese. Abbiamo un premier che è condannato a stare al potere per schivare i guai che gli potrebbero capitare non appena lascia la presa, e questa è una situazione anormale e pericolosa. Tutto discende da questo primo movente, che condiziona l’attività del Governo e delle Camere, e che umilia anche le intelligenze di chi sta dall’altra parte e vorrebbe fare politica davvero. Il malessere di Fini è un sintomo chiaro.

(Intervista rilasciata a Vincenzo Schinella,  per corriereweb.net, 11 febbraio 2010)

link all’articolo

 

Ha ragione.

 Il presidente del Veneto Giancarlo Galan, ha detto che sarebbe “un dramma il passaggio del Veneto in mani leghiste”.
Anche se le sue ragioni sono tutte interne alle logiche di potere del centrodestra, quello che ha detto è vero. Infatti, occorre prendere atto che sarebbe la prima volta di un presidente leghista al governo, e per di più in una regione importante come il Veneto e ciò rappresenterebbe una sconfitta secca di tutti i partiti nazionali e un pericoloso squilibrio negli assetti democratici.
Queste elezioni regionali ripropongono, in particolare al Partito Democratico, il compito di interrogarsi e riprendere il contatto con un territorio economicamente e culturalmente sviluppato che non può continuare a ricevere risposte semplicistiche e sogni ingannevoli dalla Lega.
I riflettori sono stati puntati sul Lazio e sulla Puglia ma la partita vera si gioca al Nord.

Nucleare.

Il Consiglio dei ministri oggi ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori.
Sempre oggi, il Presidente della Regione Renzo Tondo, ha detto che la partecipazione del Friuli Venezia Giulia e dell’Italia alla realizzazione del secondo reattore della centrale nucleare di Krsko in Slovenia ci consentirebbe di non dover assolutamente prendere in considerazione alcune ipotesi di realizzazione di centrali nucleari sul suo territorio.
Io penso invece che dopo questo atto del Governo la mia Regione, che non si è formalmente espressa, sia ancora più a rischio nucleare.
Sono anche convinta che sia illusorio e ideologicamente scorretto puntare sul raddoppio di una centrale nucleare slovena per tenere al riparo il Friuli Venezia Giulia da nuovi impianti.
Al posto di dichiarazioni che lasciano il tempo che trovano, vorrei che dal Friuli Venezia Giulia venisse finalmente un ‘no’ al nucleare robusto almeno quanto quello della Sicilia, anch’essa regione speciale guidata dal centrodestra. Il Partito democratico ha presentato in Consiglio regionale un pdl sullo sviluppo sostenibile del sistema energetico regionale che potrebbe essere un buon megafono per far arrivare questo segnale fino a Roma. Basta volerlo.

Non polemizzo.

 

Mi chiedo quando smetteremo di farci male, e che cosa serva ancora per imparare la lezione della Puglia.
E’ la domanda che mi si è affacciata quasi spontaneamente dopo aver letto le parole  del vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo.
Secondo Merlo, le primarie non devono trasformarsi in un “dogma intoccabile e infallibile”, anzi, ci sarebbero degli “ultras delle primarie del PD che, ragionano secondo schemi ragionieristici e salottieri”.
Non intendo davvero polemizzare sterilmente contro un esponente del mio partito, ma penso che non possa proprio essere definito ‘ultras delle primarie’ chi denuncia problemi di comunicazione tra la base del partito e la dirigenza, o chi avverte la necessità urgente di risintonizzarsi con larghe e diverse fasce del nostro elettorato.  Sono convinta che sia proprio la cultura del buon senso e della valutazione politica, invocate da Giorgio Merlo, che dovrebbe far considerare le primarie come la prima istanza, e non l’ultima, per la scelta delle candidature.
Spero che questo mio pensiero verrà colto per quel che è: un pezzo del mio lavoro per rafforzare il Partito Democratico e farlo somigliare sempre di più a quel soggetto riformista, aperto e plurale che, sono convinta, in tanti abbiamo sognato e fondato.